Gli studenti criticano Profumo: “I fuoricorso non sono un costo sociale ma una risorsa per l’università”

Apprendiamo dalle dichiarazioni di oggi e dell’altro ieri del Ministro Profumo che i fuoricorso sono un costo sociale, un problema culturale, un fenomeno solo italiano da debellare, con il classico metodo del “bastone e della carota”. Queste dichiarazioni sono assolutamente in continuità con la norma introdotta con la spending review che consente di aumentare senza alcun limite le tasse per gli studenti fuoricorso, anzi sembrano proprio fornire la giustificazione ideologica alla norma.

“Profumo pare proprio non conoscere la situazione dell’università italiana di cui dovrebbe occuparsi – dichiara Luca Spadon, portavoce nazionale di Link-Coordinamento Universitario – qualunque paragone tra l’Italia e gli altri paesi europei non può prescindere da altri dati: la percentuale di fondi destinati all’università rispetto al PIL, il numero di studenti che beneficiano delle borse di studio, il rapporto tra studenti e docenti. Su tutti questi dati il nostro paese dimostra chiaramente un investimento complessivo nettamente inferiore, creando le condizioni che poi portano gli studenti e le studentesse ad andare fuoricorso: la necessità di lavorare per pagarsi gli studi, la caoticità degli atenei, la difficoltà a strutturare la didattica in modo più snello come avviene in molti paesi europei”.

Il numero dei fuorisede in Italia è pari al 40% degli studenti, una cifra che difficilmente si può spiegare solo con l’indolenza o la pigrizia dei singoli e che difficilmente si può risolvere con l’aumento delle tasse sui fuoricorso.

“La retorica che attornia le dichiarazioni di Profumo è evidentemente ideologica: il bravo studente è chi si laurea in tempo, l’approfondimento attraverso attività esterne all’università o le letture non serve, le università devono solamente competere tra loro per il ministro – prosegue Luca Spadon – una retorica che si scontra fortemente con i dati che recentemente sono stati resi pubblici da AlmaLaurea nel suo rapporto annuale: purtroppo ad un investimento dello studente sulla formazione non corrisponde alcun riconoscimento una volta entrato nel mondo del lavoro”.

Riteniamo che l’attacco ai fuoricorso sia assolutamente strumentale a far passare una norma che consente allo Stato di investire meno sull’università e farne pagare le conseguenze ad una categoria, composta principalmente da studenti lavoratori, facilmente attaccabile. Il ministro Profumo dovrebbe forse concentrare la sua attenzione su altri piani: il diritto allo studio, il finanziamento dell’università e la riorganizzazione dei percorsi didattici.

Pretendiamo le immediate scuse di Profumo a tutti gli studenti e le studentesse e chiediamo che il ministro si esprima pubblicamente sulla modifica del limite del 20% delle tasse universitarie ritirando questa norma. Respingiamo questa logica che vuole far pagare agli studenti e alle studentesse lo smantellamento degli investimenti pubblici sull’università. Nel caso in cui i governo dovesse proseguire su questa strada, dovrà scontrarsi con gli studenti e le studentesse il prossimo autunno.

Rete della Conoscenza

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