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Vademecum Iscrizioni Scolastiche: tutto quel che c’è da sapere

Ansia a pieno regime per centinaia di migliaia di famiglie alle prese con le iscrizioni scolastiche. Ai genitori non sfugge affatto che una croce in più o in meno può mettere in forse tre e anche cinque anni di serenità familiare. Tra le eventualità più temute svettano nell’ordine: un insegnante troppo severo, un tempo scuola che non collima con le esigenze lavorative della famiglia e un edificio scolastico difficilmente raggiungibile. Ecco allora una guida dettagliata che viene dall’esperienza dei genitori dell’ A.Ge. Toscana e dal servizio di consulenza gratuita che l’Associazione svolge ormai da numerosi anni.

“Per una buona scelta può aiutare molto il passaparola fra genitori –dichiara la presidente regionale Rita Manzani Di Goro– ma è anche necessario ascoltare bene le indicazioni fornite dalla scuola e riflettere attentamente sulla scelta che si va a fare”.
La prima decisione riguarda il modello orario: tempo corto o tempo lungo? Bisognerebbe pensare in primo luogo al bambino, ma di fatto occorre confrontarsi con l’effettiva presenza di adulti che possano prendersi cura di lui all’uscita dalla scuola. E non va dimenticato che nella primaria il tempo pieno (40 ore) è rimasto una scuola di tutto rispetto, in confronto agli altri orari (24-27-30 ore) che anche a causa dei tagli agli organici vedono una girandola di insegnanti alternarsi nelle classi.

Per l’infanzia è da privilegiare l’iscrizione a 40 ore, soprattutto se la scuola è dotata di spazi per far riposare i più piccini dopo pranzo. Si sconsiglia invece il tempo prolungato fino a 50 ore, perché in quel caso vanno a sparire completamente le ore di compresenza degli insegnanti e non c’è più tempo per star dietro ai più piccoli oppure per fare interventi differenziati nelle sezioni che accolgono bambini di età e grado di maturazione diversi.
L’anticipo delle iscrizioni, previsto per i bambini che compiono 3 o 6 anni entro il 30 aprile 2012, è in genere da sconsigliare, perché non è detto che un bimbo vispo e intelligente sia emotivamente maturo per questo passaggio anticipato. A quella età un anno di differenza rispetto ai compagni di classe vuol dire molto e a ben guardare si rischia di rubare un anno di infanzia ai nostri figli con la prospettiva di farli diventare dei disoccupati un anno prima.

“I genitori hanno diritto di scegliere fra tutte le possibili opzioni –prosegue Di Goro- senza limitazioni da parte della scuola, che non può decidere a priori di puntare solo su alcune, scoraggiando la scelta di altre. Il nostro consiglio comunque è quello di dare una sola preferenza, perché altrimenti la scuola può legittimamente assegnarci un tempo scuola che risulta essere la nostra seconda, terza o anche quarta scelta”.
Prima dell’inizio delle iscrizioni il consiglio di circolo/istituto deve deliberare i criteri di accoglimento delle domande di iscrizioni alle quali il Dirigente scolastico si deve attenere per non superare il numero massimo di alunni che possono essere accolti in base agli spazi nelle aule e alle strutture disponibili (palestre, laboratori ecc.), stabilendo i criteri di precedenza per l’accoglimento delle domande e l’articolazione del tempo scuola su 5 o 6 giorni. Patti chiari e amicizia lunga, insomma, perché non si può scegliere al buio.

Anche questo comunque non basta, perché per sapere come sarà articolata la classe di nostro figlio occorre conoscere cosa ha scelto la maggioranza dei genitori e se la dotazione di organico sarà adeguata alle richieste: la scuola anzi ha il dovere di avvertire le famiglie che le domande saranno accolte solo a determinate condizioni. È giusto sapere che il Ministero garantisce una dotazione di insegnanti di scuola primaria di 27 ore per classe e di 40 ore per il solo tempo pieno già esistente, per cui ci potranno essere difficoltà a costituire una classe a 30 ore o una nuova prima a tempo pieno. Le classi che già funzionano a 30 o 33 ore hanno invece diritto a completare il ciclo con il tempo scuola assegnato in precedenza.

