Effetti negativi sull’esito dell’esame di terza media prodotti dalla prova Invalsi e dal nuovo criterio di valutazione

ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE “LEONARDO DA VINCI” – SAN GIUSTINO (PG)

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università

e della Ricerca

Al Direttore Generale dell’U.S.R. per l’Umbria

Al Dirigente dell’U.S.P. di Perugia

Nella piena convinzione che una “buona scuola” scaturisca dalla cooperazione di tutti gli attori che ne contribuiscono al funzionamento e dall’osservazione dei dati che si producono direttamente sul campo, il Collegio dei docenti sente il dovere di esprimere delle riflessioni sullo svolgimento del nuovo esame di Stato conclusivo del primo ciclo dell’istruzione e sulle modalità di valutazione ad esso correlate.

La nostra vuole essere una critica propositiva e costruttiva, priva di ogni intento polemico, fine a se stesso.

Al termine di un percorso scolastico giustamente basato sulla centralità dell’allievo, sull’attenzione alle sue caratteristiche cognitive e psico-affettive, sulla personalizzazione dei piani di studio e sul rispetto dei tempi e dei ritmi di apprendimento di ognuno, l’alunno si confronta con un esame, il primo della sua carriera scolastica, che è in aperta contraddizione con queste premesse.

Pur riconoscendo la necessità di un sistema di valutazione quanto più possibile oggettivo e proiettato verso standard di apprendimento europei, non ci sembra che questa modalità ponga le condizioni affinché l’allievo realizzi realmente le proprie potenzialità e dimostri sul campo le competenze acquisite.

La prima osservazione che ci sentiamo di dover fare riguarda il numero delle prove scritte d’esame che i ragazzi si trovano ad eseguire, un numero che non trova riscontro nemmeno nell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

Poco razionale risulta pure il sistema della media matematica che assegna pari peso a ben 7 parametri, di natura molto diversi: idoneità, scritto di Italiano, Matematica, Prova Nazionale, Lingua Inglese, Lingua Francese, colloquio pluri-disciplinare.

Risulta subito evidente una sopravvalutazione non solo di due discipline (Italiano e Matematica), ma delle prove scritte nella loro totalità (ben cinque su sette !!!).

Ciò potrebbe generare, come in effetti si è verificato in più di un caso, una penalizzazione eccessiva per quegli allievi che non si esprimono al meglio nel canale di comunicazione scritto.

D’altro canto, il voto espresso dal giudizio di idoneità, così come è tuttora concepito e valutato, non consente di valorizzare un importante percorso triennale, che è espressione essenziale del processo di maturazione della personalità e della formazione umana dell’allievo. Si propone dunque una percentuale di peso maggiore per questo importante parametro, che a tutt’oggi, è equivalente al valore di una prova scritta.

La valutazione del colloquio pluri-disciplinare è risultata spesso ininfluente ai fini dell’attribuzione del voto finale, in quanto esso era già stato aprioristicamente definito dall’esito delle altre prove. Si propone dunque di dare una considerazione maggiore a questa fase, tenendo conto che, in quanto colloquio pluri-disciplinare, riguarda più materie e dovrebbe mirare ad accertare non solo le conoscenze, ma anche e soprattutto le abilità e le competenze dell’allievo.

La Prova Nazionale è risultata lunga, soprattutto nella parte di Italiano; i ragazzi hanno avuto poco tempo rispetto alla complessità e all’elevato numero di quesiti. Con più tempo a disposizione o, meglio ancora, con brani più brevi e un numero di quesiti più congruo, avrebbero potuto meglio esprimere la loro capacità di riflessione e analisi critica. L’ansia provata nel rendersi conto che il tempo stava per terminare troppo presto, ne ha condizionato le performance non solo in Italiano, ma anche parte di Matematica. I ragazzi hanno infatti a gran voce dichiarato di essere stanchi e di non aver avuto la possibilità di ragionare a mente libera.

Questa prova, inoltre, essendo uguale per tutti, non tiene conto delle difficoltà specifiche degli alunni di lingua non italiana e di quanti hanno di mostrato di necessitare di tempi di apprendimento più lunghi. I loro risultati sono stati nettamente negativi, come era ben prevedibile.

È dunque espressione di una “scuola che opera per l’inclusione”, come recita l’Atto di indirizzo del Ministro, dell’ 8 settembre 2009 ?

Non andrebbero previste delle prove personalizzate e maggiormente graduate per questi studenti ?

In conclusione, la modesta proposta che ci sentiamo di avanzare, si basa sulla determinazione del voto finale come espressione della media matematica scaturita dalla valutazione finale di tre fasi:

Idoneità, media delle prove scritte, colloquio pluri-disciplinare.

Ciò consentirebbe di correggere almeno in parte quei disagi che si sono verificati a tutti i livelli (potenziamento, consolidamento, rinforzo), dovuti all’applicazione di una media puramente matematica basata su parametri che, a nostro avviso, non si equivalgono né a livello formativo che valutativo.

Con osservanza.

San Giustino, lì 28/06/2010

Il Collegio dei docenti

della Scuola Secondaria di I° grado

San Giustino (PG)

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