La pedagogia della condivisione: gioco e cooperative learning nella didattica contemporanea

di Valentina Bifulco

 Oggi si parla di digitalizzazione, intelligenza artificiale, discipline STEM e ambienti di apprendimento innovativi, eppure, in questo flusso continuo di novità, i grandi del passato da Maria Montessori a Gian Gianni Rodari, da Pestalozzi a Don Milani ci hanno insegnato che nessuna tecnologia potrà mai sostituire la centralità del bambino.

Nelle classi attuali, la sfida è proprio coniugare l’umanesimo pedagogico con la modernità. Si usano  tablet e  Lim, ma rappresentano esclusivamente uno strumento, Il fine ultimo è accendere la curiosità, stimolare il pensiero critico e far sentire ogni alunno accolto e compreso.

Il bambino al centro

“I bambini sono come i marinai: dovunque si posino i loro occhi, è l’immenso.” Questa frase dello scrittore e poeta francese Cristian Bobin racchiude un profondo significato. Per un marinaio in mezzo all’oceano non esistono barriere o confini, c’è solo l’immensità del mare e del cielo. I bambini guardano la realtà senza i pregiudizi e i limiti mentali degli adulti in quanto i loro occhi sono costantemente rivolti al futuro e verso la scoperta. Se i bambini sono i marinai, gli adulti e in particolare gli educatori rappresentano il porto sicuro, il cui compito è allargare quell’orizzonte, in passato con gessetto e lavagna, oggi con strumenti digitali, ma con la stessa identica passione.

Nella scuola contemporanea, non risulta sempre semplice catturare l’attenzione di bambini e ragazzi, stimolando in loro oltre all’acquisizione di nozioni anche lo sviluppo di competenze reali. L’apprendimento non è mai un processo passivo, ma un’esperienza sociale. “Il gioco è il lavoro del bambino”, scriveva Maria Montessori.   eppure, ancora oggi, nel dibattito scolastico si tende a volte a separare il momento del gioco da quello dell’apprendimento “vero”, quasi fosse l’uno una pausa dell’altro.

La verità pedagogica è diversa, il gioco non è un premio che si concede dopo aver lavorato, ma è il mezzo più potente che abbiamo per far apprendere, collaborare e crescere i nostri alunni. In tale contesto si inserisce a pieno titolo la metodologia del cooperative learning.

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 Il Cooperative Learning: cenni metodologici

I cinque principi fondamentali per promuovere un apprendimento interattivo e

collaborativo sono: l’interdipendenza positiva, la responsabilità individuale e di gruppo,

l’interazione costruttiva, lo sviluppo di abilità sociali e la valutazione di gruppo.

L’ interdipendenza positiva evidenzia l’importanza di un ambiente in cui gli studenti sono

motivati a lavorare insieme per il successo comune.

Secondo il principio della responsabilità individuale e di gruppo, ogni componente del

gruppo contribuisce attivamente al lavoro di squadra.

Nell’interazione costruttiva la comunicazione è aperta e rispettosa tra i

membri del gruppo, essenziale per favorire un ambiente di apprendimento positivo.

Con riferimento al principio dello sviluppo di abilità sociali, il Cooperative Learning offre oltre 

alla conoscenza dei contenuti, anche l’opportunità di sviluppare competenze

sociali e interpersonali.

Tra le diverse metodologie di Cooperative Learning sono compresi, tra gli altri:

il Jigsaw,il think-pair-share e il group investigation.

Nel metodo jigsaw, l’argomento da trattare è suddiviso in sezioni e gli studenti divisi in

piccoli gruppi. Ogni studente è responsabile dell’apprendimento di una sezione specifica,

diventando esperto in quel settore.

Il think-pair-share è strutturato in tre fasi. Nella prima, il docente chiede agli

studenti di pensare individualmente al tema proposto (Think). Nella seconda fase forma

delle coppie e chiede agli studenti di confrontarsi sull’argomento (Pair).

Nella terza fase, il docente invita alcuni studenti appartenenti a coppie diverse, a

condividere le idee o le risposte di coppia con l’intera classe (Share).

In relazione al group investigation, gli studenti lavorano in piccoli gruppi per condurre

un’indagine su un tema specifico.

