Ore libere di Anna Baccelliere

Giornata pesante. Prima-sesta con due ore libere. Centrali. Praticamente… intrappolata a scuola. Che fai, esci per due ore in un paese lontano dal tuo quaranta chilometri mentre infuria il temporale? Neanche a pensarci! Niente spesa per oggi. M’arrangerò con quello che ho nel surgelatore. Ma sì, festa del freezer! Magari compro il pane fresco dal panificio sotto casa quando arrivo. Almeno quello… Accidenti! Ho lasciato il borsellino a casa….Poco male: in cartella ho sempre cinque euro di scorta. Ho imparato a premunirmi dagli effetti collaterali della perdita della memoria: la vecchiaia incalza.

Visto che ci sono, do una sistemata alla biblioteca: sono arrivati i pacchi con i nuovi acquisti. Bisognerà archiviarli.

La bidella mi blocca sulla porta. Si porta eloquentemente una mano alla nuca che flette all’indietro per attirare la mia attenzione e attaccar bottone: “Atttttrite, psorèè, me face mala ‘a capa!” Per evitare il lungo monologo sui suoi acciacchi fasulli e tagliar corto, le rispondo con un semplice sorriso di convenienza. Imperterrita riprende a sferruzzare il corredino per l’ennesimo nipotino che sta per nascere in attesa della prossima vittima. Sotto la “sua” cattedra, accanto alle scarpe che ha sfilato dai piedi sin dalla prima ora, già puliti il pesce e le rape per il pranzo. La invidio. I miei cibi precotti e surgelati fanno una figura meschina al confronto. Finalmente varco la “sogliola” ( come dice Giovanni il collaboratore del piano superiore) della biblioteca e faccio appena in tempo ad accendere il PC. Giovanni ha fiutato le mie due ore libere: ” Pssoressa, se ti ricordi parli al Preside della faccenda mia, della pensioncina e della 104 che posso avere per una mia prozia di mia moglie. Fai un po’ tu che con quello, che è capatosta, ci sai parlare. Mi fido di te. T’ho pure votato come RSU.” Ha voglia di chiacchierare e mi racconta per un quarto d’ora del bisticcio “con quella là fuori che non cià voglia di fadicare, ma solo di fare i c….zzi suoi ( e scusa la volgarità!).”

Per fortuna il suo cellulare squilla. Son libera. Ritorno al mio lavoro.

Che diavolo ha ‘sto computer? Non funziona… Dovrò formattarlo. Magari domani arrivo un’ora prima del mio orario di servizio. E installo anche il programmino che ho creato per l’archivio elettronico. Mi son giocata un paio d’ore domenica mattina, ma il prodotto finale mi soddisfa.

Sollevo lo sguardo e incrocio quello di Katarine in corridoio. Le sorrido. Entra in biblioteca e mi da’ una letterina con tanti cuoricini. Poi, dopo un bacio sulla guancia, va via senza parlare. Apro il biglietto che racconta di “un segreto segretissimo di quando vivevo in Venezuela nella casa famiglia”. Coi genitori adottivi non sta bene: s’è avvinghiata a me. Avrà un altro trauma quando lascerà le medie. Devo parlare con la psicologa scolastica… Per me. Soffrirò anch’io.

L’urlo della collaboratrice, che non schioda il sedere dalla sedia, mi richiama all’ordine. “Psoreèèè, quello del Chiapas!”. Il suo bon ton mi stravolge. In corridoio mi aspetta padre Franco. Fissiamo un appuntamento per l’incontro con le seconde e le terze. Il progetto solidarietà deve partire presto altrimenti non ce la facciamo a raccogliere i fondi per Aprile prima della sua partenza.

Mentre decidiamo i dettagli dell’evento, vedo l’assistente sociale che attraversa l’androne con passo marziale e sguardo fiero. Sembra quasi il Presidente della Repubblica. Mi scuso con padre Franco, lo congedo e la tallono. Non è facile parlarle. Ha un carnet pienissimo. Ma devo dirle assolutamente di Rosa e della sua situazione familiare. Non è giusto che continui ad essere schiava dei suoi genitori e di cinque fratelli. E che debba fare i compiti di nascosto quando tutti dormono. E che debba invece dormire durante le lezioni….Come fa anche Giuseppe perché porta il gregge di suo padre al pascolo alle quattro del mattino…. Visto che ci sono parlo anche di lui… E di Emilio che, temo, spacci. Stamattina aveva l’aria stravolta. E di Maria…

Appena mi libero, son io ad esser tallonata. Marisa mi porge un floppy e mi chiede: ”Anna, per favore, mi metti questo? Non so come si faccia. A pochi mesi dalla pensione vuoi che impari ad usare il computer? …Poi, se hai tempo, mi aiuti a stampare la programmazione?“ Faccio in due minuti. Anche Marisa mi bacia e va via scuotendo il capo per l’ammirazione come se avessi fatto chissà quale miracolo.

“Anna” mi apostrofa stizzita la vicepreside, bloccandomi in corridoio, “una tua alunna non mi porta i cinque euro per l’assicurazione. Mi fa andare avanti e indietro da una settimana”. Inutile dirle che il padre di Maria è in cassa integrazione da anni. Dall’alto dei suoi griffatissimi stivali Prada, non capirebbe. Rinuncio al mio pane fresco. Ma sì! Festa del freezer completa.

Suona la campana. Devo rientrare in classe. Accidenti! Neanche il tempo per una pipì. La pillola per la pressione sta sortendo i suoi effetti.

Dunque… le fotocopie per il compito le ho fatte, ho telefonato in segreteria per le cartoline da inviare a casa, ho inviato il fax con l’ordine delle magliette con il logo della scuola per la festa di fine anno, ho chiamato la redazione della RAI per una visita guidata, i lucidi per la lezioni di Carlo V son pronti…Bene. Tutto ok! Le mie due ore libere son terminate.

Fuori, impazza ancora il temporale.

Anna Baccelliere

Sono nata a Grumo Appula (BA) dove vivo e insegno con grande passione nella secondaria di primo grado. Adoro la famiglia, il lavoro, la montagna, la musica new-age, i viaggi e i dolci. Sono autrice di libri per ragazzi e curatrice di testi scolastici.

www.annabaccelliere.it


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