Archivi tag: sciopero generale scuola

Scuola: i Cobas convocano lo sciopero generale per il 28 gennaio

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dei COBAS in merito alla proclamazione dello sciopero generale del 28 Gennaio. Per la scuola, per contrastare le manovre del governo, a sostegno della battaglia dei lavoratori della Fiat.

Ecco il comunicato:

Il potere economico e politico liberista, che ha trascinato l’Italia e parte
del mondo nella piu’ grave crisi del dopoguerra, invece di pagare per la sua
opera distruttiva, cerca di smantellare cio’ che resta delle conquiste
sociali, politiche e sindacali dei salariati/e e dei settori popolari.

Nell’ultimo biennio il governo Berlusconi, sulla scia del centrosinistra
prodiano, ha
cancellato centinaia di migliaia di posti di lavoro nelle fabbriche e nelle
strutture pubbliche (a partire dalla scuola: 140 mila posti in meno ed
espulsione in massa dei precari), ingigantito il precariato lavorativo e di
vita, imposto catastrofiche “riforme” della scuola e dell’Universita’, nel
Pubblico Impiego bloccato i contratti e con il decreto Brunetta sequestrata la
contrattazione e i diritti lavorativi e sindacali, come fatto a livello
generale con il “collegato lavoro”.

In parallelo, il capo-banda Fiat Marchionne
guida l’assalto di un padronato parassitario e aggressivamente reazionario
contro cio’ che resta dei diritti degli operai, sperimentando alla Fiat la
riduzione dei lavoratori/trici a “neo-schiavi” dell’arbitrio padronale.

In queste settimane, pero’, il movimento antiliberista ha rialzato la testa e,
grazie al forte contributo del movimento studentesco, in rivolta contro le
umilianti “riforme” Gelmini, sta delineando un potenziale fronte sociale unito
antipadronale e antigovernativo.

L’accordo fascistoide che Marchionne, con il
sostegno del governo, della sedicente “opposizione” parlamentare (con il PD in
prima fila) e dei sindacati collaborazionisti Cisl e Uil, vuole imporre a
Mirafiori – dopo quello infame di Pomigliano – puo’ essere la goccia che fa
traboccare il vaso.

I COBAS stanno lavorando perche’ l’accordo ignobile venga
respinto dal NO referendario dei lavoratori/trici Fiat, ma ritengono anche
decisivo che venga esteso a tutti i lavoratori/trici lo sciopero che la Fiom
ha
indetto per i metalmeccanici il 28 gennaio.

La richiesta Fiom alla Cgil di
convocazione di uno sciopero generale non verra’ mai accolta, perche’ la Cgil
condivide le politiche liberiste, ha sottoscritto in questi anni ogni
cedimento
al padronato e ai governi, ed e’ stata la principale responsabile, con Cisl e
Uil, della distruzione dei diritti sindacali e di sciopero, prima ai danni dei
COBAS e del sindacalismo di base, poi di chiunque non accettasse le politiche
concertative.

SPETTA DUNQUE AI COBAS LA RESPONSABILITA’ DI CONVOCARE PER IL 28 GENNAIO LO
SCIOPERO GENERALE DI TUTTI I LAVORATORI/TRICI PUBBLICI E PRIVATI PER L’INTERA
GIORNATA, rispondendo anche alle richieste di generalizzazione dello sciopero
venute dal movimento degli studenti medi e universitari e da tante
strutture del conflitto sociale, territoriale e ambientale.
Mettiamo in campo il 28 il piu’ ampio fronte sociale per battere l’arroganza
padronale e governativa, smascherare la finta “opposizione” parlamentare e i
sindacati collaborazionisti, per riconquistare i posti di lavoro, il reddito,
le pensioni, le strutture sociali pubbliche, a partire da scuola, sanita’,
trasporti ed energia, i beni comuni (acqua in primis), i diritti politici,
sociali e sindacali.

CHE LA CRISI SIA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA

Piero Bernocchi
portavoce nazionale COBAS

Sciopero della scuola: Manifestazione regionale a Bologna

Sciopero generale del 15 ottobre del personale della scuola: la manifestazione avrà inizio alle 9:30 davanti all’USP di Bologna in Via Castagnoli.

L’appuntamento per tutti coloro che volessero partecipare è alla stazione di Reggio Emilia alle 8:30. Prenderemo il treno regionale delle 8:47 con arrivo previsto a Bologna alle 9:28. L’USP si trova a 10 minuti a piedi dalla Stazione.