I genitori hanno anche diritto di sapere che per costituire una classe a 24 ore occorrono 15 domande concordi. Visto che una classe può arrivare al massimo a 27 alunni ciò significa che le altre famiglie si dovranno eventualmente adattare. Lo stesso vale per la scuola dell’infanzia, con l’avvertenza che per costituire una classe occorrono 18 domande e che il numero massimo di alunni può arrivare a 29.
Specialmente nei piccoli centri sarebbe opportuno che i genitori concordassero quale scelta effettuare, in modo da garantire meglio tutti e non affidarsi alla lotteria degli accomodamenti finali. Nei centri più grandi attenzione alla ripartizione fra singoli plessi, perché alla fine il dirigente avrà la necessità di far quadrare domande, aule e organici e capita spesso che qualcuno rimanga sacrificato nelle sue aspettative.

La richiesta è spesso superiore alla disponibilità di posti e allora molte scuole per graduare le domande in eccesso fanno riferimento alla residenza del bambino. Questo può costituire un elemento di precedenza oppure un punteggio aggiuntivo; si può anche fare riferimento allo stradario comunale come pure al luogo di lavoro dei genitori, alla presenza dei nonni e al domicilio.
Attenzione dunque ai criteri stabiliti dal consiglio di circolo/istituto per le liste di attesa, ai punteggi e alle priorità, con l’avvertenza che la delibera deve essere adottata prima dell’inizio delle iscrizioni e che tutti i requisiti debbono essere posseduti e documentati entro la data di chiusura, e cioè il 12 febbraio 2011. Questa scadenza è tassativa: le domande presentate successivamente non possono essere accolte per la scuola dell’infanzia e vengono poste in coda a tutte le altre negli altri ordini di scuola.

L’iscrizione alla scuola media e superiore è effettuata presso la scuola attualmente frequentata, che provvederà all’inoltro delle domande. La domanda va presentata per una sola scuola, ma attenzione perché, come recita la circolare 101/2010, “Non sempre la domanda di iscrizione può trovare accoglimento. La indisponibilità di posti, di servizi e di strutture può infatti ostacolare la soddisfazione delle richieste”, per cui il dirigente scolastico può contattare gli esclusi e concordare con loro il trasferimento ad altra scuola.
Solo per la scuola superiore si possono indicare in subordine uno o due istituti di proprio gradimento e in mancanza di posti il preside ricevente provvederà al successivo inoltro delle domande in eccedenza.
Per le classi intermedie e all’interno dello stesso istituto comprensivo è prevista l’iscrizione d’ufficio, con obbligo di versare la quota assicurativa e, negli ultimi due anni di scuola superiore, il contributo richiesto.

Dall’infanzia fino alla terza superiore il contributo è volontario e consigliato, a patto che la scuola lo utilizzi per aumentare la qualità dell’offerta formativa e rendiconti ai genitori le modalità di utilizzo. Da non dimenticare che tasse e contributi scolastici sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi dei genitori.
I moduli per le iscrizioni devono essere disponibili sui siti internet delle scuole che ne sono dotate.

Un capitolo apposito per gli alunni portatori di handicap. Il DPR 81/2009 stabilisce che le classi che li accolgono “sono costituite di norma con non più di 20 alunni, purché sia esplicitata e motivata la necessità di tale consistenza numerica, in rapporto alle esigenze formative degli alunni disabili e purché il progetto articolato di integrazione definisca espressamente le strategie e le metodologie adottate”. È necessario dunque che tutta la documentazione sia in regola entro i tempi previsti e che il dirigente faccia un’accurata relazione circa la necessità di mantenere il numero degli alunni entro un certo limite. Questo può influire molto sul numero e la tipologia delle classi che si vanno a formare.

