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Rompiamo il silenzio su quello che avviene nella scuola

Segnaliamo questa interessantissima iniziativa sulla scuola della Flc Cgil dall’emblematico nome:”Rompiamo il silenzio“. In pratica la scuola “reale” e le famiglie che conoscono bene gli effetti dei tagli agli organici che stanno avvenendo nel mondo della scuola  si raccontano.

Tutti i giorni nuovi documenti dalle scuole e segnalazioni di genitori e cittadini. Consultatelo continuamente e inviate anche voi le vostre impressiona dalle scuole della vostra città. Vi ricordiamo che anche Scuola Magazine ha lanciato un Concorso Letterario per raccontare il proprio inizio di scuola.

Per i precari della scuola di Torino uno stato di precarietà permanente

Questa è la situazione della scuola, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, di fronte ai tagli agli organici e alle risorse previsti dalla legge 133/08, alla quale si aggiunge la pesantezza della manovra economica estiva, che ha previsto, tra l’altro, il blocco dei Contratti e degli scatti di anzianità per il personale di ruolo.
MA PER IL PERSONALE PRECARIO la situazione è sempre più tragica
Altri 41.000 posti sono stati tagliati con la seconda trance della legge 133 e, nonostante tutto, visto i pensionamenti, i posti vacanti per le immissioni in ruolo sarebbero stati oltre 30.000: questo a testimoniare l’enormità del lavoro precario sfruttato nella scuola (circa 200 mila i supplenti docenti e ata), visto il notevole risparmio di cui gode l’Amministrazione la quale risparmia su ogni supplente circa 8.000 € l’anno, tra stipendi estivi non pagati e scatti di anzianità di cui i precari non godono (e che comunque neppure quelli di ruolo ne godranno, almeno per un triennio).
Solo 10.000 docenti e 6.500 Ata sono stati invece assunti di ruolo
Con i nuovi tagli circa 20.000 docenti e ata, che l’anno scorso avevano stipulato un contratto annuale o fino al termine dell’attività didattica, rimarranno fuori dalle nomine, soprattutto per alcune classi di concorso (pensiamo al taglio delle ore con l’avvio della cosiddetta riforma delle superiori) e al Sud, dove già sono in corso scioperi della fame e azioni esasperate di protesta che devono trovare – con l’approssimarsi dell’inizio dell’anno scolastico – una generalizzazione e soprattutto forme incisive di lotta, come è stato, lo scorso giugno, lo sciopero nei giorni degli scrutini.
E’ importante, però, sottolineare l’importanza di non delegare ai soliti sindacati “rappresentativi” (che sarebbe meglio chiamare “concertativi”) le sorti delle migliaia di docenti e Ata che da precari si ritroveranno disoccupati, senza possibilità, vista la situazione generale del mondo del lavoro, di trovare alcuna occupazione.
Non vogliamo forme di ammortizzazione sociale (vedi l’ “ammazza precari”, che è una ulteriore presa in giro e un ritorno, anche nelle scuole, a forme di caporalato):
VOGLIAMO LAVORARE COSI’ COME ABBIAMO FATTO IN TUTTI QUESTI ANNI , PERMETTENDO ALLA SCUOLA PUBBLICA IL NORMALE SVOLGIMENTO DELLE LEZIONI
Ed è, per tutti noi, una offesa sentire presunti “rappresentanti dei lavoratori” (vedi La Stampa del 28/08/2010) dichiarare che “…i docenti che hanno manifestato venerdì scorso occupando via Pietro Micca (sede dell’Usr regionale) sono stati colpiti dai tagli solo quest’anno, altre materie sono già state martoriate negli anni scorsi. ………. queste manifestazioni estemporanee non portino alcun risultato”
Questo è stato l’obiettivo del Governo e di questi sindacati (Cisl, Uil, Snals prima di tutto) che l’anno scorso non hanno mosso un dito per bloccare la riforma e i tagli, anzi hanno cercato di delegittimare le forme di lotta messe in campo dai Cobas (blocco degli scrutini): dividere i lavoratori e far passare in sordina i tagli e le presunte riforme.
E’ necessario che docenti ed Ata (precari e non) sappiano che i veri loro nemici non sono solo i Governi, che in questi anni si sono succeduti, ma che una forte responsabilità di questa disgregazione è dovuta al ruolo connivente dei sindacati “concertativi” e che solo l’unità di tutti i lavoratori della scuola può invertire la rotta.
Vi invitiamo, quindi, a questi 2 importanti appuntamenti:

