Internazionalizzazione e intercultura alla luce della normativa nazionale e sovranazionale 

  Di Stefano Sergi e Roberta Musarella

L’internazionalizzazione rappresenta un fenomeno complesso che coinvolge,tra le altre,

 dinamiche culturali e sociali. In questo articolo si analizza il quadro normativo nazionale e 

sovranazionale evidenziando il ruolo fondamentale delle norme giuridiche nei processi di

 integrazione in conformità con le disposizioni della Convenzione UNESCO sulla protezione

 e promozione della diversità delle espressioni culturali e con le politiche dell’Unione 

Europea in materia di inclusione sociale e di pari opportunità. Si esamina, inoltre, il ruolo

 delle normative nazionali, in particolare quelle riguardanti l’immigrazione, l’istruzione e il

 lavoro, nel favorire un ambiente interculturale che incoraggi la coesione sociale. Infine, si 

propone un modello di governance giuridica che integri le dimensioni nazionali e 

sovranazionali, sostenendo la necessità di un’armonizzazione delle normative in un 

contesto globale sempre più interconnesso. La ricerca si basa su una revisione

 critica della letteratura esistente contribuendo così a un dibattito giuridico che mira a 

promuovere un’internazionalizzazione sostenibile e inclusiva.

L’internazionalizzazione e l’intercultura sono temi sempre più rilevanti nel contesto globale 

attuale,in cui le interazioni tra diverse culture e nazionalità sono diventate inevitabili. L’analisi 

della normativa nazionale e sovranazionale su questi temi è complessa e coinvolge vari 

aspetti, tra cui l’istruzione, i diritti umani, l’immigrazione e le politiche economiche.

Differenze tra Internazionalizzazione e Intercultura

E’ opportuno chiarire la definizione dei due termini, in particolare, per internazionalizzazione 

si intende il processo attraverso il quale istituzioni, aziende e sistemi educativi espandono

 le loro attività oltre i confini nazionali. Può riguardare commercio, investimenti, formazione, 

ricerca e collaborazione scientifica. Il fine principale è di aumentare la competitività,

 accedere a nuovi mercati, attrarre talenti e risorse, e promuovere la cooperazione 

internazionale, anche attraverso anche l’apertura di filiali all’estero, programmi di scambio 

universitario (come Erasmus), accordi commerciali internazionali.

Il termine intercultura attiene all’interazione e al dialogo tra culture diverse, promuove la 

comprensione reciproca, il rispetto e la coesistenza pacifica, in stretta connessione ai temi 

di inclusione, diversità culturale e integrazione sociale anche attraverso programmi di 

educazione interculturale per la realizzazione di un dialogo tra diverse culture soprattutto in 

contesti caratterizzati da molteplici etnie.

Breve Excursus Storico e Normativo

Internazionalizzazione e Intercultura sono temi sempre più rilevanti nel contesto odierno

 in cui le interazioni tra diverse culture e nazionalità sono diventate inevitabili.

 L’analisi della normativa nazionale e sovranazionale su questi temi è complessa e 

coinvolge vari aspetti, tra cui l’istruzione, i diritti umani, l’immigrazione e le politiche 

economiche. La Politica Culturale dell’Unione Europea ha da sempre perseguito iniziative 

atte a promuovere la diversità culturale e il dialogo interculturale tra gli Stati membri.

In particolare il Trattato di Maastricht (1992) ha gettato le basi per l’integrazione europea, 

promuovendo la mobilità dei cittadini europei e la cooperazione culturale. Nel 1987

Programma Erasmus ha facilitato la mobilità degli studenti e la cooperazione tra istituti di 

istruzione superiore, contribuendo all’internazionalizzazione dell’istruzione in Europa.

Con la strategia di Lisbona 2020 è stato elaborato un programma di riforme di tipo 

economico, attribuendo un ruolo essenziale alla formazione al fine di facilitare le pari

 opportunità e la coesione sociale,alla luce dell’integrazione culturale

La Strategia Europa 2020 ha perseguito tra gli altri, di promuovere la crescita sostenibile e

inclusiva, enfatizzando l’importanza della diversità culturale e della coesione sociale.

A livello più ampio, è opportuno ricordare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani 

(1948), documento fondamentale che riconosce il diritto alla cultura e alla libertà di 

espressione, ponendo le basi per la promozione delle diversità culturali.  L’UNESCO

 (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) ha promosso 

programmi e convenzioni per la salvaguardia del patrimonio culturale e il dialogo 

interculturale. La recente Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile  ha evidenziato

 obiettivi relativi all‘istruzione di qualità (Obiettivo 4), con particolare attenzione alla riduzione 

delle disuguaglianze (Obiettivo 10), sottolineando l’importanza della diversità culturale e 

dell’inclusione. All’interno dell’ordinamento italiano, già a livello costituzionale viene 

 attribuita rilevanza centrale al diritto all’istruzione e allo sviluppo della persona umana, 

senza distinzione di condizioni, di razza o di origini etniche/culturali (ART.34 Cost).

Attraverso l’art. 10 la Costituzione Italiana guarda al resto del mondo,

regolamentando i diritti e doveri degli stranieri che si trovano nel nostro Paese, nel rispetto 

dei trattati e le convenzioni firmati dall’Italia.

Con la Circolare ministeriale 22 luglio 1990, viene introdotto per la prima volta il concetto di 

educazione interculturale, perseguito e rafforzato nel nostro ordinamento attraverso 

l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura al fine di

 individuare soluzioni operative e organizzative per un effettivo adeguamento delle politiche

 di integrazione in una società multiculturale.