Dalla circolare sulle iscrizioni per l’a.s. 2011/12 ancora un paio di indicazioni utili per i genitori: il nulla osta al trasferimento in corso d’anno è un diritto e non può essere in alcun modo negato o ritardato da parte della scuola di appartenenza.
Quanto all’insegnamento della religione cattolica, la domanda va presentata solo all’inizio di ogni ciclo di istruzione e la scelta può essere modificata anno per anno entro il termine delle iscrizioni. La scelta delle attività alternative invece può essere effettuata entro l’inizio del nuovo anno scolastico.

“Anche per le scuole medie valgono i criteri già indicati –aggiunge Jachen Gaudenz, presidente dell’A.Ge. Arcipelago Toscano – L’importante è operare una sola scelta e non barrare anche le alternative, altrimenti vi è una discrezionalità nella scuola ad operare delle scelte contro cui non è possibile opporsi. Importante è che le attività pomeridiane siano di effettivo recupero o approfondimento con specifici progetti e non una prosecuzione delle lezioni curricolari mattutine”.

“Diversa è la situazione per le scuole superiori. Il più delle volte c’è mancanza di comunicazione tra i genitori degli alunni che già frequentano il corso superiore e quelli che hanno i figli in terza media, per cui si lascia solo alla scuola la promozione dell’istituto, che non sempre è rappresentato fedelmente. A volte vengono mostrati aspetti della scuola, come ad esempio laboratori o attività complementari, corsi di recupero e valorizzazione delle eccellenze di cui i ragazzi non potranno poi usufruire”.

“Le iscrizioni avvengono spesso sulla base della simpatia ispirata dall’Istituto durante l’orientamento, dai compagni, da esigenze familiari anziché privilegiando le attitudini e le indicazioni dei docenti –conclude Gaudenz- Purtroppo effettuare le iscrizioni a febbraio, se da una parte è utile per programmare le cattedre e le strutture per l’anno successivo, dall’altra è troppo precoce per far manifestare all’alunno un interesse che lo condizionerà per il successivo quinquennio. È quindi necessario che i genitori si confrontino e chiedano fin d’ora una copia del Pof relativo all’anno di iscrizione del proprio figlio per verificare la proposta della scuola, e che durante l’anno pretendano il rispetto di quanto indicato. Il Piano dell’offerta formativa è un vero e proprio contratto fra scuola e famiglie e come tale va rispettato”.

Per approfondimenti: www.agetoscana.it , agetoscana@age.it

E’ iniziato il Presidio/Occupazione di Via dell’Archeologia (Tor Bella Monaca – Roma )

I genitori e i docenti dell’Istituto Comprensivo Via dell’Archeologia di Roma (Tor Bella Monaca), sono estremamente preoccupati per l’organizzazione del tempo scuola della scuola primaria per il prossimo anno scolastico.
A fronte di una richiesta di organico per confermare il tempo scuola delle attuali classi e per attivare 6 nuove classi prime (TUTTE A TEMPO PIENO), il MIUR ha assegnato alla scuola un organico che può consentire l’attivazione di 5 prime a Tempo Pieno e di una a 27 ore, e inoltre non garantisce le ore necessarie per il funzionamento a 30 ore dell’unica classe V TEMPO NORMALE esistente nell’istituto.