Martedì 31 Agosto alle ore 10 all’I.M.“Berti” via Duchessa Jolanda27 chiusura delle convocazioni con Assemblea finale
Giovedì 2 Settembre ore 17 riunione dei precari presso la sede dei Cobas Scuola Via San Bernardino 4 – Torino

Cobas Scuola Piemonte
via San Bernardino 4 – 10141 Torino
tel/fax 011334345 cell.3477150917
e-mail: cobas.torino@yahoo.it
www.cobascuolatorino.it

Scuola: no al volontariato obbligatorio. 28 settembre 2010: giornata di mobilitazione nazionale proposta da Gilda

28 settembre 2010
GIORNATA NAZIONALE DI PROTESTA

con assemblee in contemporanea in tutte le città d´Italia. Ecco il volantino.

Contro
Abolizione degli scatti di anzianità
Tagli agli organici e decimazione degli insegnanti
Licenziamento di massa dei precari
– Stipendi da fame e non rinnovo dei contratti

Come?
– Boicottaggio di gite e viaggi di istruzione
– Astensione da tutte le attività non obbligatorie

Riportiamo un intervento del Coordinatore nazionale FGU Rino Di Meglio:

Negli ultimi anni, la situazione della scuola ha conosciuto un´ accelerazione verso il peggio, le cui attuali dimensioni nessuno poteva immaginare.

I tagli all´istruzione (di scuole, di classi, di posti di lavoro, di finanziamenti per il normale svolgimento delle attività) pur iniziati anche con governi precedenti hanno raggiunto oggi un punto che non esitiamo a definire scandaloso.

Mentre altri Paesi stanno comprendendo l´ importanza dell´ istruzione per lo sviluppo e stanno investendo in cultura, in Italia si pensa solo a tagliare. E non certo il superfluo che ormai non esiste più, ma l´ essenziale che rappresenta quel diritto allo studio, costituzionalmente difeso. L´ impressione- ma è ormai quasi una certezza- è che si voglia deprimere il valore di una scuola pubblica statale per lanciare quella privata, a pagamento, solo per chi può permetterselo.

Sono scenari foschi, purtroppo confermati da una serie di decisioni pensate addirittura come punitive per gli insegnanti- come quella inserita nella manovra finanziaria di inizio estate del ministro Tremonti poi parzialmente modificata, grazie anche alla manifestazione del 15 giugno, al Teatro Quirino a Roma (Perché la scuola deve pagare di più?), indetta da Gilda Unams, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal.

In questi anni, la Gilda-FGU ha sempre segnalato ai colleghi la direzione e il senso delle decisioni politiche che via via intervenivano sulla scuola. Consapevole del pericolo che la scuola pubblica stava correndo, ha cercato l´ unità con gli altri sindacati e lo sciopero del 30 ottobre del 2008, da essa fortemente voluto, dove un milione di cittadini è sceso in piazza a Roma, ne è stata una prova significativa, per chi avesse avuto la volontà e la considerazione di tenerne conto.

Invece, così non è stato perché ci troviamo di fronte ad una impostazione di governo che prende le decisioni rifiutando il confronto e l´ ascolto con chi rappresenta i cittadini che lavorano.
Un‘ impostazione non certo in linea con i principi democratici che rappresentano il nostro Paese.

Che fare, allora?

Noi della Gilda pensiamo che il momento sia uno dei più difficili che la scuola italiana abbia attraversato, ma crediamo anche che malgrado tutto qualcosa da fare ci sia ancora.

Intanto, riteniamo che si debba cercare di recuperare il senso e l´ autorevolezza della scuola, perché una scuola pubblica statale valida e valente è una condizione necessaria all´ interesse generale, rappresentato dalla nostra Costituzione. Se altri cercano- come pensiamo- di umiliare quella scuola, ebbene noi docenti dobbiamo (e possiamo) ostacolare quel progetto. Spetta anche a noi mantenere alto il timone della scuola italiana.

