Di Daniela Musarella
L’istruzione rappresenta uno dei pilastri fondamentali per lo sviluppo individuale e collettivo
e da sempre è oggetto di un acceso dibattito in relazione alla sua natura giuridica: è un
dirittoo un dovere?
Con questo articolo si intendono evidenziare le dimensioni giuridiche, etiche e sociali
dell’istruzione, analizzando le normative nazionali e internazionali che la riconoscono
come diritto fondamentale di ciascun individuo.
Si procede, inoltre, a individuare le implicazioni di entrambi i punti di vista, prendendo
in considerazione l’accessibilità, laqualità dell’istruzione e l’importanza di un approccio
inclusivo, per giungere, infine, adun modello integrato che armonizzi il diritto all’istruzione
con la partecipazioneattiva nella comunità, evidenziando come un’istruzione di qualità sia
indispensabile non soloper l’individuo, ma anche per la crescita sociale e culturale della
collettività.
Excursus storico del diritto all’istruzione
Il diritto all’istruzione ha raggiunto, nel tempo, progressi significativi, passando da privilegio
riservato a pochi a diritto universale. La sua evoluzione è strettamente collegata ai
cambiamenti politici, storici e culturali che hanno caratterizzato la Storia.
Nelle antiche civiltà mesopotamiche ed egizie l’istruzione era riservata a elite sociali, di cui
facevano parte sacerdoti, scribi e aristocratici. Nella Grecia classica era fortemente legata
alla formazione dell’uomo come cittadino soprattutto ad Atene, di contro durante l’Impero
romano l’istruzione era prerogativa delle classi più agiate, organizzata in scuole private e
basata su grammatica, retorica e diritto.
Nel periodo medievale, la Chiese assunse un ruolo predominante, gestendo scuole nei
monasteri e nelle cattedrali al fine di formare sacerdoti e funzionari mentre tra le classi
meno abbienti era diffuso un elevato tasso di analfabetismo; dopo questo periodo di
oscurantismo, durante l’Illuminismo si diffuse l’idea che l’educazione dovesse essere
accessibile a tutte le classi sociali e filosofi come Rousseau e Condorcet evidenziarono
l’importanza dell’istruzione pubblica per promuovere uguaglianza e progresso.
Durante la Rivoluzione industriale, la necessità di una forza lavoro istruita portò i governi a
istituire le prime scuole pubbliche e in molti paesi europei furono emanate leggi per
rendere obbligatoria l’istruzione primaria.
Nel XIX secolo, in Italia, la legge Casati introdusse un primo sistema di istruzione pubblica,
prevedendo l’obbligo scolastico, seppure limitato a pochi anni.
Il diritto all’istruzione ha ricevuto una forte legittimazione internazionale dopo la seconda
guerra mondiale. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, all’articolo 26,
stabilisce che “ogni individuo ha diritto all’istruzione”, principio successivamente ribadito
in numerosi documenti internazionali, come la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia del
1989,in cui è ribadita l’importanza dell’istruzione per il benessere e lo sviluppo dei bambini.
In Italia, la Costituzione del 1948 sancisce, all’articolo 34, che la scuola è aperta a tutti e
Che l’istruzione è obbligatoria e gratuita per almeno otto anni, garantendo tale diritto ai
capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi. Nello stesso periodo, le organizzazioni
internazionali come l’UNESCO, iniziarono a lavorare per garantire l’accesso all’istruzione
nei Paesi in via di sviluppo.
Il diritto all’istruzione,oggi, è parte integrante anche dell’Agenda ONU 2030, un programma
di azione volto a promuovere il benessere delle persone e la salvaguardia del pianeta,
con il quale i governi dei Paesi membri dell’ONU si sono impegnati per la realizzazione di
obiettivi concretidi sviluppo sostenibile. In particolare, il goal 4 dell’Agenda 2030 mira ad
“assicurare un’istruzionedi qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di
apprendimento per tutti”, eliminando qualsiasi forma di discriminazione di genere e
sostenendo l’uguaglianza nell’accesso ad una istruzione di qualità.
Quadro normativo internazionale,europeo e nazionale
Il diritto all’istruzione, principio cardine di ogni democrazia, è sancito come diritto umano
dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, approvata nel 1948 dall’Assemblea
Generale delleNazioni Unite e come diritto fondamentale dalla Costituzione che garantisce
ad ogni individuo la possibilità di accedere ad un’istruzione adeguata e di qualità.
Il diritto all’istruzione può essere definito come il diritto all’apprendimento, a crescere
culturalmente e a sviluppare le proprie capacità e inclinazioni: diritto che compete
all’individuoin quanto tale, senza distinzioni di alcun genere e che, come ogni diritto
implica il dovere di essere garantito a tutti.
A livello internazionale, il diritto all’istruzione ha trovato un primo esplicito riconoscimento
con l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo:
“ Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per
quanto riguarda le classi elementari e di base. L’istruzione elementare deve essere
obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e
l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al
rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve
promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le nazioni, i gruppi razziali e
religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro
figli.”
