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Assemblea Nazionale dei movimenti precari della Scuola a Milano

Per rilanciare e riorganizzare le lotte contro i tagli, in difesa dei diritti dei lavoratori della scuola, precari e di ruolo, e per la qualità della Scuola Pubblica


il Coordinamento “3ottobre” di Milano invita a partecipare ad una

Assemblea Nazionale
dei movimenti precari della Scuola
presso CSOA Transiti in via Transiti,28 (Metro 1 rossa – fermata Pasteur)

9 GIUGNO 2013 MILANO
ore 10.00 – 17.00

per confrontarci insieme sui seguenti punti:

· Riorganizzazione interna del movimento nazionale dei precari (analisi dei punti di forza e debolezza delle lotte di questi anni, utilizzo di sistemi di comunicazione e coordinamento fra gruppi precari)

· Prospettive di lotta e strategie da adottare per fronteggiare:

– i tagli e le mancate immissioni in ruolo
– il problema del futuro reclutamento/concorso
– le nuove indicazioni sui Bes, che comporteranno tagli alle cattedre di sostegno e sovraccarico di lavoro, non riconosciuto, ai docenti curricolari
– il rischio del mancato pagamento delle ferie non godute, maturate nell’a.s. in corso e per i prossimi anni
– i test Invalsi

· Possibili prospettive di lotta in difesa dell’art.33, contro i finanziamenti alle scuole private

Diffondete e partecipate

Coordinamento Lavoratori della scuola “3ottobre” – Milano:
https://www.facebook.com/groups/coordinamento3ottobre/?fref=ts

Per contatti e adesioni: coordinamento3ottobre@gmail.com


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SCUOLA: La FLC CGIL MOBILITA I PRECARI: IL 10 APRILE A ROMA

Scuola e tagli agli organici

PERSONALE DOCENTE: Nell’incontro che venerdì 22 marzo il MIUR ha avuto con i sindacati, è stata comunicata l’informativa sulle dotazioni organiche del personale docente con le tabelle dei tagli suddivisi per regione. Anche se la legge n.111/2011 non ha fissato altre misure di contenimento e/o di riduzione le dotazioni organiche relativa all’ anno scolastico 2013/2014 sono state determinate mantenendo, a livello nazionale, la consistenza delle dotazioni fissate per l’anno 2011/2012 per cui:

  1. L’anno prossimo in Italia saranno confermati i 600.839 docenti di quest’anno
  2. In Puglia però, come in altre 5 regioni meridionali, ci sarà comunque un taglio agli organici determinato dal calo nelle iscrizioni degli alunni
  3. In Puglia ci sarà un taglio di 353 docenti così riparititi:
Infanzia 7200 7149 -51
primaria 13437 13298 -139
Media 10127 10021 -106
superiori 15972 15915 -57
-353

Ma cosa accadrà nella nostra provincia: al momento le incognite e le variabili sono numerose, ma non tanto da impedirci di provare a fare due conti almeno sulla scuola primaria.

Innanzitutto possiamo prevedere per la provincia di Bari una quantificazione del taglio superiore alle 100 unità probabilmente il taglio sarà di 120/130 docenti

Ad aggravare la situazione lavorative e le prospettive di stabilizzazione per il personale docente barese va inoltre ricordato il dato sui pensionamenti perché a fronte dei 651 pensionamenti dello scorso anno e dei 967 docenti di due anni fa, quest’anno il dato è di sole 308 unità per cui per il prossimo anno si ridurranno quasi a zero le aspettative di assunzione a tempo indeterminato e determinato.

Con questi dati anche le speranze di mobilità da fuori provincia saranno praticamente ridotte al lumicino e perfino l’attuale concorso bandito dal Ministro Profumo rischia di non avere posti sufficienti: altro che nuovo concorso per il ringiovanimento del corpo docente!

PERSONALE ATA: Per il personale ATA la situazione è ancora più drammatica, in particolare per il personale di segreteria e dei laboratori. Il ministro Profumo, il giorno prima delle sue dimissioni, decide di compiere un atto gravissimo: non solo ha determinato le mancate immissioni in ruolo del personale Ata, ma ha emanato un decreto con cui ha previsto il passaggio nei ruoli ATA dei docenti inidonei fuori ruolo della scuola ed i titolari nelle classi di concorso C999 e C555! Il risultato di questa operazione nella provincia di bari parla da sé: per 52 posti di assistente amministrativo ci sono ben 145 docenti inidonei! Come dire: per il personale di segreteria saltano tutte le previsioni di immissione in ruolo per i prossimi anni!

