Scuola: commento di Adida in merito alla nota 8 maggio 2012

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Con una nota diffusa in Data 8 maggio 2012 il MIUR ha comunicato la propria volontà a voler permettere l’accesso diretto a percorsi abilitanti riservati a tutti quei docenti laureati “ma sprovvisti del relativo titolo abilitante” in possesso di un’anzianità di servizio per lo meno triennale , corrispondente a 36 mesi di servizio, ossia a 1080gg.

Recita il comunicato: “la procedura  per i docenti con 36 mesi di servizio sarà costituita da un percorso formativo e da un esame da sostenere e superare per conseguire l’abilitazione. Tale procedura fa eccezione alla logica programmatoria cui è improntato il TFA disciplinato dal D.M. n.249 ma cerca di dare risposta all’esigenza di regolarizzare la situazione di migliaia di persone che hanno permesso negli ultimi anni alle scuole statali e paritarie di funzionare nonostante l’assenza di abilitati. Ove si trascurasse questa emergenza, potremmo incorrere, oltre che in un aggravamento della presenza di non abilitati nella scuola, in probabili sentenze di condanna dell’Amministrazione a dare attuazione al D. Leg.vo 9/11/2007 n. 206 che, in esecuzione della direttiva comunitaria 2005/36 CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, fa discendere il riconoscimento dell’abilitazione anche all’effettivo svolgimento dell’attività professionale per almeno tre anni sul territorio dello Stato membro in cui è stato conseguito o riconosciuto il titolo di laurea, previo apposito percorso di abilitazione“.


Nonostante questa “rassicurazione”, i TFA, sostanzialmente andranno avanti, “indipendentemente dal diverso percorso abilitante previsto per i docenti con 36 mesi di servizio, laureati ma senza il possesso della prescritta abilitazione”. Previsto? E da quando?! Solo sabato, per la prima volta dal Ministro Profumo è arrivata una dichiarazione non ufficiale, in cui si accennava qualcosa, ma, viste le dichiarazioni dei mesi precedenti, sempre diverse, parlare di previsione sembrava, almeno fino a ieri, azzardato.

