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Scuola: a proposito del Tirocinio Formativo Attivo

Riceviamo e pubblichiamo lo sfogo di Monica sul Tirocinio Formativo Attivo.

Mi chiamo Monica, ho 45 anni e sono architetto.
Da otto anni faccio l’insegnante a tempo pieno, nel senso che da otto anni ho cattedre annuali di 18 ore.
Le scuole in cui ho lavorato e lavoro sono quelle definite scuole “di frontiera” dove l’insegnamento e accompagnato da una serie di numerosi altri problemi che amplificano a dismisura l’impegno del docente, ma che nel tempo ti riempiono di grande soddisfazione per i risultati che a volte riesci ad ottenere con i cosiddetti “ragazzi difficili”.
Insegno Tecnologia alle scuole medie, una materia che oltre ad essere bella e interessante è di grande utilità non solo per chi deciderà di proseguire gli studi e diventare ingegnere, architetto o geometra, ma anche per chi, più semplicemente, andrà a lavorare.
Pensate ad un muratore o a un falegname che non sa leggere i disegni!!!!
Lo scorso anno questa materia è stata fortemente penalizzata poichè le ore sono passate da tre a due per ogni classe, il programma che si riesce a coprire può anche essere lo stesso, ma purtroppo qualunque approfondimento è assolutamente impossibile (e la maggior parte dei miei colleghi precari è a casa !!!!!).
I ragazzi si dimostrano quasi sempre molto interessati , sia per quanto riguarda il disegno tecnico, sia per quanto riguarda la parte teorica della materia che spesso tocca argomenti molto attuali e vicini a loro come l’educazione ambientale, i rifiuti, le energie alternative.
Veniamo al dunque……insegno senza abilitazione perchè i concorsi non sono più stati fatti e le ssis per questa materia sono state praticamente inesistenti. Le uniche istituite si trovavano in grandi città molto lontane dal luogo in cui vivo e per me assolutamente impossibili da frequentare sia per motivi famigliari che economici.
Qualche anno fa ho pensato di abilitarmi partecipando ai corsi riservati ai docenti che avevano 360gg di servizio.
Al momento dell’iscrizione al corso avevo molti giorni di supplenza in più di quelli richiesti, ma non rientravano nei tempi previsti dal decreto (Settembre 99- Giugno 2004), così al Provveditorato della mia città mi dissero di non fare neppure la domanda perché mi mancava il requisito fondamentale.
Così feci attenendomi alle regole……risultato…..tantissime persone che non avevano il mio stesso requisito si sono abilitate (anche in altre classi di concorso), mentre io e pochi altri che abbiamo rispettato la legge siamo rimasti al palo….non avevamo capito che nel mondo della scuola ogni regola è fatta per essere scavalcata dai furbi (e naturalmente da chi glie lo permette)!!!!!!
Pochi giorni fa le nuove disposizioni per la formazione dei docenti: potrò continuare ad insegnare solo se mi abiliterò e per poterlo fare dovrò fare il famoso “TFA” ovvero il Tirocinio Formativo Attivo.
Per accedere al TFA dovrò superare tre prove :
1)
test di accesso (quelli con le famose crocette che odio)
2) una prova scritta
3) una prova orale
Sono propedeutiche, se non ne supero una non potrò affrontare quella successiva.
Non si sa ancora nulla di preciso sui contenuti, quel che è certo e che dovremo avere anche una certificazione del Livello B2 della lingua inglese e la patente europea di informatica.
Saremo praticamente messi allo stesso livello di chi si laureerà tra qualche mese, con la differenza che LORO sono sia digitali nati……e quindi con molta più dimestichezza al pc di noi, sia abituati a studiare sui test (ai miei tempi, anche se non sono così vecchia, non esistevano) e quindi esiste anche la possibilità di essere scavalcata da qualcuno che non sa neppure cosa vuol dire entrare in una classe.
Pare….. si dice….. sembra…. che tutto ciò avverrà entro pochi mesi……tra i colleghi nella mia situazione serpeggia da qualche giorno un certo isterismo…..abbiamo tutti superato i 40 anni, abbiamo famiglia e se per qualche scherzo del destino sbaglieremo una di queste prove saremo praticamente a spasso per la vita.
Credo che le persone nella mia situazione, che per tutti questi anni hanno lavorato duramente, avrebbero dovuto accedere di diritto al TFA…..il Ministro Gelmini dovrebbe rendersi conto (ma penso che sia utopia) che il passaggio “dal sapere al saper insegnare” noi lo abbiamo imparato” ………eccome……….
sulla nostra pelle!!!
Tutto ciò mi appare sempre più come una manovra, non per avere docenti veramente qualificati, ma per eliminarci definitivamente dalle graduatorie.

