Conoscere la natura di ciò che prova il somaro, di Oliviero Ciro

Un libro, quello di Pennac, che al contrario del solito non critica il sistema scuola, né gli insegnanti, né le famiglie, e nemmeno gli studenti. Un libro che affronta il nocciolo della questione dei somari. “Chagrin d’ecole”, il titolo in francese, lingua madre dello scrittore: letteralmente patema di scuola. In Italia è uscito col titolo “Diario di scuola”, ed affronta essenzialmente il tema che, secondo l’autore, è il punto pratico fondamentale: la paura.

Le due caratteristiche di “Diario di scuola” sono che è un racconto autobiografico dell’avventura scolastica dell’autore ed anche una riflessione su cosa è diventata la scuola e quali sono i meccanismi di apprendimento di cui si serve. Pennac analizza lo stato della scuola, raccontando appunto la sua esperienza, ma soprattutto mettendosi nei panni dello studente “somaro”, quale lui stesso è stato.

Come lo stesso Pennac ha detto al Festivaletteratura di Mantova dello scorso settembre il tema centrale del suo libro «è il tema del dolore. Ma non soltanto del bambino, dell’alunno, l’allievo che va male, sente e prova vergogna, prova paura, non riesce a costruire se stesso, ha dunque un gravissimo deficit di identità, ma che sente anche che lui fa paura a sua madre e a suo padre; sente che sta ledendo, sta ferendo il senso di identità del suo professore che non riesce a farlo progredire. Allora tutto questo accumulo di paure è prodotto dalla paura iniziale che è appunto quella del bambino, dell’allievo, quella che lui prova la prima volta che in classe non riesce a rispondere alla domanda del maestro».

Quello che in pratica sostiene Pennacchioni – questo è vero cognome dell’autore nato a Casablanca – è che nel ragazzo si innesca una sorta di reazione a catena che lo porta poi a diventare un somaro, innescata dalla paura appunto. Alla base sicuramente c’è anche, anzi soprattutto, la svogliatezza dell’alunno, che non si applica quanto dovrebbe, o magari per niente, nello studio. Come racconta lo stesso Pennac nel libro, lui inventava tutte le scuse possibili e impossibili di questo mondo pur di giustificare la mancanza dei compiti da svolgere o dello studio.

Certo che è sicuramente vero che bisogna anche saper “prendere” gli alunni e non concentrarsi solo su quelli bravi, lasciando rovinosamente indietro gli altri. Di fatti proprio su questo punto Pennac ha una sua teoria che esplica nel libro. Dice lo scrittore francese – sempre alla rassegna di Mantova – è che «Tutto sta nella conoscenza supplementare», quella che lui aveva – dice – rispetto ai suoi colleghi. Cos’è questa conoscenza supplementare? «Era il conoscere la natura di ciò che prova il somaro, di ciò che prova l’asino, e questa conoscenza io la reputo assolutamente indispensabile se si vuole insegnare a tutti. Chiaro, se ti prefiggi di mandare avanti soltanto quei dieci che già son bravi, nessun problema, ma se tu pensi che il tuo dovere di insegnante è quello di portare avanti tutta la classe, di insegnare a tutti, allora questa conoscenza è veramente, assolutamente indispensabile». Conoscenza che non è di tutti, e quindi Pennac propone anche un metodo per portare anche quelli che sono stati bravi alunni a pensare in tale modo, aggiungendo una prova all’esame di abilitazione all’insegnamento, prova di riflessione su mezzi utilizzati per superare le proprie difficoltà scolastiche. «Penso sia indispensabile per imparare a insegnare – dice ancora Pennac a margine del Festivaletteratura – tornare sulle proprie sconfitte, sulle proprie rotte scolastiche».

Il tipo di professore che rinnega un ceto tipo di studenti, dicendo di non dover recuperare quelli che sono più indietro degli altri, rifiuta in effetti la classe, classe che è – dice Pennac – «un pezzo della realtà… la realtà della nostra società».

Alla fine non manca una stoccata – anche se invogliata – alla riforma, nel frattempo divenuta legge, che il Governo varava: «uno dei modi per rifiutare in blocco questo pezzo di realtà, per rifiutare quei dieci somari che hai nella classe di trenta, è dire “tutto questo è il prodotto del Sessantotto”, una boiata infantile da vecchi bacucchi che si rifiutano di crescere: fa spavento».

Oliviero Ciro è iscritto da settembre 2007 alla facoltà di “Lettere e Filosofia” presso “La Sapienza” Università di Roma. Ha collaborato con il mensile locale di Ercolano “Block Notes” nel 2007; da giugno 2007 collabora con la rivista “Poeti e Poesia” diretta da Elio Pecora. Da Novembre 2008 svolge una stage presso la redazione del settimanale “Settimo Potere” (www.settimopotere.com  ).


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