A distanza dalla didattica

Carmela Pierri

Università degli Studi Mercatorum, carmela.pierri@unimercatorum.it

Abstract 

L’articolo è una riflessione sulle difficoltà che il sistema scolastico italiano ha dovuto affrontare con il repentino e totale adeguamento alla didattica a distanza, imposto dalle decisioni governative in seguito del diffondersi dei contagi da Covid19. L’impegno di insegnanti, studenti e genitori ha consentito una continuità nello svolgimento dei programmi in maniera molto eterogenea, la diversa esperienza delle scuole e delle risorse tecnologiche a disposizione delle famiglie ha generato una difformità nelle modalità con cui si garantisce il diritto all’istruzione contemplato nella nostra carta costituzionale. In chiave propositiva si delinea un possibile percorso per valorizzare al meglio i risultati che si stanno raggiungendo e mettere a sistema una modalità di insegnamento “quella a distanza” che dovrà necessariamente far parte in maniera integrata del nuovo modo di concepire la scuola.

  1. Uno stravolgimento improvviso per riflettere su un cambiamento duraturo

La scuola è il luogo in cui crescere sani, responsabili, competenti. È un ambiente di apprendimento che facilita la relazione educativa, la condivisione, il piacere di conoscere, la creatività e il benessere. Si cresce tutti, insieme: ragazzi e adulti.

E quando la scuola non è più un luogo fisico!? Come si riesce a vivere la relazione educativa che stimola conoscenza, socialità e creatività? Interrogativi che hanno sicuramente impegnato le riflessioni di tanti insegnanti, chiamati negli ultimi mesi a svolgere una didattica a distanza a causa delle restrizioni dovute alla pandemia del Covid19. Docenti, studenti, genitori si sono ritrovati in una dimensione educativa unica e inaspettata, costretti nella dimensione domestica a trascorrere giornate cadenzate da attività surrogatizie della didattica. Fermi in casa viviamo i limiti del nostro mondo globalizzato e delle difficoltà del nostro sistema scolastico, ancora non uniformemente pronto sull’uso proprio delle tecnologie. 

Negli ultimi decenni si sono moltiplicati i progetti più o meno efficaci in cui si sono sperimentate forme di insegnamento innovative, integrando nuovi dispositivi e applicazioni a supporto delle tradizionali metodologie di insegnamento; iniziative meritevoli che in molte realtà sono state valorizzate ed elevate a prassi consolidate, in altri sono inscrivibili nella categoria: iniziativa lodevole da menzionare negli annali degli istituti. In molti progetti sperimentali, finanziati negli ultimi decenni è mancata la propulsione economica, motivazionale, opportunistica di adottare gli output delle iniziative per ritornare ai metodi e le consuetudini rassicuranti della lezione, della lavagna, del libro e dell’assegno per i compiti a casa. Tutte parti del processo di apprendimento che ha funzionato per generazioni e che oggi mostra le sue fragilità. 

Il dilagare del virus ha richiesto in maniera repentina e totale il passaggio alla didattica a distanza, una non ben definita e chiara modalità per dare continuità ai programmi avviati in ogni grado di scuola e in ogni territorio. Un evento che ha riportato la scuola ad un comune mimino denominatore: la capacità di attivare le risorse utili a trasporre in un luogo virtuale, spesso poco conosciuto, un percorso che era sempre stato agito in un luogo fisico, l’aula con la prossimità del gruppo classe, in cui studenti e insegnanti come in un continuum senza interrogativi per decenni sono andati avanti senza immaginare quello che si vivono in questi giorni.

Le deliberazioni governative e ministeriali si sono raccomandate di continuare ad offrire il massimo sostegno agli studenti per tutelare il diritto costituzionalmente garantito all’istruzione, hanno richiamato al senso del dovere tutti i docenti per dare continuità al loro impegno professionale attraverso le piattaforme messe a disposizione, con la forza della creatività ma anche con l’impegno ad evitare iniziative che andavano nella mera trasmissione di materiali non assimilabili alla didattica a distanza. 

