Cisl e scuola: “Non ci interessa la polemica!”

 

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NON CI INTERESSA LA POLEMICA!

Non ci interessa la polemica, e non ci piace, tanto che ci siamo sempre guardati bene dall’alimentarla. Per nostro costume, siamo abituati a reagire solo se provocati. Nel caso in questione, non possiamo tacere di fronte alle accuse, più o meno velate, di connivenza con presunti atti liberticidi o limitativi della democrazia. Su queste cose non si scherza, e chi si permette di gettare sulla CISL sospetti del genere ha le risposte che merita.

La Flc CGIL conosceva benissimo il nostro pensiero sul rinnovo delle RSU, quindi non finga di scoprire adesso cose note da tempo: prese di posizione assunte in sedi ufficiali (ARAN), sempre chiaramente argomentate e ampiamente pubblicizzate.

La Flc CGIL sa anche benissimo che niente e nessuno impedisce, laddove ce ne sia bisogno, di rinnovare una RSU decaduta o di istituirla negli istituti scolastici di nuova formazione.


La piena funzionalità della contrattazione d’istituto sta a cuore anche a noi, non serve che altri ci diano lezioni di cui non abbiamo bisogno e per cui, francamente, non hanno titolo. Soprattutto non accettiamo, dalla CGIL e da nessun altro, lezioni di democrazia.

E’ mai possibile che in questo Paese – ora per la scuola, domani per qualche altro comparto – la CGIL si consideri l’unica ed esclusiva custode della democrazia e pensi che tutti gli altri sindacati lavorino per mortificarla e umiliarla?

Né tantomeno accettiamo lezioni di confederalità, perché confederalità vuol dire farsi carico di trovare soluzioni praticabili rispetto ai problemi dei più deboli.

Proprio la vertenza sul precariato è il terreno di un impegno vero in questa direzione: i più deboli vanno aiutati, non strumentalizzati; hanno diritto a risultati concreti non a illusioni, favole e demagogia.

In questa fase politica e sindacale si stanno esprimendo, del tutto legittimamente, posizioni e atteggiamenti diversi sulle azioni da assumere; qualcuno è indotto a privilegiare sempre e comunque lo scontro, qualche altro a rivendicare, prima di tutto, l’esercizio di prerogative negoziali che sono il terreno proprio e specifico dell’agire sindacale.

Fortemente convinti delle nostre opinioni e delle nostre scelte, non ci siamo però mai arrogati il diritto di indicarle come le sole “giuste e legittime” e rispettiamo comunque quelle altrui.

Chiediamo alla CGIL di fare altrettanto, evitando di salire ogni volta sul pulpito ad impartire prediche al mondo su come si debba fare sindacato e su come si debba difendere la democrazia.

Non è così che si contribuisce a ristabilire un clima in cui il confronto sia soprattutto ascolto, rispetto e dialogo, non sordità e pretestuoso contrasto.

Con l’arroganza e la presunzione non si costruisce l’unità sindacale, né dal basso né dall’alto.


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