Scuola: la crisi fa calare le gite

La crisi economica fa calare anche il numero delle gite scolastiche, soprattutto di quelle verso le mete estere. A dirlo è Giorgio Rembado, ossia il presidente dell’associazione nazionale Presidi. In altre parole, il turismo scolastico frena bruscamente risentendo non poco della grave crisi economica che colpisce l’economia del nostro Paese. Naturalmente, la crisi colpisce le nostre famiglie che, dovendo risparmiare, non possono permettersi più di mandare i figli in gita. Per questo motivo le gite si sono ridimensionate: adesso si preferiscono le grandi città d’arte alle capitali europee a volte un po’ troppo costose. Perdono anche le settimane bianche che, invece, negli scorsi decenni erano molto gettonate. A regolare il quadro delle gite c’è la Circolare Ministeriale del 2 ottobre, la n. 623 che stabilisce che «l’intera gestione delle visite guidate e dei viaggi d’istruzione o connessi ad attività sportive in Italia e all’estero rientra nella completa autonomia decisionale e nella responsabilità degli organi di autogoverno delle istituzioni scolastiche. Non deve, quindi, essere richiesta alcuna autorizzazione ai provveditori agli studi né al Ministero per l’effettuazione delle iniziative in questione». È, inoltre, previsto che alle gite di istruzione devono partecipare i 2/3 degli alunni e che ci sia un docente ogni 15 alunni o 3 per classe.


Un settore quello delle gite scolastiche che aveva permesso, negli anni passati, di creare lavoro nel settore turistico.

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