VENERDI 15 OTTOBRE

SCIOPERO
DEI LAVORATORI DELLA SCUOLA
INDETTO DAL SINDACALISMO DI BASE

Non si fermano gli attacchi del governo contro i lavoratori della Scuola. Oltre al blocco degli scatti stipendiali, alla chiusura delle finestre per le pensioni, all’aumento a 65 anni dell’età pensionabile per le donne, al licenziamento di 200 mila precari in tre anni, già si parla dell’imminente approvazione delle leggi Aprea a Pittoni, che prevedono il definitivo smantellamento delle graduatorie ad esaurimento a vantaggio di “albi regionali” in cui probabilmente prevarrà la chiamata diretta da parte dei presidi. A tutto ciò vanno aggiunti altri provvedimenti che già sono sul desco del governo: lo smantellamento delle Rsu, la cancellazione delle funzioni degli organi collegiali (le scelte che oggi spettano al collegio docenti saranno decise da un… consiglio di amministrazione), la trasformazione delle scuole in aziende, la gerarchizzazione del personale docente, l’introduzione del licenziamento facile anche nella Scuola, gli spot pubblicitari delle aziende sui banchi di scuola…

E’ evidente che, di fronte a un attacco di tale portata (presto ci chiederanno anche di rinunciare per alcuni mesi allo stipendio, come già capita a tanti supplenti che per mesi non ricevono un salario) servono risposte forti. Non bastano gli scioperi una volta ogni tanto, soprattutto se limitati alla sola categoria dei lavoratori della scuola. Serve da subito un grande sciopero generale di tutte le categorie, che unisca in una sola lotta lavoratori del pubblico e del privato. In Francia da un circa un mese scioperi generali di tutte le categorie di lavoratori stanno pararalizzando il Paese. Lo stesso è avvenuto in Spagna, dove il primo grande sciopero contro il governo Zapatero ha visto milioni di lavoratori scendere in piazza. In Sud Africa uno sciopero iniziato nelle scuole si è prolungato per due settimane, coinvolgendo gli altri lavoratori del pubblico e del privato e riuscendo a ottenere aumenti salariali e il ritiro dei tagli.

Il Coordinamento Precari della Scuola di Modena
invita tutti i lavoratori della scuola
a scioperare venerdì 15 ottobre

Manifestazione regionale dalle ore 9.30 a Bologna
davanti all’Usp di Bologna di via dei Castagnoli

Coordinamento Precari Scuola Modena

Appuntamento in stazione a Modena venerdì alle ore 8.30.
Per informazioni: precariscuolamo@gmail.com Tel: 3394836737
Blog: precariscuolamodena.wordpress.com

USB SCUOLA REGGIO EMILIA
USB SCUOLA MODENA
SCIOPERO DELLA SCUOLA CON MANIFESTAZIONE REGIONALE A BOLOGNA

L’USB Scuola di Reggio Emilia e Modena parteciperà alla manifestazione regionale a Bologna indetta dal sindacalismo di base in occasione dello sciopero generale del 15 ottobre della scuola per l’intera giornata. La manifestazione avrà inizio alle 9:30 davanti all’USP di Bologna in Via Castagnoli.
Il violentissimo attacco sferrato dal Governo a tutto il mondo della scuola a partire dal licenziamento di massa di oltre 160.000 lavoratori precari tra docenti e ATA richiede una mobilitazione continua e ad oltranza. Ribadiamo il nostro dissenso a qualsiasi ipotesi di privatizzazione e di federalismo del sistema di istruzione che ha visto nella scuola leghista di Adro solamente le prove tecniche di un modello che potrebbe presto arrivare ovunque. Per ribadire il nostro no alla scuola azienda dove il personale viene sfruttato e ricattato dai dirigenti manager invitiamo tutti i colleghi e le colleghe a scioperare e a partecipare al presidio. 8 miliardi di euro tagliati alla scuola dal Governo sono serviti solo a sostenere la grande industria e la grande finanza in cambio di una presunta ripresa occupazionale che, ovviamente, non è mai arrivata ne arriverà mai.
L’appuntamento per tutti coloro che volessero partecipare è alla Stazione di Modena alle 8:30. Prenderemo il treno regionale con arrivo previsto a Bologna alle 9:28. L’USP si trova a 10 minuti a piedi dalla Stazione.

Cobas: appello degli studenti per lo sciopero generale

GLI STUDENTI PER IL 15 OTTOBRE: UNIRE LE LOTTE TRA STUDENTI E LAVORATORI.

Il 15 ottobre saremo in piazza con i lavoratori della scuola, le organizzazioni sindacali e di movimento per un grande sciopero ed una grande manifestazione contro le politiche del governo. Uno spirito unitario, quello dell’appello lanciato dai COBAS, che abbiamo apprezzato particolarmente, perché ha il merito, in un periodo in cui troppo spesso il centro della scena è occupato da rivendicazioni e ragionamenti di “categoria”, di rilanciare con forza una parola d’ordine di unità, tra tutti i lavoratori, gli studenti e quanti pagano i costi della crisi.

Un momento politico, quello che stiamo vivendo, in cui l’attacco ai diritti dei lavoratori procede di pari passo al progetto di dismissione del settore pubblico ed in particolare della scuola e dell’università; le conquiste di anni di lotte sono spazzate in nome del profitto, il pubblico cede il passo al privato; la sicurezza e la dignità ad un presente di precarietà senza diritti e senza futuro.