Monica

Riapre l’unico liceo serale della Campania

Anche quest’anno,come nel precedente, per gli iscritti al serale dell’ Istituto Margherita di Savoia si era ripresentata la ferale notizia : la soppressione delle loro classi.
L’unico liceo della Campania aperto a coloro che possono frequentare solo di sera, rischiava ancora una volta di finire nel giro dei tagli sferrati dalle istituzioni nei confronti della scuola pubblica.
Ma gli iscritti al serale del Margherita di Savoia non si sono arresi e hanno lottato per il proprio diritto allo studio e per fare in modo che altri potessero intraprendere lo stesso percorso.
Hanno cercato ogni modo per farsi sentire : hanno convocato i giornali per essere intervistati,hanno tenuto una conferenza stampa. Sia alunni che docenti hanno ottenuto che la loro situazione fosse esposta alle istituzioni attraverso due interrogazioni parlamentari. Si sono fatti assistere da un legale, con cui erano in procinto di presentare ricorso al Tar.
Poi la svolta. L’azione massiccia di studenti e professori uniti in questa lotta fa sì che il Provveditorato accolga le loro richieste cambiando lo stato delle cose .
La possibilità di studiare è di nuovo concreta e gli studenti -lavoratori si riappropriano del loro sogno. Il Margherita di Savoia ce la fa ancora una volta!
Ora tutti hanno la possibilità di frequentare questo Corso Serale Statale che consentirà di diplomarsi in Scienze Sociali.
Quella della scuola pubblica è una realtà che spesso delude, ma questo Liceo Serale situato nel cuore del centro storico è una risorsa per tutti, è uno strumento per costruirsi un futuro migliore offerto a tutte quelle persone che per motivi diversi non sono riusciti a completare per tempo gli studi , ma che non intendono arrendersi di fronte alle enormi difficoltà che la società attuale presenta soprattutto per chi vive in una regione come la nostra.

Andrea Riccardi
(studente-lavoratore del “Margherita di Savoia”)

La notte dei precari… davanti al Provveditorato!

Il resoconto, dalla penna di Marcella Raiola, della giornata di lotta che ha visto l’occupazione del Provveditorato e la costituzione del presidio permanente a Via Ponti della Maddalena, a Napoli…
FRONTE DEL PORTO (02/09/2010)
Nota pubblicata da Marcella Raiola
“Genna’… M’è venuto in mente un bel titolo per il resoconto di questa giornata di lotta: Fronte del porto! Dici la verità: non è geniale?” Gennaro sbadiglia e lentamente, giusto per compiacermi, risponde: “Ah… una citazione cinematografica”… Gennaro è un precario. Stanco morto. E’ mezzanotte, e Via Ponte della Maddalena, che è in culo al mondo e che dà la faccia solo al mare, ai gabbiani e ai celeberrimi conteiners zeppi di cineserie che Saviano menziona all’inizio di Gomorra, è diventata umida, silenziosa e, a tratti, arancione, per il riflesso dei lampioni, che attirano zanzare di dimensioni e aggressività mostruose, forse mandate dalla Gelmini.
Lottare facendo chiasso, urlando, scandendo slogans, a Gennaro non piace, come non piace alla maggior parte di noi. Siamo docenti, siamo schivi, abituati all’autocontrollo, all’urbanità. Ora, invece, ci tocca gridare. E ci tocca anche passare la notte per strada, con le ronde che vengono a controllare se e fino a quando resisteremo, se facciamo o meno sul serio.
La giornata ci aveva forzato la mano. Eravamo andati al provveditorato per far fare a Napoli la sua parte e la sua figura nella lotta che a livello nazionale si sta combattendo per la scuola.

