Lasciatemi gridare!, racconto sulla scuola di Artemisia

A proposito del tempo pieno nelle scuole, voglio dire anch’io la mia, pur sapendo che la mia voce, come tante altre che non hanno più voglia di levarsi, rimarrà inascoltata.

Mi sono fatta un’idea personale e, forse, peregrina, del motivo per cui a suo tempo lo hanno istituito: secondo me non per venire incontro alle esigenze dei lavoratori che hanno bisogno di collocare i figli in una struttura sicura mentre sono al lavoro, e qui parlo della scuola dell’infanzia e della primaria; e neanche per arricchire e ampliare l’offerta formativa agli studenti, e qui parlo della scuola secondaria di primo grado.

Secondo me il tempo pieno è stato istituito da qualche governo di sinistra per aumentare i posti di lavoro. Passo a spiegare i motivi per cui nel corso degli anni ho maturato questa convinzione. Alcuni bambini della scuola materna mi hanno sempre fatto pena; sono quelli che, di solito, arrivano per primi, al cosiddetto prescuola, che apre già alle 7.30 del mattino, ed escono intorno alle 18.30. Vi è mai capitato di vederli? O di sentirli?

Si abbarbicano disperati alle braccia materne o paterne, a seconda dei casi; i malcapitati genitori di turno stentano a scrollarseli di dosso, subiscono imbarazzati i pianti e le urla strazianti dei figlioletti, sino a quando, alla fine, riescono a sottrarsi, con sollievo, all’abbraccio soffocante, con la promessa di arrivare un’ora prima, a riprenderli. Il lavoro li aspetta, la spesa al supermercato, quello grande al centro commerciale che sta a trenta chilometri di distanza, pure; ci sono anche le amiche, fuori dalla scuola, che hanno appena accompagnato i loro figli, con cui andare a bere un caffè al bar prima di affrontare la faticosa giornata di casalinga disperata, così si può parlare di quei bambini marocchini con la mamma che porta il velo, che vergogna.

Intanto dentro, il bambino, consolato forse sì, forse no, sta attaccato ai vetri della finestra e piagnucola:”Non voglio tornare a casa quando è buio!”

Ogni tanto un genitore arriva con calma all’ultimo momento ed esclama soddisfatto:”Oggi non sono andato a lavorare, ma, col bambino a scuola ho fatto tante di quelle cose!…”

Alla primaria, invece, e mi piacerebbe capire perchè, i genitori hanno più tempo, però i bambini li iscrivono lo stesso al tempo pieno. Sono già abituati, poi fanno tante cose: informatica, che, come dice mio marito, esperto in questo ramo, sarebbe meglio che la studiassero a casa loro e a scuola imparassero a leggere, scrivere e a far di conto come si usava una volta perchè poi, quando vanno alla secondaria di primo grado, i professori si mettono le mani nei capelli.

Inoltre ci sono i progetti di teatro, musica, cucina, e chi più ne ha, più ne metta, senza considerare, poi, che al pomeriggio è così bello arrivare un’oretta prima, davanti alla scuola, chiacchierare delle maestre, dell’insegnante di religione, del preside che ha risposto picche all’amica che voleva spostare il figlio in un’altra classe, per incompatibilità con le maestre e i compagni.

Quando poi i figli arrivano in età di scuola secondaria di primo grado, noblesse oblige! E che, non gli facciamo più frequentare il tempo pieno? Tanto i compiti li fanno a scuola, la maggior parte dello studio avviene lì al mattino, si divertono coi laboratori e al pomeriggio, quando escono, possono tranquillamente andare in palestra, agli allenamenti, a danza, a nuoto. In una mezz’oretta , una volta a casa, si riguarda la lezione per il giorno successivo e…

E qui cominciano i dolori. Intanto sfatiamo la convinzione che alle medie i compiti a casa non si danno, perchè il momento di riflessione e di rielaborazione personale è necessario e indispensabile.

E’ anche vero che alle elementari non imparano a a farlo, perchè la scuola a tempo pieno non prevede i compiti a casa, ma i professori che ci possono fare?

E i laboratori? Buonsenso vorrebbe che gli studenti, provati da una mattinata di studio indefesso e applicazione costante pur interrotta da due intervalli, dopo la mensa tornassero in aula per dedicare il pomeriggio ad attività più rilassanti, quali attività musicali, teatrali, ricerca di scienze, scrittura creativa, chitarra, origami, perline, cineforum, eccetera eccetera.

Noo, avete capito male! Perchè tutto ciò viene proposto, in alcune scuole ma solo in alcune, al mattino, quando i ragazzi sono più freschi e attenti, mentre dopo pranzo, quando sono lì, morti di sonno, di noia e di stanchezza, in piena digestione, stravaccati sui banchi, devono ascoltare gli insegnanti di matematica, lettere e lingue varie che si affannano a richiamare l’attenzione degli studenti, per spiegare, interrogare e somministrare verifiche.

Così al pomeriggio sclerano tutti. Ma, direte voi, perchè non invertire le attività?

Le motivazioni addotte sono svariate: per conferire pari dignità delle materie di studio alle attività laboratoriali, perchè è tradizione di quella scuola, e infine, e non meno importante, perchè altrimenti al pomeriggio frequenterebbero solo i ragazzi che hanno veramente bisogno, e si dovrebbero fare delle classi anche a tempo normale.

Capito perchè ho voluto sfogarmi? Perchè queste cose non si possono dire a voce alta!!!!!!!


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