Eppure è arrivata, inaspettata, dimostrando che al MIUR, invece di valorizzare la figura dell´insegnante come il cardine su cui ruota la trasmissione dei saperi, si parla di precariato, di “non abilitati”, di “aggravamento” e di contenziosi, solo per la paura di una condanna da parte dei Tribunali, come se nulla fosse. Ma in questo non possiamo che trovare il conforto di aver scelto anche la strada dei ricorsi ai Tribunali della Repubblica per chiedere il rispetto della normativa esistente per i precari di III fascia, attraverso quelle sentenze che, come paventa il MIUR stesso, non tarderanno ad arrivare.
E già sulle “probabili sentenze di condanna dell´Amministrazione”, come la nota chiaramente recita, conviene spendere qualche parola: non siamo forse di fronte ad una ammissione di responsabilità? Non stiamo forse leggendo, tutti, che il MIUR sta dichiarando pubblicamente che, nel recente come nel lontano passato, ha utilizzato docenti (perché tali siamo!) per ricoprire incarichi nella scuola, e che dall´esperienza professionale maturata non si può prescindere, in virtù di una Direttiva europea che non ha trovato finora posto se non nelle rivendicazioni “politiche” e ” legali” proposte da Adida in questi due ultimi anni? Non sta forse ribadendo la fondatezza di tutte le richieste avanzate fino ad ora da Adida?
Era ora! Il MIUR ha trovato il coraggio di ammettere che “migliaia di persone […] hanno permesso negli ultimi anni alle scuole statali e paritarie di funzionare nonostante l´assenza di “abilitati”. Quindi, il MIUR, le scuole paritarie, e le amministrazioni locali con i Centri di Formazione Professionale, si sono avvalsi dei docenti di III fascia vista “l´assenza di abilitati”. Finalmente un´altra ammissione, nonostante qualcuno, tra i politici e i Dirigenti del MIUR, abbiano a volte tentato di richiamare una certa “fortuità” ed “eccezionalità” nel fatto che i precari di III fascia avessero tanto servizio alle spalle.
Adida, sola e spesso bersagliata da ogni parte, determinata nella difesa dei diritti di questa categoria è stata la prima, e per molto tempo l’unica, ad appellarsi e a diffondere i principi normativi adesso evocati dal MIUR. In oltre due anni e mezzo di attività, inoltre,
In poco più di due anni e mezzo di attività, attraverso un’opera certosina di studio e analisi, ha evidenziato il quadro normativo e le principali violazioni operate dall’amministrazione nei confronti dei docenti precari di III fascia. Ha inoltre più volte ribadito l’esigenza strutturale dei precari di III fascia nelle scuole italiane e, contestualmente, ha denunciato la passata carenza di effettive possibilità, da parte loro, di conseguire o vedersi riconosciuti l´”ambito titolo di abilitati”, a causa di una gestione disomogenea e discriminante delle Scuole di specializzazione e della mancata valorizzazione dei titoli e del servizio.
E qui subentra imperante un´altra dichiarazione disarmante, per la sua “ingenuità”: “ove si trascurasse questa emergenza, potremmo incorrere, oltre che in un aggravamento della presenza di non abilitati nella scuola”! Impossibile non gridare allo scandalo se si mette questa affermazione a confronto con la “logica programmatoria” sostenuta vigorosamente dal MIUR. Come potrebbe aggravarsi una situazione che, a detta dell´Amministrazione, ha bisogno di una programmazione rigida e ristretta, perché, sempre secondo quanto  contenuto nel D.M. n.249, si DEVE tener conto dell´effettiva esigenza di personale per definire i numeri dei TFA? E infine, se il MIUR ritiene di dover “regolarizzare la situazione” non è forse perché tale situazione regolare non è, esattamente come Adida sostiene da tempo?
E in ultimo, una chicca: “abilitarsi, dunque, non significa diritto al posto e quindi non significa neppure aggravio della spesa pubblica”. Formidabile! Anche in questo il MIUR dà forza alle rivendicazioni di Adida, che dalle audizioni parlamentari del 2010 ad oggi, ha perso metaforicamente la funzionalità delle corde vocali nel sostenere che non era possibile confondere la formazione, un diritto costituzionale di tutti i cittadini, insegnanti compresi, con il reclutamento, le cui esigenza di regolamentazione non è mai stata messa in discussione se non quando si fosse configurata, come in molti casi anche a danno dei precari di III fascia, un evidente sfruttamento, in barba delle Direttive comunitarie (precisamente la Direttiva 1999/70/CE del Consiglio) e delle Leggi nazionali a riguardo, sotto gli occhi persino dei sindacati che avrebbero dovuto insorgere.
Ultima in ordine di tempo è la Legge 04.11.2010 n° 183 , G.U. 09.11.2010, dove all´ARTICOLO 13, comma due si legge che: “le pubbliche amministrazioni, per motivate esigenze organizzative, risultanti dai documenti di programmazione previsti all’articolo 6, possono utilizzare in assegnazione temporanea, con le modalità previste dai rispettivi ordinamenti, personale di altre amministrazioni per un periodo non superiore a tre anni”. Legge recente, è vero, ma che suggella quel percorso di civiltà che l´Italia ha solo teoricamente compiuto nella direzione della tutela del principale diritto dei propri cittadini: il lavoro.