L’assemblea propedeutica all’azione di forza era stata insolitamente affollata, a causa dell’affluenza di personale tecnico e di collaboratori scolastici (i bidelli, cioè, come preferiscono essere chiamati loro, che rimandano al mittente le denominazioni e designazioni “soft” ed eufemizzanti, perché si sentono orgogliosi di essere BIDELLI e vogliono che la gente capisca in modo immediato chi sono e che ruolo cruciale svolgano nella scuola). Avremmo voluto solo perlustrare la zona, farci vedere, cominciare a fare pressione, ma avevamo finito col bloccare le attività e il “servizio al pubblico”.
Gli impiegati, a sorpresa, erano scesi ad attestarci la loro solidarietà. Addirittura con un comunicato… Poi la situazione s’era fatta delicata. Gli sbirri si erano presentati e s’erano messi in posa, a braccia conserte e occhiali scuri, quelli che impediscono di guardare negli occhi l’altro, e che io detesto cordialmente, perché spesso diventano la maschera dei vili o degli snob. Il commissario aveva recitato la sua parte, odiosamente e con cattiveria, come gli hanno insegnato: le minacce di identificazione e denuncia, la schedatura, la fedina penale macchiata (noi precari siamo criminali, noi, cosa credete? Abbiamo interrotto il “pubblico servizio”! Le cricche e le cosche, invece, che lo inquinano, violentano, negano tutti i giorni col ricatto, le mazzette, le assunzioni clientelari, l’abuso edilizio, le minacce, le intimidazioni mafiose, quelle, invece, sono fatte da rispettabili galantuomini, cui gli stessi sbirri fanno da deferente scorta!).
Mi ricordava qualcuno, il commissario, ma non riuscivo a mettere a fuoco… Ecco, sì: il monaco calvo del film: “Il nome della rosa“, quello più brutto, una faccia di burro viscida e inquietante… Alla sua “minaccia” di chiamare il superiore, il padrone da cui lui, cane mastino, prendeva gli ordini, Mariella aveva risposto alla grande, coprendosi la faccia con le mani, simulando terrore, e gridando, con voce artatamente alterata: “UUUHHH… Che paura!!!!”.
Abbiamo fatto presente che gli impiegati ci avevano attestato la solidarietà (e abbiamo anche pensato, a quel punto, che la cosa fosse stata fatta per rabbonirici e cacciarci, perché il cane mastino ha detto che se era lì, era lì perché qualcuno lo aveva chiamato!); abbiamo chiesto tempo. Parlare col provveditore; chiedergli almeno il salone al piano terra (con il bagno, peraltro)… La delegazione era andata su. Ma il provveditore si era nascosto. Mi vedevo trascinata fuori per i capelli dall’arroganza di quei bestioni senza occhi, tutti uguali, tutti ugualmente asserviti a un potere forte coi deboli e zerbino coi potenti. Mi ero chiesta, ripetutamente, se lo avrei sopportato, se sarei riuscita a smaltire l’umiliazione, se sarei finita in galera per oltraggio a pubblico ufficiale, perché di certo le mani addosso non me le sarei fatte mettere senza assestare un calcio dove dico io a qualcuno di loro, con la mia fantastica zeppa di 7 cm… Questo avevo pensato, nonostante la giustezza della causa mi corroborasse e la compagnia degli amici mi confortasse.
Tutti in strada, sotto il sole, per ore. Seduti sulle scale, coi poliziotti che calpestavano le borse per farci spostare. Nel tardo pomeriggio, s’era capito che il provveditore era lì, lì dentro. Ma per entrare, il cane mastino, il commissario, aveva avanzato una richiesta vessatoria: i documenti dei quattro delegati. Valentina, docente di francese, s’era ribellata: il documento va presentato, semmai, all’impiegato, non al militare-mediatore che ti identifica e ti sheda per suo capriccio! Era un chiaro ricatto, un tentativo di intimidazione, l’ennesimo, o una vendetta contro di noi, contro gente pericolosa, che non si può manganellare a piacimento perché ha la laurea ma che non avrebbe dovuto “provocare” le “forze dell’ordine”: se vuoi parlare col capoccia, devi farti identificare dal poliziotto!
Un atto chiaramente illegale, un ABUSO. Avevo pronunciato questa parola più volte, forse troppo sottovoce, ma già urlavano gli amici, più avvezzi di me a trattare coi cani mastini…
C’era di che sentirsi traditi: poliziotti che abusano di gente che sta manifestando… Avevo capito, in una giornata, prima che scendesse la notte, come fosse possibile arrivare a farsi giustizia da sé. I delegati erano entrati, poi, cedendo al ricatto.
