Lettera di una mamma precaria alle figlie fra qualche anno, di Rosalinda Gianguzzi

Dolcissimi amori miei
Come ogni sera da quando eravate piccole mi chiedete”ci racconti una storia” ?
A volte sono favole a volte chiedete “raccontaci di quando eravamo piccole noi!”.

Ed è quest’ultimo genere di storia che vi voglio raccontare oggi: voglio affidarvi una memoria, della quale non sono riusciuta a difendere la vita, ma spero ancora di tramandarne il ricordo.

Qualche anno fa quando voi eravate ancora più piccole c’era una scuola meravigliosa.
Pensate la scuola elementare italiana si chiamava primaria ed era libera, laica, gratuita ed aperta a tutti.

Era infatti pagata interamente dallo Stato e in ogni classe le materie erano affidate non ad un singolo maestro, ma a insegnanti specialisti e “specializzati” con gli anni, all’insegnamento di ogni disciplina.

C’era insomma un’ insegnante prevalente, che si occupava di solito dell’ambito linguistico, poi un insegnante che si occupa dell’ambito matematico che aveva 2 classi, spesso un insegnante specialista che insegnava l’inglese, un insegnante che, come oggi insegnava religione (quello è rimasto uguale) e se in classe c’erano bambini diversamente abili c’era anche un insegnante chiamato di sostegno.

Era un modello eccellente, tra i primi 5 d’Europa, per tante ragioni.
Ogni insegnante conosceva bene quello che insegnava perchè negli anni si era specializzato, e non come oggi che siete voi bambini ad essere “specializzati” in ciò che la vostra insegnante ama di più insegnarvi.

Ogni bambino era valorizzato nelle proprie attitudini, perchè c’era spazio/tempo per ognuno.
Le classi erano di non più di 25 alunni e questo, permetteva a ciascuno, di trovare una valida relazione con l’adulto di riferimento.
Tra l’altro grazie alla pluralità docente tutti trovavano un loro punto di riferimento.

INOLTRE SI FORMAVANO VERE “SQUADRE”, VERI TEAM, DI INSEGNANTI CHE AVEVANO 2 ORE LA SETTIMANA, PER CONFRONTARSI PARLARE, E A VOLTE ANCHE DISCUTERE, ma grazie a questi team, ogni bambino era speciale per qualcuno.

L’inglese non era come succede oggi insegnato con 2 canzoncine a Natale e fine anno, ma lo insegnava chi lo conosceva bene e amava insegnarlo.
Così come l’informatica: nessuno lasciava ricerche sul “mouse”, dicendo che era argomento interdisciplinare con l’inglese.

C’era un solo computer in classe, spesso era dell’insegnante, ma tutti noi lo usavamo.
E chi lo sapeva usare, poteva fare vedere quello che sapeva fare o poteva discuterne con l’insegnante, anche perchè c’erano anche insegnanti giovani.

Si tesori miei, giovani maestri senza acciacchi, che venivano a scuola solo quando stavano bene, e non nervosi per i dolori, la febbre etc.
Anche perchè se stavano male potevano stare a casa, e non sgridavano gli alunni perchè portatori di malattie.
Infatti se si assentavano chiamavano un supplente.

C’era una seccatura, che molti insegnanti bravi, cambiavano spesso la sede, venivano chiamati precari, ma quasi sempre dove arrivavano lasciavano un segno di freschezza, innovazione e voglia di fare!
Era come se la scuola avesse più respiro, e anche non si sentisse quel fastidioso odore di colonia, balsamo tigre e muffa.

Anche i voti non esistevano, c’erano giudizi, perchè erano legati non ad una scala di merito in cui sul podio salivano solo i primi col 6, ma che valutava il raggiungimento degli obiettivi, per cui si diceva sufficiente, buono etc.

Parole, se vogliamo più “gentili” dei freddi numeri, che anche se c’era un “non sufficiente”, non era una condanna, ma uno stimolo a fare di più e meglio.

Poi c’era il tempo pieno, si usciva cioè a scuola alle 4, (normalmente alle 13,30/14) e non era male come immaginate voi.
Perchè oggi rabbrividite all’idea di stare 1 minuto di più con quella maestra, che poverina, non è male, è solo anziana, stanca, sofferente, nervosa perchè deve fare 1000 cose e non ha certo il tempo di ascoltarvi.

C’erano altri insegnanti, che facevano fare varie attività: i compiti, decoupage, burattini, giochi riciclaggio.
Per la verità non erano sempre utili questi progetti, ma ai bambini piacevano e anche a noi genitori, ci toglievano tante rogne, ed era tutto gratis.

Noi non eravamo costretti a pagare, chi andava a prebdere i bambini a scuola, dava loro da mangiare, gli facesse fare i compiti, per poi sentirvi comunque stanchi e annoiati la sera, perchè siete stati ad annoiarvi in una scuola di “piccoli”!

Insomma era scuola davvero bella, senza sponsor da ringraziare acquistando i loro prodotti, per continuare a far si, che alleggeriscano le rette della scuola.
Senza consiglio di amministrazione, che dice sempre che soldi non ce n’è e dobbiamo fare ANCORA sacrifici.

E sapete una cosa?
La vostra mamma ne faceva parte, era proprio una precaria.
Perchè ridete? Non sto prendendovi in giro, anche se oggi mi vedete così dismessa e con la ramazza in mano vi assicuro che è così.

Ho combattuto strenuamente insieme ad altri colleghi per far si che quella fosse la Vostra scuola, non ci sono riuscita.
L’allora ministro Gelmini, una giovane zelante esecutrice, abbandonata dal governo e dalla memoria quando i genitori capirono cosa aveva fatto ed insorsero (era tardi purtroppo), ormai l’aveva attuata.

E se non sono riuscita a mantenerla in vita per me, e soprattutto per voi, almeno voglio affidarvene il mio ricordo.

Vi amo

Rosalinda Gianguzzi

Insegnante precaria della scuola primaria siciliana.
Mamma e docente per vocazione, scrittrice per diletto.


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