di PIERGIORGIO BERGONZI – dip. Scuola PdCI-Federazione della Sinistra
La manovra finanziaria Berlusconi – Tremonti 2010 in discussione in Parlamento prevede,
per quanto riguarda circa 800.000 insegnanti: il divieto al rinnovo del prossimo contratto di
lavoro per gli anni 2010 – 2012; restrizioni sulla “liquidazione”; blocco dell’anzianità, nel
senso che gli anni 2010-’11-’12 non sono utili ai fini della maturazione nè delle posizioni
stipendiali né degli scatti retributivi, in pratica la carriera del personale viene allungata di
tre anni per legge.
In ragione di tutto ciò, secondo un Dossier elaborato dalla FLC-CGIL, la perdita economica
media nel prossimo triennio andrebbe da un minimo di 3000 a un massimo di 4300 euro
per un insegnante di scuola dell’infanzia ed elementare; di 3300-4500 per un insegnante di
scuola media; di 3500-4750 per chi insegna nella secondaria superiore.
Inoltre in ragione del ritardo della carriera (prolungata di tre anni), secondo alcune stime,
ogni insegnante perderebbe, nell’intero percorso professionale, da 29 a 42.000 euro.
Come noto tutto ciò accade mentre la stessa manovra economica non prevede l’esborso
di un solo euro per il 10% della popolazione più ricca e in presenza di retribuzioni degli
insegnanti italiani nettamente inferiori alla media europea.
E’ quanto appare con evidenza dalle tabelle allegate elaborate da OCSE Education at a
Glance.
In esse si legge (tav. 1.19) che la retribuzione pro capite (al 15° anno di insegnamento)
dell’insegnante italiano è inferiore alla media europea del 18% nella primaria, del 17%
nella secondaria inferiore, del 20% nella secondaria superiore.
Anche riferendosi alla retribuzione per ora di insegnamento (che quindi tiene conto del
minor numero di ore di insegnamento frontale rispetto alla media europea), tale
retribuzione (sempre al 15° anno di insegnamento) risulta inferiore, rispetto alla media
europea, del 5% nella scuola primaria, del 9% nella secondaria inferiore, del 13% nella
secondaria superiore.
Molto più allarmante risulta il dato relativo alla progressione retributiva (tab. 1.20), che non
risulta oggi modificata rispetto ai dati del 2004 riportati in tabella.
“In tutti i cicli, la retribuzione media al 15° anno di ruolo aumenta, rispetto a quella di
entrata, fra il 21 e il 26% a fronte di un aumento della media OCSE è fra il 36 e il 39%; il
divario si accresce ulteriormente se si considera la retribuzione massima di carriera”. Ma
soprattutto in Italia per raggiungere tale livello massimo sono necessari 35 anni (in
sostanza tutta la vita lavorativa), mentre ce ne vogliono mediamente 24 nei paesi OCSE.
Ciò significa che il massimo livello retributivo, oltre ad essere di gran lunga inferiore, viene
percepito per undici anni di meno dagli insegnanti italiani rispetto a quelli europei!
Testi e dati elaborati su: 1) La manovra 2010 e gli effetti nei comparti pubblici della
conoscenza a cura della FLC-CGIL, 26 maggio 2010; 2) “Quaderno bianco sulla scuola” a
cura dei Ministeri dell’Economia e delle Finanze e della Pubblica Istruzione, settembre
2007.
Scheda a cura di Piergiorgio Bergonzi (dip. Scuola PdCI-Federazione della Sinistra)