L’insegnante ha un ruolo decisivo ai fini del buon esito dell’apprendimento cooperativo,

diventando un facilitatore dell’apprendimento, una guida che supporta e favorisce

l’attività del gruppo.

Nell’ambito del Cooperative Learning, il docente stabilisce gli obiettivi didattici ed

educativi da raggiungere e i compiti da eseguire, organizza il lavoro (forma i gruppi,

struttura l’aula, assegna ruoli e indica i materiali da utilizzare), stabilisce i criteri di

valutazione, pianifica la lezione cooperativa, valuta il lavoro del gruppo e dei singoli

attraverso il monitoring, stimolando la discussione sui risultati raggiunti e la riflessione sulle

strategie utilizzate.

Durante l’apprendimento cooperativo, il docente svolge un’attività di monitoraggio

per ogni gruppo e si accerta che ognuno di questi comprenda correttamente i risultati da

raggiungere.

Rispetto ad una impostazione di lavoro tradizionale, numerose ricerche dimostrano che il

Cooperative learning presenta alcuni rilevanti vantaggi in relazione al processo di

insegnamento/apprendimento della lingua straniera.

In primo luogo, la sua applicazione comporta un miglioramento dell’apprendimento in

meno tempo. Gli studenti, infatti, tendono a comprendere meglio i diversi contenuti

quando discutono tra loro, illustrando reciprocamente le informazioni acquisite.

Lavorare in gruppo aiuta gli studenti a sviluppare abilità sociali comunicative e di

risoluzione dei problemi, imparando a rispettare le opinioni altrui e ad attivarsi per

raggiungere obiettivi comuni.

L’interazione sociale e il supporto reciproco contribuiscono ad aumentare la motivazione

degli studenti, che si sentono parte di un gruppo.

Il Cooperative Learning può essere applicato assegnando progetti di gruppo in cui gli

studenti lavorano insieme suddividendo le responsabilità e utilizzando le proprie abilità per

raggiungere un obiettivo comune. Pensiamo alla realizzazione di un video, di un

cartellone, di una relazione su un determinato argomento, che può essere utilizzata per

creare simulazioni del mondo reale.

Il Cooperative Learning si utilizza inoltre nell’apprendimento basato su giochi di

ruolo anche attraverso puzzle o attività che richiedono il contributo dei singoli

appartenenti al gruppo per essere completate.

E’ compito del docente trovare, nell’ambito delle possibili e diverse applicazioni, la tecnica

migliore per il suo gruppo classe.

 Gioco e cooperative learning: due strumenti complementari

 La struttura del Cooperative Learning (Apprendimento Cooperativo) riprende pienamente le dinamiche di un gioco di squadra ben progettato. Quando i bambini giocano insieme in modo strutturato, attivano spontaneamente i quattro pilastri della cooperazione quali l’interdipendenza positiva in quanto in un gioco da tavolo o di ruolo, si vince o si perde insieme. Ciascuno capisce che il proprio contributo è fondamentale per la squadra, apprende Il rispetto delle regole (Competenze Sociali) e comprende che non si può giocare senza accettare i turni, negoziare le mosse e gestire la frustrazione di una sconfitta. Se un bambino non fa la sua parte, l’intera strategia del gruppo si ferma.

Il gioco di squadra trasforma la teoria dell’apprendimento cooperativo in un’esperienza fisica, emotiva e immediata per il bambino

Questo approccio non nasce dal nulla.  Da Fröbel con i suoi “doni” a Claparède con l’educazione funzionale, la storia della pedagogia ci ricorda che l’attività ludica stimola allo stesso tempo lo sviluppo cognitivo, motorio e affettivo. Secondo Fröbel il bambino è una “scintilla divina” in crescita e il gioco è la sua attività spirituale più alta. I Doni sono oggetti geometrici di legno (sfera, cubo, cilindro) con cui il bambino scopre l’unità del mondo. Nei Giardini d’infanzia, i bambini usano i doni per costruire insieme (ponti, castelli, città), gettando le basi delcooperative learning attraverso la coordinazione e l’aiuto reciproco.