Fuori, però, era cominciato un confronto drammatico tra chi gridava all’abuso e chi riteneva che quell’abuso fosse “prassi”. Era entrato in scena il vice-commissario, un tipo in maglia verde, in borghese, con gli occhiali scuri anche lui, animato da un profondo disprezzo verso i “professori”, i “nullafacenti” che si credono superiori perché hanno studiato, quelli che non si sono “sporcati le mani” colla fatica “vera”. Mi aveva fatto più schifo del commissario stesso.
Questo buzzurro, e lo scrivo perché lo si sappia, ha osato dire una cosa atroce e odiosa, in termini squadristi e fascisti, e, cioè, che SE A UN POLIZIOTTO GLI GIRANO E SE TROVA SOSPETTA UNA FACCIA, A SUO ARBITRIO HA IL DIRITTO DI PRETENDERE CHE GLI SI ESIBISCANO I DOCUMENTI! Proprio così: SE GLI GIRANO, SE UNA FACCIA GLI PARE SOSPETTA…
Sono affermazioni di una gravità inusitata! Ero a poca distanza da questo energumeno inqualificabile. Una massa di sentimenti contrastanti mi agitava il petto e mi rendeva tachicardica e folle. Ho detto ad alta voce: “Ora ho capito come è morto Federico Aldrovandi!”.
La mia voce è caduta nel vuoto, anche perché quell’animale di certo non ricordava quanto fosse giovane e pulita quella faccia che i suoi colleghi squadristi hanno deturpato e spaccato a botte, fino a spegnerne per sempre la luce… Erano arrivati anche i rappresentanti sindacali. A loro i manganellatori non hanno chiesto il documento: SIAMO INSORTI E LO ABBIAMO FATTO PRESENTE: PERCHE’ LORO ENTRANO SENZA IDENTIFICAZIONE?? Il nostro grido è valso quanto uno sputo.
Li abbiamo messi di fronte alla loro VIOLENZA GRATUITA E ALLA LORO RESPONSABILITA’ DI VIOLENTI REPRESSORI DELLA GIUSTIZIA E DELLA EQUITA’. Ho provato profonda rabbia e profonda vergogna per quella gente in divisa. Ho ancora detto qualcosa: “La divisa non si indossa per abusare della gente onesta, ma per proteggerla!”. Ancora parole nel vuoto.
La Parola tace quando parla la violenza. Ma a ma bastava l’orgoglio di aver dato voce alla protesta. I cartelli innalzati davanti alle telecamere, gli slogan scanditi, erano miei… Non ci pensavo e non ci penso per alimentare una vanità sciocca, ma per compensare la delusione che mi hanno dato i cani mastini e i loro servi, per aggrapparmi alla speranza che la Parola, la mia, possa essere utile a neutralizzare il oro abbaiare analfabeta e arrogante.
Ore e ore sotto il sole. Senza sedie; senz’acqua. Sole che scontornava gli oggetti, che accresceva la stanchezza. Un sms di un collega umbro: Caterina Altamore, in sciopero della fame a Montecitorio, in ospedale, per un collasso… La notizia era girata. Apprensione e dolore sulle nostre facce… Poi, l’esito del colloquio con il provveditore: aria fritta, documenti siglati da sindacati sempre più deboli e tentennanti, per qualche posticino in più, per qualche tesserato in più… Disgusto e offesa.
E siamo qui, dopo aver mangiato una pizza in piedi, in fila, sul muretto di fronte al Provveditorato, come carcerati in libera uscita, divertiti come adolescenti alla prima nottata fuori casa. Abbiamo alzato un gazebo e c’è una tenda, più in là, con un sacco a pelo. Ci viene a trovare Stella, di Repubblica, dall’infausto nome (Gelmini!: ci scherziamo su e lei, ridendo, si “scusa”) e dalla materna posa matronale. Ascolta le nostre storie, che pubblicherà di lì a poco; capisce qualcosa del nostro complesso mondo, se ne va arricchita e perplessa. Mi guardo attorno: sono proprio io, proprio io, mai uscita la sera di casa, mai in nessun “gruppo”, mai “integrata”, a sedere a cerchio in mezzo ad amici straordinari e fidati, a guardare la via deserta come un nastro di seta prezioso che mi veste come per un ballo di debutto, di iniziazione a una vita nuova, partecipata, piena, meno ingessata, dove la parola non si nasconde, dove la parola danza per la strada come una gitana seducente e rabbiosa.
La mia “diversità” di problematica scribacchina che interpone l’interfaccia della carta tra l’esistenza e l’essere, percepita dagli amici pazienti, che cantano, ridono a crepapelle, inventano gags a ripetizione, grandiose, piene di una inventiva che mi stupisce e mi fa sentire povera, poco creativa e conformista, viene sollecitata dalla indiscussa “capa” della banda: “Marce’… ora ci conosci meglio… ora sei qui. Dicci che pensi di noi”. Avrei preferito fare dieci esami d’università. Non rispondo. Non riesco rispondere, come non si riesce a respirare quando un’onda malandrina ti sorprende, più alta, e ti sommerge per un momento…
