Scuola e università: come comportarti nei confronti degli studenti che tornano dalla Cina

Il Ministero della Salute ha predisposto quarantene volontarie a scopo precauzionale per tutti i bambini e per gli studenti, sino alla scuola secondaria di secondo grado, che sono tornati dalla Cina. Questa precauzione nasce in seno all’epidemia di Coronavirus che sta tenendo letteralmente con il fiato sospeso il mondo intero, una precauzione senza dubbio importante che mira a far sì che ci siano quanti meno contagi possibili.

In realtà seguire questa precauzione non è così semplice come potrebbe sembrare a prima vista e il caos infatti sta in questo momento dilagando tra i dirigenti scolastici. Come riuscire infatti a censire con estrema precisione quali siano gli alunni che sono tornati dalla Cina? Come evitare di avere problemi con la privacy? Come sapere se ci sono degli alunni che in realtà sono rimasti in Italia, ma i cui parenti sono tornati da poco dalla Cina? Le domande sono molte, e i dirigenti scolastici restano quindi per il momento in attesa di avere ulteriori direttive da parte del ministero.

Il problema però non si ferma soltanto a questo. Il ministero sembra infatti aver preso i considerazione i ragazzi che frequentano l’università. Non solo, sembra che non abbia preso in considerazione neanche gli studenti degli istituti di alta formazione artistica e musicale, né chi opera all’interno degli enti di ricerca. I rettori non hanno ricevuto alcuna comunicazione. Hanno ricevuto solo una raccomandazione da parte del ministero a seguire la situazione in modo ravvicinato e ad ascoltare i canali ufficiali così da ottenere indicazioni ad hoc.

Dato che non sono state date direttive di alcuni tipo, buona parte degli atenei ha deciso di organizzarsi in modo del tutto autonomo. Tra questi, l’ateneo di Firenze che ha deciso infatti di spostare le date di appello per gli studenti che hanno fatto ritorno dalla Cina dopo il 10 gennaio. Non solo, l’Ateneo ha chiesto agli studenti di ritorno da Wuhan, focolaio dell’epidemia, di non presentarsi agli esami. Il docente che ha fatto questa richiesta è stato nei giorni scorsi sommerso dalle critiche, ma è difficile dire se questo scrupolo sia stato effettivamente eccessivo. Dopotutto viviamo in un clima di instabilità e di profonda paura. Simile la situazione nel conservatorio di Como. Dove infatti è stata vietata la frequenza alle lezioni ad alcuni studenti, sia italiani che cinesi, che sono rientrati dalla Cina da poco tempo. Ovviamente è stato concordato insieme a loro anche il recupero delle lezioni perse, così che questa situazione non vada ad incidere in modo negativo sulla loro preparazione e sul loro rendimento.

Il campus della Bocconi di Milano ha preso decisioni di tipo diverso. Ha lasciato invariate le date di appello per gli esami e non ha imposto quarantene di alcun tipo, però ha deciso di garantire agli studenti un assistente socio sanitario in pianta stabile. I ragazzi che accusano qualche strano sintomo possono in questo modo recarsi immediatamente in infermeria per farsi controllare. Inoltre sono stati installati negli ambienti comuni del campus i distributori di gel disinfettanti per la mani, dato che questa è una delle precauzioni più importanti da prendere in considerazione per evitare la diffusione dei virus. Per quanto riguarda infine La Sapienza, i viaggi previsti nei prossimi mesi sono stati annullati. Alla Sapienza doveva arrivare anche il Rettore dell’università di Wuhan, ma l’evento per il conferimento del Dottorato honoris causa è stato cancellato almeno per il momento dal calendario.

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