Un attacco complessivo, che viene scatenato da vent’anni, indipendentemente dal colore dei governi, e che vede nella fase attuale il punto terminale di un lungo processo.

Ma tanto appare evidente questa realtà, quanto la necessità di invertire ora questa tendenza.

Di fronte ad un sistema che non è in grado di correggere le sue contraddizioni è bene che la nostra lotta sia un fattore scatenante della loro esplosione.

Per troppi anni, il movimento studentesco, ha perso di vista obiettivi reali per quali lottare.

Lunghe e articolate proposte di riforma, molte delle quali assolutamente condivisibili, ma totalmente inutili. Quale governo avrebbe dovuto ascoltare le nostre richieste? Quali condizioni militavano a nostro favore per ottenere risultati? E soprattutto, ed è questa la domanda che serpeggia tra tutti noi, perché non si ottengono mai risultati?

Le analisi dei movimenti che per tanto tempo hanno diretto e indirizzato le mobilitazioni, hanno perso di vista un particolare fondamentale: nell’attuale sistema economico-politico non c’è possibilità di riforma. Non esistono rapporti di forza tali da indurre chi governa a modificare linee guida dettate da interessi economici di lungo periodo e di vecchia data.

Un movimento, anche molto partecipato come l’Onda, non ha ottenuto nulla. E in questi vent’anni hanno avuto questa fine tante lotte prima e tante ancora ne dovranno venire, se questa tendenza non viene invertita. Tutto ciò ha prodotto un senso di scoramento che leggiamo negli occhi di quanti per anni, o anche solo per una volta, hanno lottato in nome di quelle parole e che oggi non credono più in nulla e non sono disposti a scendere di nuovo al nostro fianco.

Allora deve essere chiaro che noi non ci attendiamo NESSUNA RIFORMA , perché nell’attuale sistema nessuna riforma è possibile. Con questa parola intendiamo la migliore cultura di “riforma” quella che, seppure parzialmente, otteneva dei miglioramenti. Oggi il termine riforma ha acquisito tutt’altro significato. Le riforme sono legate solo al taglio dei fondi per ottenere bilanci in parità; nessuno pensa che dietro ogni “riforma” ci sono persone in carne ed ossa, lavoratori, famiglie e studenti. Ma allora cosa possiamo fare?

Possiamo e dobbiamo condurre in questa fase una politica di RESISTENZA ATTIVA, cioè di non adeguamento alla logica del meno peggio, oramai imperante anche a sinistra, tra studenti e lavoratori, che ci ha portato negli anni a difendere qualcosa che si avvicinava inesorabilmente al peggio. I lavoratori hanno accettato condizioni di lavoro massacranti, sacrificando la sicurezza e la libertà, pensioni sempre più misere, e di volta in volta si difendevano posizioni di sconfitta, prossime a nuove e maggiori capitolazioni.

Un movimento che si muove per la difesa di un’esistente sempre peggiore, per la paura di un futuro ancora peggiore, è destinato ad andare incontro ad una capitolazione su ogni fronte.

Così nella scuola, per troppi anni vuote parole (aula autogestita…) hanno mascherato la mancanza di un’analisi politica che mettesse in primo piano i processi reali in corso. Anno dopo anno accettavamo che sulla scuola pubblica venisse messa una vera e propria tassa; anno dopo anno, in nome dell’offerta formativa questa tassa aumentava e aumentava, fino a quando, realizzato un sistema misto pubblico e privato , i governi hanno iniziato a chiudere il rubinetto. E le famiglie mettevano mano al portafoglio, sempre di più; e le scuole iniziavano ad usare quei soldi non più per il corso di teatro o di fotografia, ma per il funzionamento didattico, per pagare i supplenti, per mantenere, in definitiva, la scuola in piedi. E i contributi aumentavano, in meno di dieci anni del 300%, ma nessuno si accorgeva di cosa stava succedendo. “Una pizza al mese in più” questo il tenore dell’aumento annuo, come prontamente dicevano nelle segreterie delle scuole.

Ma dietro quella pizza, apparentemente innocua e anche interessante (chi può criticare l’offerta formativa?) si nascondeva un progetto a medio, lungo termine, che oggi finalmente appare chiaro a tutti. Come la marmellata aiuta a far ingoiare la pillola amara, così l’apertura al territorio, una scuola più moderna e innovativa e altri fattori di questo tipo, hanno svolto la funzione di mascherare il progetto reale, e la somministrazione del medicinale è passata per ben altra via…!

LA DISMISSIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA PASSA ANCHE PER TE, attraverso un comportamento apparentemente encomiabile, come pagare il contributo. Allora forse è il caso di incominciare a dire che NOI IL CONTRIBUTO NON LO PAGHIAMO! Perché se questo strumento è il perno con il quale i governi hanno aperto una falla nella scuola pubblica, siamo ancora in tempo a richiuderla.

Ed ecco che già li vediamo i “signori benpensanti” che ci dicono: “Ma in questo modo fate il gioco di chi vuole la distruzione della scuola pubblica” o anche “così li aiuterete”.