La nostra scuola da anni è inserita nel progetto “Area a rischio”. Necessita perciò di particolare attenzione da parte delle istituzioni.
Il Tempo Pieno, è ormai richiesto dalla totalità delle famiglie e scaturisce dalla volontà dei genitori di garantire ai propri figli la continuità del modello educativo precedentemente scelto e di assicurarlo ai nuovi iscritti.
In particolare si sottolinea che il tempo pieno, è qualitativamente valido, perché ricco di contenuto pedagogico e didattico. E’ inoltre un tempo scuola necessario in un quartiere come Tor Bella Monaca in cui per molti l’alternativa alla scuola è la strada.
Per TEMPO PIENO si intende ciò che realmente è: alternanza di DUE docenti in orario antimeridiano e pomeridiano per lo svolgimento e approfondimento delle varie discipline. Invece alla delegazione dei genitori che è andata all’USP di Roma per perorare la causa dell’Istituto è stato proposto dal dott. Prioreschi di utilizzare le compresenze per completare l’orario necessario. Questo, però, non è più Tempo pieno, ma PARCHEGGIO di bambini fino alle ore 16,30. Infatti nelle classi prime, utilizzando le compresenze, si avrebbe l’alternanza di 5/ 6/7 insegnanti. Così come per far funzionare l’unica classe a Tempo Normale, per arrivare a coprire 30 ore, utilizzando le compresenze, più insegnanti di classi diverse si dovrebbero alternare sullo stesso gruppo classe.
Tutto ciò andrebbe a danneggiare l’intero istituto perché non si potrebbero attuare percorsi di approfondimento e/o recupero disciplinare, non si potrebbero realizzare progetti ed effettuare attività di laboratorio con un numero inferiore di alunni come è possibile, invece, con l’utilizzo della totalità delle compresenze.

QUESTO E’ TEMPO PIENO O E’ CAOS? QUESTA, E’ SCUOLA DI QUALITA’?

Ci si chiede, inoltre, come sia possibile che – dopo tutte le lotte sostenute dai genitori in questi ultimi anni per mantenere il tempo pieno e, dopo le garanzie del Ministro Maria Stella Gelmini di garantire il tempo scuola richiesto dalle famiglie- non vengano concessi i tempi scuola richiesti all’atto dell’iscrizione.
A fronte di tali problematiche per ben due volte negli scorsi anni i genitori di Tor Bella Monaca, pur di non rinunciare alla opportunità del Tempo Pieno e ad una scuola di qualità, sono scesi direttamente in campo occupando la scuola e protestando civilmente.

PER GLI STESSI MOTIVI DA OGGI IL COORDINAMENTO GENITORI INSEGNANTI DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO VIA DELL’ARCHEOLOGIA PRESIDIA LA SCUOLA OCCUPANDONE GLI SPAZI

La PREsidio/OCCUPAZIONE
Inizia il giorno 18 maggio al termine delle lezioni, dalle 16,30, consentendo così il normale svolgimento delle lezioni e si protrarrà per almeno tre giorni. Durante le assemblee dei genitori a cui sono stati invitatele forze politiche e sociali del territorio, saranno individuate altre forme di lotta ed iniziative

PER FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE
NON INTENDIAMO FERMARCI A QUESTA PRE/OCCUPAZIONE

Coordinamento genitori- insegnanti istituto Comprensivo Via dell’Archeologia, Roma
Contatti: 3333335410 3397377068

Le famiglie richiedono più tempo scuola

Tempo scuola e richiesta delle famiglie: i dati relativi alla regione Veneto e alla provincia di Milano.

Proseguiamo con l’operazione trasparenza. Le famiglie italiane chiedono più tempo scuola, ma il Ministro Gelmini non le ascolta.

Abbiamo resi noti, qualche giorno fa, alcuni dati in nostro possesso relativi alle richieste delle famiglie.

Proseguiamo oggi con la nostra operazione trasparenza pubblicando la situazione in due importanti realtà del nord Italia: Milano e il Veneto.

Il quadro che emerge è piuttosto chiaro: il ministro Gelmini calpesta la richiesta di tempo scuola delle famiglie italiane e il diritto dei bambini ad avere una buona scuola. Il silenzio imbarazzato del ministro sugli organici e invece la loquacità su altri argomenti appare un patetico tentativo di spostare l’attenzione dei media da quello che oggi rappresenta il vero problema della scuola italiana: un taglio epocale che riduce i diritti sociali delle famiglie e smantella il sistema pubblico dell’istruzione.

A Milano le classi a tempo pieno richieste dalle famiglie ammontano per il 2010/2011 a 7.209. L’ufficio scolastico provinciale ne ha autorizzate 7.061.
La mancanza di risorse per i tagli agli organici ha comportato che 148 classi richieste a TP non venissero autorizzate e fossero trasformate d’ufficio dall’USP a TN. Gli alunni (e le loro famiglie) spostati nelle prime classi dal T.P. a 40 h. al T.N. a 27h, ammontano a 3.830 unità.