 Infine, la legge n. 107 del 2015 (Legge sulla Buona Scuola) ha cercato di promuovere 

l’inclusione e l’interculturalità nelle scuole, prevedendo percorsi formativi che valorizzino le 

diversità culturali. Inoltre, il Ministero dell’Istruzione ha sviluppato linee guida per l’inclusione 

degli studenti stranieri nelle scuole. Le più recenti Linee guida emanate ai sensi dell’articolo 

27, comma 3, del Decreto Legge 23 settembre 2022, n.144 convertito con modificazioni 

dalla L17 novembre 2022, n.175, sono finalizzate a fornire:

misure di supporto allo sviluppo dei processi di internazionalizzazione per la filiera

tecnica e professionale per la realizzazione dello Spazio europeo dell’istruzione in

 coerenza con gli obiettivi dell’Unione europea in materia di istruzione e formazione

 professionale, nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a

 legislazione vigente”.

Nell’ambito della misura del PNRR, i processi di internazionalizzazione delle scuole sono 

sostenuti, inoltre, dall’Investimento 3.1 “Nuove competenze e nuovi linguaggi” che 

prevede specifici finanziamenti finalizzati alla riqualificazione e all’innovazione degli 

ambienti di apprendimento, con particolare riferimento al rafforzamento delle competenze

 multilinguistiche di studenti e insegnanti attraverso azioni diversificate quali, ad esempio, 

l’ampliamento dei programmi di consulenza e informazione su Erasmus+, l’ampliamento 

del numero complessivo dei beneficiari dei progetti di mobilità e un sistema digitale per il 

monitoraggio delle abilità linguistiche con il supporto di enti certificatori.

L’internazionalizzazione e l’intercultura presentano sfide significative, tra cui la gestione dei 

conflitti culturali, la xenofobia e le disuguaglianze sociali. Tuttavia, offrono anche 

opportunità per la crescita economica, la innovazione e il progresso sociale. Le normative

 nazionali e sovranazionali devono quindi essere adattate per rispondere a queste sfide,

 promuovendo un approccio inclusivo e rispettoso delle diversità.

 Il modello italiano di educazione interculturale: un modello in continua evoluzione

La materia è disciplinata da diverse disposizioni legislative e regolamentari, nonché da 

numerosi documenti di cui si è precedentemente accennato.

Il lavoro legislativo relativo al processo interculturale è iniziato all’incirca venti anni fa.

La Circolare ministeriale del 2 marzo 1994 n.73 “Dialogo interculturale e convivenza 

democratica:l’impegno progettuale della scuola” è volta alla promozione del dialogo e della 

convivenza costruttiva tra soggetti appartenenti a culture diverse.

La tutela del diritto di accesso a scuola del minore straniero trova la sua fonte normativa 

primaria nella legge sull’immigrazione n. 40 del 6 marzo 1998 e nel decreto legislativo 25

luglio 1998 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e

 norme sulle condizioni dello straniero”, che riunisce e coordina gli interventi in favore 

dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati, ponendo particolare attenzione 

all’integrazione scolastica.

La legge n. 189 del 30 luglio 2002 (la cd. Bossi/Fini) ha confermato le procedure di

accoglienza degli alunni stranieri a scuola. Per la sua parte, il CCNL 2006-2009 prevede

 all’art. 9, misure incentivanti per progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo 

migratorio e contro l’emarginazione scolastica, il trasferimento di alcune competenze dagli 

Uffici centrali agli Uffici Scolastici Regionali e la possibilità di attuare forme di raccordo e

in collaborazione tra le istituzioni scolastiche.

Si precisa che nella C.M. n. 205 del 26 luglio 2005 “La scuola dell’obbligo e gli alunni 

stranieri. L’educazione interculturale” “l’Italia ha scelto la piena integrazione di tutti nella 

scuola e l’educazione interculturale come suo orizzonte culturale”.

Merita il giusto rilievo la C.M. n. 24 del 1° marzo 2006, “Linee guida per l’accoglienza e

 l’integrazione degli alunni stranieri”, per il valore etico che la permea, la perspicuità della 

forma e la compiutezza del contenuto.

Secondo il disposto normativo, l’educazione interculturale rifiuta sia la logica 

dell’assimilazione, sia la costruzione e il rafforzamento di comunità etniche chiuse ed 

è orientata a favorire il confronto, il dialogo, il reciproco arricchimento entro la 

convivenza delle differenze.

 Conclusione

L’internazionalizzazione e l’intercultura presentano sfide significative, tra cui la gestione dei 

conflitti culturali, la xenofobia e le disuguaglianze sociali. Tuttavia, offrono anche 

opportunità per la crescita economica, la innovazione e il progresso sociale. Le normative

 nazionali e sovranazionali dovrebbero pertanto essere adattate di continuo per rispondere 

a queste sfide, promuovendo un approccio inclusivo e rispettoso delle diversità.

 L’internazionalizzazione si concentra su processi di espansione e 

collaborazione oltre i confini nazionali, l’intercultura si focalizza sull’interazione e 

la comprensione tra diverse culture. Sono due facce della stessa medaglia fondamentali 

per affrontare un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, e sono supportate da

una serie di normative e iniziative a livello mondiale ed europeo. La loro sinergia è

essenziale per costruire società inclusive e coese, in grado di affrontare le complessità 

del nostro tempo, come sostenuto dalla filosofa statutinense Martha Nussbaum, che ha

 teorizzato la “fioritura” dell’essere umano quale obiettivo fondamentale, alla luce della 

componente interculturale per il progresso degli individui all’interno della poliedrica 

società attuale.

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