È passata nella società questa cultura secondo cui di fatto bisogna accettare ciò che viene dato e cercare al massimo di ridurne gli effetti. Noi vogliamo scardinare questa logica perdente.

Nessuno si accorge di quello che succede proprio perché da brave formichine, noi ne attutiamo gli effetti e non solo: con questo comportamento si aiuta a diluire gli effetti di queste politiche nel tempo, con il risultato che mentre un cambiamento repentino genera resistenza e da vigore alle forze che vi si oppongono, un cambiamento lento, lieve, a piccoli passi, appare naturale ed inevitabile, nonché poco dannoso. Ma il risultato è proprio quello che vogliono i governi.

Attuare politiche sul lungo periodo senza che nessuno se ne accorga, senza generare resistenze, facendo passare tutto per naturale. In questo modo il giorno in cui si dichiarerà ufficialmente chiusa l’era della scuola pubblica, non ci resterà che prenderne atto, sapendo che le forze di resistenza sono state anestetizzate nel tempo.

La stessa cosa succede nella diversa ottica dei lavoratori, anche nella scuola. Accettare una classe smezzata nella propria, a dispetto di ogni legge e misura di sicurezza per gli studenti, maschera la riduzione degli organici. Se ci fossero i supplenti ed i soldi per pagarli, le classi non andrebbero smezzate, eppure quante volte succede? Accettare di fronte a continui tagli di organico di sobbarcarsi il lavoro che sarebbe spettato ad un nuovo assunto, ma che non ci sarà, perché i concorsi sono bloccati, se apparentemente può sembrare un modo non rigido per garantire comunque un servizio, a lungo andare va dritto nella direzione dello smantellamento del servizio pubblico, quale che esso sia. Non parliamo di quante volte con accordi calpestri i sindacati confederali hanno accettato logiche di questo tipo o simili…

Ma proprio sulla questione dell’edilizia vogliamo che sia segnato un nuovo punto di lotta e che esso sia legato indissolubilmente alle lotte dei lavoratori. La sicurezza sui posti di lavoro e sui luoghi di studio per la scuola, è connessa anch’essa alla questione del taglio degli organici.

Le classi a 30 studenti, prodotto dell’aumento del numero degli studenti a fronte della diminuzione delle classi, causa tagli o mancate assunzioni tra i docenti, sono la riprova di come studenti e lavoratori dovranno intavolare percorsi comuni di discussione e lotta a partire dalle scuole stesse.

Sull’edilizia i risultati ottenuti in questi anni sono scarsissimi e noi non abbiamo intenzione di replicare solamente i soliti cortei degli anni precedenti. È necessaria una campagna forte per mettere l’opinione pubblica al corrente di quanto avviene. Per farlo servono gesti forti. Noi proponiamo il BLOCCO DEGLI EDIFICI FUORI LEGGE, attraverso picchetti, lucchetti, perché si parli del numero impressionante di scuole che non rispettano le norme sulla sicurezza, grazie anche alle politiche di riduzione degli organici e delle classi.

Una grande battaglia culturale dovrà poi essere condotta sulla questione del “merito”. Dietro questa parola si sono nascoste le peggiori politiche di selezione di classe in questi anni. La politica del “rigore”, inaugurata da Fioroni e completata dalla Gelmini, ottenendo l’appoggio di centrodestra e centrosinistra, ha ottenuto il solo successo di incrementare il livello di selezione nelle scuole.

Il lato peggiore della faccenda è l’enfasi per il merito che si è diffusa largamente nella società.

Questa enfasi trova spiegazione nella richiesta di qualità che si ha specie nei confronti della politica; le persone, anche le migliori, ritengono che possa esistere un criterio effettivo di meritocrazia mediante cui accedere ad una serie di incarichi, spesso occupati oggettivamente in modo assolutamente immeritato.

Ma questo “merito” che si confonde con un’idea astratta di giustizia, non ha nulla a che fare con la situazione reale nella quale vengono inseriti i ragionamenti sul merito. Come si può parlare di merito e rigore quando uno studente che può permetterselo si compra un diploma in una scuola privata mentre uno studente che ha difficoltà a scuola, che sconta l’assenza di corsi di ripetizione adeguati, che paga centinaia di euro di ripetizioni, se non può permettersi tutto questo è costretto a lasciare scuola? I dati della nostra inchiesta sui libri e sui contributi scolastici dimostrano scientificamente che nella scelta di studenti e famiglie il fattore economico svolge un ruolo preponderante. Se i licei diminuiscono ed aumentano tecnici e professionali sarà mica perché i secondi hanno costi minori e soprattutto un’aspettativa di spesa inferiore, uscendo con la possibilità di andare subito a lavorare senza sostenere i costi dell’università?

SE QUESTO E’ IL MERITO ALLORA VOGLIAMO IL 6 POLITICO. L’abbiamo detto per provocazione, coscienti che una simile proposta è fuori dal contesto storico attuale.