Lo scorso anno le prime a TN erano appena 92, nel 2010/2011 in virtù dello spostamento forzoso, passano a 220. Ma c’è di più. La struttura del tempo pieno, due insegnanti per ogni classe, viene meno in quanto non si attribuisce automaticamente il doppio organico alle classi. A seconda del numero di classi attivate si fa un po’ di cresta. Classi tutte a T.P.: fino a 30 posti: -1 posto; da 32 a 42: – 2 posti; da 44 a 70: – 3 posti; da 70 in poi: – 4 posti.

Se i posti vengono tagliati, in realtà gli alunni aumentano e aumentano le richieste di tempo scuola delle famiglie venete. Infatti sono oltre 7300 le famiglie che per il prossimo anno scolastico hanno richiesto il tempo pieno che non verranno accontentate.

Via: www.flcgil.it

Tagli agli organici, la voce dai territori: aggiornamento dalla Campania

 

Via: www.flcgil.it

Dalla FLC Cgil della Lombardia e di Bologna la denuncia sulla drammaticità dei tagli che mettono a rischio la riapertura delle scuole a settembre.

Non si placa la protesta per le pesanti riduzioni agli organici dei docenti e del personale ATA della scuola.

Le ripercussioni sull’avvio dell’anno scolastico sono costantemente denunciate dalla FLC Cgil a livello nazionale e territoriale, come accade, ad esempio per le regioni Lombardia o la Campania e per le città di Bologna o Ravenna.

Intanto, dai dati dopo i trasferimenti il quadro dei tagli si fa sempre più chiaro: nella scuola secondaria superiore almeno 6.000 lavoratori non avranno più un contratto e uno stipendio, mentre oltre 2.400 professori di ruolo non trovano posto nelle scuole della loro provincia. Dal Ministero, inoltre, non arriva ancora nessuna risposta sulle immissioni in ruolo e sui provvedimenti di tutela per i lavoratori precari licenziati a settembre.

Nell’incontro del 10 giugno scorso era stato preannunciato un provvedimento urgente a tutela dei lavoratori che il prossimo anno non avranno più un contratto annuale, i cui contorni restano ancora fumosi. Nel decreto anticrisi non c’è l’ombra di questo provvedimento anche se “voci di palazzo” danno per certo un emendamento in sede di conversione. Siamo davvero al ridicolo: un Governo che emana un provvedimento urgente che poi emenda sé stesso per aggiungere un provvedimento annunciato da mesi non è certo un Governo serio e attento ai problemi dei lavoratori.

Roma, 22 luglio 2009


FLC Cgil – CISL Scuola – SNALS – GILDA degli insegnanti
Bologna
Organici 2009/2010: a rischio la riapertura delle scuole a settembre
Si è finalmente delineata la situazione del personale docente e ATA di cui potranno disporre le scuole bolognesi per il prossimo anno e la novità assoluta rispetto agli scorsi anni – e alle tante battaglie estive per adeguare gli organici alla popolazione scolastica in continua crescita e alla domanda delle famiglie – è che… l’organico di fatto non c’è più!
Nessun margine di manovra per i docenti, nonostante le rassicurazioni date a suo tempo dall’Amministrazione per far digerire il taglio di 243 insegnanti in organico di diritto con circa 3.000 studenti in più e le 57 sezioni a tempo pieno non concesse. I posti derivanti dalla somma dei cosiddetti “spezzoni” di cattedra (515, assolutamente necessari e comunque pagati dal Tesoro) fanno “spalare” gli obiettivi di taglio degli organici (complessivi 391 insegnanti a Bologna, tra organico di diritto e di fatto) di 9 unità, da tagliare ulteriormente e restituire quanto prima al Ministero. Un organico di fatto in negativo dunque: le sorprese che ci riserva il Ministro non finiscono mai!
Altro che il tempo scuola richiesto dalle famiglie, le classi a tempo pieno non date, le 19 sezioni di scuola dell’infanzia (interessate più di 500 famiglie) che non apriranno, le promesse di sdoppiamento di classi dai numeri e complessità ingestibili: semplicemente non potranno aprire le scuole. Secondo i nostri calcoli, mancano infatti all’appello almeno 150 insegnanti soltanto per garantire gli insegnamenti curricolari (l’inglese totalmente scoperto alle elementari e le varie discipline previste dagli ordinamenti tra medie e superiori) e il rispetto delle norme di sicurezza.

