Discorso alla nazione, di Rita Sozzi

DISCORSO ALLA NAZIONE (si fa per dire)

LA GELMINI NEGA IL FUTURO ALL’ISTRUZIONE, GLI SCIOPERI OTTUSI NE NEGANO IL PRESENTE.

Per una volta giù le maschere del bel parlare e del rispetto, del politically correct.

Siamo sinceri senza scrupoli.

Vogliamo parlare di politica? Parliamo di politica.

Io non ho alcun interesse in alcun partito. Sono del parere dei Levellers inglesi del 1647: il potere corrompe; anche l’uomo più giusto, onesto e diritto quando si trova ad essere influente marcisce. E’ fatale. E, come diceva il furbo J. Bodin, lo stato è ciò che permette di avere il monopolio legittimo della forza.

Inoltre se sei cretino ma non hai i mezzi ed i modi per far valere le tue posizioni, la tua cretineria non ha effetti sul mondo esterno. Se invece hai il culo posato su una poltrona (o trono o scranno, a scelta), e sei cretino, tutta la tua cretineria si riverbera sugli altri, come un’onda d’urto.

Premesso questo, credo che la classe politica sia inevitabilmente sudicia e gretta, nonché inevitabilmente cretina. Di fatto la gente in gamba non arriva fin sulle più alte vette del cursus honorum, un po’ perchè trattasi di casta chiusa, un po’ perché manca l’interesse.

Ergo trovo ripugnante tutto il baraccone con tanto di corteo in maschera. Baraccone che, ohinoi, è tuttavia indispensabile; dichiarare l’anarchia è solo un ottimo modo per autodistruggerci: si autorizzerebbe ogni delirio che l’uomo è in grado di escogitare.

Infine, penso proprio che ogni popolo abbia il governo che si merita. C’è la democrazia? Benissimo! Non lamentiamoci dunque se il popolo bove vota come vota. Mica ci son stati colpi di stato, o sbaglio? Tutto fatto dagli italiani, tra gli italiani.

Farebbe comunque differenza? Con la sinistra c’era malcontento, con la destra c’è malcontento, se esistesse un sopra ci sarebbe malcontento e uguale con un ipotetico sotto. Il punto è: dietro. Perché, per le premesse poste prima, chiunque si incrosti al governo altro non fa che metterla nel c**o a chi l’ha eletto. E anche a chi non l’ha eletto, ovviamente. Questa è la democrazia!

Come dice un mio saggio prof, quando ci si accorge di avere la me**a fin sopra le caviglie, ecco che magicamente spunta la svolta autoritaria. Svolta democraticamente scelta dai cittadini che, accecati dal terrore, non vedono altra possibile soluzione.

Quindi, visto che è tutta roba nostra, roba messa lì da noi (no; io me ne tiro fuori, per ora), roba che è forte dei voti degli italiani, non lamentiamocene. E’ altrimenti ridicolo. Proprio ridicolo, e patetico.

Vogliamo parlare della Gelmini? Parliamo della Gelmini.

La sua proposta non è assurda perché di destra. E’ assurda perché è assurda. Se anche fosse stata partorita dalla sinistra sarebbe stata parimenti assurda. Mia madre è rossastra, mio padre è lievemente destrorso. Personalmente sono trasparente come l’aria. Pertanto giudico senza preconcetti e chiusure mentali di ideologia, ma solo in base alla sensatezza del decreto.

Usando tale metro trovo innegabilmente folle l’idea della suddetta ministra. Non ce n’è. Siamo a livelli da istituto di igiene mentale. La riforma della scuola è necessaria; sapete che è la seconda istituzione al mondo per numero di impiegati? Solo dopo il Pentagono, con tutto l’esercito americano. Però non è questo il modo di fare le cose. Nemmeno un ritardato agirebbe così, con tutto il rispetto per i ritardati “dichiarati” che, almeno, non vanno a fare i ministri.

Vogliamo parlare degli scioperi e delle manifestazioni? Parliamo di scioperi e, via, anche di manifestazioni.

Dunque, punto primo: credete forse che servano a qualcosa? Credete che perché le scuole chiudono un giorno, o due, allora si scioglieranno i sette sigilli dell’apocalisse, e Madama Giustizia giungerà su un carro di fuoco, ad illuminare le vostre vie? Buon Dio, neanche Delacroix era tanto visionario.

