“Ancora sull’innovazione nella scuola” di Loretta Ugulini

Sono fiera di appartenere al gruppo dei docenti della “Marie Curie”, anzi, in questi tempi bui per la scuola, lo sono sempre di più. Appartenere ad un gruppo così pieno di forza d’ innovazione e così profetico in tante scelte didattiche e strutturali mi dà tanta ragione d’orgoglio. Nella mia scuola in sostanza ci sono i mezzi e le persone che permettono ad ogni docente, ammesso che lo voglia, di concorrere al progresso materiale e spirituale della società (cito dall’art. 4 della Costituzione non perché è di moda in questi giorni, ma perché ci credo davvero).
Quando nel 2002 scelsi sulla pianta di Como la scuola dove trasferirmi, mi colpì subito il sito già innovativo e ben organizzato. Da notare che era raro 9 anni fa trovare scuole con un luogo virtuale dove costruire la propria identità, invece la Marie Curie aveva già iniziato.
Al quadro storico così ben articolato dal collega, vorrei mettere in rilievo come oltre ai mezzi indispensabili che rendono tecnologica ed innovativa una scuola ci sono sempre le persone che fanno la differenza. Mi sembra che, sia rispetto alla nostra professionalità sia rispetto alla dimensione umana in cui ci muoviamo insieme, si stia lavorando nella maniera giusta: c’è disponibilità a trasferire competenze, a supportare nelle difficoltà, a incoraggiarsi a vicenda, a prendere parte alle discussioni, a emozionarsi e anche a scontrarsi. Ricordo i corsi di formazione sulla piattaforma INDIRE svolti nella nostra scuola qualche anno fa che sono stati per me utilissimi, ma anche tante altre esperienze, incontri e momenti di dibattito in presenza o virtuali che ci fanno crescere verso nuove frontiere della professione docente.
Mi sta molto a cuore il problema della comunicazione e sono convinta che ormai la strada digitale nel campo della comunicazione scritta sia inesorabilmente segnata, quindi ho provato a proporre il giornalino on-line. Mi sono lanciata in un’esperienza per me pionieristica perché io non l’avevo mai fatta prima e, come in ogni sperimentazione, si procede per tentativi ed errori e si cerca di provare strade diverse per testare quelle che possono essere valide, così sto procedendo io. Nello stesso modo procedo nel progetto sopra citato Un netbook per ogni studente, al quale lavoro da un anno.
Procedere con il metodo sperimentale, testare, non vuol dire andare a tentoni, procedere a casaccio, assolutamente no, perché mi sto costruendo il bagaglio di nuovi attrezzi di lavoro, di competenze necessarie partecipando a conferenze, dibattiti, leggendo libri sull’argomento e confrontandomi e scontrandomi con i miei colleghi.
Sicuramente il collega ha ragione quando dice che bisogna maturare competenze di gestione delle discussioni virtuali, infatti si deve imparare a fare il moderatore rispetto al prodotto e alle persone da moderare.
In questo caso la discussione è tra alunni, genitori, insegnanti e qualche esperto che ci fa l’onore di intervenire nel giornalino del laboratorio scolastico. Mi sembra che quando le discussioni si sono accese, l’anima del “Garibaldino” (non a caso gli ho dato un nome battagliero) abbia toccato le punte più alte non di “flame” intesa nel senso di scorrettezza e colpi bassi, bensì di grande costruzione del sapere. Finalmente qualcosa s’accende, finalmente si esce dal sopore e dall’indifferenza, finalmente ci si appassiona, finalmente i ragazzi sentono che ci siamo davvero, mi sono detta.
Credo in un nuovo umanesimo, quello digitale, in cui la passione per le macchine deve accende la passione per ciò che c’è di tanto prezioso nell’uomo: la voglia di conoscersi e di conoscere.

Prof.ssa Loretta Ugulini

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