Scuola non statale

 

Scuola non statale: no allo smantellamento dei diritti e delle tutele del personale

L’11 dicembre le lavoratrici e i lavoratori del comparto della scuola non statale scioperano accanto ai colleghi degli altri comparti pubblici e privati della conoscenza.

Nelle istituzioni scolastiche ed educative non statali, curriculari ed extracurriculari, la crisi sta producendo e continuerà a produrre, se non si introducono misure anticrisi adeguate, conseguenze devastanti soprattutto sul versante dell’occupazione, del reddito, della qualità del lavoro e del servizio.

Ad un diffuso calo della domanda dovuto alla riduzione dei redditi/consumi, i gestori, siano essi laici che religiosi, reagiscono addossando tutto il peso della crisi sul lavoro, sui lavoratori e sulle loro famiglie.

Dismissioni dell’attività, cessioni di azienda e di ramo d’azienda, esternalizzazioni, abbassamento dei diritti contrattuali, cambiamento di contratti, trasformazione del lavoro standard in lavoro atipico nella variante del lavoro a progetto sono le azioni più frequenti poste in essere da datori di lavoro laici e religiosi. Per non parlare del ricorso a contratti di sottotutela e al permanere del lavoro nero e sottopagato.


Tutto ciò significa licenziamenti, disoccupazione, e abbassamento dei salari, dei diritti e delle tutele soprattutto contrattuali. C’è il rischio di una ulteriore estensione del lavoro precario, nelle sue varie forme e articolazioni, a danno del lavoro subordinato, regolare e dipendente con conseguenze negative sull’occupazione, sul reddito, sui diritti, sulle tutele e sulla qualità del servizio.

Non solo! Le novità legislative in tema di ordinamento imposte dalla politica scolastica della Gelmini si coniugano in maniera negativa e devastante con la grave crisi occupazionale in quanto quegli interventi legislativi sono causa di perdita di posti di lavoro così come è avvenuto per la primaria e per la secondaria di primo grado. Come pure sono fonte di un irreversibile impoverimento dell’offerta formativa che inevitabilmente porterà il nostro sistema di istruzione ad una pericolosa deriva connotata da standard di basso profilo e da una sua frammentazione ingiustificata.

In un simile contesto caratterizzato da una profonda crisi economica sarebbe necessario, invece, operare in maniera diametralmente opposta puntando su istruzione, formazione e ricerca quale volano per sostenere uno sviluppo che proprio sulla conoscenza trova il fulcro centrale.

Proprio per queste ragioni le lavoratrici e i lavoratori della scuola, dell’educazione e della formazione non statale sciopereranno, per l’intera giornata, l’11 dicembre accanto a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori della conoscenza chiedendo, con lo sciopero generale, al governo, alle controparti padronali e alla politica un repentino cambio di rotta.

In particolare le lavoratrici e i lavoratori delle istituzioni scolastiche, educative e formative non statali, laiche e religiose, rivendicano:

•la centralità del CCNL che rafforzi il suo ruolo e il suo valore solidaristico e universale e che consenta un effettivo recupero del potere di acquisto delle retribuzioni;
•la ripresa della lotta all’evasione contrattuale e contributiva mediante una vigorosa azione ispettiva in maniera tale da porre fine al lavoro nero, irregolare e sottopagato;
•la piena esigibilità dei diritti a cominciare da quelli contrattuali;
•la lotta ai diplomifici per una bonifica definitiva del sistema e una maggiore qualità del servizio;
•il pieno rispetto da parte dei gestori dei vincoli posti dalla legge di parità in materia di contratti di lavoro ponendo fine a quelle forme di sfruttamento ampiamente tollerate dalle stesse istituzioni preposte alla vigilanza;
•un sostegno reale all’occupazione estendendo in maniera universale gli ammortizzatori sociali;
•un sostegno reale al reddito da lavoro mediante la riduzione del peso fiscale che oggi grava sulle buste paga;
•una ripresa dei processi di stabilizzazione del lavoro precario con la sua trasformazione a lavoro dipendente e a tempo indeterminato;
•un rinvio dei regolamenti attuativi sulla secondaria di secondo grado e la contestuale apertura di un confronto reale con tutti i soggetti coinvolti in maniera tale da produrre una riforma condivisa e socialmente valida della scuola secondaria di secondo grado.


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