Vado a scuola per imparare, racconto di Giò Piccolo

Un giorno come tanti. In piedi alle sei e un quarto, rituali vari, colazione, prendo i libri, il mio vecchio quaderno-agenda-vaso di Pandora e via…verso la scuola che mi aspetta fedele, come un cane in attesa di una carezza. Arrivo nel parcheggio e la solita confusione di auto, rumori e piedi, mi accoglie come sempre. Guardo le figurine colorate da lontano: mamme trafelate e bambini assonnati, papà carichi di cartelle enormi, tate e nonne che trascinano quelle con le ruote. E siamo tutti qui, per un silenzioso appuntamento, sfidando l’incalzare del tempo e l’immancabile campanella che, come una spada di Damocle, ridacchia beffarda in un angolo sopra le nostre teste e i nostri passi affrettati. Poi, finalmente, arriviamo tutti in classe.

E’ un’esplosione di astucci, quaderni, libri e matite e penne e mani frenetiche che sfogliano i diari come le proprie giovani vite, ansiose di crescere e di vedere che cosa c’è nella pagina nuova.

C’è Andrea che entra come una furia borbottando con la sua voce troppo grossa per un ragazzino della sua età. Alice, che saluta sempre e mi augura una buona giornata

( sarà del paese delle meraviglie?), Gianluca batterista in erba che scopre il ritmo della vita in ogni rumore, Simone che mi regala ogni giorno la sua voglia di imparare cose nuove e non si stanca mai, Chiara che guarda fuori inseguendo nuvole e foglie, Giovanni che racconta mille storie in dialetto e mi fa ridere anche quando ho l’umore in cantina, Bea che controlla il mio look ed è inflessibile sugli accostamenti e poi, Alessia, Marcello, Andrea….. Mi accorgo che per ognuno di loro potrei raccontare due favole, una allegra e una triste, ma ci vorrebbe un sacco di tempo. Così, mi limito a guardare i miei ragazzini ogni giorno, cercando di assaporare tutto quello che posso come un cucchiaio di Nutella ben colmo, soprattutto ora che siamo in quinta e questo ciclo con loro sta per finire. Abbiamo parlato di tante cose in questi anni, io insegno le discipline di studio, informatica e musica ed ogni volta avremmo dovuto moltiplicare il tempo almeno per tre, per dare a tutti l’opportunità di alzare la mano e pensare: CI SONO ANCH’IO. Mi dispiace molto quando non posso lasciar parlare tutti, perché tutti hanno tanto da raccontare e a scuola, stranamente, imparano anche ad ascoltare. Sono grandi questi ragazzi, con tutti i difetti che un ragazzino di 10 anni può avere. E questo ambiente, dove si suda, si ride e si soffre è un posto unico, un piccolo mondo nel mondo. E’ il posto dove ho imparato a sedermi tra i banchi e a rimanerci, dove ho scoperto il cielo, il prato, l’orizzonte. E’ la slitta che mi ha portato sulla neve con i miei ragazzi è il vento che ha trascinato i nostri pensieri. E’ qui che ho imparato a vedere un sorriso dietro la timidezza, la tristezza dietro un sorriso, la leggerezza e il peso della vita.

Vado a scuola per imparare, non portatemela via.

Giò Piccolo

Sono un’insegnante ed autrice di poesie e racconti, di Modena


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