Capisco che devo attingere al serbatoio delle parole migliori, ma io ho bisogno di tempo per tornire le parole; la disabitudine alla vita “vissuta” mi rende poco reattiva, lenta… Poi, sono anche stanchissima. Dovrei dire qualcosa di ciascuno, su ciascuno; dovrei dire che ho imparato che il carisma è una dote che consiste nell’aggregare gente di diversa estrazione e cultura trovando la comune spiaggia emotiva d’approdo; dovrei dire che ho scoperto di avere limiti più feroci di quanto credessi, a vari livelli, grazie a loro, e che la scoperta mi aiuterà a vincerli; dovrei dire che la lotta è stato un corso di aggiornamento su “ideologia e pragmatica della lotta sociale e civile”; dovrei dire che, malgrado la scuola per me sia un nobilissimo “ripiego”, non sento di aver sprecato tempo; dovrei dire che la città di Napoli, che adoro perché mi ha dato dignità e aria, mi è entrata ancor più nelle vene ora che l’ho vista in camicia da notte, per nulla minacciosa, dolce e accogliente; dovrei, soprattutto, dire, a ciascuno di loro, che dopo tutto questo, dopo questa notte, se entrerò di nuovo in un’aula, vi entrerò con una sicurezza mai provata, perché ho compreso davvero, avendo rischiato di perderlo, il senso e il valore del nostro bistrattato mestiere; sentirò di avere DIRITTO ad entrare in aula; potrò sentirmi, nel parlare, legittimamente orgogliosa, avendo difeso qui fuori, con i piedi gonfi e la coperta addosso, il diritto degli alunni ad essere istruiti ed educati; potrò ribattere alle loro ingenue accuse da “nuovi nati”; potrò dimostrare di aver inteso e di intendere la mia professione come il piedistallo dell’umano sviluppo e progresso…
Taccio, invece, e mi schermisco, trincerandomi dietro la stanchezza. Le zanzare ci massacrano le caviglie. Ci sono due custodi, poco distante da noi, sotto il casotto dello stazionamento dei pullman. Gli abbiamo chiesto di usare il loro bagno e ce lo hanno concesso. Fanno di più: portano tre di noi a prendere del caffé scorrazzandoli in giro per Napoli con un autobus di linea! Miracoli ed emozioni della solidarietà napoletana tra lavoratori… Del resto, della vita, almeno,… siamo tutti precari!!
Crolliamo, verso le cinque del mattino: ci accoccoliamo sulle sedie come i gatti, coi piedi gelati, o “ci appoggiamo” alle poche macchine, a turno, reclinando i sediolini. Qualcuno, combattente di lunga data e militanza, resta a chattare al pc piccino, che minaccia di scaricarsi da un momento all’altro; io cerco di leggere qualche pagina del capolavoro dell’ultimo premio Nobel, Herta Muller, ancora non finito, nonostante l’abbia iniziato da un mese, ma il clima non è adatto, l’atmosfera non è adeguata, né lo è la luce dei lampioni. I bidelli pianificano l’assorbimento dei precari ad alta voce, come se fossero in parlamento o in commissione cultura (magari ci fossero loro! Le loro idee non sono niente male!).
Ci trasciniamo fino alla mattina, che arriva grigia, fredda e nuvolosa. Il gazebo va smontato, perché potrebbero contestarci l’occupazione indebita del suolo e l’interdizione dell’accesso ad un ufficio pubblico. Lo spostiamo sull’altro lato della strada. Ci buttiamo in faccia dell’acqua; io sento le mie lentine come corpi estranei fastidiosi e graffianti negli occhi stanchi. Ma sono contenta che i miei occhi si posino sui conteiners di questo porto, questa mattina, e sui gabbiani predaci, che ci guardano curiosi, e sull’immondizia che il vento fa mulinare per la strada squallida, deserta, mentre le camionette dei carabinieri arrivano e si posteggiano, prima delle sette del mattino, davanti all’ingresso del Provveditorato… Penso alla tempestività del loro intervento: penso alla mia telefonata di un mese fa, quando, in una discarica sotto casa mia, a mezzanotte circa, avevo sentito provenire da un’auto le urla di un ragazzo, e avevo chiamato il 112… Erano arrivati solo dopo tre quarti d’ora, quando la macchina era già andata via sgommando!!
Mi sento tutt’a un tratto rinvigorita e forte; mi sento “matura”, intensa, densa… forse è solo la marmellata che abbondantemente fuoriesce dal cornetto che ci ha portato il marito della collega, gentilissimo e simpaticissimo, che mi ristora e ripaga, con la sua fragranza stupenda…
Se arrivasse, ora, qualcuno, alunno, giornalista, uomo della strada, genitore o dirigente scolastico e mi chiedesse di sintetizzare in una battuta questa esperienza, sento che direi questo: LOTTARE E’ PRENDERSI IL BUONO CHE STA NASCOSTO IN OGNI MOMENTO BUIO.