L’obiettivo di dare continuità alle attività scolastiche ha visto in azione un’eterogenea armata di insegnanti pronti a scendere in campo con tutte le risorse che avevano a disposizione, la trasmissione di schede che dovevano essere stampate, compilate, scansite e rispedite, audioriprese artigianali condivise attraverso i social network, lezioni via skype, apprendimento rapido con piattaforme e i canali più disparati che hanno richiesto una grande partecipazione di figli, nipoti, nativi digitali impegnati nel supporto dei docenti meno esperti. Dall’altra parte genitori a supporto del raggiungimento di obiettivi formativi, spesso oscurati dalle nebbie della frustrazione per carenza di cartucce, stampanti, connessioni adeguate, e un numero di pc sufficiente che consentano il contestuale impegno nel lavoro e nello studio a tutti i membri della famiglia. Ma l’indicazione ricevuta dalle scuole è di favorire il più possibile la continuità nell’azione didattica, anche semplicemente con un contatto a distanza. Questo appello ad affrontare la situazione emergenziale si è trasformato in moltissimi casi in gesti di  resilienza, attivando le risorse emotive di studenti e docenti che partecipano con tentativi apprezzabili alla tenuta di una dimensione sociale con la riproposizione virtuale, azioni importanti per dare continuità ai legami affettivi e solidali che si sono vissuti e consolidati quotidianamente nella fisicità dell’aula e che moltissimo aiutano in questa dimensione di restrizione della relazione interpersonale.

Abbiamo assistito a compiti e spiegazioni telefoniche, a web radio in modalità podcast per dare suggerimenti di studio e approfondimenti, a riunioni tra insegnanti su dirette facebook, lodevoli per lo sforzo di coordinamento e per evitare le sovrapposizioni e uniformare i metodi. Ma quanto efficaci? Quanto sarà stata efficace l’azione dell’armata insegnanti, studenti, genitori per vincere sui risultati di apprendimento? Come saranno misurati e valutati tali sforzi e cosa realmente avranno sedimentato i nostri studenti? Per i bambini con bisogni educativi speciali come sono state realizzate le iniziative di didattica a distanza? 

In questo agire propulsivo, in cui tanti insegnanti si sono impegnati con lodevole dedizione, sono saltati tanti principi e regolamentazioni di tutela della privacy, di diritti di autore, di preservazione delle immagini dei minori; azzerati anni di dibattiti e trafile legislative. In molti casi sono stati abbandonati i libri di testo, che rappresentano molto spesso un sussidio non solo per gli studenti ma anche per i genitori, ed è prevalsa la ricerca alle risorse digitali anche se poco coerenti con gli obiettivi e se richiedono l’adeguamento forzoso dei genitori al ruolo di novelli precettori.

In questa situazione, anche gli aspetti valutativi sono stati messi alla prova e nonostante le piattaforme suggerite abbiano tutte strumenti per la valutazione, non è immediato l’utilizzo perché occorre sapere impostare criteri e modalità, in coerenza con obiettivi formativi, strumenti utilizzati, ecc.; occorre avere la competenza per progettare un intervento di didattica a distanza che includa tutti i metodi e le teorie dell’apprendimento, che rispetti autonomia dell’insegnamento e le dimensioni docimologiche, interattivo e stimolante per gli allievi e capace di garantire uniformità nell’erogazione di un servizio essenziale quale l’istruzione. 

L’ascolto attento di molti insegnanti e genitori impongono ad una rivisitazione del sistema per integrarlo con aspetti che fino a questo momento venivano considerati interessanti, innovativi, culturalmente stimolanti ma non essenziali. È quanto mai opportuno delineare una cornice in cui proporre un approccio metodologicamente valido e fattibile per integrare strumenti e risorse, una riformulazione di alcuni paradigmi che porterebbero la scuola ad essere più prossima alla realtà sociale e pronta a gestire criticità e opportunità che richiedono flessibilità. 

  1. Nuovi paradigmi e metodi per la didattica

Nella redazione di questo articolo è stato compiuto l’esercizio di reperire dati capaci di sintetizzare l’andamento dell’erogazione e della fruizione dei servizi educativi negli ultimi due mesi, purtroppo non sono disponibili dati ed elaborazioni quantitative che ci aiutano a comprendere come è stata recepita, vissuta, organizzata la didattica a distanza da parte dei docenti e degli studenti. Analizzare nel dettaglio questi aspetti consentirebbe di comprendere cosa è accaduto e agire una riprogrammazione di buona parte del sistema per non rimanere a distanza dalla didattica. Sarebbe dunque opportuno realizzare un’indagine sull’intera popolazione di riferimento per raccogliere idee, suggerimenti, esiti di sperimentazioni che hanno funzionato e risultati mancati.