Ma una provocazione che vuole risuonare come un richiamo a tutti ed in particolare ai professori, perché qualche bocciatura di troppo nelle scuole – magari incoraggiata da un preside che non vede l’ora di vedere il nome della sua scuola come una della più difficili della città – produce l’abbandono scolastico di uno studente, che sarà destinato ad un presente fatto di lavoro nero e sfruttamento e ad un futuro di insicurezza e precarietà, senza diritti e senza possibilità.

I dati parlano chiaro: uno studente su tre non raggiunge il diploma; il secondo dato più alto d’Europa.

Anche all’università la cultura del “merito” con i test d’ingresso ha trovato la sua diffusione ovunque, col risultato che l’Italia è all’ultimo posto tra i paesi europei per tasso di mobilità sociale.

Il figlio del medico fa il medico, il figlio del dipendente e della casalinga fa il precario.

Per questo abbiamo lanciato la provocazione dei manifesti affissi all’università UNO SU MILLE CE LA FA, E’ SEMPRE IL FIGLIO DI PAPA’ non per rimarcare sugli scandali di raccomandazioni ed esami facili, pur presenti, ma che rappresentano solo il dato degenerativo del sistema. Ma proprio perché per il prodotto delle politiche sulla scuola e sull’università solo chi ha alle spalle una famiglia in grado di permettersi una lunga e importante spesa economica può ambire ad alcuni tipi di professioni. Cosa c’entra questo con il merito?

La proposta di trasformare il criterio di assegnazione delle borse si studio dal reddito al merito, esprime perfettamente il perpetrarsi di questa politica. Per anni le borse di studio hanno rappresentato la possibilità di accedere ad un livello di istruzione e quindi ad un futuro migliore di quello che le condizioni sociali permettevano. Oggi si torna preoccupantemente indietro su questo terreno.

Un ultimo risultato della politica del “merito” è l’emersione di un livello intollerabile di individualismo e competizione, anche tra studenti, che sta lentamente spezzando quelli che erano i vincoli di solidarietà che almeno a questa età ci tenevano uniti. Si cerca di inculcare fin da giovani quella logica competitiva che ha spezzato i vincoli di solidarietà tra i lavoratori.

Così il nemico da combattere non è più che ci sta sopra, il padrone come si diceva una volta, ma il mio vicino, perché è da lui che mi devo guardare e possibilmente è lui che devo fregare per avere una promozione o un aumento di stipendio.

Per non parlare dell’immigrato che è quello che standomi appena sotto è sempre pronto a rubarmi il posto di lavoro. NOI VOGLIAMO SPEZZARE LE CATENE DELLA COMPETIZIONE E RIAFFERMARE UN VINCOLO DI SOLIDARIETA’ TRA PARI.

Per questo i primi a costruire un’alternativa saremo proprio noi studenti; ma non all’interno di quello che ci è messo a disposizione dal sistema, ma al di fuori, per iniziare a creare in piccolo quegli elementi di cambiamento per cui lottiamo.

Il blocco dei contributi provocherà certamente una grande attenzione sulla scuola e se tutti lo assumeranno come parola d’ordine provocherà effettivamente lo smascheramento delle politiche in atto. Ma noi dovremo caricarci anche dei risultati nel breve periodo, con scuole che non riusciranno a mandare avanti attività importanti come i corsi di recupero.

LANCIAMO UN APPELLO A INSEGNANTI, STUDENTI UNIVERSITRI E MEDI perché INSIEME SI COSTRUISCANO LUOGHI IN CUI A PREZZI POPOLARI SIANO DATE RIPETIZIONI AGLI STUDENTI CHE NE HANNO NECESSITA’ , aprire sedi a questi progetti, per iniziare a rinsaldare quel vincolo di SOLIDARIETA’ che senza accorgercene ci stanno togliendo. Da questo potrà partire un nuovo modo di intendere l’UNITA’, per una lotta che torni ad essere unitaria, combattuta fianco a fianco con il nostro più prossimo vicino, perché STUDENTI E LAVORATORI, tornino a combattere insieme UNITI.

Rivolgiamo quindi un appello a tutti i collettivi, le organizzazioni studentesche gli studenti medi ed universitari per la costruzione comune del 15 ottobre, avvio di un lungo percorso di mobilitazione nella scuola e non solo.

LA LOTTA E’ UNITARIA!

LA LOTTA E’ SENZA TREGUA!

Collettivo Senza Tregua

Cobas: il 15 ottobre sciopero generale della scuola

Riceviamo un Comunicato stampa dai Cobas della Scuola in merito al prossimo sciopero generale della scuola.

