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Se la scuola avesse le ruote: avventure di ragazzi on the road e manuale di pedalogia

“Mentre la fila colorata e scintillante di biciclette allunga
la sua ombra sul greto abbacinante del Torre, mi chiedo
se anche loro sentono questo fascino sottile della via traversa,
del passaggio segreto, dello sfuggire alla grande programmazione
in cui siamo inseriti”

Un professore fuori dell’ordinario fa lezioni in bicicletta insegnando storia,
geografia e vita quotidiana. La sua è una forma di resistenza pacifica
al degrado della scuola. Cosa accadrebbe se la scuola avesse le ruote?
Ce lo racconta Emilio Rigatti in queste divertenti, ma anche commoventi
pagine di “diario di campo” che partono dagli anni Ottanta, a quando lui
insegnava in uno sperduto paesino della Carnia, a oggi.
Ci spiega, attraverso le sue esperienze dirette, come la bicicletta sia uno
dei modi migliori per andare in esplorazione del mondo e confrontare ciò che  si è studiato nei libri con la realtà, in antitesi alle gite organizzate con l’autobus  a noleggio, sorta di mordi e fuggi, Mc Donald delle esperienze.

Rigatti mette le ruote alla scuola, pedala con i suoi alunni tra chiese e musei,
parchi e aperta campagna, piccoli villaggi e strade bianche, a caccia di arte,
storia e geografia, ma anche di divertimento e piccole disavventure.
Insegna ai ragazzi la vita, assaporata lentamente, e a muoversi nel mondo
anche senza il navigatore. La sua è una ricetta contro la modernizzazione imperante della scuola che vira verso l’appiattimento e l’omologazione, una pacifica resistenza a pedali, lenta ma continua.

Regala consigli e  aneddoti gustosi e alla fine del libro propone un vero manuale per provare a ripetere le sue esperienze di  professore a pedali.

Emilio Rigatti è uno dei migliori scrittori di viaggio oggi in Italia.
Fulvio Panzeri, Avvenire

I suoi racconti di viaggio sono pieni di fatica e di bellezza.
Gianni Mura, La Repubblica

Rigatti scrive come pedala. Un po’ a testa bassa, un po’ con sguardo umanista.
Guascone quanto sentimentale.
Ernesto Milanesi, Il Manifesto

Quella di Rigatti è una sfida al mondo della velocità lanciata da un moderno Don Chisciotte.
Roberto Bellato, Tuttolibri La Stampa

isbn 978-88-6549-003-7
pagine 176 prezzo 14,50 euro
copertina di Altan

Un genitore critico della scuola pubblica scrive, un professore precario risponde

Messaggio ricevuto da un genitore il 20/09/2010

E’ possibile che sono due anni che non c’è un insegnante che sia onesto con il proprio lavoro e verso i propri doveri.L’ultima volta che ho visto l’insegnate di matematica di mia figlia è stato due anni fà, da allora il susseguirsi di supplenti è infinito e i dirigenti sbattono i bambini dovunque pur di togliersele dai piedi.E’ possibile che la scuola statale siglifica fare quello che si pare senza avere rispetto dei bambini e del proprio lavoro. Se la scuola pubblica deve essere questa, allora resta solo quella privata. E smettetela di lamentarvi se vi lasciano a casa, prendetevela con i vostri colleghi e con voi stessi che non riuscite a creare una scuola degna di essere chiamata scuola.

Cordiali saluti Andrea

Messaggio di risposta di Matteo Vescovi, professore precario (Assemblea delle scuole di Bologna e provincia)

Gentile genitore,

mi sento in obbligo di rispondere alla sua lettera che credo esprima le difficoltà e le perplessità di molti altri genitori come lei. Devo dire che lei ha le sue ragioni, non posso darle torto quando lamenta la mancanza di insegnanti stabili e addirittura denuncia una prassi, quella di smembrare le classi e distribuirle in altre per evitare di chiamare supplenti, che in questo momento si sta diffondendo sempre di più. Lei ha tutte le ragioni di indignarsi perché a sua figlia viene negato il diritto all’istruzione. Le dirò di più, teoricamente se questa prassi fosse portata avanti per molti giorni, si potrebbe trovare nella condizione di non validità dell’intero anno scolastico. Per questo motivo la invito a denunciare pubblicamente questa prassi anche con esposti all’Ufficio Scolastico Provinciale e alla Procura della Repubblica, coinvolgendo gli altri genitori e gli insegnanti di suo figlio. Ma non se la prenda con noi che da anni appunto stiamo lottando strenuamente per difendere questo ed altri diritti riconosciuti dallo Stato, ma negati nei fatti da questo e altri governi, nonché da molti che non hanno il coraggio di opporsi.