La fase due della gestione dell’epidemia, come definita istituzionalmente nel nostro Paese, indica il periodo successivo alle attuali restrizioni, che di fatto anticipano la chiusura dell’anno scolastico in corso; arriverà presto un tempo in cui si dovrà ripensare a come ritornare a scuola e quali azioni mettere in campo per proteggere studenti e personale della scuola da nuovi contagi. Una rimodulazione dei flussi negli spazi, non sempre adeguati per i distanziamenti sociali che si prospettano essere durevoli, che potrebbe contemplare una turnazione negli ambienti scolastici o una complementarietà di metodi da agire con maggiore consapevolezza e sistematicità. Questa ipotesi potrebbe essere pianificata valorizzando l’esperienza vissuta in questi mesi e definire un modello di azione che contempli l’integrazione tra strumenti a distanza con le lezioni in presenza.

Un’esperienza che deve far ripensare al paradigma della didattica così come è giunto ai nostri giorni e alla concezione di scuola, non solo come luogo educativo ma anche come spazio digitale educativo. Un impianto che deve necessariamente contemplare un intervento istituzionale nazionale, una cornice che contenga tutti i pezzi di un puzzle che le singole scuole devono riprodurre avendo chiaro lo schema iniziale. La produzione di un’unica piattaforma nazionale pensata come un repository con materiali digitali a disposizione dei docenti, progettati per le esigenze delle singole tipologie di studenti e adatte a ciascun grado di scuola. Mutuare l’esperienza che in molti settori si è consolidata dell’e-learning per realizzare percorsi disponibili a cui attingere non solo nei momenti di impossibilità ma come integrazione alla didattica che chiameremo “in presenza”, una risorsa che potrebbe far ripensare allo studio a casa o alla programmazione dell’anno scolastico, alleggerendo la partecipazione quotidiana, condensata in un periodo ristretto dell’anno.

Occorre attivare con alta priorità un tavolo di lavoro coordinato dal Ministero dell’Istruzione, partecipato da pedagogisti ed esperti in nuove tecnologie per l’educazione in cui pianificare una sinergia di azioni che abbiano l’obiettivo nel breve periodo di canalizzare le energie e convogliare su un’unica piattaforma digitale i materiali da mettere a disposizione degli insegnanti di ogni grado di scuola. Ma quali materiali? Avvalendosi delle competenze dei produttori di learning object, coinvolgendo agenzie nazionali come l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE), realizzando una biblioteca open a disposizione dei docenti per confezionare unità di apprendimento sostitutive o integrative alle lezioni in presenza.

Contestualmente predisporre moduli formativi (blended) per la formazione degli insegnanti, percorsi che dovrebbero prevedere una valutazione degli apprendimenti e una certificazione delle competenze acquisite per l’integrazione dei curricula dei docenti. Questo tipo di percorso dovrebbe essere nel lungo periodo obbligatoriamente inserito in tutti i percorsi di abilitazione all’insegnamento con un cambiamento sistemico in cui nei 24 crediti per l’abilitazione non si escluda la dimensione tecnologica.

3. Conclusioni

Come spesso ripetiamo nei percorsi formativi per i docenti: “compito dell’insegnante è quello di organizzare le ricerche in base ad argomenti che tengano conto degli interessi specifici delle singole età e di condurre gli allievi alla  padronanza  di  saperi  solidificati  e  duraturi  perché  l’approccio  attivo dell’insegnante  non  dovrebbe  essere  ridotto  ad  una  metodologia  pedagogico-didattica finalizzata ad un fare generico e spontaneo ma ad un tentativo di risoluzione di problemi complessi che, grazie alle competenze del docente, viene gestito attraverso un itinerario di senso che lascia spazio alle idee e alle proposte operative dei singoli senza comunque prevederne in modo rigido l’itinerario preciso e le singole tappe (Caprara, 2010)”. Questo compito tradotto nella didattica a distanza potrebbe essere definito come attività di definizione di mappe concettuali su cui proporre una pluralità di fonti per l’acquisizione dei saperi, lasciando libero l’allievo di integrare le fonti e monitorando la coerenza delle risorse per condurre lo sviluppo di prodotti educativi capaci di supportare l’acquisizione di competenze utili a risolvere problemi complessi e a porsi idee e curiosità per nuovi approfondimenti attraverso strumenti che li rendano autonomi nella ricerca e nell’acquisizione di nuove conoscenze.