Per cominciare, abbiamo indetto una giornata di mobilitazione nazionale il 28 settembre con assemblee contemporanee in tutte le città d´ Italia per presentare e discutere la nostra protesta contro tutte le misure presenti e passate che stanno abbattendo la scuola pubblica.

Ecco quindi il senso politico della nostra proposta:
– recuperare la nostra funzione primaria che è insegnare;
– rifiutare tutte quelle attività extra (gite scolastiche, viaggi di istruzione) che non verranno nemmeno più retribuite, ancorché in maniera indecorosa come avveniva fino ad ora;
– ripulire la nostra attività da quella marea di burocrazia e di riunioni extra che imprigionano le giornate, togliendo tempo ed energia all´insegnare.

Una scuola rinnovata, quindi, dove si insegna e dove si comincia a dire “no” a tutto ciò che non è obbligatorio, che non è inserito nel contratto di lavoro e che viene imposto come “gratuito” e a tutto ciò che limita e deprime l´ insegnare in aula.

Ad una politica sprezzante verso l´ istruzione la Gilda invita i docenti a rispondere non contro l´insegnamento ma contro il residuale.

Rino Di Meglio
Coordinatore nazionale FGU

I tagli alla scuola torinese sono superiori rispetto a quanto pubblicato dai giornali

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dei Cobas Scuola Torino.

Ho letto in questi giorni articoli pubblicati da “La Repubblica” e “La Stampa” in cui si parla di tagli agli organici nel prossimo anno scolastico. Due cose mi (ci) hanno fatto riflettere e, sinceramente, mi lasciano molto perplesso:
I dati dei tagli: non è vero, come dichiarato da alcuni esponenti sindacali “rappresentativi”, che il taglio è stato (“soltanto”) di 142 cattedre negli istituti secondari. Il taglio è stato, purtroppo, molto più pesante: rispetto all’anno scolastico 2009/2010 ci saranno ben 455 cattedre in meno negli istituti Superiori, 124 in meno nelle scuole Elementari, 20 in meno nella scuola Media (scuola che, però, aveva “subito” il grosso taglio l’anno scorso).

I calcoli sono ben presto fatti, basta prendere le disponibilità dello scorso anno e confrontarle con quelle di quest’anno (pubblicate dall’USP di Torino per gli utilizzi e le assegnazioni provvisorie del personale docente). Per essere chiaro, allego il quadro definitivo dei tagli per ordine di scuola e la tabella degli organici pubblicata dal Ministero dell’Istruzione dell’Aprile 2010 (che preannunciava e stabiliva, con decreto allegato, i tagli per regione).
Il fatto che a scandalizzarsi di questi tagli siano la Cisl e la Uil, cioè due dei sindacati cosiddetti “rappresentativi” che non hanno mosso un dito per bloccare la politica distruttiva del Governo, anzi hanno collaborato attivamente con la Gelmini criticando chi, come noi, lottava contro la riforma e la legge finanziaria. Uno per tutti: il grande successo dello sciopero degli scrutini di giugno. Mi sembra quantomeno paradossale che adesso siano loro a lamentarsi……

Se a tutto questo aggiungiamo i tagli subiti dai lavoratori della scuola grazie alla Finanziaria Tremonti, il quadro è completo: blocco dei contratti, blocco degli scatti di anzianità anche se il ministro ha partorito un furbesco emendamento di apparente modifica del blocco per ingannare docenti ed Ata. Tale emendamento promette un decreto ad hoc per un possibile recupero degli scatti bloccati che, data la cifra citata, sarebbe irrisorio e di cui non si danno neanche tempi certi, lasciando nei fatti in vigore il blocco e smentendo clamorosamente le vanterie alla Bonanni (CISL), che si era pavoneggiato sostenendo di aver convinto Tremonti a ripristinare gli scatti senza un’ora di sciopero.

Perché sono (siamo) convinto che solo dalle scuole può ripartire la lotta contro le misure prese dal Governo, se i collegi docenti, unitariamente, decidono di non collaborare alla distruzione della scuola pubblica allora ci sarà la possibilità di ottenere qualcosa. Non dobbiamo lasciare il nostro destino (e il destino della scuola pubblica) ai vari burocrati di Cisl e Uil, Snals, Ugl, che, ed è bene sottolinearlo, hanno collaborato attivamente con il Governo negando anche l’evidenza!!!