A questo aggiungiamo la mazzata che si è ormai precisamente quantificata per il personale ausiliario, tecnico e amministrativo delle scuole: – 117 collaboratori scolastici, – 32 assistenti amministrativi, – 11 assistenti tecnici, totale – 160 unità. In crisi assoluta soprattutto la scuola di base in provincia con molti plessi: – 3 bidelli a Gaggio Montano con 11 sedi da far funzionare (- 11 nel triennio) e – 2 a Molinella con 1.540 studenti e 10 sedi (- 8 nel triennio), per portare qualche esempio.
Sono previste deroghe per queste situazioni di particolare difficoltà, ma previa compensazione, ovvero togliendo di più da altre scuole che già hanno raschiato il barile.
Già quest’anno si prospetta una drastica riduzione del servizio delle scuole, orari insostenibili di lavoro e lo scarico sui Comuni di funzioni gestite finora in convenzione (la mensa, pre e post scuola), ma la proiezione nel triennio dei tagli porta alla chiusura delle scuole pura e semplice.

Per finire, ricordiamo l’enorme ritardo e l’assoluta indeterminatezza dei tempi per tutte le operazioni di inizio anno, che tengono in fibrillazione tutto il personale della scuola – in particolare quello precario – e che rischiano di pregiudicare il funzionamento delle scuole a settembre.

Non possiamo rassegnarci al gravissimo danno inferto alla nostra buona scuola, alle legittime attese di migliaia di famiglie senza alcuna risposta, ma ora siamo al punto di non garantire neppure il funzionamento minimale del sistema scolastico bolognese che non può reggere – anche ad ordinamenti “riformati” delle elementari, delle medie e del personale ATA – un taglio complessivo di 579 unità di personale con 3.000 studenti in più, in un territorio che ormai ha tagliato ogni possibile “spreco” da anni.

Inevitabile quindi, da parte di queste organizzazioni sindacali, l’indizione dello stato di agitazione della categoria e ogni forma di mobilitazione dei lavoratori per settembre, ma anche la denuncia all’autorità giudiziaria di tutte le situazioni in cui non sia garantito il rispetto di quanto la legge prevede, in materia di sicurezza e di diritto allo studio.

Bologna, 16 luglio 2009

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FLC Cgil Ravenna
Come avevamo annunciato nella giornata di ieri, sono pervenuti i dati che confermano la drastica riduzione degli organici del personale ausiliario tecnico, amministrativo nella scuola.

Abbiamo ripetutamente denunciato con preoccupazione – afferma Monica Ottaviani segretaria provinciale della FLC CGIL di Ravenna – lo stato di asfissia a cui andava incontro il sistema scolastico pubblico, se i tagli previsti dalla Legge 133/2008 fossero stati confermati nella sua totalità.

Abbiamo altresì contrastato con decisione i provvedimenti del governo e del Ministro Gelmini che perseguivano l’obiettivo di limitare il ruolo del sistema pubblico d’istruzione, così come previsto dalla Costituzione, dequalificando e mortificando la scuola pubblica ed il personale che in essa vi opera.

Abbiamo anche denunciato, in un momento di così grave crisi economica del nostro paese, come quei provvedimenti avrebbero provocato il licenziamento di migliaia di precari lasciandoli senza lavoro e senza stipendio e senza ammortizzatori sociali a cui fare affidamento.