Nel lungo periodo è importante porsi l’obiettivo di avvicinarsi a quella che Dewey definiva educazione progressiva, un approccio caratterizzato dalla condivisione e dalla sperimentazione di progetti alternativi al tradizionale modo di intendere la scuola. Le applicazioni di tale modo di intendere la scuola porta al disancoramento da un modello discendente di trasmissione culturale per fare spazio non solo a temi di formazione sociale (benessere, diritti civili, educazione ambientale, ecc.) ma a modalità di riconoscimento  dell’importanza  dell’esperienza  quotidiana  nei  processi  di apprendimento scolastico e allo spazio lasciato all’azione proattiva dello studente attraverso attività in cui si integrano anche risorse esterne alla scuola, per un’esperienza intellettuale più ampia e completa. 

Tale riferimento teorico, associato agli esempi di apprendimento cooperativo, rafforza la progettazione di percorsi didattici in cui integrare fonti esterne, non solo nei contenuti rigorosamente previsti dalla programmazione scolastica ma anche strumenti e modalità di acquisizione di conoscenza diversi da libri, schede, didattiche, esercitazioni strutturate. In parallelo anche i criteri di valutazione degli apprendimenti dovranno tener conto delle competenze acquisite dagli allievi, abilità trasversali come quelle informatiche, semantiche, di flessibilità e adattabilità, creatività.

La progettazione di percorsi di apprendimento dovrà necessariamente tener conto delle limitazioni che alcuni strumenti hanno ma anche delle risorse che gli stessi offrono, solo l’abile bilanciamento di questi aspetti può indirizzare il lavoro di quanti si dovranno attivare per affrontare un cambio di passo che dovrà coinvolgere tutti i soggetti interessati (istituzioni, insegnanti, famiglie, studenti). Occorre cantierare da subito un progetto organico a cui far partecipare gli accademici e i tecnici qualificati per costruire una scuola fisica e digitale capace di rispondere al bisogno contemporaneo e contestualmente proporsi come laboratorio di sperimentazione, come esempio di rinnovamento per altri segmenti della società, come lezione di apprendimento dall’esperienza per tutti gli studenti.

Bibliografia

Blandino, G., Granieri B. (2002) Le risorse emotive nella scuola, Milano, Cortina.

DPCM dell’8 marzo 2020 – Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nigris, E. (2007) (a cura di), Esperienza e didattica, Roma, Carocci. 

Sorzio, P. (2009) Dewey e l’educazione progessiva. Roma, Carocci. 

Spadafora, G. (2003) John Dewey. Una nuova democrazia per il XXI secolo, Roma, Anicia. 

PROFILO AUTORE

Carmela Pierri svolge la professione di sociologa, esperta in processi di apprendimento degli adulti. Ha acquisito consolidate competenze nella gestione di strutture e progetti complessi, in ambito nazionale e internazionale. È analista in materia di assessment organizzativo e del fabbisogno formativo, progetta percorsi di qualificazione professionale, in particolare in ambito sanitario. Negli ultimi anni si è dedicata allo studio della mHealth e nello sviluppo delle competenze delle professioni sanitarie impegnate in ruoli di management. Attualmente è inserita nell’Ufficio Ufficio formazione e supporto al programma nazionale ECM dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. È prof. straordinario per l’insegnamento di Pedagogia al corso di Laurea in Scienze e tecniche psicologiche dell’Università Mercatorum.

SINTESI MANUALE

Progettare la Formazione Continua nasce con l’obiettivo di realizzare un Manuale di supporto ai progettisti di percorsi formativi che sintetizzasse in un unico volume aspetti teorici e approcci tecnici ed operativi, utile come risorsa da consultare nelle diverse fasi di realizzazione delle attività.

Il testo è strutturato in capitoli tematici per agevolare in maniera immediata la fruizione di informazioni specifiche nei diversi segmenti: azienda, centri di formazione, università.

Il manuale è strutturato in trentadue capitoli, aggregabili in tre macro aree: la prima parte tratta aspetti teorici della formazione rivolta agli adulti, la seconda parte affronta i temi della ricognizione del fabbisogno formativo e delle fasi di progettazione, includendo aspetti di monitoraggio e valutazione degli esiti di apprendimento e della qualità dei servizi, la terza parte consente una contestualizzazione dei percorsi nei diversi contesti in cui si realizzano, con approfondimenti sulle fonti di finanziamento per le diverse tipologie di azioni. Gli ultimi capitoli offrono una sintetica panoramica dei principali sistemi formativi nel contesto europeo e internazionale.

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