Sopravvissuta, racconto di Laura Poletti

Sono una sopravvissuta. Ho studiato in un liceo statale: un edificio vecchio, con le scale strette, gli spifferi dai finestroni di legno che si chiudevano male, un termosifone per ogni aula e un freddo continuo a tenerci compagnia per tutto l’inverno. Sempre ad augurarsi che piovesse, negli anni in cui la nostra aula era quella sotto il livello della strada: una notte di pioggia voleva dire saltare le prime ore di lezione. C’erano anche dei vantaggi, bastava aprire una porta ed eri subito in giardino. Una professoressa ne approfittava per fumare anche durante le lezioni: bastava tenere fuori dalla porta la mano con la sigaretta. C’era un buco nella parete divisoria di cartongesso. Peccato che la classe accanto non fosse del nostro stesso anno, perché nei momenti di silenzio riuscivamo a seguire le loro lezioni.

Avevamo sono insegnanti donne, escludendo il prete che ci insegnava religione: tutte signore, sposate con figli, a cui veniva naturale dare del “lei”. Non avremmo mai nemmeno pensato a una confidenza diversa.

Seguivamo cinque ore di lezione al mattino, e tornavamo a casa per pranzo a un orario decente. E non preparavamo mille materie, ma solo nove. Discutevamo e ci confrontavamo, ma, soprattutto, studiavamo. Niente attività extracurriculari, bastavano i programmi del ministero. Che non erano extralarge, ma fatti a misura di studenti normali e professori preparati. Lavoravamo, ma alla fine il lavoro pagava, molto più spesso di quanto accade nel resto della vita.

Non mi ricordo tutto quello che ho imparato, ma non ho dimenticato come si impara.

Laura Poletti

Diplomata al liceo classico e laureata in legge, con una grande passione per la lettura che si è trasformata in quella altrettanto grande per la scrittura.


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