Illusi, illusi, illusi poveri illusi. Ragionate: qual è il problema? Perché sta succedendo tutto questo casino? Perché la Gelmini fa quel che fa?

Facile: perché mancano i soldi. Avete presente? I soldi, la moneta, i danè. Gha n’è pù. Da nessuna parte. Non ci sono, non possono essere disegnati sulla carta igienica, o inventati, o tirati fuori da qualche magico orifizio.

Quindi potete urlare fino a far saltare le vostre corde vocali. Potete saltare piangere picchiare volantinare protestare mugghiare e brontolare. Finchè non si esce dalla crisi, finchè non saltano fuori i danè, è tutto, perfettamente inutile.

Pecunia Imperatrix mundi, signori miei. Altro che ideali. Soldi, che mancano, e basta.

Dopidichè liberissimi di esternare lo scontento. Almeno ci provate, con impegno; gesto apprezzabile, per quanto vano.

Forse in altri paesi gli scioperi funzionano. In Francia, magari, i politici sentono sul coppino uno spiffero fresco, come di lama che taglia, recide colli, mozza teste; sarà un retaggio storico.

In Italia? Uhuh! Il ’68!!! Cavolo, siam messi bene. Si vede che bell’Italia profumata ci han lasciato i sessantottini. Tant’è che navighiamo in un prato di olezzose margheritine di campo. Porca miseria, la storia si ripete, ma la seconda volta in forma di farsa. In effetti mi guardo in giro e vedo drammi satireschi e commediole da quattro soldi ad ogni pagina di giornale, ad ogni megafono che strilla in piazza.

Chi è al governo, adesso? Facendo due conti, più o meno la generazione che, quarant’anni fa, ha vissuto quel bordello che è stato il ’68. Bella gente! No, la verità è che i nostri predecessori, i nostri genitori, ci han provato a cambiare il mondo; almeno a cambiare l’Italia, dai. Non ci sono riusciti, e tanto era fulgida l’illusione tanto più è stata cocente la sconfitta. Mi ricorda Foscolo, che si ricrede sulla bontà di “Napoleone liberatore” quando, con il trattato di Campoformio del 1797, vende il Veneto all’Austria. Ideali frantumati, e rabbia.

Sai com’è difficile ammettere di aver sbagliato giudizio? Di aver lottato e perso per un errore di critica?

Comunque li vediamo ancora adesso, e ancora adesso li stiamo vivendo, i benefici post ’68. Se non ci fosse stato quel che c’è stato, ora staremmo peggio? Mah, mi sembra difficile esser più con le pezze al c**o e la me**a al collo di come siamo ora.

Infine. Vogliamo parlare di me? Parliamo di me.

Sono allergica alla politica. Mi fa schifo, e bene o male riesco a vivere in una sorta di incoscienza, perché altrimenti mi incaz***ei come una iena senza poi poter far nulla di utile nell’immediato ed a livello pratico. Le manifestazioni ed i cortei non sono utili. Come dicevo prima le cose vanno come devono, se non ci sono soldi non ci sono nemmeno scioperando. Generalmente ignoro la politica, ed anche quando va ad intaccare la MIA vita tento di farmene una ragione. Stoicamente (nel senso filosofico del termine) apatica.

Invece ho miccia corta per quanto concerne gli ambiti in cui so di avere un certo potere, in cui so che posso realmente cambiare le cose. Ma certo, chi se ne accorge? Chi se ne frega?

Io disprezzo, senza pietà, l’eroismo che attira attenzione; le parole urlate; il pecorismo delle masse. Poveri vacui esseri, che si danno fuoco solo quando hanno gli occhi di tutti puntati addosso (altrimenti mai lo farebbero).

Ci vorrebbe meno casino e più calma per poter pensare. Ragionare, prima di parlare, per fondare i discorsi su una base solida, non sul fumo delle canne. I veri cambiamenti non sono fatti dai caproni che mugghiano e scalpitano in strada; sono i cambiamenti a livello di forma mentis, quelli che contano.

Poi, miseriaccia, vorrei prima risolvere i miei problemi di prima necessità; se non risolvo quelli, è poco coerente pretendere di risolvere quelli dei Massimi Sistemi.