VERGOGNA!

Per un ministro di un governo dimissionario che decide di firmare come suo ultimo atto proprio questo decreto!

A fronte di questa situazione per la FLC CGIL due operazioni sono prioritarie:

  1. “riformare” la riforma Fornero per consentire ai giovani l’accesso al lavoro
  2. investire nel sistema dell’istruzione per restituire alle scuole organico e risorse

Su questi obiettivi si fonda la mobilitazione della FLC CGIL che prevede un presidio del personale precario dei nostri comparti il 10 aprile a Roma presso il Ministero dell’Istruzione. La FLC CGIL di Bari sarà presente!

Bari, 29 marzo ’13 CLAUDIO MENGA

s.g. FLC CGL BARI


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I docenti e i docenti precari in lotta rispondono agli auguri del ministro Profumo

Ministro Profumo,

anche noi le auguriamo una Pasqua serena, ma auspichiamo che sia, nel contempo, per Lei, una Pasqua di riflessione, di autoanalisi e, soprattutto, di profonda resipiscenza, dal momento che constatiamo una dolosa e sconcertante discrasia, al limite della dissociazione mentale e morale, tra il valore che Lei sembra attribuire alla Scuola così come noi la intendiamo e difendiamo, dipingendola, nei suoi quadretti un po’ stucchevoli, come una comunità sollecita verso i bisogni degli alunni e devoluta allo scopo di educarli alla consapevolezza e all’autonomia, e la Scuola che invece Lei, nonostante dimissionario, sta preparando per le nuove generazioni, una Scuola disumana, asfittica, meccanizzante, automatizzata, tecnologizzata in modo superficiale e maldestramente propagandistico ma nella sostanza medievalizzata e classista; una Scuola decerebrata e disanimata, priva di memoria storica e privata dei tempi necessari alla maturazione; una Scuola, soprattutto, spietata e repulsiva verso chi non possiede già per “natura”, ovvero per ascendenza familiare, il bagaglio economico e culturale necessario a proseguire con successo gli studi.

Dice di aver imparato tanto dal contatto con noi, ma noi non abbiamo percepito la reciprocità di questo rapporto. Non abbiamo potuto confrontarci, infatti, nonostante Lei ci riconosca competenza e abnegazione, né siamo mai stati interpellati come tecnici esperti della didattica e della “paideia” a largo raggio, prima che fossero emanati da parte sua, con il solito atto d’imperio, provvedimenti che stravolgono la facies del nostro lavoro e della Scuola.

Ci riferiamo, in particolare, alla proposta di ridurre di uno o due anni l’iter formativo degli studenti, assolutamente aberrante, nonché all’ultimo decreto sulla valutazione delle Scuole, già famigerato e contestato anche da alcuni dirigenti assennati, che surroga e reintegra i contenuti dell’odiosa Legge “ex Aprea”, respinta a prezzo di manganellate che fanno ancora male a quegli studenti che Lei ora blandisce, e che ci umilia profondamente, calpestando la libertà d’insegnamento sancita dalla Costituzione e riducendoci a “facilitatori” nell’apprendimento di idiozie spacciate per nuove frontiere della “logica” (come se ne esistesse una sola).

Mentre nei paesi di area anglosassone si rivoltano contro la stoltezza dei quiz che prosciugano e inaridiscono l’intelletto, al grido di “Testing is no Teaching!”, noi importiamo, da bravi necrofili provinciali, i loro cadaveri pedagogici, propinando questi test fallimentari sia ai neolaureati (Lei ricorderà che i quiz dell’ultimo TFA sono stati proscritti da Luciano Canfora e da altri 26 paleoumanisti italiani di fama internazionale, che hanno denunciato al Presidente della Repubblica la loro totale inadeguatezza all’accertamento delle conoscenze degli aspiranti), sia ai concorsisti, partecipanti ad una surreale selezione illegale e demagogica, aspiranti a un posto che non c’è, mortificati nella loro professionalità e diffamati, insieme ai colleghi di ruolo, tramite campagne vergognose, che si sono spinte fino alla pubblica menzogna (ricorderà anche, ne siamo certi, le sconce bugie dette da Monti sulla mancata accettazione, da parte della nostra “privilegiata corporazione” di un sopruso intollerabile, alle quali Lei stesso fu chiamato a porre rimedio sostenendo un confronto televisivo con Salvatore Settis, altro inascoltato grande intellettuale di questo ingrato paese).