Marcella Raiola

Riforma delle superiori: Gilda insiste sul rinvio

 

Notizie dal provveditorato: segui questo blog per restare aggiornato

 

Riforma delle superiori: Gilda insiste sul rinvio

Tempi troppo stretti per l’attuazione della riforma della scuola secondaria superiore e necessità di creare un sistema di valutazione diverso per personale docente e Ata. Ecco le questioni principali poste dalla Gilda degli Insegnanti durante l’incontro che si è svolto ieri pomeriggio al ministero dell’Istruzione.

“Al ministro Gelmini – spiega il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio – abbiamo ribadito la forte preoccupazione per la tempistica della riforma della scuola superiore e la conseguente impossibilità di informare le famiglie e aggiornare gli insegnanti. Inoltre abbiamo chiesto spiegazioni sulla sorte dei docenti che diventeranno soprannumerari”.

In merito, poi, al problema sollevato dal ministro Gelmini riguardante il merito, la Gilda ha sottolineato che non possono essere utilizzati gli stessi criteri per i docenti e il personale Ata: “Valutare l’efficacia dell’insegnamento – afferma Di Meglio – è una questione seria e delicata e, perciò, abbiamo invitato il ministro a costituire una commissione scientifica di alto profilo anche con l’obiettivo di verificare l’efficacia dei sistemi di valutazione adottati negli altri Paesi sviluppati”.


Sul fronte dei precari, infine, la Gilda ha ribadito la netta contrarietà a qualsiasi tipo di inserimento a pettine dei precari e chiesto un piano pluriennale di assunzione su tutti i posti vacanti.

“Di fronte a queste richieste – riferisce il coordinatore nazionale – il ministro Gelmini si è impegnato ad attuare gradualmente la riforma delle superiori che, se il ministero dell’Economia lo consentirà, non dovrebbe coinvolgere le classi successive alla prima. Per quanto riguarda il precariato, invece, il ministro si è dichiarato favorevole a un piano di stabilizzazioni che quanto meno sostituisca il turn over”.

Sulla questione della meritocrazia, Gelmini ha invitato i sindacati a trovare una soluzione in tempi rapidi “per evitare – sottolinea Di Meglio – iniziative unilaterali di parte politica e far sì che il nodo venga affrontato in sede contrattuale, come prevede la legge, e non attraverso un decreto. Ed è da scartare fermamente – conclude Di Meglio – l’ipotesi di inserire percentuali, come prevede il provvedimento del ministro Brunetta, perché il merito va riconosciuto a tutti i docenti che quotidianamente dimostrano di svolgere bene il loro lavoro”.