Abbiamo anche posto l’accento sulla sicurezza degli edifici e sul fatto che aumentando il numero degli alunni per classe vi sarebbe stato non solo una lesione del diritto allo studio ma anche locali meno salubri e meno sicuri a contenere numeri elevati di alunni (ricordiamo che la norma prevede che le classi possano essere composte da oltre 30 alunni).

Abbiamo ribadito che la scelta di ridurre il tempo scuola degli studenti, non derivasse da ragioni squisitamente didattiche o pedagogiche ma che si trattasse di una scelta indotta dalla necessità di fare cassa.

Abbiamo annunciato che le scelte della famiglie non potevano essere accolte e questo avrebbe comportato ricadute sociali molto pesanti; che molte sezioni di scuola dell’infanzia non potevano essere attivate generando così lunghe liste di attesa.

Di tutto questo abbiamo anche parlato con le Istituzioni locali e con il Prefetto, inviando comunicazioni, dati ed avviato incontri.
Delle ripercussioni sul personale docente abbiamo già dato comunicazione nei mesi scorsi ma per buona memoria riportiamo in sintesi i dati: -25 infanzia; -50 primaria; -66 media; -37 superiori.

Quanto descritto oggi, trova concretezza nei numeri diramati dall’Ufficio Scolastico Regionale riferiti al personale ausiliario, tecnico, amministrativo della scuola.
Infatti, oltre al taglio degli organici rappresentato dalla modifica delle tabelle ministeriali (per la nostra provincia -34 posti rispetto all’anno scolastico 2008/2009), se ne aggiunge uno ulteriore che riduce complessivamente di oltre settecento posti gli organici del personale ATA a livello regionale.
Per Ravenna il calo devastante è il seguente: collaboratori scolastici (bidelli) -42; assistenti amministrativi –5; assistenti tecnici –9; per un totale di –56 posti. A tutto ciò va aggiunto l’aumento complessivo degli studenti pari a + 1264 (oltre 10.000 in tutta la regione).

La realtà supera quindi ogni più triste previsione annunciata, al punto da pregiudicare seriamente l’avvio del prossimo anno scolastico.
Rivolgo – conclude Monica Ottaviani – un appello a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica e della nostra scuola ravennate partendo da un elemento di fondo: occorre superare, ed in fretta, ogni barriera ideologica che impedisce di fatto un’analisi serena dei problemi, nella consapevolezza che di questo passo la scuola pubblica non sarà più in grado di dare risposte e favorire opportunità alle piccole cittadine e cittadini della nostra comunità.

La verità è che il prossimo anno scolastico nella nostra provincia le famiglie ravennati non potranno più lasciare a scuola, in condizioni di sicurezza, i propri figli e a non potrà essere garantita una scuola di qualità e aperta alle esigenze del territorio.

Questo è inaccettabile ed è necessario il contributo di tutte le forze politiche, di governo e di opposizione, per sostenere le ragioni della nostra scuola.

La scuola, una buona scuola, non può prescindere dagli investimenti umani ed economici che si mettono in campo.

Ravenna, 14 luglio 2009

 

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Le scuole non sono obbligate a istituire il docente unico: lo dice la Corte dei Conti

La Corte dei Conti sottolinea che su sua richiesta di spiegazioni, la stessa Amministrazione, sostiene che le scuole sono autonome nel decidere se adottare il maestro unico.

Come abbiamo sempre sostenuto e sottolineato, anche di recente, vista la forte discussione che è partita nelle scuole a tale proposito, il maestro unico non è un obbligo.

Per due ragioni: la scuola è autonoma in forza della legge Costituzionale 3/2001, la scuola organizza le risorse che le vengono assegnate, anche quelle professionali, come meglio crede, in forza dell’articolo 5 commi 1 e 4 del DPR 275/99 che reca il Regolamento dell’ autonomia scolastica.

Ora la Corte dei Conti, sia pure in un contesto non tanto fausto, che è quello dell’approvazione definitiva del Regolamento sul primo ciclo, esplicita il proprio parere, in sede di registrazione dello stesso Regolamento, sottolineando positivamente la risposta dell’Amministrazione sul fatto che le scuole non sono obbligate al maestro unico.


