A Como una scuola all’avanguardia nella tecnologia

A due chilometri dal confine svizzero, la penultima uscita della bretella autostradale Como-Chiasso consente di arrivare alla scuola media “Marie Curie” di San Fermo della Battaglia.
Prime sperimentazioni con il Commodore 64 negli anni ’80, poi la solita trafila appresso agli stati dell’arte delle ICT a scuola.
Ormai da quattro anni le nove classi della scuola sono dotate di LIM SmartBoard (una anche nel laboratorio Arte e Immagine), poi ci sono due laboratori computer, uno con 10 postazioni e il secondo, che fa anche da Test Center ECDL, con 12 postazioni. Computer XP e Seven, ben curati, in rete peer-to-peer. Le LIM sono collegate ad Internet attraverso una rete wi-fi.
Inizio a raccontare proprio dell’esperienza del Test Center http://lnx.iccomoprestino.it/public_html/?page_id=72  : qualche anno fa abbiamo aderito al progetto ECDLmedia http://www.ecdlmedia.it/sito/  perché ci sembrava rilevante che i nostri alunni potessero conseguire entro la terza media almeno la certificazione Start dell’ECDL. L’ipotesi è che, vivendo tutti i nostri alunni un’esperienza scolastica “nella” tecnologia (Calvani), potessero sedimentare le competenze necessarie a conseguire la certificazione semplicemente frequentando la nostra scuola. Alcune unità di apprendimento specifiche (in particolare in Tecnologia sul modulo 1) e brevi incontri di training svolti volontariamente al pomeriggio in vista degli esami, completano il quadro. Il risultato? Ogni anno escono dalla terza media circa 5 alunni con ECDL full, una quindicina con ECDL Start, e una decina con 1, 2, 3 esami sostenuti. Su un totale medio di 60 alunni.L’adesione al percorso ECDL è ovviamente su base volontaria, anche perché prevede costi che non tutte le famiglie ritengono opportuno sostenere.
Nella scuola è presente anche un piccolo studio radio, attrezzato con un computer portatile (software di registrazione CoolEdit96 e Audacity), un mixer 6 canali, un moltiplicatore per cuffie (fino a 8), 5 microfoni, un mixer per i-pod con due i-pod 8 Gb. Le trasmissioni registrate nello studio, con le modalità del podcasting vengono poi pubblicate in rete nello spazio denominato RadioAKTiva (in ossequio anche a Marie Curie, a cui la nostra scuola è intitolata) http://lnx.iccomoprestino.it/podcastgen/  realizzato con il software Podcastgen http://podcastgen.sourceforge.net/  .
Fare trasmissioni radio a scuola non è così semplice come ci si immagina. Sono necessarie competenze nel trattamento dei file audio, nell’uso di un mixer, nell’uso dei microfoni, ma sono abbastanza rare fra i docenti; paradossalmente è più facile coinvolgere i docenti in attività video. Negli alunni va invece sviluppata la competenza del “saper parlare” e del saper progettare una comunicazione mirata, che privilegi l’ascolto. Inoltre, una trasmissione radio va realizzata con pochi alunni, e la rarefazione delle compresenze e del tempo prolungato non facilita la realizzazione dell’esperienza.
Un’altra attività in rete degna di citazione è il giornalino on-line realizzato nel laboratorio del tempo prolungato http://giornalino3a.wordpress.com/  ; ci si appoggia su un blog gratuito di WordPress, piegandolo alla necessità di avere più autori che pubblicano i loro articoli cercando di stimolare discussioni intorno all’argomento trattato. L’attività si è dispiegata in quest’anno scolastico, sostituendo la tradizionale produzione del giornalino su carta. Ritengo l’esperienza positiva, anche se emerge la necessità che il docente responsabile del blog maturi competenze di tutoring on-line: la consapevolezza che quando una comunità (un gruppo di alunni o una classe) pubblica on-line va “governata”, con tecniche specifiche che rimandano all’ e-learning, per evitare ad esempio i rischiosi “flame” o l’inaridimento ed infine l’esaurimento dei contributi da parte degli alunni.