Dice che spera che la Pasqua ci aiuti a riscoprire il senso della comunità. Noi Le rispondiamo che non abbiamo bisogno della Pasqua, per questo, Signor Ministro, perché la solidarietà, quella più forte, vera e fraterna, l’abbiamo sviluppata in piazza, ritrovandoci fianco a fianco dietro gli striscioni, nei cortei di protesta, urlando insieme la nostra rabbia contro la vostra arroganza e i vostri tentativi di annichilire la Scuola statale, un tempo riequilibratore sociale primario di questa disgraziata Italia che ha smarrito se stessa e si è resa insolvente nei confronti delle nuove generazioni, prospettando loro un futuro di lavoro dequalificante e frustrante dopo una formazione insufficiente, confusa, banalizzante.

Lei fa riferimento insistentemente alla “competitività” delle Università, ma confonde la competitività con l’esclusione: sono ben 58.000, Signor Ministro, gli studenti che quest’anno mancano all’appello, nelle nostre Università; 58.000 ragazzi che non hanno potuto iscriversi per i costi eccessivi, per la mancanza di prospettive e di strutture, per i tagli feroci al welfare e ai trasporti, che disincentivano gli studenti pendolari, per la predisposizione di percorsi elitari che premiano solo chi già è integrato nel sistema e appare chiaramente destinato a mettervi le radici. Questi 58.000, cui si aggiungeranno gli altri, coveranno rancore infinito per le opportunità che sono state loro sottratte, creando un clima sociale teso e greve.

Ad essi si aggiungono i ricercatori sfruttati e mai stabilizzati, costretti ad emigrare per essere valorizzati, e perfino i professori ordinari, rimasti basiti di fronte ai sistemi di “valutazione” draconiani e improntati ad un’imbarazzante esterofilia applicati dall’ANVUR, nuova divinità della selezione darwiniana e del finto merito, che già sta marginalizzando le migliori produzioni scientifiche in molti campi, premiando il conformismo e creando dissapori e rivalità in ambiti in cui la collaborazione è fondamentale.

Lei paragona le aule ai templi pagani: il parallelo è molto aulico, ma sarebbe anche veridico se, per esempio, sulle scuole confessionali e private non continuassero a piovere finanziamenti incostituzionali, mentre ai genitori dei nostri alunni vengono richiesti sempre più sostanziosi e necessari “contributi volontari”, e sarebbe anche pertinente se la paganità fosse assurta a metafora di un atteggiamento euristico aperto e antidogmatico… Ma la Scuola che state creando, obbligandoci a “somministrare” agli studenti la cicuta dell’Invalsi, appare, invece, come l’esatto calco di una Chiesa che professa una Verità assoluta, che non ammette contestazione e non tollera alternative teoretiche!

Il richiamo all’Europa, poi, Signor Ministro, nella forma in cui viene da Lei fatto, è servile e denota una subordinazione intellettuale e politica che non ha ragion d’essere. Noi non dobbiamo dimostrare di essere all’altezza dell’Europa: siamo Europa anche noi e, anzi, un tempo, prima delle riforme esiziali che avete attuato, eravamo oggetto di ammirazione da parte delle altre nazioni per il nostro sistema scolastico, con speciale riferimento alla scuola elementare, devastata dall’assassinio della didattica modulare e da una revisione fintamente progressista e modernizzante dei programmi, che spesso impedisce ai discenti perfino di arrivare a padroneggiare la propria lingua madre!
Basta, per favore, con questo spauracchio puerile dell’Europa-matrigna che ci giudica e punisce; basta con questo alibi comodo che il MIUR da sempre adopera strumentalmente per infierire contro la Scuola e i docenti, ignorandone, invece, le direttive e i vincoli quando si tratti di stabilizzare i docenti artatamente precarizzati (il che assicurerebbe continuità didattica agli studenti sfiduciati, sempre più inclini all’abbandono scolastico), o di adeguare gli stipendi degli insegnanti italiani a quelli degli altri paesi comunitari!