Sono presenti in tale norma tutti gli elementi che oggi caratterizzano il diritto all’istruzione,
riconosciuto ad ogni individuo. Emergono i concetti di obbligatorietà e gratuità e il dovere,
per gli Stati, di rendere l’istruzione accessibile a tutti. E’, inoltre, valorizzata, la
finalizzazione dell’educazione verso la costruzione di un futuro migliore, per sé e per il
mondo in cui si vive.
Qualche anno dopo, nel 1966, il diritto all’istruzione è previsto e disciplinato dagli articoli
13 e 14 del Patto Internazionale sui Diritti economici, sociali e culturali, approvato sempre
dalle Nazioni Unite.
L’articolo 13 pone l’accento sull’universalità di questo diritto e prosegue qualificando
l’istruzione primaria come obbligatoria e gratuita e i livelli successivi come accessibili per
tutti.
Al concetto di accessibilità viene data concretezza attraverso strumenti come la
formazione dei docenti, le infrastrutture, le borse di studio.
Ai commi 2 e 3 del citato articolo 13 si fa espresso riferimento alla libertà educativa,
consideratasia dal punto di vista dei genitori che da quello dei docenti.
L’articolo 14 ribadisce l’importanza che in ogni Stato sia prevista una scuola primaria
obbligatoriae gratuita, imponendo agli Stati che ne fossero ancora sprovvisti, di attivarsi.
Nel 1989, le Nazioni Unite approvano un documento dedicato esclusivamente ai minori: la
Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia.
Per la prima volta si fa riferimento alla necessità che gli Stati garantiscano piani di
orientamento formativo per tutti e pongano in essere politiche di contrasto dell’abbandono
scolastico.
In tale Convenzione si parla, sempre per la prima volta, di dignità del fanciullo come freno
alla disciplina scolastica; si tratta di un aspetto estremamente rilevante se si considera
che, prima di questo articolo, pratiche disciplinari aberranti potevano essere condannate
solo se comportavano trattamenti disumani.
Ulteriore tappa di questo excursus sul valore universale del diritto all’istruzione è l’Agenda
ONU 2030 che al goal 4 indica i traguardi specifici da raggiungere nell’ambito
dell’istruzione: innanzitutto garantire un’educazione libera, equa e di qualità e un accesso
equo all’istruzione tecnica, professionale e terziaria. Garantire, inoltre, ad un numero
sempre crescente di giovani e adulti competenze specifiche per un’occupazione dignitosa
e per l’imprenditoria, un buon livello di alfabetizzazione e basilari capacità di calcolo,
eliminare le disparità di genere e aumentare il numero di insegnanti qualificati.
Il diritto all’istruzione, quale principio fondamentale è riconosciuto anche a livello
Europeo ed è tutelato da diverse normative e regolamenti. Si ricordano, in questo
contesto, oltre a quelle citate in precedenza, i Trattati sull’Unione Europea e sul
funzionamento dell’U.E. che stabilisconole basi per la cooperazione tra gli Stati membri e i
principi e diritti fondamentali.
La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, adottata nel 2000 e vincolante dal 2009,
riconosce ildiritto all’istruzione e il diritto di accesso alla formazione professionale e
continua.
La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali, all’articolo 2 del Protocollo 1 garantisce il diritto all’istruzione, affermando
che nessuno può esserne privato.
L’Unione Europea promuove politiche per l’istruzione e la formazione attraverso
programmi come Erasmus + che valorizza l’istruzione, la formazione, lo sport in Europa, facilitando la mobilitàdegli studenti e il riconoscimento reciproco delle qualifiche.
E il diritto all’istruzione nella Costituzione italiana?
A livello nazionale, la Costituzione dedica all’istruzione e alla formazione gli articoli 33 e
34.
L’articolo 33 tutela la libertà di insegnamento e stabilisce il diritto di enti e privati di istituire
scuole senza oneri per lo Stato. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione e
istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
L’articolo 34 afferma che la scuola è aperta a tutti e che l’istruzione inferiore, impartita per
almeno otto anni è obbligatoria e gratuita. Stabilisce, inoltre, che i capaci e i meritevoli,
anche se privi dimezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi e che la
Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre
provvidenze attribuite per concorso.
Diritto all’istruzione e diritto allo studio
Con riferimento all’articolo 34 della Costituzione la dottrina si pone, da tempo, il problema
di chiarire la differenza tra diritto all’istruzione e diritto allo studio, considerato il diverso
uso dell’una o dell’altra espressione da parte degli studiosi del diritto.
Alcuni autori ritengono più corretta dal punto di vista giuridico e formale la locuzione diritto
all’istruzione; altri, invece, stimano più opportuno parlare di diritto allo studio, in quanto
tale espressione esprimerebbe meglio la funzione dell’istruzione, non più limitata
solamente alla trasmissione di saperi e conoscenze, ma volta a promuovere e garantire lo
sviluppo della personalità degli studenti.
