Prendiamo spunto da questo commento (Giusi) pervenuto al nostro articolo riguardente le prove Invalsi:
“La vergogna di queste prove Invalsi è stata di impedire agli alunni con dsa (dislessia, disgrafia e discalculia) di usare gli strumenti compensativi: calcolatrice o altro. Un ottimo esempio di pari opportunità!”
Segnaliamo in merito ll’argomento questa lettera: il punto di vista della mamma di un bambino dislessico.
L’operazione delle Prove Invalsi è stata preceduta da molte polemiche sollevate da associazioni degli alunni dislessici, in quanto ai ragazzi affetti da disturbi specifici di apprendimento (DSA) non sono state concesse misure compensative (maggior tempo per le prove, uso di strumenti, ecc.), in quanto, secondo l’Invalsi, le prove non servono a valutare gli alunni, ma le scuole. Proprio per questo i test dei ragazzi con DSA o con disabilità non verranno considerati utilmente per la valutazione complessiva della scuola.
Una giustificazione, quella dell’Invalsi, che non è piaciuta a diversi genitori di alunni dislessici che hanno ritenuto discriminante la modalità di svolgimento delle prove.
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