A conclusione di un ventennio in cui governi di centrodestra e centrosinistra hanno fatto a gara nel ridurre l’investimento nell’istruzione pubblica (oggi in Italia è meno del 9% della spesa complessiva mentre la media dei paesi “sviluppati” è del 13.3%), il taglio di 140 mila posti di lavoro in tre anni, con l’espulsione massiccia dei precari, operata da Tremonti-Gelmini, impone definitivamente una scuola-miseria che non garantisce più neanche l’ordinario funzionamento degli istituti e riduce drasticamente gli stipendi già miseri dei docenti ed ATA, con il blocco degli scatti di anzianità e dei contratti. Ma le lezioni sono iniziate nel segno della lotta tracciato dai precari nell’ultimo mese e da decine di migliaia di docenti ed ATA “stabili” che hanno scioperato con i COBAS durante gli scrutini di giugno e che ora mettono nuovamente in campo la loro opposizione al degrado della scuola pubblica. In tanti istituti è partita la campagna contro il collaborazionismo e le illegalità nelle scuole, con il blocco di progetti, attività aggiuntive, cattedre oltre l’orario contrattuale, accettazione in aula di alunni di altre classi, attività di coordinamento, viaggi di istruzione e visite guidate. Però, essendo questo – pur nel quadro della ventennale politica di impoverimento della scuola – l’attacco più massiccio all’istruzione pubblica, la protesta deve mettere in campo tempestivamente un grande sciopero generale della scuola. In tale direzione abbiamo proposto a tutte le strutture organizzate e ai sindacati intenzionati a difendere la scuola pubblica di promuovere insieme tale sciopero, indicando la data del 15 ottobre, ma dichiarandoci disponibili ad accettare altre date se comunemente giudicate più efficaci. Per tutta risposta, la CGIL, dopo aver tuonato “contro il più grande licenziamento di massa in Italia”, ha convocato un insignificante sciopericchio di 1 ora (che si traduce al più in un ingresso posticipato di un’ora degli studenti) per l’8 ottobre, coprendosi dietro uno sciopero di strutture studentesche legate a questo sindacato e al PD; mentre nessun segno di vita è venuto dagli altri sindacati “rappresentativi” a parole contrari alla scuola-miseria.
Preso atto della situazione, convochiamo lo SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA VENERDI 15 OTTOBRE CON MANIFESTAZIONI TERRITORIALI contro i tagli di posti di lavoro, di classi, materie, orario, contro l’espulsione in massa dei precari e per la loro assunzione stabile, contro la scuola-miseria e per un massiccio investimento nell’istruzione, per il recupero integrale degli scatti di anzianità e dei contratti, contro la “riforma” delle superiori, le cattedre extra-large e l’aumento del numero di alunni per classe, che peggiorano vistosamente la didattica e rubano il lavoro ai precari. In tale giornata sciopereranno e manifesteranno con noi, oltre a tanti docenti ed ATA “stabili”, le strutture dei precari, degli studenti e dei genitori che sono intenzionate a difendere l’istruzione pubblica contro il governo della scuola-miseria ma senza fare sconti a quei partiti del centrosinistra che, quando per due volte furono al governo in posizione dominante, contribuirono anch’essi all’immiserimento della scuola pubblica.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

Appello per lo sciopero generale della scuola

Pubblichiamo un appello di Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS per promuovere uno sciopero generale scuola.

L’OCSE ha confermato che l’Italia è il fanalino di coda per l’investimento nell’istruzione dei paesi “sviluppati”, ove in media la spesa è il 13.3% di quella globale pubblica, mentre in Italia non si arriva neanche al 9. E ora la riduzione di 140 mila posti di lavoro, con l’espulsione massiccia dei precari, operata da Tremonti-Gelmini, sta accelerando una scuola-miseria che non riesce a garantire più neanche l’ordinario funzionamento degli istituti e che riduce drasticamente gli stipendi già miseri dei docenti ed ATA, con il blocco degli scatti di anzianità e dei contratti. Ma le lezioni sono iniziate nel segno della lotta tracciato dai precari in questi giorni (con il blocco dei traghetti a Messina in primo piano) e da decine di migliaia di docenti ed ATA “stabili” che a giugno hanno scioperato in massa con i COBAS sugli scrutini e che ora metteranno nuovamente in campo la loro opposizione all’immiserimento dell’istruzione pubblica. In tanti istituti sta partendo la campagna contro il collaborazionismo e le illegalità nelle scuole: i COBAS invitano tutti i docenti ed ATA a bloccare i progetti e le attività aggiuntive, le cattedre oltre l’orario contrattuale, l’accettazione in aula di alunni di altre classi, le attività di coordinamento, i viaggi di istruzione e le visite guidate. Ma, essendo questo – pur nel quadro di una ventennale politica di impoverimento della scuola la cui responsabilità grava su tutto il quadro istituzionale e politico – l’attacco più micidiale all’istruzione pubblica, apparirebbe incomprensibile che la protesta non sfociasse in UN GRANDE SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA contro i tagli di posti di lavoro, di classi, materie, orario, contro l’espulsione in massa dei precari e per la loro assunzione stabile, contro la scuola-miseria e per un massiccio investimento nell’istruzione, per il recupero degli scatti di anzianità e dei contratti, contro la “riforma” delle superiori, le cattedre extra-large e l’aumento del numero di alunni per classe, che peggiorano vistosamente la didattica e rubano il lavoro ai precari.
Proponiamo a tutto il popolo della scuola pubblica e alle strutture organizzate di esso che tale sciopero si svolga VENERDI 15 OTTOBRE. In quella data ci sarà lo sciopero generale dei metalmeccanici e il giorno seguente a Roma la loro manifestazione nazionale, importanti iniziative di lotta della categoria che, insieme alla scuola, più sta resistendo all’aggressione ai restanti diritti del lavoro e ai beni pubblici, condotta da quei poteri economici e politici che hanno provocato la più grande crisi del dopoguerra e che, oltre a non aver pagato nulla, pretendono pure di farla pagare ai salariati e ai settori più deboli della società. Sarebbe di grande vantaggio per tutti/e se, nella settimana che si conclude il 16, i settori di lavoratori/trici in grado di mobilitarsi entrassero in campo, con iniziative specifiche ma con forme di sinergia e di potenziamento reciproco, anche con scambio di delegazioni tra le varie iniziative. Su questa proposta c’è già accordo con la CUB scuola. Aggiungiamo che, se dalle strutture organizzate che lottano in difesa della scuola pubblica, ci venissero proposte di date che comunemente giudicassimo più efficaci (ma non allontanandoci significativamente da questa periodizzazione), le accetteremmo.
N.B. Il testo dell’Appello è in allegato