Abbiamo installato le LIM SmartBoard in tutte le aule della scuola quattro anni fa, e ci ha pensato il Comune a finanziare l’operazione. Nelle aule è l’unica lavagna presente, e quindi i docenti sono per così dire “senza rete”: o LIM o niente. Abbiamo così potuto partecipare al progetto 14 poli LIM dell’USR Lombardia http://scuoladigitale.cefriel.it/LIM-HOME/LIM_elenco_14_poli  come quindicesimo polo, inviando tre docenti ad una formazione regionale non esattamente soddisfacente. Ci ha dato però l’opportunità di costituirci come polo provinciale http://lnx.iccomoprestino.it/public_html/?page_id=199  , sviluppando un’iniziativa territoriale di formazione che sopravvive brillantemente al dispiegarsi della formazione nazionale sui tre ordini di scuola, questa sì a quanto sembra non particolarmente brillante. La partecipazione al progetto 14 poli LIM ha anche stimolato alcuni docenti a documentare la propria attività didattica in classe, con la produzione “in progress” di Unità Didattiche visibili al link http://www.iccomoprestino.it/lim/pdb/pdb.html  .
Alcune riflessioni rapide sulla nostra esperienza con la LIM nelle aule:
La considerazione di Giovanni Biondi sulla LIM come “cavallo di Troia” per far entrare le ICT in aula è credibile: i docenti e gli alunni si confrontano quotidianamente con Internet, con la gestione delle immagini e dei file (tutti gli alunni sono dotati di chiavetta USB per scaricarsi i materiali didattici), con la gestione dei software più utilizzati in classe (Cmap, Notebook, GeoGebra, e così via).
La LIM è soprattutto strumento del docente a supporto delle lezioni frontali, anche se non mancano (soprattutto per le discipline che hanno più di due ore alla settimana) momenti cooperativi nella logica costruttivista.
Progettare un’attività didattica con la LIM pretende dal docente una visione da “regista” che articoli in modo equilibrato i contenuti predisposti (testi, immagini, audio e video) con i momenti di creazione dei contenuti in classe, gli spazi aperti: mappe schematiche, giochi, Lesson Activity, e così via.
In questo senso pare stimolante sottolineare la dimensione “teatrale” delle lezioni con la LIM, per l’importanza dei tempi e dei modi con cui il docente interagisce con la classe e con i contenuti multimediali.
Costruire repository di attività didattiche con la LIM, condivisibili, trasferibili e discutibili, non è un affare semplice per molte ragioni che hanno a che fare anche con la professione docente così come oggi è configurata.
Negli ultimi due anni abbiamo attivato due sperimentazioni.
La prima si chiama “Un netbook per ogni studentehttp://www.iccomoprestino.it/progsfme/3a/progettonetbook.pdf  .
Alla fine della prima media di una classe che vedeva la presenza di 3 DSA su 20 alunni, abbiamo proposto ai genitori di acquistare un netbook per dotare i propri figli di uno strumento personale da utilizzare metodicamente in aula durante le normali attività didattiche. L’adesione è stata praticamente totale. La scuola si è impegnata a far attrezzare l’aula con almeno 10 prese elettriche a muro (per ricaricare le batterie o per passare alla rete elettrica), ad attivare una rete wi-fi dedicata alla classe e disattivabile nel momento in cui ciò si rendesse necessario (ad esempio durante una verifica), ad installare una stampante laser a colori in classe collegata alla LIM, a consigliare e curare l’installazione dei software necessari alla didattica (Office o OpenOffice, GIMP, Cmap, SmartBoard Notebook, DisegnoTecnico, GeoGebra, Audacity, e così via), a collaborare alla manutenzione delle macchine. Come volàno, la scuola ha inoltre acquistato tre netbook Asus per sostituire temporaneamente (“vettura di cortesia”) le macchine temporaneamente fuori uso.
Oggi gli alunni stanno concludendo la terza media, e si può tentare un primo bilancio: l’uso del netbook per gli alunni DSA ha facilitato e in parte rassicurato, ma non tanto per l’uso della sintesi vocale quanto per l’uso del netbook in sé. In realtà, per un alunno DSA usare la sintesi vocale come modalità di lavoro e di studio è una competenza da costruire http://www.slideshare.net/schastar/ds-acompetcompens  e non sempre le ciambelle riescono col buco. La classe è cresciuta molto nell’uso delle tecnologie, pur fra i mille incidenti che sono capitati (virus, rotture, malfunzionamenti) e quest’anno ha attivato in GoogleSites una sorta di classe virtuale utilizzata per lo più per lo scambio dei file. Il netbook viene usato in modo differenziato in tutte le discipline, e soprattutto come produzioni ha portato a risultati lusinghieri (presentazioni, mappe, video, testi, prodotti musicali, elaborazione di immagini, CAD). Resta la grossa difficoltà nella fruizione dei contenuti di studio: la ricerca di informazioni in rete è naturalmente praticata, ma resta il problema dei libri di testo digitali, non risolvibile con i PDF che sono malamente fruibili sullo schermo di un computer e non manipolabili come normalmente fanno gli alunni sui libri di testo in carta. Sulla problematica degli e-book, mi limito a segnalare i materiali del seminario organizzato a Como il 27 gennaio 2011 http://lnx.iccomoprestino.it/public_html/?p=1743  .