E’ opportuno citare, inoltre, anche quella parte della dottrina che utilizza entrambi i termini,
attribuendo a ciascuno un significato particolare.
In tale contesto, per diritto all’istruzione si intende quello all’istruzione inferiore, di cui sono
titolari tutti gli studenti della scuola dell’obbligo, mentre il diritto allo studio è il diritto di
raggiungere i livelli più elevati degli studi, riconosciuto a quegli studenti che presentano
determinati requisiti quali capacità, merito e provenienza da famiglie in condizioni
economiche disagiate (diritto all’istruzione superiore).
Quest’ultima tesi trova la sua ratio giustificativa proprio nel disposto dell’articolo 34 che,
al secondo comma, fa riferimento al diritto all’istruzione e al terzo comma, al diritto allo
studio.
Procedendo nella disamina della citata norma costituzionale, il primo comma stabilisce
che la scuola è aperta a tutti. In tale affermazione si deduce la volontà dei Padri costituenti
di considerare l’istruzione non più privilegio di pochi, bensì diritto di tutti, sancendo, così, il
principio di non discriminazione.
A mente del secondo comma, l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è
Obbligatoria e gratuita. In questa statuizione trova fondamento da un lato un diritto, inteso
come diritto all’istruzione inferiore e dall’altro un vero e proprio dovere di istruzione.
Si tratta di due situazioni giuridiche facenti capo, entrambe, allo studente che soddisfa il
diritto attraverso la gratuità e adempie al dovere mediante la frequenza a scuola.
Il riconoscimento del diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, previsto dall’articolo
34, comma terzo, si concretizza nella previsione dei mezzi attraverso i quali renderlo
effettivo (art. 34,comma quarto).
L’interpretazione della citata normativa è piuttosto controversa; tuttavia si ritiene opportuno
distinguere tra diritto al proseguimento degli studi e diritto alle prestazioni patrimoniali
previste costituzionalmente per gli studenti capaci e meritevoli anche se privi di mezzi.
In quest’ottica, distinguendo tra riconoscimento ed effettività del diritto allo studio si può
affermare che il diritto di raggiungere i più elevati gradi di istruzione sarebbe riconosciuto a
tutti,ma verrebbe reso effettivo soltanto per i soggetti privi di mezzi, attraverso un
intervento delloStato.
Sembra essere questo il significato da attribuire alle disposizioni prese in esame, anche
per effetto del loro collegamento con il principio di uguaglianza sostanziale previsto
dall’articolo 3 comma 2, della Costituzione, nel senso che il diritto allo studio rappresenta
uno degli strumenti più importanti per rimuovere gli ostacoli di carattere economico e
sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, tra cui quelli legati
all’istruzione, dando così attuazione all’uguaglianza sostanziale tra cittadini abbienti e
meno abbienti che è posta a fondamento del secondo comma dell’articolo 3 Costituzione.
La dimensione etico-sociale del diritto all’istruzione
Il diritto all’istruzione è uno dei cardini su cui si costruiscono democrazia e sviluppo e si
caratterizza perché riconosce a tutti gli individui la possibilità di accedere ad un bagaglio
di conoscenze e competenze essenziali per la crescita della persona.
I diversi testi normativi qualificano l’istruzione di cui uno Stato deve farsi garante come
gratuita, obbligatoria, non discriminatoria e di qualità e da questo modo di intendere il
diritto all’istruzione emerge chiaramente il suo essere uno strumento per realizzare altri
diritti.
Educare, infatti, significa consentire ad ogni individuo di elevarsi culturalmente,
socialmente ed economicamente. Ma vuol dire anche arricchire la collettività di menti in
grado di contribuire alla formazione di una società più equa, più giusta e più attenta a
questioni come l’uguaglianza, la pace, lo sviluppo sostenibile.
In quest’ottica, il diritto all’istruzione acquista ancora più importanza quando è
concretamente garantito alle fasce meno abbienti della popolazione, per le quali la
conoscenza rappresentauna possibilità di riscatto e un modo per rendere sempre più
attivo l’ascensore sociale.
Alla luce di quanto affermato, è necessario che le politiche educative siano inclusive e
volte a ridurre le disuguaglianze, attraverso l’adozione di pratiche didattiche adeguate,
il coinvolgimento della comunità e la formazione dei docenti, fattori chiave indispensabili
per rendere concreto ed effettivo il diritto all’istruzione.
Da quanto suesposto si deduce che l’istruzione è al tempo stesso un diritto e un dovere:
un diritto perché deve dare a tutti la possibilità di acquisire conoscenze e competenze
e un dovere verso se stessi, poiché è grazie allo studio che si potranno raggiungere
determinati traguardi e verso la società, acquisendo gli strumenti più idonei per
partecipare attivamente alla vita sociale, politica e culturale del Paese.
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