Cosa faremo come Cobas nei prossimi giorni?

Saremo presenti alle nomine, distribuiremo un vademecum “salvadocenti” perché pensiamo che sia necessario che i colleghi conoscano la normativa, i loro diritti ma, soprattutto, che inizino a contrastare (con atti assolutamente legittimi) l’arroganza di alcuni dirigenti scolastici.
Faremo azioni di disturbo e bloccheremo le nomine se i dirigenti dell’USP cercheranno di assegnare delle cattedre superiori alle 18 ore.
Lanceremo la campagna di non collaborazione
Già dal primo collegio dei docenti di settembre, blocchiamo:· i progetti e le attività aggiuntive (con distribuzione egualitaria del fondo di istituto)
· le cattedre oltre le 18 ore
· le attività di coordinamento
· i viaggi di istruzione e le visite guidate
· le ore a disposizione per le supplenze dei colleghi assenti
e denunceremo tutte le situazioni di illegalità:
· numero eccessivo di alunni nelle classi
· carenze nella situazione igienica
· non osservanza delle norme di sicurezza
· non corretta osservanza dell’obbligo di sorveglianza
· smembrare le classi e smistare gli alunni in altre o dislocare il docente di sostegno in caso di assenze del personale docente
· mancato pagamento delle attività aggiuntive
· mancato pagamento degli stipendi ai supplenti
· l’utilizzazione delle ore di insegnamento eccedenti l’orario frontale (ex-compresenze) delle maestre;
· prevedere entrate posticipate o uscite anticipate degli alunni;
· affidare la sorveglianza ai collaboratori scolastici (tranne che per brevi periodi)
· non concessione dei permessi.

Per i Cobas Scuola Torino
Pino Iaria

Mail: cobas.torino@yahoo.it

Scuola Calabria: tagli agli organici

Il documento unitario delle segreterie regionali di FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS Confsal, ANP, GILDA Unams. I sindacati uniti e decisi a proseguire la mobilitazione.
Si è svolta l’Assemblea Sindacale Unitaria Regionale delle lavoratrici e lavoratori della scuola calabrese (Dirigenti, Docenti, ATA) a Catanzaro Lido il 20 maggio 2010 alla presenza di un considerevole numerodi operatori della scuola in rappresentanza di tutte le categorie che hanno letteralmente invaso la palestra del “Fermi” a testimonianza dello stato di tensione con cui oggi lascuola calabrese vive la preoccupazione sui tagli degli organici e sul futuro della scuola pubblica in Calabria.

In una terra destinata a vivere, a causa dei continui ed ingiustificati tagli agli organici, il dramma dell’emigrazione perpetua con la certezza che ciò causerà un impoverimento culturale di cui la nostra Calabria non ha proprio bisogno, anzi necessiterebbe di un forte investimento nella scuola pubblica che è l’unica istituzione in grado di garantire ai giovani calabresi di vincere la scommessa sul loro futuro e sul futuro della nostra Regione, che vive giornalmente con una illegalità diffusa, con un alto tasso di abbandono scolastico e con un analfabetismo di ritorno tra i più alti d’Europa e con un mercato del lavoro che non da prospettive a nessuno.

E’ emersa forte l’esigenza di proseguire l’azione di lotta sul territorio al fine di sensibilizzare soprattutto l’opinione pubblica su un problema che non può non riguardare l’intera comunità calabrese per i riflessi che la perdita di un solo posto di lavoro può avere per l’intera economia della nostra Regione.

Al termine dell’Assemblea si è convenuto di indire a livello di singola provincia in maniera unitaria con il coinvolgimento di tutte le Organizzazioni Sindacali firmatarie del presente documento, dei SIT-IN di protesta, con la partecipazione anche di rappresentanze di genitori e di studenti davanti alle Prefetture e alle Articolazioni Territoriali Provinciali dell’USR della Calabria per essere sentiti dai rappresentanti delle predette Istituzioni in modo che il problema della scuola pubblica calabrese, le sue difficoltà e le sue paure possano emergere con tutta la sua forza agli occhi dell’opinione pubblica locale e nazionale.

