Racconto sulla scuola di Giuseppe Acciaro: Un’ipotesi

La sera prima avevo fatto tardi in casa di amici; una festa alla quale non avevo potuto rinunciare per non offendere una mia carissima amica. Così quel giorno mi sentivo leggermente intontito, e le parole dell’insegnante di matematica le recepivo con molta fatica, anche perché il tono usato mi sembrava più stanco e blando del solito, come se anche la professoressa non avesse dormito a sufficienza. Stava parlando di parabole e iperboli, ma le spiegazioni relative mi parevano un po’ confuse. Sentivo che aveva fretta di arrivare al punto che più le premeva: ovverosia le formule, quelle che poi dovevano risultare chiare e inconfutabili, con la chiarezza assoluta delle tavole sacre. I passaggi a vuoto sembravano palesi, ma l’insegnante sapeva districarsi con consumato mestiere, dribblando le domande che rischiavano di minare la sua credibilità. Inclinai il capo appoggiando una guancia sul palmo della mano e tenne il braccio meno teso. Pensai alla professoressa che tentava idealmente di ripartire quasi da zero, spiegandoci la materia anche in chiave storica ed evolutiva, citando anche studiosi, i tentativi, anche se a volte infruttuosi, di innovazione, i grandi sperimentatori. Ne sarebbe derivato un apprendimento più complesso ed articolato, ma sarebbe stato un modo di inserire una chiave di accesso decisamente stimolante. Avevo gli occhi chiusi, e un’espressione, così mi dissero, estremamente rilassata.

Mi destai dal mio creativo torpore; l’insegnante mi aveva ingiunto di andare alla lavagna per illustrare ai miei compagni quello che avevo capito.

Tutto regolare…


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.