Riforma della scuola: il punto di Cisl Scuola

Le istruzioni per il programma annuale: nitida fotografia di un paesaggio desolante.
Le nostre scuole sono ancora una volta costrette a fare i conti (è proprio il caso di dirlo, parlando di bilanci, o come si usa oggi “programmi annuali”) con una drammatica mancanza di risorse. La nota/circolare inviata dal MIUR lo scorso 14 dicembre (protocollo 9537) ha un unico pregio: quello di restituire, con evidenza quasi fotografica, l’immagine desolante delle difficoltà che ancora una volta segnano la gestione delle istituzioni scolastiche; difficoltà per le quali non è prospettata, né si intravvede, alcuna soluzione.

Il quadro è quello noto: un bilancio costituito per la maggior parte da fondi contrattuali, che ne rappresentano circa i due terzi. Il resto sono le disponibilità, davvero esigue, derivanti dai parametri a suo tempo individuati nel D.M. 21/07 (ancorché la circolare inviata alle scuole non vi faccia esplicito riferimento), con cui andrebbero coperte sia le spese di funzionamento che quelle per le supplenze.

Per queste ultime, si prevede la possibilità di un’integrazione delle risorse assegnate solo a fronte del superamento di un non meglio precisato “tasso d’assenteismo medio nazionale per tipologia di scuola … previa verifica dell’effettiva inderogabilità dell’ulteriore fabbisogno”.

Di tutto si avvertiva il bisogno, meno che dell’ennesima intimidazione, neanche troppo velata, rivolta ai Dirigenti Scolastici perché continuino a usare la lesina nel conferimento delle supplenze.

Già molto evidenti e gravi sono le ripercussioni che in questo modo si stanno producendo sul buon andamento dell’attività scolastica, pregiudicata dal ricorso a modalità di sostituzione dei docenti che comportano nel ciclo primario un sistematico stravolgimento delle attività programmate (smistamento di alunni tra classi diverse, utilizzo improprio di docenti specialisti, rotazione di più docenti nella stessa classe per supplire colleghi assenti, etc.) o si traducono, nella secondaria di II grado, in una decurtazione pesante del tempo scuola, con frequenti ingressi posticipati e uscite anticipate degli alunni.

Diventa in questo modo sempre più pesante l’impegno dei docenti per garantire, comunque, un decente livello di qualità dell’azione didattica.

Illuminante – a suo modo – il “passaggio” presente nella suddetta nota 9537 circa i residui attivi, per i quali si dispone l’inserimento in un apposito aggregato contenente “disponibilità da programmare”, in attesa di una riscossione di là da venire.


L’istruzione contabile, nella sua asetticità, evoca in realtà la prospettiva di una possibile “radiazione” di tali residui, che non a caso abbiamo a suo tempo definito come i “titoli tossici” delle scuole italiane, vittime di un’insolvenza scandalosa, di cui l’Amministrazione dovrà prima o poi assumersi la responsabilità.

Diventa così ancor più attuale, e insisteremo nel riproporla, la richiesta di una puntuale e dettagliata ricognizione sulla genesi di tali residui, perché è davvero inaccettabile che si metta in discussione il diritto delle scuole a veder reintegrate le somme che sono state nel frattempo impegnate e spese per far fronte a inderogabili esigenze di ordinaria funzionalità del servizio.

Rappresentazione fedele di un paesaggio desolante, che in modo puntuale ed efficace descrive: così ci appare la nota inviata alle scuole.

Farla oggetto di impugnativa ha dunque ben poco senso, trattandosi dell’effetto, e non della causa, di un disagio che nasce altrove e che abbiamo ripetutamente denunciato nelle iniziative vertenziali della CISL Scuola, da ultimo quella dello scorso 30 ottobre.

L’autonomia delle scuole deve poter contare sulla disponibilità di adeguate risorse che ne consentano il buon funzionamento, prima condizione per sostenere l’efficacia dell’azione didattica.

I Dirigenti Scolastici e i DSGA possiedono certamente le competenze necessarie per la gestione dei loro bilanci: da tempo si chiede loro molto di più, pretendendo il “miracolo” di una scuola che funziona senza soldi, o che funziona solo trasformando il fondo d’istituto – risorsa contrattuale e salariale – in una sorta di “cassa depositi e prestiti” cui attingere per coprire impropriamente, in emergenza, uno svariato fabbisogno.

Un cenno particolare merita l’indicazione di attuare un taglio del 25% sulle previsioni di spesa per i servizi appaltati. E’ davvero difficile immaginare come sia possibile gestire, in corso d’anno, un’ipotetica riduzione delle prestazioni rese dalle ditte, la cui presenza – peraltro – ha comportato, in sede di definizione degli organici, una contrazione di posti. In questo modo si riducono, di fatto, quelle prestazioni che in qualche misura “compensano” il “taglio” dei collaboratori scolastici: “taglio” che risulta conseguentemente ancor più pesante e insostenibile.

Su questi temi, che rappresentano da tempo una vera e propria emergenza per la scuola pubblica italiana, il nostro impegno non è mai venuto meno: l’imminente incontro con il Ministro sarà per noi l’occasione nella quale riproporre con forza, al massimo livello di interlocuzione politica, la richiesta di un cambiamento di segno nelle politiche scolastiche.

Chi afferma l’urgenza di riformare la scuola, ha il dovere di metterla da subito in condizioni di far fronte almeno all’ordinario funzionamento, assicurandole per questo le risorse necessarie.

Via: www.cislscuola.it

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