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

Ecco l’appello a tutto il mondo  della scuola.

APPELLO AL POPOLO DELLA SCUOLA PUBBLICA, A DOCENTI ED ATA, PRECARI E STABILI, STUDENTI, GENITORI E CITTADINI/E, ALLE STRUTTURE ORGANIZZATE

PER UNA LOTTA COMUNE E UNO SCIOPERO GENERALE CONTRO LA SCUOLA-MISERIA

Anno dopo anno avanzano il degrado e l’immiserimento della scuola pubblica. Pochi giorni fa l’OCSE (l’organizzazione economica dei paesi più “sviluppati” e “ricchi”) ha confermato che l’Italia è il fanalino di coda, tra tali paesi, per l’investimento nell’istruzione: mentre nella media di quelli europei, ad esempio, si spende 13.3 euro su 100 di spesa pubblica globale, in Italia non si arriva neanche a 9. Ma non è stato sempre così: alla fine degli anni’70 (gli anni tanto demonizzati) la spesa italiana era nella media (13.4 su 100); poi, a partire dalla metà degli anni ’80, la scuola ha visto continuamente ridursi gli investimenti, venendo considerata dalla politica istituzionale di destra o di “sinistra” una spesa improduttiva, da tagliare in continuazione. Ora, la riduzione di 140 mila posti di lavoro in tre anni con l’espulsione massiccia dei precari, operata da Tremonti-Gelmini, intende imporre definitivamente l’avvento di una scuola-miseria che non riesce a garantire più neanche l’ordinario funzionamento degli istituti e che riduce drasticamente anche gli stipendi già miseri (l’OCSE conferma che i docenti italiani sono di gran lunga i peggio pagati tra quelli dei paesi “sviluppati”) dei docenti ed ATA, a causa del blocco degli scatti di anzianità, in vista della loro cancellazione, e dei contratti, che deruba ad esempio, in media, un docente di 40 mila euro per l’intera carriera. E nel dramma di decine di migliaia di precari, spremuti fino a ieri come limoni ed oggi spietatamente gettati via, suona ancora più insultante la favola raccontata da Gelmini che, mentre attua il piano Tremonti di licenziamento di massa, promette mitiche assunzioni, anche esse di massa, per il futuro, replicando grottescamente il cartello che negli anni scorsi veniva esibito in tanti negozi: “Oggi non si fa credito, domani, si”.