Ahimè spesso le G.Q.S.C.P.N.S.D.C.C.S (Grandi Questioni Sociali Che Però Non Saprei Dirti Che Ca**o Sono) vengono lette come anestesia per la propria frustrazione; “mi ci dedico perché così non penso alla mia situazione che è ben peggiore di quella politica/sociale”. In effetti quando la rivolta di piazza fallisce la colpa è distribuita su tutti. Quando fallisce la propria vita, non ci sono altri responsabili se non noi stessi. Brucia l’amechania, brucia la frustrazione. Ci si scarica prendendosela con ideali fumosi e lotte presunte, sì sì. Facile poi, sentirsi a posto con la propria coscienza addormentata: “io il mio dovere l’ho fatto… se ho fallito è per mancanza di collaborazione/ per mancanza di organizzazione/… non per colpa mia. Io c’ero. Io non ho né rimorsi, né rimpianti”. Darsi al pubblico, quasi scaduto, per illudersi che non ci sia un privato putrido e pieno di vermi.

In summa. Mi son proprio stancata di tutto questo tran tran. Vorrei preparare la mia maturità in santa pace (si fa per dire). I miei prof hanno saggiamente deciso che, per protestare, non daranno la disponibilità per accompagnarci in gita. Ciò mi dispiace, inutile negarlo. Capisco i motivi e chino la testa, non ho certo il potere di oppormi, non è nemmeno mio diritto farlo. Comprendo anche che, piuttosto di bighellonare agli scioperi facendoci perdere spiegazioni e lezioni, così almeno la cultura dell’hic et nunc resta salda. Mi consolo: i periodi di instabilità ci sono per,forza poi l’equilibrio si ricrea. O perché le cose tornano a posto, o perché la gente si abitua al nuovo assetto.

Sopravviveremo, fidatevi.

Dal canto mio cerco di accendere quella miccia che faccia saltare la chimera del siddetto “logos occidentale”; una rivoluzione interiore, una rivoluzione nella prospettiva da cui si guarda il mondo. Le idee, signori, non i fatti. Prima dei fatti devono esserci idee. Per fatti rivoluzionari servono idee rivoluzionarie. Non ideali mezzo digeriti e rivomitati da un rigurgito di storia ciclica.

Penso che la superficie increspata del nostro laghetto tornerà ben presto tranquilla. Grazie alle vostre manifestazioni? Uhm… non dico nulla. Io stessa sono scesa in piazza giovedì 30 ottobre, e tanto m’è bastato. Voi, che vi siete costantemente mobilitati, vantatevene pure. Raccontate pure di come avete cambiato il mondo.

Io me ne sto qui a far la mia rivoluzione privata; al massimo farò come Pavese, che si accorse solo dopo di quanto la sua ignavia fosse stata grande. Ricordo al mondo che Cesare Pavese, con sulla coscienza il peso di una Resistenza mancata, si suicidò il 27 agosto 1950, ingerendo 16 bustine di sonnifero. Sulla prima pagina dei “Dialoghi con Leucò”, trovata sul suo comodino, scrisse: Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi

Ah, quasi dimenticavo. Decapiterei seduta stante tutti quanti fanno un uso erroneo, impreciso o scorretto della lingua italiana. Non ammetto errori grammaticali, pasticci e apostrofi sparsi a cavolo in una sintassi zoppa. “Le parole sono importanti. Chi parla male pensa male e vive male”. Appunto. Lottate perché l’istruzione sia un diritto di tutti? Lottate per la scuola?

E allora studiate, branco di ignoranti. Studiate, capre.

E vedete di non scrivere “Qui” con l’accento, sui manifesti, chè sa di buffonata.

Sono una studentessa come tante, frequento l’ultimo anno di liceo classico. Dopo la maturità vorrei iscrivermi alla facoltà di lettere antiche, per poi insegnare. Anche se ormai affermare qualcosa del genere suona lievemente sarcastico.

Ho un blog personale in cui scrivo (scrivere è la mia passione, mi piacerebbe tradurla in professione, un giorno), il cui indirizzo è:
http://chiarodiluna.megablog.it
Inoltre ho costruito, insieme al mio prof, un forum di filosofia:
http://angolodelfilosofo.megablog.it/forum
Da ultimo sono direttrice del giornale d’istituto.


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