Scuola Lazio

Scuola Lazio: riforma delle scuole secondarie di 2° grado. Le prime valutazioni dell’Asal.

Lo scorso 4 febbraio è stata approvata definitivamente
la riforma delle scuole superiori. Non sono ancora
disponibili gli schemi dei regolamenti, così come
saranno inviati alla Corte dei conti, mentre sono stati
pubblicati tutti gli allegati: profili, quadri orari, tabelle
di confluenze e, per i licei, le corrispondenze dei titoli
di studio e gli insegnamenti aggiuntivi. La nostra
reazione immediata è che finalmente è stata infranta una
sorta di maledizione di Montezuma secondo la quale il
2° ciclo d’istruzione è talmente complesso e paralizzato
dagli interessi di parte (associazioni di categoria, società
scientifiche, università, Confindustria, ecc) che nulla e
nessuno avrebbe mai potuto riformarlo. A questa prima
reazione aggiungiamo, per ora, alcune osservazioni,
ancora molto generali:
PRINCIPI ISPIRATORI. I due principi che hanno
informato i contenuti e, soprattutto, le modalità di
attuazione della riforma sono essenzialmente due:
competenze (degli studenti) e riduzione (del tempo
scuola, delle discipline, degli indirizzi e degli organici).
L’intero impianto della riforma è disegnato pensando a
un insegnamento che mira a sviluppare un insieme di
competenze fondamentali e versatili e, allo stesso
tempo, introduce un’energica riduzione dell’orario
scolastico, delle discipline, dei docenti.
SOLO TAGLI? Sarebbe sbagliato, e ingiusto, sostenere
che la riforma sia soltanto un’operazione di facciata che
nasconde, come unico obiettivo, quello di tagliare gli
organici. Dire questo vorrebbe dire ignorare il lavoro di
centinaia di persone che, dall’insediamento della
Commissione De Toni, avvenuta il 14/12/2007 per
volontà del Ministro Fioroni, hanno lavorato
febbrilmente per costruire un sistema ordinamentale che
stesse in piedi, almeno sulla carta, da una miriade di
vincoli e di condizioni di fatto che si sono stratificate
nell’arco di un ottantennio di storia della scuola
superiore.


COINVOLGIMENTO DEL MONDO DELLE
SCUOLE. Diversamente da quanto avvenuto per la
riforma del 1° ciclo, sia quella del ministro Moratti (D.
Lgs, 59/2004) che quella dell’attuale ministro Gelmini
(D. Lgs. 89/2009), che sono state elaborate ed emanate
con uno scarsissimo coinvolgimento delle scuole, negli
ultimi due anni si sono messi al lavoro molti gruppi di
docenti e di dirigenti, intorno al Dipartimento per
l’istruzione e, in modo particolare, alla Direzione
generale per l’istruzione e la formazione tecnica
superiore guidato dalla dott.ssa Maria Grazia Nardiello.
NON E’ UN PROCESSO CONCLUSO. Con
l’emanazione di questa riforma più che concludersi un
processo se ne avvia uno estremamente impegnativo per
l’intero sistema delle scuole autonome del 2° ciclo, per i
loro dirigenti e, in modo particolare, per i docenti.
Siamo convinti che, anche in quest’occasione,
l’evoluzione reale del sistema scolastico dipenderà, in
larga misura, dall’evoluzione culturale e professionale
delle persone che vi lavorano. Per alcune scuole e per
molti docenti (ma certamente non per la maggioranza)
questa riforma potrebbe costituire l’impulso per
ripensare il proprio modo di fare scuola e di mettersi al
servizio degli studenti. Perché questo avvenga ci
vorranno molti anni e, sicuramente, non sarà un
processo lineare e coerente.
MA I TAGLI CI SONO, E TANTI. Ma insieme a questi
autentici intenti riformatori si sono volute, e dovute,
infilare a forza alcune misure draconiane di riduzione
degli organici. Dalle relazioni tecniche che
accompagnano gli schemi dei tre regolamenti risulta
chiaramente quali e quanti siano i tagli per i licei (-
2.568 posti) per gli istituti tecnici (-7.492 docenti
laureati e -2.867 ITP) e per gli istituti professionali (-
2.664 docenti laureati, -629 ITP “con registro” e -1.080
ITP “senza registro”) per un totale di 17.300 posti in
meno. Si può vedere, ad esempio, la tabella riassuntiva
del Capo dipartimento Cosentino a pag. 25 della
relazione tecnica che accompagna lo schema di
regolamento degli istituti professionale.
UNA RIFORMA PIU’ BIPARTISAN DI QUANTO
SEMBRI. D’altra parte non dobbiamo mai dimenticare
che lo schema dei regolamenti si intitola, non a caso:
“Schema di Regolamento recante norme concernenti il
riordino dei (…), ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del
decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla
legge 6 agosto 2008, n. 133”. Dunque siamo di fronte
ad una riforma che nasce da una legge di carattere
finanziario, la legge 133/2008, e dal laborioso processo
di attuazione del D. Lgs. 226/2005, mai attuato, e
profondamente rivisitato nel suo impianto grazie al
rilancio dell’istruzione tecnica voluto, anche questo, da
un governo di centrosinistra e al mantenimento allo
Stato dell’istruzione professionale. Si tratta dunque di
una riforma molto più bipartisan di quanto si dice.
ANCORA UNA VOLTA ENTRANO IN CAMPO LE
SCUOLE AUTONOME. I risultati effettivi di questa
riforma dipenderanno in gran parte dalla capacità delle
scuole di progettare autonomamente non solo il proprio
assetto organizzativo e didattico ma anche il proprio
“posto nel territorio”, dovendo decidere quale e quanta
parte dei propri curricoli potrà essere positivamente
arricchita dall’apporto delle migliori realtà economiche
operanti nella stessa realtà territoriale.

Associazione Scuole Autonome Lazio

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