Tagli alla scuola

TAGLI, RIFORMA E SOLDI ALLE SCUOLE: UN DISAGIO SENZA FINE Dichiarazione di Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

Il Ministro dell’istruzione non può dire che i “tagli” che il governo ha intrapreso non c’entrano nulla con la riforma della scuola: in realtà quei “tagli” la stanno inquinando pesantemente e trasformano gli attesi interventi di rinnovamento della secondaria di secondo grado in un sommario rastrellamento di risorse. Per raggiungere lo scopo, il Ministro dell’economia impone di mettere mano senza alcun ritegno anche ai “piani-orario” delle classi non interessate alla riforma, con buona pace della gradualità e della congruenza dei percorsi rispetto ai profili di uscita. In parole povere, si chiede di raggiungere gli stessi risultati riducendo i tempi di studio delle diverse discipline.

Si conferma sempre di più quanto sia perversa e inaccettabile la scelta di rendere le ragioni della scuola e della formazione totalmente subalterne alle esigenze di contenimento della spesa.

Al Governo chiediamo ancora una volta di recuperare un minimo di ragionevolezza e buon senso, a partire dai provvedimenti che dovrà tra poco emanare sugli organici: questi tagli la scuola non li regge, vanno rivisti nella loro entità e nella loro scansione nel tempo.

Non si condanni la scuola ad un altro anno di disagio e tensioni: non è in questo modo che si può gestire e sostenere un processo di innovazione e di riforma.

Quanto ai bilanci delle scuole, è giusto il richiamo ai Dirigenti perché non chiedano soldi alle famiglie: ma ancor più giusto e urgente sarebbe che il Ministero pagasse alle scuole i suoi pesanti debiti, che ammontano a quasi un miliardo di euro.

La qualità del servizio si persegue anche assicurando alle scuole la gestione dell’ordinaria amministrazione: i soldi per le supplenze, non spesi perché non ci sono, non costituiscono un risparmio, ma un colpevole spreco di opportunità formative cui i ragazzi avrebbero sacrosanto diritto.

Roma, 24 marzo 2010

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

One Reply to “Tagli alla scuola”

  1. Lauree a scadenza! L’assurdo prende corpo!.
    Il Consiglio di Stato ha pubblicato il parere favorevole al nuovo Regolamento sulle modalità della formazione iniziale degli insegnanti della scuola di ogni ordine e grado. Ha, tuttavia, ribadito le perplessità espresse nel parere sospensivo emesso lo scorso febbraio con il quale chiedeva al Ministero dell’Istruzione, in fase transitoria, di tener conto, tra i criteri stabiliti per l’accesso al nuovo percorso abilitante denominato Tfa (Tirocinio Formativo Attivo), dell’esperienza maturata dagli insegnanti che, pur privi di abilitazione, hanno prestato servizio pluriennale in forma precaria nelle varie istituzioni scolastiche. Rispetto all’impossibilità riferita dal Ministero di prevedere un accesso automatico di questi docenti al Tfa, il Consiglio di Stato ha dichiarato che un più favorevole trattamento dei precari in questione, nella fase di passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, non avrebbe determinato una disparità giuridicamente rilevante, e ha fornito una dettagliata spiegazione a dimostrazione dell’infondatezza delle ragioni apposte dal Ministero al rifiuto di accogliere su questo punto l’osservazione contenuta nel precedente parere, ritenendole non del tutto persuasive.
    L’ADIDA, che aveva informato, con appositi testi condivisi e sottoscritti da migliaia di cittadini, sia il Consiglio di Stato sia il Ministero dell’Istruzione dei gravi rischi per la continuità occupazionale di questi docenti, rileva quindi ancora una volta l’indifferenza dimostrata da quest’ultimo verso una soluzione positiva del problema. Si informa, inoltre, che qualora il testo fosse approvato nella forma attuale, dal 2013 i titoli di studio, quali: laurea, master, titoli vari e il servizio prestato per anni nelle scuole, di 44 mila aspiranti docenti italiani, non avranno più alcun valore per accedere all’insegnamento, ma si dovrà intraprendere il percorso stabilito dalla riforma; quindi iscriversi di nuovo all’Università, conseguire una seconda laurea, quella magistrale, tentare di accedere al TFA (previo superamento di successive prove preselettive), sperare, un giorno, nella chiamata diretta dei presidi e provare, non si sa quando, di entrare di ruolo dopo aver superato ulteriori sbarramenti selettivi.
    Ci si chiede come mai il Ministero dell’Istruzione, non abbia accettato e condiviso il parere del CDS, che suggerisce di provvedere diversamente, in questo periodo di transitorietà dal vecchio al nuovo ordinamento, agli insegnanti utilizzati fino ad oggi dal sistema scolastico. Infatti, l’esperienza acquisita sul campo, durante la prestazione di anni e anni di servizio, costituita da competenze didattiche e disciplinari, non potrà mai essere equiparata a quella dei neo-laureati e sarebbe una vera e propria disparità di trattamento cui il Ministero intende procedere nei confronti dei docenti non abilitati con servizio.
    Probabilmente la preoccupazione è di non incrementare il bacino del precariato, ma a riguardo nascono spontanee due riflessioni. La prima è stata evidenziata anche dal parere formulato dal CDS che recita: “Premesso, (….), va osservato che la formazione del precariato è derivata dall’utilizzazione degli abilitati in posti di insegnamento non di ruolo. Ora, poiché, ormai, l’assunzione può avvenire solo attraverso le graduatorie ad esaurimento (non suscettibili di ulteriori immissioni) e, in prospettiva, attraverso i concorsi ordinari con cadenza biennale, il conseguimento dell’abilitazione (comunque subordinata al superamento dell’esame al termine del tirocinio) da parte di soggetti non inclusi nelle predette graduatorie ad esaurimento, consentirebbe solo la partecipazione ai concorsi ordinari, non mutando, per il resto, la posizione giuridica (aspettativa di fatto) attualmente rivestita dal personale interessato”.
    La seconda verte sul perché non si vuole sanare l’attuale situazione dei precari non abilitati, che hanno già acquisito le competenze necessarie e specifiche per lavorare nell’ambito di riferimento, permettendo loro di completare la propria formazione, attraverso l’acquisizione del titolo abilitante; e sul perché, scegliere di buttare letteralmente via queste risorse, svalorizzandole, e creare, invece, con la riforma, altri futuri aspiranti insegnanti, destinati, anch’essi, a creare successivo precariato.
    Insomma, ai docenti non abilitati che per anni hanno servito la scuola pubblica, ricoprendo interi anni scolastici, non resta che disperdere la professionalità acquisita, e dimenticare che fino ad oggi, sono stati agli occhi di genitori e alunni, una figura di riferimento, al pari dei colleghi di ruolo, nel processo di apprendimento educativo del sistema scolastico italiano. E’ evidente a queste condizioni l’irresponsabile scelta di gettare nella disperazione di una sicura disoccupazione migliaia di lavoratori della scuola che hanno comunque acquisito in questi anni competenze e professionalità nel settore. S’invitano quindi tutte le associazioni sindacali e di categoria, e l’intera società civile a reagire, nell’imminenza di una simile disastrosa evenienza, contribuendo a sensibilizzare il Governo e le Istituzioni per una seria riflessione sul provvedimento ancora in via di approvazione, alla luce delle conseguenze appena descritte.
    Adida (associazione docenti invisibili da abilitare
    Italian.mida@gmail.com )

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