Presidi siciliani congelati: solidarietà dai colleghi

I quaranta presidenti delle commissioni degli esami di Stato conclusivi del primo ciclo di istruzione (licenza media) delle provincie di Catania, Siracusa e Ragusa, convocati ieri in conferenza di servizio interprovinciale presso l’Istituto comprensivo Parini – per l’incontro informativo sulle operazioni da eseguire durante la prova di valutazione nazionale proposta dall’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) nelle classi scelte come “campione” – hanno espresso coralmente ampia e viva solidarietà ai 426 dirigenti “congelati” (e presidenti di commissione di esame).

Questi ultimi, coinvolti nella vicenda della rinnovazione della procedura concorsuale, che vivono un particolare momento di disagio e incertezza sul loro futuro professionale, martedì scorso hanno manifestato a Roma davanti al Parlamento e al ministero della Pubblica Istruzione per chiedere «una risoluzione chiara, definitiva e rapida della vicenda che ci travolge senza garanzie costituzionali – spiegano i rappresentanti del Coordinamento regionale – e che vede contrapporsi le linee interpretative diametralmente opposte, risultato delle due sentenze contrastanti del Consiglio di Stato e del Cga Sicilia. Ne consegue un’ingiusta disparità di trattamento tra cittadini italiani e cittadini siciliani. Il tutto, aggravato dalla nomina inopportuna di un commissario ad acta, paradossalmente componente dello stesso collegio giudicante, con la funzione superflua di controllare procedure già adempiute».

Il Coordinamento esprime gratitudine ai sindacati Cisl, Cgil, Anp, Uil, Snals e Dirpresidi che, presenti a Roma, hanno unitariamente chiesto con forza e chiarezza ogni sforzo da parte del ministero per garantire la posizione dei 426 lavoratori, e sostiene la loro richiesta di un incontro operativo in cui sciogliere il nodo delle «stranezze giudiziarie al fine di trovare una soluzione che tenga conto di tutti gli interessi pubblici e privati, non solo di uno».

«Simili provvedimenti giuridici – concludono i rappresentanti – danneggiano la classe dirigente della scuola siciliana, quotidianamente costretta a barcamenarsi tra mille problemi, in difficili trincee territoriali connotate da forte disagio sociale, e impegnata a fondo con il Ministero nel traghettare anche nell’Isola la scuola verso una riforma definita epocale».

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