Racconto sulla scuola di Lara Poma: La mia maestra

A volte ripenso alla mia maestra, quella delle scuole elementari, alla mia maestra “unica”.

Ricordo con piacere e un po’ di nostalgia il tempo passato alle elementari (un tempo si chiamavano così), forse perché è il primo ricordo di scuola che ho. Ricordo i miei compagni, la mia aula, la recita dove ho fatto la parte di Colombina, i cartelloni appesi ai muri con riportate le lettere dell’alfabeto, il suono della campanella, gli intervalli passati a giocare tutti insieme. Ma ricordo soprattutto lei, la mia maestra, che per cinque anni ha guidato me e i miei compagni, alla scoperta di tante cose nuove: abbiamo imparato a scrivere, a leggere, a “far di conto”, a disegnare e tanto ancora. Per me è stata una presenza rassicurante e andavo a scuola volentieri sapendo che c’era lei. Non che fosse perfetta, questo no! Rileggendo ora da adulta l’esperienza delle elementari, mi rendo conto che lei, la mia maestra, ha avuto la capacità (ma forse si trattava di saggezza?) di non riversare nevrosi e problemi su noi bambini, ma con dolcezza e fermezza, ci ha aiutato a scoprire la bellezza di leggere un libro, di scrivere un racconto, la gioia di imparare tante cose nuove. E ci sgridava pure, spronandoci però a dare il meglio!

Ogni tanto (raramente per verità) la incontro per strada: ancora mi riconosce (e sono passati circa 30 anni), mi saluta, si informa sulle mie novità, mi ha pure chiamato in un momento della mia vita molto doloroso.

In questo periodo si stanno facendo tante discussioni sul mondo della scuola: lasciando perdere ogni motivazione politica, economica o di altro genere, io voto per il maestro unico, almeno nelle scuole primarie.

Arrivando nelle medie (o come si chiamano oggi) è già scioccante cambiare compagni di classe, ma quello che mi ha forse più sconvolta è stato ritrovarsi con almeno 8 professori diversi, ognuno con i suoi tic, le sue idee, le sue abitudini. E tu, piccola ragazza che devi anche vivere e saper gestire il cambiamento esteriore ed interiore che proprio in questi anni si opera in ogni preadolescente, ti ritrovi a districarti tra i vari professori e le loro manie: nell’ora di italiano non puoi sottolineare il libro perché la prof vuole che, mentre lei spiega, tu la guardi in faccia; nell’ora di tecnica/disegno non puoi guardare l’orologio (solo per sapere l’ora) perché se il prof ti vede parte la ramanzina sulla noia, che nasconde un senso di insicurezza .. del professore! Nell’ora di matematica devi ricordarti che è sempre necessario alzare la mano per qualunque cosa altrimenti la prof ti mette una nota sul registro..è uno stress per una vuole solo studiare.

La cosa positiva del maestro unico è che questo rapporto esclusivo permette al docente una conoscenza globale dell’alunno e quindi può facilmente capire se e dove intervenire. Non sono conoscenze frammentarie e superficiali (chi se li ricorda più i prof delle medie!)

Almeno nella prima esperienza di scuola di uno scolaro lasciate il “maestro unico” e che sia preparato, comprensivo e umano.

E ci tengo a dire: grazie Maestra.

POMA LARA

Sono una “ex” studente del nord Italia, ho 39 anni e
lavoro come impiegata in un ufficio. Con parecchie persone ho una
corrispondenza epistolare (con tanto di buste e francobolli) e mi piace
scrivere. Mi è sempre piaciuto studiare ed andare a scuola… non
sempre però mi sono piaciuti i professori!


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *