Non si può fare lezione qua dentro di Francesca Pierotti

Della scuola ricordo le mattine fredde, l’odore dei libri e della merenda che si mescolavano nello zaino Invicta, quei cinque secondi di silenzio e tensione prima che la professoressa, passando in rassegna con il dito i nostri cognomi sul registro pronunciasse un nome, poco prima che tutti sospirassero sollevati ed uno di noi si alzasse sgomento pronto per l’interrogazione.

Ero sicura che un giorno non avrei retto a quell’attesa, che mai più nella mia vita avrei provato quell’angoscia che solo la paura può darti, soprattutto se la professoressa si chiamava Ciocchetti e avrebbe dovuto insegnare una certa materia pur non avendocela mai spiegata.

Avevo ragione riguardo la paura. La vita alcune volte mi ha mostrato le sue sfumature; il timore, l’angoscia o l’inquietudine, ma mai la paura sorda che soltanto quei cinque secondi mi hanno dato. Tutto il resto, le sue offese gratuite, la sua ignoranza, ho preferito dimenticarle.

E poi, ricordo il professore F. Lui, con la sua semplicità, la sua tolleranza, la sua apertura mentale, la bicicletta anche d’inverno in un paese di macchine. La sua mano sulla testa che ti faceva capire che era dalla tua parte, che sapeva che non esistono buoni o pessimi alunni, ma professori che possono ferirti quelli si, ci sono.

Anche oggi, che da uno stralcio di giornale ho capito che non c’è più, ricordo soprattutto un caldo giorno di primavera, la campana che suona e lui che spalanca la porta di classe e dice:

“In una giornata così , non si può fare lezione qua dentro”

Ci porta tutti in riva al mare, e lì, tutti attenti e partecipi, facciamo lezione.

Mi mancherà molto, anche se so che, ovunque sia adesso, è già in bicicletta.

Francesca Pierotti

Ex alunna e, se capita, supplente (molto) precaria che nell’attesa fa tutt’altro.


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