Scuola primaria

Scuola primaria: una risorsa per il Paese. Ma a quali condizioni?

L’Art. 3 della Costituzione della Repubblica italiana recita:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Importanti organi di stampa si stanno occupando in questi giorni del Rapporto Invalsi 2008-2009 sugli apprendimenti.

Nel farlo, danno grande rilievo ad un dato che dal Rapporto sembra emergere: una notevole differenza tra Nord e Centro da un lato e Sud dall’altro, sia dal punto di vista della media dei risultati in italiano e matematica: nel Sud sarebbero più bassi; sia sul versante della variabilità tra scuole: nel Sud sarebbe più marcata.
Quel dato restituisce una lesione grave del principio delle pari opportunità ed evidenzia una inadempienza della Repubblica.


Assumerlo, e occuparsene, è questione di responsabilità.
A dire il vero non è una novità: per quanto riguarda la FLC la questione rappresenta un terreno di impegno ribadito anche in in occasione del seminario nazionale “La scuola primaria: presente e futuro” svoltosi a Bari il 13 maggio 2009.

Ma bisogna guardarsi dalle scorciatoie. Buttar la croce sulla scuola e chi vi opera può forse andar di moda, ma certo non aiuta a risolvere il problema. Perché non è solo la scuola a determinare i livelli di apprendimento : in essi si riverberano anche elementi di contesto, in primis la qualità culturale del territorio e i livelli medi di scolarizzazione della popolazione adulta. E perché oggi la scuola primaria è soggetta ad interventi che non solo non aiutano certo a superare i suoi limiti e contraddizioni, ma la devastano.

Ci vogliono perciò, da un lato analisi serie, approfondimenti, contestualizzazioni e dall’altro risorse, investimenti, attenzione sociale. Questo è ciò che i commentatori più accorti invitano a mettere in campo. In questa direzione noi continueremo ad operare, mettendo in campo le necessarie iniziative di approfondimento, di valorizzazione della professionalità docente, di sostegno e diffusione delle buone pratiche, di mobilitazione.

Colpisce intanto come nei primi commenti, si tenda a sottolineare la rilevanza del tempo pieno nel determinare la qualità dell’apprendimento. Si intende il tempo pieno collaudato, fondato su tempi distesi, offerta di attività per piccoli gruppi, compresenza, didattica laboratoriale… non quello che pian piano si va svuotando e deformando per effetto dei tagli e degli interventi ordinamentali.
E, guarda caso, il tempo pieno al Sud è quasi inesistente.

Via: www.flcgil.it

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