Claparède mette al centro i bisogni biologici e psicologici dell’allievo per creare una “scuola su misura” in cui il gioco risulta essere un esercizio funzionale ed evolutivo che consente al bambino di sviluppare le proprie capacità in modo sicuro, partendo dal suo reale interesse. Attraverso giochi di gruppo e di ruolo, l’aula diventa una micro-società democratica dove si impara a negoziare, comprendere le regole e sviluppare l’armonia.

Pertanto, tra le diverse metodologie didattiche, il Cooperative Learning (Apprendimento Cooperativo) si rivela una delle risposte più efficaci e attuali.

Non si tratta semplicemente di “far lavorare i bambini in gruppo”, ma di una vera e propria struttura metodologica che trasforma la classe in una comunità di apprendimento.

Perché un lavoro di gruppo diventi vero apprendimento cooperativo, devono essere presenti alcuni elementi essenziali per condurre a benefici che vanno ben oltre il semplice voto sul registro. Tale metodologia consente l’integrazione naturale di alunni con BES e DSA, valorizzando i punti di forza di ciascuno. I bambini più timidi e insicuri si ritrovano in uno spazio protetto, quale un piccolo gruppo, in cui si possono esprimere senza paura di essere giudicati dall’intera classe, imparando l’empatia, la pazienza e il rispetto di tempi e opinioni altrui. In questo scenario, il ruolo del docente si trasforma  radicalmente, non più  unico detentore del sapere al centro dell’aula (la classica lezione frontale), ma  regista dell’apprendimento.

Si progetta l’attività, organizzando i gruppi in modo eterogeneo, preparando i materiali e si gira tra i banchi, ma è opportuno che siano i bambini a trovare le soluzioni. Questo approccio valorizza al massimo quella “pedagogia dell’ascolto e dell’osservazione” che è da sempre il punto fermo della tradizione magistrale.

Insegnare oggi significa preparare i bambini a un mondo complesso, dove il lavoro di squadra e l’intelligenza emotiva sono competenze chiave. Attraverso l’apprendimento cooperativo, la scuola non si limita a trasmettere programmi, ma diventa una palestra di vita e convivenza civile.

Ed è proprio qui che la nostra sensibilità pedagogica trova la sua massima espressione: nel saper guidare i bambini a scoprire che, insieme, si va molto più lontano. In tale contesto si sviluppano abilità diverse, quali,tra le altre l’abilità cognitiva , attraverso problem solving e flessibilità mentale; abilità relazionale attraverso empatia , ascolto attivo e mediazione e abilità emotiva stimolando fiducia in se stessi e tolleranza.

Introdurre la didattica ludica e cooperativa in classe non significa “lasciar fare ai bambini”. Al contrario, richiede una progettazione rigorosa.

Il docente sensibile ed esperto agisce come un regista invisibile. Prepara lo scenario, stabilisce le regole del “gioco didattico”, forma gruppi eterogenei affinché ci sia inclusione reale, e poi osserva. Interviene solo per facilitare, lasciando che siano la curiosità e la sfida ludica a spingere gli alunni a trovare soluzioni matematiche, linguistiche o scientifiche

Conclusioni

Unire  sensibilità , struttura del cooperative learning e  forza del gioco consente di dar vita ad una scuola che non si limita ad istruire, ma educa.

Insegnare ai bambini a cooperare giocando significa porre le basi per una società più coesa, empatica, inclusiva e in grado di collaborare.

Bibliografia 

Cooperative Learning: Theory, Research and Practice” di Robert E. Slavin

“ Learning Together: Goup Activities for Young Children” di Bill Scott e 

Barbara D. Jones

“ Cooperative Learning in Higher Education: Accross the Disciplines, Accross

The Academy” di Elizabeth G. Cohen e Rachel A. Lotan 

“ Cooperative learning : A Review  of Research” di David W. Johnson e Roger T. Johnson

“ The Effects of Cooperative learning on Student Engagement : A Meta-Analysis” di

Michael J. Slavin

“ Cooperative Learning and Student  Achievement” di Robert E. Slavin

Johnson D. W., Johnson R. T. &Holubec E. J. (2015) Apprendimento cooperativo

In classe. Migliorare il clima emotivo e il rendimento. Trento: Erickson 

La Prova Anna (2017). Apprendimento cooperativo in pratica. Trento: Erickson

Johnson D.W. & Johnson R. (1989). Cooperation and competition: Theory and research,

Interaction