Evidentemente la stessa Corte dei Conti ha costretto il MIUR ad ammettere che il docente unico non è prescrittivo. Infatti nel parere la Corte afferma come l’Amministrazione sottolinei che il modello del docente unico – di cui al d.l. n. 137/2008, convertito in legge n. 169 del 30 ottobre 2008 – viene sì indicato come modello da privilegiare nell’ambito delle possibili articolazioni del tempo-scuola, ma pur sempre “tenuto conto della richiesta delle famiglie e nel rispetto dell’autonomia scolastica”. In sostanza, l’indicazione del modello non avrebbe alcun carattere prescrittivo, lasciando piena libertà alle scuole di strutturare orari e assetti didattico-organizzativi secondo la propria programmazione e valutazione.”

Non avevamo dubbi e lo abbiamo detto sin dall’inizio. Ora ci pare che non li può avere più nessuno.

Ciò non ci impedirà comunque di impugnare l’intero regolamento.

Roma, 10 luglio 2009


Tagli agli organici: la voce delle scuole

Via: www.flcgil.it

Tagli agli organici: la voce delle scuole

La mozione del Collegio dei docenti di un Istituto Comprensivo della provincia di Piacenza contro i tagli.

Pubblichiamo la mozione, approvata all’unanimità, del Collegio dei docenti di un Istituto Comprensivo della provincia di Piacenza che nei giorni scorsi si è espresso contro i provvedimenti della maggioranza di Governo sulla scuola. In particolare, si chiede che l’organico di diritto assegnato alla scuola venga ricalcolato sulla base della normativa tuttora vigente e applicata per questo anno scolastico. Questo al fine di garantire il rispetto delle richieste fornite dalle famiglie al momento dell’iscrizione.

Un’altra testimonianza, dunque, di chi non si rassegna alla svendita della scuola pubblica e che anzi prosegue tenacemente in un costante lavoro di informazione quotidiana.

Roma, 2 luglio 2009

 


 

 

Al MIUR
All’U.S.R. Emilia Romagna
All’U.S.P. di Piacenza
Si portano a conoscenza le SS.LL.che il

COLLEGIO DOCENTI
dell’I.C. …… riunitosi in forma plenaria il giorno 25/06/2009 ha votato all’unanimità la seguente mozione:

PRESO ATTO CHE
L’ORDINANZA del TAR del Lazio, adottata nell’udienza del 04/06/2009, per quanto concerne la determinazione dell’organico di diritto relativo all’anno 2009/2010, nonché di ogni altro atto presupposto connesso e conseguente

HA AFFERMATO CHE

“manca il regolamento di cui art. 17, comma 2 della L. 23 agosto 1988, n. 400 come previsto dall’art. 64 comma 4 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 convertito in L. 6 agosto 2008, n. 133, allo stato soltanto firmato e che riguardo alla impugnativa della circolare n. 38 del 2 aprile 2009 manca il piano programmatico di interventi, allo stato ancora al livello di bozza di decreto interministeriale previsto dall’art. 64, comma 3 della menzionata legge n. 133 del 2008”;

E PRESO ATTO CHE

l’organico di diritto per l’a.s. 2009/2010 non consente di attuare il Piano dell’Offerta Formativa in vigore e di rispettare la richiesta delle famiglie all’atto delle iscrizioni, in quanto è stato calcolato sulla base di disposizioni restrittive, mancanti di supporto normativo

CHIEDE

Al Ministero dell’Istruzione (MIUR), all’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna e all’Ufficio Scolastico Provinciale di Piacenza: che l’organico di diritto assegnato venga ricalcolato sulla base della normativa tuttora vigente e applicata per l’a.s. 2008/2009, al fine di garantire a tutte le classi l’ organizzazione didattica e il tempo scuola previsti dal POF (compresenze, contitolarità, continuità didattica).

Approvato all’unanimità.

25 giugno 2009