A questo proposito, vale la pena di spendere altre due parole, visto il richiamo ai “36 mesi di servizio” contenuto nella nota, sorprendentemente accompagnato dalle le gravi ammissioni del MIUR già commentate finora: trentasei mesi di servizio, nella scuola, dove è necessario ricordare vige la “stagionalità” dei contratti, sono un parametro che istituisce un ordine di grandezza che non concorda né con la durata dell´anno scolastico, né con il sistema che lo stesso MIUR adotta per l´attribuzione del punteggio relativo ad un anno di servizio. Se consideriamo che, nei mesi estivi, i docenti precari non sono coperti da contratto, nella più ottimistica previsione, per arrivare a maturare 36 mesi di servizio, di anni di docenza ce ne vorrebbero almeno quattro, considerando i contratti “annuali” da settembre a giugno. Come recita l´art. 11, co. 14, l. 124/99, infatti, «il servizio di insegnamento non di ruolo prestato a decorrere dall´anno scolastico 1974-1975 è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale», con conseguente irrilevanza della distinzione, ai fini del calcolo dell´anzianità di servizio, tra supplenza annuale e supplenza fino alla cessazione dell´attività didattica.
E poi questi fatidici trentasei mesi, utili (come abbiamo prima ricordato) persino per ambire alla stabilizzazione, nei disegni del MIUR servirebbero ad ottenere un semplice “pezzo di carta”, nonostante la citata Direttiva europea 36/2005 preveda che tre anni di esperienza professionale siano assimilati a un TITOLO DI FORMAZIONE, soprattutto se, come nel caso dei docenti di III fascia secondo quanto stabilito dai loro contratti di assunzione, abbiano svolto la professione in modo effettivo e legittimo. In mancanza di nuove regole per il reclutamento, invece, il MIUR “mette le mani avanti” e non perde occasione di ricordare che l´abilitazione che questi docenti con pluriennale esperienza conseguirebbero servirà solo a partecipare a concorsi ai quali, per altro, se banditi, potrebbero già partecipare in quanto ritenuti dalla vigente normativa “possessori di titoli validi all´insegnamento”. Un Grande passo in avanti, dunque!
Eppure, il MIUR, applicando correttamente la Direttiva europea, non ha faticato a rispettarla per tutti quei docenti europei che, avvalendosene legittimamente, hanno richiesto ed ottenuto sulla base di Decreti emessi anche in questi ultimi mesi, gli stessi mesi in cui i docenti di III fascia hanno dovuto lottare persino per il riconoscimento dell´”ambito” status di precari, e, senza uno specifico titolo di abilitazione, con titoli di studio identici a quelli dei docenti italiani, si sono visti “abilitare” con la formula di ammissione secondo cui “l’esperienza professionale” posseduta dagli interessati “ne integra e completa la formazione”, principio applicato a docenti non italiani (provenienti da paesi come la Grecia, la Polonia, la Bulgaria, la Romania, la Spagna, ecc.) anche con esperienza professionale di soli dodici mesi nel proprio Paese.
Incomprensibile agli occhi dei precari di III fascia, quindi, ipotizzare le ragioni di un accanimento senza precedenti nella storia italiana, quello che il MIUR sta riservando loro, pur essendosi trovato costretto a riconoscerne l’esistenza e il valore, evidente quando si “prevede” di fissare un parametro forzato e privo di corrispondenza in una realtà scolastica provata, per stessa ammissione del Ministero, dall’esistenza di un´”emergenza” da non trascurare e di cui auspica una “normalizzazione”.
E in conclusione la considerazione secondo cui, dopo anni di utilizzo dei docenti di III fascia, come si evince chiaramente da questa nota “chiarificatrice”, ancora non è passato un concetto: un anno scolastico di docenza è ben oltre rispetto ad un anno di tirocinio sotto la guida di un tutor, quanto a responsabilità, mansioni, ruolo, status, oneri, ecc. I docenti di III fascia, non sono “saliti in cattedra” ma sono stati nominati sulla base di graduatorie istituite dal sulla base di Decreti del MIUR, che ne hanno valutato i titoli e il servizio. Sulla base dei contratti stipulati, poi, questi insegnanti si sono assunti tutte le loro responsabilità, civili quanto penali, nei confronti dell´Amministrazione, delle istituzioni scolastiche presso cui hanno lavorato, degli alunni, i minori che sono stati a loro affidati, anche al di fuori delle mura scolastiche.

Attendiamo, allora, questa “profetica” opportunità, dispensata con l´”evidente” volontà di appianare un annoso problema, ed intanto, non sapendo né come né quando una norma conforme alle premesse fin qui analizzate, districandoci a fatica in un ginepraio di dichiarazioni contraddittorie, dovremo pagare dai 100 euro in su per sostenere i test preselettivi di accesso ai TFA, dal quale attualmente nessuna norma esonera! Al di la delle dichiarazioni rese dal MIUR infatti, non si sa ne “se”, ne “come”, ne “quando”, tali intenti verranno attuati.
Chissà che al MIUR, qualcuno, nel frattempo, non si renda presto conto che c´è qualche “dettaglio” da rivedere!
L´associazione Adida

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