 

Via: www.gildains.it


Scuola: il futuro dei docenti

 

In questo blog troverete notizie su provveditorato, scuola, docenti, supplenze.

Esito dell’incontro del 18 novembre al MIUR – Si apre un’intensa fase di negoziato

L’incontro di mercoledì 18 novembre, che faceva seguito a quello avvenuto la settimana precedente con la presenza del ministro Gelmini, ha avuto carattere sostanzialmente interlocutorio, essendosi prevalentemente limitato all’individuazione dei temi ritenuti prioritari, su cui attivare specifici “tavoli di confronto tecnico”.

La riunione ha offerto, tuttavia, l’opportunità per ribadire alcune questioni poste con forza dalla CISL Scuola nel corso dell’incontro con il Ministro, in particolare sull’avvio della riforma del II ciclo e ha fatto registrare alcune importanti comunicazioni da parte dell’Amministrazione.

Il Capo Dipartimento per l’Istruzione, dott. Giuseppe Cosentino, infatti, nella sua comunicazione di apertura ha accennato all’imminente pubblicazione della direttiva sui collocamenti in pensione ai sensi dell’art. 72 della legge 133/08, essendosi positivamente sciolte le riserve sulla possibilità di derogare dal collocamento forzoso in pensione di chi ha maturato 40 anni di contribuzione, ma attende nel corso del triennio 2009-11 il passaggio ad una successiva classe di stipendio.


Non avrà invece alcuna rilevanza, a differenza di quanto avvenuto lo scorso anno, l’appartenenza o meno a classi di concorso in esubero: in tal modo l’Amministrazione ritiene di poter incrementare il numero delle cessazioni dal servizio, liberando così posti su cui attivare una significativa tornata di assunzioni in ruolo. Al riguardo, è stato ribadito l’obiettivo di una integrale copertura del turn over, nell’ambito di un impegno che il Ministro intende assumere di una più estesa stabilizzazione dei rapporti di lavoro sia per l’area docente che per il personale ATA.

Il Capo Dipartimento ha poi reso noto che il confronto con le Regioni è ripreso sui temi relativi all’attuazione del Titolo V, annunciando un “incontro tecnico” in avvio della prossima settimana che dovrebbe preludere alla ripresa e alla conclusione del confronto in sede politico. Obiettivo del confronto è, fra l’altro, individuare soluzioni che assicurino in prospettiva una più stretta correlazione fra la gestione dell’organico e gli interventi sulla rete scolastica.

Facendo riferimento all’imminente avvio della riforma del secondo ciclo, il Capo Dipartimento ha confermato che i nuovi indirizzi potranno essere attivati, ove occorra, nell’ambito dell’attuale modello organizzativo degli Istituti di Istruzione Superiore (IIS), rinviando ad una fase successiva l’eventuale costituzione di istituti ad indirizzo unitario, ferma restando ovviamente la competenza esclusiva delle Regioni nel “disegno” degli assetti delle istituzioni scolastiche.

Accennando alle misure straordinarie per il personale precario – essendo in quel momento in corso la seduta del Senato che ha concluso l’iter di conversione in legge del decrteo-legge 134/09 – è stata annunciata la pubblicazione di una nota contenente precise indicazioni per un corretta gestione delle intese regionali.

Il dott. Cosentino ha comunicato, inoltre, l’avvenuta espressione di parere favorevole da parte del Ministero dell’Ecomnomia e delle Finanze (MEF) sullo schema di Regolamento concernente la formazione iniziale del personale docente, sottolineando l’urgenza di provvedere in tempi rapidi alla definizione della nuova disciplina del reclutamento.