A livello di singola provincia l’azione sarà svolta con il coordinamento delle locali Segreterie Provinciali di ciascun sindacato.

Catanzaro lido, 21 maggio 2010

Norme liberticide anche nella scuola

Da Gilda degli Insegnanti in merito alla manifestazione del 5 giugno a Roma.

Manifestiamo a Roma, il 5 giugno, per informare di tutte le misure che stanno mettendo in ginocchio la scuola; per protestare contro il depauperamento dell’ istruzione; per denunciare le norme liberticide anche nella scuola.

di Rino Di Meglio

Il terremoto non è finito. I tagli agli organici, lo stravolgimento della struttura dell’Istruzione superiore ed ora anche forse un taglio sugli stipendi – di fatto fermi da tempo – dei docenti sono misure ingiuste e gravissime che discendono da scelte di tipo economico. Inaccettabili certo, ma rispondenti ad una logica di risparmio. Ora, invece, il Ministro Brunetta, nell’ambito della riforma della Pubblica Amministrazione, è intervenuto con il Decreto legislativo n. 150 anche sulla delicata questione delle sanzioni disciplinari per i docenti. E lo ha fatto con mano tanto pesante da invadere quella dimensione costituzionalmente difesa che è la libertà d’insegnamento, cioè la condizione fondamentale che permette ai giovani di trasformarsi in cittadini liberi e democratici.

Sono rimaste inalterate le sanzioni in vigore, cioè quelle previste dal vecchio Testo Unico che, a propria volta riprendeva i Decreti Delegati del 1974, e abrogate con un colpo di spugna tutte le precedenti procedure, trasferendo i pieni poteri al Dirigente scolastico e, nei casi più gravi, ai funzionari dell’amministrazione scolastica.

La filosofia del decreto è di attribuire al Dirigente i poteri del privato imprenditore (con richiamo esplicito dell’art. 2106 del Codice Civile) e di trasformare i docenti in prestatori d’opera subordinati.

In pratica il decreto ha cancellato le competenze in materia dei Consigli di disciplina provinciali e nazionali, competenze che servivano a garantire la libertà di insegnamento, da interferenze indebite.

E’ stato inoltre affidato, in questo caso dal precedente governo, al dirigente il potere di trasferimento d’ufficio (casi di particolare turbamento) e di sospensione cautelare (niente più parere del Collegio dei docenti).

Difficile immaginare un colpo più pesante alla libertà di insegnamento.

Il nuovo procedimento disciplinare è di carattere inquisitorio ed alcune tipologie di infrazioni sono generiche e strumentalizzabili, ad esempio il comportamento “aggressivo” o “molesto”. Vuol dire forse che basta alzare la voce?

Viene violato il principio giuridico e civile della terzietà ed imparzialità del giudice; infatti il Dirigente scolastico inquisisce, giudica e punisce anche quando è parte in causa.

Viene introdotto, pena sanzioni pesanti, l’obbligo della delazione nei confronti di chi venga a conoscenza dell’infrazione disciplinare altrui.

Manca un altro principio pilastro della civiltà giuridica, “la legge è uguale per tutti e chi sbaglia paga”: il Dirigente che abuserà dei propri poteri e perseguiterà ingiustamente un docente, resterà impunito, salvo che non si dimostri che ha infranto il codice penale.

L’unica difesa che resta è, in buona sostanza, il ricorso al giudice del lavoro, i cui costi sono, come è noto, al di fuori della possibilità economica degli insegnanti.

Il sistema che ne risulterà sarà profondamente involuto e porterà ad una gestione autoritaria, caratteristica che nuocerà gravemente ad un luogo come la Scuola pubblica statale che dovrebbe caratterizzarsi per il pluralismo, per l’incoraggiamento della professionalità e per la creatività.

Ci impegneremo per contrastare questa deriva, anche con l’intervento della Corte Costituzionale.

Per questo e per tutti gli altri motivi che stanno mettendo in ginocchio la nostra Scuola manifestiamo a Roma, il 5 giugno, perché intendiamo non cedere e continuare, invece, a informare, protestare e denunciare. La FGU-Gilda degli Insegnanti continuerà a disvelare ogni operazione contro la qualità della scuola e contro la democrazia, su cui ogni buona scuola deve contare.

(Da Professione Docente – giugno 2010)