Racconti Scuola – Famiglia; tutto il mondo è paese? di Anne Civario-Bano

Avete presente il film “Giù al Nord” attualmente sugli schermi? Se cerca di sfatarli con buon umore, la vicenda ci ricorda – o addirittura ci insegna – i vari luoghi comuni che pesano da decenni sugli abitanti del nord della Francia, i cosiddetti “Ch’ti”: disaggio economico e arretratezza culturale in primo luogo.

Vero è senz’altro che il doversi trasferire in quella regione era ed è ancora oggi vissuto per tanti statali come un sacrificio, spesso necessario per iniziare la propria carriera. Per esempio, di posti di insegnanti, il Nord ne offre più delle altre regioni…

Quarant’anni fa’, quando i miei genitori, copia di maestri di scuola freschi di diploma, sono arrivati là, hanno scoperto una regione sicuramente accogliente, ma con usi e costumi decisamente inaspettati. Nel paesino dove hanno preso in mano, da soli, le sorti della scuola comunale dall’asilo alla quinta elementare, subito sono stati rispettosamente chiamati “Signori”, gli unici a meritare questo titolo oltre al sindaco e al medico. Certo che a quei tempi, la scuola giocava un importante ruolo sociale, oltre che prettamente educativo.

Con questi presupposti, chiaramente i rapporti scuola/famiglia si svolgevano sotto i migliori auspici. Il peggio che poteva capitare era un po’ di assenteismo a scuola quando serviva una mano nei campi. Ma MAI nessuno si sarebbe sognato di contestare l’operato del maestro. Un sogno per gli insegnanti di oggi, che sia in Francia, in Italia o altrove, vero? Comunque, visto che un’eccezione alla regola è sempre possibile, un giorno mio padre ha ricevuto una lettera di insulti da parte di un genitore scontento. Ricordo la scena come se fosse ieri; ero in aula quale sua alluna. Senza battere ciglio, mio padre aveva preso la sua biro rossa ed iniziato a sottolineare e correggere gli errori di ortografia e sintassi come se l’elaborato fosse stato un normale compito in classe. Aveva poi semplicemente restituito la lettera debitamente corretta all’avvilito alluno che gliel’aveva portata, chiedendo: “La puoi riconsegnare al mittente, per piacere”.

Credetelo o no, da allora il rispetto per mio padre (e per estensione anche per mia madre e, ahimè, anche per la sottoscritta figlia che avrebbe preferito sentirsi una bambina qualunque) era ulteriormente cresciuto. Se il suo valore quale docente non era più da provare, il suo plateale gesto, di cui l’intero villaggio aveva saputo in un batter d’occhio, aveva illustrato a tutti la necessità di concedere agli insegnanti l’opportunità di svolgere il proprio lavoro senza troppe inutili interferenze. Come a dire: famiglie, preoccupatevi dei vostri figli quali genitori; è già un compito immenso. All’insegnamento didattico, lasciate con fiducia che se ne occupino i docenti!

Altri luoghi, ma soprattutto altri tempi, purtroppo…

Anne Civario-Bano

Vissuta in Francia fino all’età di vent’anni, dopo una Laurea triennale in Giurisprudenza, mi sono trasferita in Italia (Como) per sposarmi. Lavoro nella vicina Svizzera Italiana quale impiegata quadri-lingue. Ho vinto ad inizio anno il premio letterario “Intimità”.


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