Il Capo Dipartimento, infine, si è soffermato sulla questione della valorizzazione del merito e delle modalità di gestione delle risorse che l’art. 64 del decreto-legge 112/08 rende a tal fine disponibili, attraverso il reinvestimento di una quota pari al 30% delle economie realizzate nel triennio 2009/10 – 2011/12 con la manovra sugli organici. Al riguardo, è stata riportata la volontà del Ministro di seguire la via negoziale e del confronto fra le parti, escludendo interventi unilaterali di natura legislativa: secondo il MIUR alla questione del merito, pur evidentemente collegata alla complessiva disciplina contrattuale, deve essere riconosciuta una specificità derivante anche dalla destinazione di risorse mirate e sulla quale, in ogni caso, è urgente portare a qualche esito una riflessione che si è lungamente protratta nel tempo, interessando più di una tornata contrattuale.

In conclusione, sono stati proposti alcuni “tavoli di confronto” sulle seguenti materie:

•nuovi ordinamenti e misure di accompagnamento;
•reclutamento del personale docente;
•valorizzazione del merito;
•organici e autonomia delle scuole.
Ad essi si aggiunge quello già previsto in parallelo al “tavolo sulla mobilità”, per le ricadute che in tale ambito derivano dalla nuova strutturazione delle classi di concorso.

La CISL Scuola, nel dichiarare la propria disponibilità all’attivazione dei “tavoli di confronto”

•ha sottolineato come la pratica di corrette e costruttive relazioni sindacali rappresenti da sempre una precisa scelta di comportamento per un’organizzazione la cui identità si fonda sul primato della contrattazione. In questo senso la CISL Scuola vuol leggere nell’apertura dei “tavoli negoziali” una scelta di metodo, non sempre chiaramente e convintamene espressa dalla controparte, su cui pertanto non solo offre disponibilità, ma rivendica continuità e coerenza di impegno;
•ha ribadito le condizioni che devono concorrere a rendere praticabile l’avvio della riforma del secondo ciclo dal prossimo anno scolastico: un avvio che deve essere circoscritto alle sole classi prime; essere contestuale per tutte le tipologie di istituto (licei, tecnici, professionali); essere accompagnato da una revisione dell’entità e dei tempi della manovra sugli organici; essere sostenuto da forti misure di accompagnamento;
•si è detta disponibile – sulla valorizzazione del merito – ad avviare un confronto che in ogni caso deve trovare l’indispensabile raccordo con il rinnovo del CCNL, di cui la questione del merito rappresenta un aspetto non isolabile dal contesto di una generale rivalutazione delle retribuzioni di tutto il personale. Ricondurre la materia all’ambito del negoziato, oltre a rappresentare una scelta rispondente a criteri di corretta individuazione delle prerogative e delle competenze, offre maggiori garanzie rispetto al rischio di indebite forzature o enfatizzazioni su temi che richiedono, invece, la capacità di individuare e costruire soluzioni sostenute quanto più possibile da ampi margini di condivisione.
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il Capo Dipartimento Programmazione e Risorse, dott. Giovanni Biondi, per una specifica e dettagliata illustrazione delle iniziative avviate dal MIUR per l’informazione e il coinvolgimento delle scuole sulla riforma del II ciclo.

 

Via: www.cislscuola.it


Contratti scuola: mobilitazione della uil

 

MOBILITAZIONE PER I CONTRATTI
Avviate dalla UIL le procedure di conciliazione
per il personale dei comparti dello Stato:
UIL nazionale: comunicato stampa
Con una lettera inviata al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed ai
ministri della Pubblica Amministrazione, dell’Istruzione e dell’Economia,
Brunetta, Gelmini e Tremonti, la Uil ha chiesto al Governo che siano compiuti
tutti gli atti necessari all’avvio delle procedure di confronto e contrattazione
previste dall’Accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali,
sottoscritta lo scorso 30 Aprile con il Governo, e confermata nel Dpef 2010–
2013, per il rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti, chiedendo anche chevengano definiti gli stanziamenti coerenti.

La Uil, ha inoltre chiesto al ministro Brunetta di attivare un ulteriore tavolo diconfronto perché anche la Conferenza delle Regioni e le associazioni
rappresentative del sistema delle autonomie condividano l’Accordo sul nuovomodello contrattuale.


Intanto le categorie del personale facente capo alle amministrazioni centrali
dello Stato (stato, parastato e scuola), congiuntamente alla Uil hanno
proclamato lo stato d’agitazione dei comparti e richiesto l’apertura delle
procedure di conciliazione, per giungere, in assenza della definizione dei
contratti, allo sciopero generale del settore.