OLTREmondo. #viaggio #scelgo #sono. Intervista a Michele Di Gioia

Il 25 marzo ricorre, ormai dal 2020, il giorno dedicato a Dante Alighieri e all’inizio di quel viaggio straordinario che è raccontato nei tre libri della Divina Commedia. Un’opera immensa, che non smette mai di affascinare e coinvolgere i lettori. Il libro di Michele Di Gioia è volto proprio a costruire un dialogo intergenerazionale tra gli studenti e un mondo (anzi, un Oltremondo) che a volte può risultare ostico e lontano per le nuove generazioni.

  1. Oltremondo è un viaggio nel mondo di Dante e della Divina Commedia. Da dove nasce l’idea di questo libro?

OLTREmondo nasce dal “primo incontro” con la Commedia di Dante: fu amore a prima vista. Quando al Liceo classico della mia Lucera studiavamo i brani del Purgatorio, mi venne in mente l’idea di questa storia. Un’idea che ho portato con me lungo il tempo, un’idea che in qualche modo è cresciuta con me e dentro di me. Scrivere questa storia è stato dare parole e dare occhi a questo desiderio: parole per dialogare, occhi di lettori affascinati da un racconto al contempo antico e nuovo.

  1. È un testo pensato per la scuola?

Così com’è concepito, OLTREmondo è uno strumento utile per “costruire” un dialogo intergenerazionale forte. Ogni Istituzione che ha come obiettivo la formazione degli adolescenti e dei giovani può trovare nel volume una proposta che, attraverso la storia e i laboratori predisposti per ciascun capitolo, immette necessariamente in una riflessione condivisa e profonda. Pensare, però, che sia un testo solo per giovanissimi studenti è riduttivo: sono certo che il percorso vissuto dai personaggi della vicenda metta in discussione proprio tutti, noi adulti in primis.

  1. Come possiamo avvicinare i giovani lettori al mondo di Dante? Quanto è importante continuare a leggere la Divina Commedia?

La mia esperienza di vita e professionale mi fa registrare qualcosa di “magico”: quando i giovani si accostano alle vicende dantesche (non solo alla Commedia), restano affascinati. Sentono un’attrazione per molti versi irresistibile. Perché Dante mette in discussione. È molto più di un classico senza tempo. È come se fosse eterno presente: questo perché l’Alighieri ha saputo cogliere e mettere “in scena” le emozioni umane, i sentimenti che scuotono la nostra esistenza e che sono capaci di farci transumanare. Di farci avvertire le vertigini dell’essere e di vivere effettivamente come esseri umani. Quando i giovani avvertono che la Commedia non è solo Divina, non possono fare a meno di entrare con Dante nel suo stesso viaggio. Dovremmo chiamarla, forse, non più con il titolo originale ma Umana Commedia. Con buona pace di Boccaccio.

  1. Come hai impostato il tuo lavoro di scrittura?

Quando dico questa cosa a coloro che mi conoscono e che mi pongono la medesima domanda, restano un po’ interdetti. Non ho un “metodo” specifico o speciale. Seguo l’ispirazione: e di solito “mi prende” tutto d’un fiato. Quando ho un’idea di scrittura, devo scrivere. È qualcosa di irresistibile. Perciò, in quelle occasioni scrivo nel tempo che ho a disposizione, giorno dopo giorno, fino alla conclusione del testo. Certo, poi c’è tutto il lavoro di revisione… ma in generale i miei scritti sono frutto di un lavoro continuo e continuativo. Senza giorni “di chiusura”. Questo perché per me scrivere è lasciarsi portare dove la storia e il testo e i personaggi vogliono. È quasi un momento in cui smetti di pensare tu, di fare tu. E lasci vivere davanti ai tuoi occhi le vicissitudini e le emozioni di coloro che abitano il testo. Ed io scrivo, semplicemente.

  1. Dacci 3 aggettivi per raccontare il tuo libro.

Volgare… prepotente… virale…

Volgare non perché sia scurrile, ma perché è per tutti (secondo l’accezione originale del termine, che è sinonimo di “popolare”). Non è una lettura sofisticata, complicata. È intessuta di vita quotidiana e per questo non solo è “per” tutti, ma è anche “di” tutti.

Prepotente non perché violenta, ma perché ha in sé la forza di metterci in discussione, di mettere in pausa quello che stiamo facendo e vivendo per chiederci se effettivamente è questa la vita che vogliamo, se è questo il modo di vivere che sentiamo propriamente nostro.

Virale non perché è sugli smartphone di tutti o nelle mani di miriadi di lettori (anche se potrebbe succedere, no?), ma perché racconta una storia che coinvolge ogni aspetto della nostra esistenza, della nostra persona e provoca nel mettere in gioco il meglio di sé.