Siamo stati comunque buoni profeti nell’ipotizzare uno spostamento a carico delle famiglie dell’investimento necessario a dotare gli alunni di device tecnologici personali, vista l’iniziativa dell’USR Lombardia http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_marzo_1/portale-scuola-190128606005.shtml  preannunciata a suo tempo dal direttore regionale Colosio, di cui potete leggere un intervento relativo all’iniziativa sul n. 0 della rivista Bricks http://bricks.maieutiche.economia.unitn.it/wp-includes/rivista/n0-2011/BRICKS_0_2011.pdf  . Iniziative analoghe, anche se con caratteristiche diverse, sono presenti un po’ in tutta Italia, ma il nostro progetto è forse l’unico che si è appoggiato sulla spesa individuale delle famiglie, il che ha consentito ad esempio la pratica (non scontata nel caso che le attrezzature appartengano alla scuola) per cui l’alunno ha a casa e a scuola lo stesso computer, che è “suo”.
La seconda sperimentazione http://www.iccomoprestino.it/progsfme/2a/progettopenna.pdf  è iniziata quest’anno, e prevede che in una seconda media (23 alunni, di cui 2 DSA, 2 H) venga utilizzata una Pulse SmartPen http://www.livescribe.e-motion.it/pagine/ita/pulse-smartpen/video-pulse-smartpen.lasso  , consegnata in comodato d’uso dalla ditta SCL di Como http://www.sclservice.it/new/index.php  e riscattabile a prezzo di favore da parte degli alunni alla fine di questo anno scolastico. Detto in due parole, la penna consente di registrare l’audio di una lezione ma collegato agli appunti, in forma testuale e/o schematica. Oltre ad essere strumento compensativo per alunni DSA (che posseggono comunque anche un netbook personale con sintesi), l’idea è che in un’aula con la LIM-strumento del docente la penna rappresenti lo strumento dell’alunno per memorizzare, scambiare, condividere le attività didattiche. La penna funziona con quaderni speciali, a basso costo, e consente di scaricare le “paginate” di appunti con l’audio sincronizzato anche sul computer, per poi scambiarli anche in rete (pencast). Gli alunni hanno confidenza antica con lo “strumento penna”, e la memorizzazione consentirà il monitoraggio delle modalità individuali usate nel prendere appunti, specialmente nella modalità “libera”. A volte infatti gli appunti vengono indirizzati fortemente dal docente, in particolare quando l’argomento è molto strutturato. Per adesso la sperimentazione della penna avviene con continuità nelle ore di Italiano, Storia e Geografia, ma è iniziato l’utilizzo anche in Tecnologia e nelle lingue straniere. Per documentare via via la sperimentazione è stato attivato un blog gestito dagli insegnanti http://pulsepen.wordpress.com/  , per discuterla anche fuori dall’aula è stato creato un gruppo chiuso in Facebook in cui sono presenti quasi tutti gli alunni, mentre lo scambio e la condivisione dei file si appoggiano anche qui su una sorta di classe virtuale chiusa creata con GoogleSites.
