Racconto sulla scuola di Alessandro Maxia: La vita che fu

Questa mattina il freddo è veramente terribile, le mie mani sono gelate. Non mi sento più le gambe. Ma voglio andare avanti, non posso fermarmi. Niente al mondo mi può impedire di fare ciò che ho pensato di fare.

Forse non è la mattina ideale per camminare, ma la voglia era tanta e non ho potuto resistervi.

Dieci minuti al freddo, nelle strade deserte, sotto un cielo opaco, respirando aria umida e pungente. Ma ne vale la pena.

Raggiungo la mia destinazione, e le mie gambe, fermandosi, tremano un poco.

Davanti a me una distesa assolutamente vuota e triste.

Conosco bene questo posto.

Qui c’era la mia vecchia scuola, dove ho vissuto per anni, praticamente una parte della mia vita.

Un periodo che è morto, morto e sepolto, perché tutto è morto ormai.

Ma può ancora rivivere.

Ricordo bene quei giorni. Le mattine a rincorrere il tempo, pur di non incappare nelle ire dei professori, poco amanti dei ritardi. Le sere a sacrificare minuti pur di liberarsi di ingrate pagine e oscuri esercizi. Le prime conoscenze, gli amici rincontrati, i nemici affrontati giorno per giorno.

Non mi è andata sempre bene, non è stato un periodo assolutamente meraviglioso, ma fa parte di me e non posso farci più niente.

Io non lo rinnego. Non rinnego nulla di quel periodo.

Quello che ho detto in quegli anni, quello che ho fatto, mi hanno reso quello che sono. Facendo esperienze diverse, incontrando persone diverse, non sarei io a parlare, sarebbe un’altra persona a farlo. Che forse, a quest’ora, non starebbe a contemplare la distesa che gli appare in tutto il suo silenzio.

La fine di quel periodo è stata come una morte per me. Mi sono quasi sentito mancare.

Sapevamo cosa stava succedendo nel frattempo, cosa ci sarebbe capitato. Tutti noi, i miei compagni, i miei professori, sapevamo che il futuro sarebbe stato molto peggiore del nostro passato e del nostro presente. Quando io e alcuni vecchi amici ci siamo iscritti all’università, ne abbiamo avuto la piena conferma. Abbiamo saltato diverse settimane di lezione, e certi docenti non hanno ancora iniziato; non sappiamo nemmeno che faccia abbiano.

In un lampo rivivo tutte le esperienze trascorse nella distesa che ho davanti, nell’edificio che non c’è più, unicamente perché era troppo vecchio e stava cadendo in pezzi. Io gli ero affezionato, tuttora lo ricordo con gioia, era come un padre per me. Poi, i ricordi si fermano, la mente riabbraccia la realtà, e risento il freddo che m’invade.

Senza accorgermene è trascorsa un’ora. È il momento di sostare un attimo a casa prima di tornare in facoltà. Sono stato incaricato di distribuire volantini per promuovere la campagna elettorale del mio gruppo. Così non si può andare avanti, ho deciso, abbiamo deciso, di cambiare il presente per migliorare il futuro.

Mentre mi lascio la distesa alle spalle, tutto torna a morire, il silenzio, il vuoto, il sibilo del vento coprono ogni cosa.

E torna a rivivere in me.

Alessandro Maxia

Nato a Cagliari nel 1987. Appassionato di scrittura praticamente da sempre. Con la convinzione sempre ferma di poter, dover e voler migliorare sempre di più, passo dopo passo, lavoro dopo lavoro.


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