Se ha la pazienza di leggere ancora vorrei spiegarle, però, per quale motivo la scuola di suo figlio si trova in questa condizione. Innanzitutto le scuole statali sono ormai senza fondi, il Ministero deve risarcire alle scuole della provincia di Bologna un debito di 22 milioni di euro. Soldi che le scuole hanno utilizzato per pagare i supplenti e per altre necessità di gestione (carta, materiali didattici, carta igienica, eccetera) e che sono stati presi in buona parte dai contributi che voi genitori versate ogni anno, ma che non verranno restituiti (altro motivo per indignarsi). A questo punto, i Presidi con le casse vuote stanno cercando in tutti i modi di portare avanti un barcone con sempre più buchi.

In secondo luogo, saprà benissimo che il Ministero con una circolare ha ridotto l’orario di scuola, ha aumentato il numero minimo di ragazzi per classe, ha di fatto eliminato le compresenze. Penso che saprà fare da solo la somma di questi dati e comprendere in quale situazione ci troviamo a vivere tutti i giorni, sapendo che siamo obbligati a non fare ciò che di bello facevamo e vorremmo ancora fare.

Di fronte a tutto ciò lei ha ancora tutto il diritto (qualora avesse la possibilità economica di pagare almeno 3000 euro all’anno) di cancellare l’iscrizione di suo figlio alla scuola pubblica statale e di iscriverlo in una scuola privata. Non ci nascondiamo, infatti, che queste scuole stanno sempre più avvicinandosi al modello della scuola elementare statale pre-Gelmini (tempo pieno o modulo) visto che, in quanto privati, sono liberi di progettare la propria offerta formativa. Si ricordi, però, che se lei dovesse iscrivere sua figlia in una di queste scuole, innanzitutto starebbe di fatto sottraendo fondi a tutti quei bimbi che la privata non se la possono permettere (le ricordo, infatti, che i governi e gli enti locali finanziano queste scuole in barba all’articolo 33 della Costituzione che recita che le scuole private possono esistere ma “senza oneri per lo Stato”). Inoltre, starebbe negando a sua figlia il diritto di frequentare la scuola del suo quartiere, di conoscere e di crescere con i bambini che vivono intorno a voi (belli o brutti che siano al nostro giudizio di adulti). Sua figlia si chiuderà in una realtà che ha tanti specchi per non vedere quel mondo nel quale, invece, sta crescendo.

Oppure, lei ha un’altra possibilità. Può cominciare a prendere contatti con i genitori della classe di suo figlio e con gli insegnanti. Può informarsi su quali sono i diritti di sua figlia che vengono lesi e contattare il Presidente del Consiglio d’Istituto della sua scuola per avere spiegazioni, inoltre può rivolgersi al Preside se non sono stati nominati insegnanti o supplenti. E poi può cominciare a costruire nella scuola di sua figlia un’assemblea di genitori-insegnanti che diffonda l’informazione per cominciare a pretendere quei diritti che ci vengono negati dal Ministero e nella fattispecie dall’Ufficio Scolastico Provinciale. Se riuscisse nell’impresa di coalizzare l’intera scuola potrebbe cominciare a diffondere la notizia delle vostre iniziative in modo da fornire un esempio positivo anche per altre scuole, così da costruire un’assemblea che coinvolga tutte le scuole di Bologna e della provincia, perché i problemi che lei ci segnalava non sono risolvibili né dalla singola buona volontà degli insegnanti, né dalle sacrosante richieste dei singoli genitori. Solo se sapremo, ancora una volta, trasformare queste energie in coscienza comune e in azioni condivise, potremo cominciare a riconquistare pezzo per pezzo quel diritto ad una istruzione di qualità che oggi sua figlia si vede negata. In caso contrario ognuno si salverà come potrà.

In ogni caso, queste sono libere scelte. Noi, come genitori e come insegnanti, non possiamo che continuare a credere con Don Milani che “il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia. (Da Lettera a una professoressa)

Nella speranza di ritrovarla in futuro insieme a noi, le porgo i più cordiali saluti

Un prof precario.

Matteo Vescovi