Proprio in questo periodo si è sviluppata in rete una discussione vivace sull’esistenza o meno dei nativi digitali. Nella nostra scuola sperimentiamo tutti i giorni che la presenza diffusa delle ICT nell’ambiente scolastico e nelle attività didattiche quotidiane produce innanzitutto un incremento dello “star bene a scuola”: gli alunni si trovano a loro agio. Le ICT contribuiscono inoltre a conferire “senso” alla scuola e al fatto di venirci tutti i santi giorni. Naturalmente chi fa scuola in modo poco sensato, trarrà poco giovamento dalla presenza delle ICT, sia chiaro. Ma forse anche per loro la presenza costante di strumenti così raffinati ed efficaci e tutto sommato semplici, costituisce uno stimolo per iniziare una riflessione didattica. Quasi tutti i docenti possiedono infatti un computer portatile, e non è raro entrando in aula docenti vederli concentrati sul proprio monitor in connessione alla rete wi-fi.
prof. Franco Castronovo
responsabile ICT Scuola secondaria di primo grado “Marie Curie” San Fermo della Battaglia (Como)

One Reply to “A Como una scuola all’avanguardia nella tecnologia”

  1. Sono fiera di appartenere al gruppo dei docenti della “Marie Curie”, anzi, in questi tempi bui per la scuola, lo sono sempre di più. Appartenere ad un gruppo così pieno di forza d’innovazione e così profetico in tante scelte didattiche e strutturali mi dà tanta ragione d’orgoglio. Nella mia scuola in sostanza ci sono i mezzi e le persone che permettono ad ogni docente, ammesso che lo voglia, di concorrere al progresso materiale e spirituale della società (cito dall’art. 4 della Costituzione non perché è di moda in questi giorni, ma perché ci credo davvero).
    Quando nel 2002 scelsi sulla pianta di Como la scuola dove trasferirmi, mi colpì subito il sito già innovativo e ben organizzato. Da notare che era raro 9 anni fa trovare scuole con un luogo virtuale dove costruire la propria identità, invece la Marie Curie aveva già iniziato.
    Al quadro storico così ben articolato dal collega, vorrei mettere in rilievo come oltre ai mezzi indispensabili che rendono tecnologica ed innovativa una scuola ci sono sempre le persone che fanno la differenza. Mi sembra che, sia rispetto alla nostra professionalità sia rispetto alla dimensione umana in cui ci muoviamo insieme, si stia lavorando nella maniera giusta: c’è disponibilità a trasferire competenze, a supportare nelle difficoltà, a incoraggiarsi a vicenda, a prendere parte alle discussioni, a emozionarsi e anche a scontrarsi. Ricordo i corsi di formazione sulla piattaforma INDIRE svolti nella nostra scuola qualche anno fa che sono stati per me utilissimi, ma anche tante altre esperienze, incontri e momenti di dibattito in presenza o virtuali che ci fanno crescere verso nuove frontiere della professione docente.
    Mi sta molto a cuore il problema della comunicazione e sono convinta che ormai la strada digitale nel campo della comunicazione scritta sia inesorabilmente segnata, quindi ho provato a proporre il giornalino on-line. Mi sono lanciata in un’esperienza per me pionieristica perché io non l’avevo mai fatta prima e, come in ogni sperimentazione, si procede per tentativi ed errori e si cerca di provare strade diverse per testare quelle che possono essere valide, così sto procedendo io. Nello stesso modo procedo nel progetto sopra citato Un netbook per ogni studente, al quale lavoro da un anno.
    Procedere con il metodo sperimentale, testare, non vuol dire andare a tentoni, procedere a casaccio, assolutamente no, perché mi sto costruendo il bagaglio di nuovi attrezzi di lavoro, di competenze necessarie partecipando a conferenze, dibattiti, leggendo libri sull’argomento e confrontandomi e scontrandomi con i miei colleghi.
    Sicuramente il collega ha ragione quando dice che bisogna maturare competenze di gestione delle discussioni virtuali, infatti si deve imparare a fare il moderatore rispetto al prodotto e alle persone da moderare.
    In questo caso la discussione è tra alunni, genitori, insegnanti e qualche esperto che ci fa l’onore di intervenire nel giornalino del laboratorio scolastico. Mi sembra che quando le discussioni si sono accese, l’anima del “Garibaldino” (non a caso gli ho dato un nome battagliero) abbia toccato le punte più alte non di “flame” intesa nel senso di scorrettezza e colpi bassi, bensì di grande costruzione del sapere. Finalmente qualcosa s’accende, finalmente si esce dal sopore e dall’indifferenza, finalmente ci si appassiona, finalmente i ragazzi sentono che ci siamo davvero, mi sono detta.
    Credo in un nuovo umanesimo, quello digitale, in cui la passione per le macchine deve accende la passione per ciò che c’è di tanto prezioso nell’uomo: la voglia di conoscersi e di conoscere.
    Prof.ssa Loretta Ugulini

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