Perchè gli studenti scendono in piazza

Si sta insediando il nuovo esecutivo Monti. Un esecutivo di tecnici composto da rappresentati di di gruppi finanziari e provenienti in larga parte dalle università private. Esprimere preoccupazione ed allarme quindi per questa scelta, proprio perchè abbiamo sempre sostenuto che non fosse solo Berlusconi il centro di tutti i mali, ma che proprio questi poteri, cosiddetti forti, incidessero e spingessero per la dequalificazione di scuole e università, per la riduzione dei diritti, dei salari e dei redditi. Confermiamo quindi la scelta di scendere in piazza il 17 Novembre, proprio per ribadire che Monti dovrà fare i conti con le studentesse e gli studenti come ha dovuto fare ogni governo, di qualunque colore fosse. Scendiamo in piazza perchè non siamo disposti a subire l’opera di scempio su scuola e università messa in campo negli ultimi anni dal Ministro Tremonti e Gelmini.

La legge Gelmini ha imposto agli atenei di modificare tutti gli statuti, di aprire ai privati nei consigli di amministrazione, di ridurre il peso degli studenti negli organi e di accorpare facoltà e dipartimenti. Non abbiamo accettato il ricatto che ci imponeva il minstro Gelmini “o privatizzate le università o vi commissario” lo stesso ricatto che i mercati, la Bce e il G20 impongono all’Italia o liberalizzate e precarizzate o vi commissariamo. Per queste ragioni abbiamo proposto il referendum sugli statuti degli atenei, per poter scegliere noi studenti, ricercatori, precari in che università vivere e per difendere l’università pubblica. Non ci stupisce hce la Conferenza dei Rettori esprima soddisfazione per la composizione della squadra di governo. E sappiamo bene quanto la CRUI abbia sostenuto la riforma gelmini.

Neanche nelle scuole la situazione è messa tanto meglio. A partire dalla legge 133 del 2008 i bilanci delle scuole si sono trovati sempre più in difficoltà nel raggiungere risultati positivi. La scure di tagli che si è abbattuta si è poi formalizzata con la “non-riforma” Gelmini del febbraio 2010 con la quali si sostanziavano i tagli precedentemente effettuati. Con l’impianto puramente retorico della “riorganizzazione” della scuola e delle sperimentazioni si sono eliminate ore su ore di studio con un’impostazione didattica più che discutibile.
Il 17 Novembre quindi riparte la nostra mobilitazione, in una giornata internazionale che grida in tutto il mondo la ncecessità di un libero accesso ai saperi. Costruiremo un nuovo modello di formazione pubblica nelle scuole e nelle facoltà, lo faremo dal basso, con le nostre proposte dell’AltraRiforma (www.altrariforma.it), percorso di proposte e idee che abbiamo costruito in questi anni nelle aule universitarie e nelle classi.

Il 17 Novembre quindi saremo in piazza per protestare e chiedere:
Un investimento adeguato sul diritto allo studio, la copertura totale delle borse di studio nel nostro paese e un finanziamento per un sistema di welfare studentesco che garantisca a tutti il diritto alla mobilità, il diritto all’abitare e all’accesso ai consumi culturali.
Un investimento economico nelle università, l’eliminazione di tutti i tagli e il finanziamento alla ricerca.
Contro qualsiasi aumento delle tasse universitarie e l’introduzione dei prestiti d’onore, per l’accesso libero a tutte e tutti all’università senza discriminazioni di carattere economico o sociale.
Una legge quadro nazionale sul diritto allo studio per gli studenti delle scuole superiori che preveda le prestazioni minime che ogni regione deve garantire (comodato d’uso dei libri, trasporti, carta di cittadinanza)
Azzeramento dei finanziamenti alle scuole private e reinvestimento sulle pubbliche
Abolizione della valutazione in condotta e del limite massimo delle 50 assenze
Fondo straordinario per l’edilizia scolastica per mettere i sicurezza tutte le scuole per paese
Il reddito per i soggetti in formazione e un reddito di base per tutti che garantistica un’indipendenza economica e personale e la possibilità di slegarsi e rompere tutti i vincoli economici e sociali che affliggono la nostra generazione.
Una reale democrazia, a partire dal rispetto dei risultati del referendum del 12 e 13 giugno, per evitare che il Governo privatizzi i servizi pubblici senza rispettare la volontà di 27 milioni di italiani, richiedendo che si votino i nuovi statuti delle nostre università poichè non vogliamo essere ostaggio di nessuno e vogliamo poter scegliere!

Su questi temi non staremo a guardare, intenzionati a imporre questi temi al nuovo governo.

www.retedellaconoscenza.it

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