Ma quest’anno le lezioni sono iniziate anche nel segno di lotta tracciato dai precari negli ultimi giorni e da decine di migliaia di docenti ed ATA “stabili” che hanno scioperato in massa a giugno sugli scrutini e che si apprestano a mettere nuovamente in campo la loro opposizione ai tagli, all’espulsione dei precari, al blocco di scatti di anzianità e contratti. Dopo le tante iniziative di blocchi, occupazioni, manifestazioni di piazza e scioperi della fame dei precari nelle ultime settimane, soprattutto in tante città del Sud (con la mobilitazione di massa che ha bloccato i traghetti a Messina in particolare evidenza) che sono quelle più duramente colpite dai licenziamenti di massa, fin dal primo giorno di lezione si stanno svolgendo in tante città iniziative di protesta che coinvolgono anche docenti ed ATA “stabili”, studenti, genitori e cittadini intenzionati a difendere la scuola pubblica dalla devastazione: la quale non opera solo con la drastica riduzione di posti di lavoro, classi, materie, orari ma anche con lo stravolgimento di ogni criterio didattico negli istituti, con migliaia di classi che ogni giorno restano senza docenti perché non vengono chiamati i supplenti, con aule sovraffollate oltre ogni limite di sicurezza, con gruppi di studenti che vengono “accorpati” ad altre classi in mancanza del docente impedendo qualsiasi serio lavoro didattico, con insegnanti che prendono cattedre “extralarge” ben oltre l’orario contrattuale”, derubando il lavoro ai precari, con tanti alunni/e diversamente abili ai quali vengono drasticamente ridotte le ore di sostegno, con la tassazione sempre crescente delle famiglie per garantire agli istituti il minimo indispensabile per il funzionamento quotidiano. Su questo cumulo di barbarie didattica, che fa precipitare spesso la scuola in abissi di cialtroneria, irresponsabilità e illegalità, purtroppo a stendere un velo pietoso (e dannosissimo), oltre ovviamente alle autorità scolastiche di ogni livello, sono anche quei lavoratori/trici della scuola, che per un malinteso senso di “collaborazione” (spesso sfociante in collaborazionismo e complicità) si prestano a coprire o a mettere in opera gli sconvolgimenti didattici e le illegalità, contribuendo di fatto non solo al peggioramento dell’istruzione ma anche alla drastica riduzione di posti di lavoro. E’ dunque innanzitutto cruciale, nella nostra comune battaglia in difesa della scuola pubblica e per il suo risanamento e miglioramento, imporre il ripristino di un corretto funzionamento didattico e la fine dell’illegalità diffusa nella gestione scolastica. Perciò facciamo appello affinchè, nel quadro della lotta partita con lo sciopero degli scrutini di giugno che ha coinvolto decine di migliaia di docenti, si conduca tutti insieme la campagna contro il collaborazionismo e le illegalità nelle scuole, invitando tutti i docenti ed ATA ad organizzare il blocco dei progetti e delle attività aggiuntive, delle cattedre oltre l’orario contrattuale, dell’accettazione in aula di alunni di altre classi, delle attività di coordinamento, dei viaggi di istruzione e delle visite guidate.

Ma, essendo parere comune che questo – pur nel quadro di una ventennale politica di immiserimento della scuola pubblica, la cui responsabilità grava su tutto il quadro istituzionale politico e governativo di centrodestra e centrosinistra – sia, per quantità e qualità, l’attacco più intenso e micidiale all’istruzione pubblica, apparirebbe del tutto incomprensibile che la nostra protesta non sfociasse, in tempi ragionevolmente rapidi, in UN GRANDE E COMUNE SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA – con manifestazioni territoriali: uno sciopero contro i tagli di posti di lavoro, di classi, materie, orario, contro l’espulsione in massa dei precari e per la loro assunzione stabile, contro la scuola-miseria e per un massiccio investimento nell’istruzione, almeno ai livelli medi europei citati dall’OCSE, per il recupero degli scatti di anzianità e dei contratti, contro la “riforma” delle superiori, contro le cattedre extra-large oltre le ore di lezione frontale contrattuali e l’aumento del numero di alunni per classe, che peggiorano vistosamente la didattica e rubano il lavoro ai precari.

Tenendo conto del contesto delle mobilitazioni in corso ma anche dei tempi fisiologici di preparazione di uno sciopero che voglia davvero essere di massa, proponiamo a tutto il popolo della scuola pubblica e alle strutture organizzate di esso che tale sciopero si svolga VENERDI 15 OTTOBRE. In quella data è previsto lo sciopero generale (di 4 ore) dei metalmeccanici e il giorno seguente a Roma la loro manifestazione nazionale, cioè importanti iniziative di lotta della categoria di lavoratori/trici che, insieme a quelli della scuola, più sta subendo e più sta resistendo al feroce attacco del padronato privato e pubblico italiano, ad un’aggressione a tutti i restanti diritti del lavoro condotta proprio da quel capitalismo privato e pubblico che ha provocato la più grande crisi del dopoguerra e che, dopo non aver pagato nulla per essa, sta incredibilmente riuscendo a farla pagare, e con gli interessi, ai salariati e ai settori più deboli della società. Sarebbe, crediamo, di grande vantaggio per tutti/e se nella settimana che si conclude con il 16, tutti i settori salariati, pubblici e privati, in grado di mobilitarsi affinchè la crisi venga pagata da chi l’ha provocata, entrassero in campo, pur con iniziative specifiche e autonome, ma con una forma di potenziamento reciproco che non può che far bene al fronte del lavoro salariato e dipendente, magari anche con scambio di delegazioni tra le varie iniziative. Su questa proposta c’è già accordo con la CUB scuola. Aggiungiamo anche che, se dalle varie strutture organizzate del popolo della scuola pubblica, ci venissero proposte di date che comunemente dovessimo ritenere più efficaci (ma comunque non allontanandoci significativamente da questa periodizzazione), saremmo disponibili a discutere e eventualmente a spostare la convocazione dello sciopero stesso.

Piero Bernocchi portavoce nazionale dei COBAS