Infine, vorremmo dirLe che la didattica “a misura” degli studenti non può essere elaborata senza interpellare gli interessati! Chi Le ha riferito che i libri multimediali, per la cui fruizione l’80% delle scuole non è attrezzata (protestano già gli editori e i dirigenti) siano graditi agli studenti? Quale norma costituzionale Le dà modo e diritto di interferire con le metodologie di insegnamento, strettamente legate ai contenuti disciplinari? Il libro, quello di carta, è uno strumento duttile, un compagno che può essere sfogliato in diverse direzioni, su cui si possono fare annotazioni personali e che può essere portato anche in treno, per ripetere l’ultimo paragrafo, per gettare di nuovo l’occhio sulla riga astrusa, che tutt’a un tratto si fa familiare…
La modernità non sta nei tablet e nelle lavagne multimediali, utili a far concludere ottimi affari a fornitori pronti a gettarsi sul nuovo mercato; la modernità sta nella libertà di rielaborare i concetti, nel coraggio di smascherare i presunti precetti e nella capacità di modificare i vigenti assetti!

Anche noi ci sentiamo fortemente responsabili verso i nostri studenti, nostri figli, e verso quella Scuola che Pietro Calamandrei definiva “un organo costituzionale”. Anche noi siamo orgogliosamente professori, ricercatori inesausti e madri e padri preoccupati per la tenuta della democrazia e del tessuto culturale del paese, ed è per questo che non smetteremo di lottare per arginare le derive del Suo agire solipsista e distruttivo, nella speranza di poter al più presto interloquire con referenti più rispettosi, sensibili e dialettici.

Abbiamo scelto di diventare professori per essere liberi e dignitosi e per aiutare i nostri studenti ad amare la libertà e la dignità più di ogni altro effimero successo. Il grande archeologo Bianchi Bandinelli soleva dire che non sono le perle a fare una collana, ma il filo: ecco, i nostri studenti non vanno selezionati e “scartati” forsennatamente come le perle buone o difettose, ma vanno tutti preparati e seguiti perché costituiscano quel filo robusto senza il quale le perle restano neglette e non brillano, perché non c’è nessuno che sappia riconoscere il loro valore.

Le porgiamo di nuovo i nostri auguri di renovatio spirituale e morale, sinceramente e speranzosamente.

I docenti e i docenti precari in lotta


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PRECARI DELLA SCUOLA, EUROPARLAMENTARI INTERROGANO COMMISSIONE: STOP ALLA MANCANZA DI TRASPARENZA DELLA P.A.

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Opportunamente informati da Adida, gli europarlamentari Uggias, Vattimo, Rinaldi e Zanoni (Italia dei Valori) hanno depositato un’interrogazione alla Commissione Ue a proposito della conformità della legislazione italiana alla normativa UE in materia di trasparenza ed accesso agli atti della P.A.

“Dalle stime delle associazioni di categoria – è scritto nell’interrogazione – si calcola che in Italia vi siano circa 40.000 docenti precari non abilitati (c.d. III fascia) in servizio nelle scuole italiane di ogni ordine e grado”.

Gli eurodeputati chiedono di trovare una soluzione per la “lesione delle aspettative e degli interessi legittimi di categoria” lamentata da circa 10.000 docenti precari non abilitati – per il tramite delle loro associazioni rappresentative – a seguito del decreto n. 249/2010 emanato dal MIUR ed afferente l’istituzione del Tirocinio Formativo Attivo (TFA), con accesso a numero programmato.

Dopo la presentazione al Ministero dell’Università, da parte delle citate associazioni, di “un’istanza di accesso agli atti concernenti la fase istruttoria del decreto contestato”, dinanzi al silenzio del MIUR, l’Associazione Adida aveva proposto ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio.

A fronte del rigetto del predetto ricorso nonché dell’appello presentato al Consiglio di Stato, gli europarlamentari sollecitano e chiedono alla Commissione Europea di “conoscere se la legislazione italiana vigente – ed in particolare a legge 241/1990 – in forza della quale sono state adottate le decisioni sia dell’organo ministeriale sia degli organi giurisdizionali interpellati, sia conforme alla normativa comunitaria ed in particolare al principio di trasparenza della P.A. sancito dall’art. 41 della Carta dei Diritti Fondamentali UE ed dall’art. 15 TFUE”.

Siamo certi che con questa interrogazione sarà sollevato un dibattito assai utile a sciogliere quei dubbi circa l’errata istruttoria che ha segnato in modo negativo l’iter di approvazione dei Tfa ordinari e speciali, profondamente viziato e condizionato, a nostro avviso, da dati assai discordanti, se non inattendibili.

Valeria Bruccola, insegnante precaria, candidata di Rivoluzione Civile per il Consiglio regionale del Lazio a Roma e Viterbo, candidata per la Camera dei Deputati nella provincia di Viterbo.

La questione dei TFA speciali, una cartina di tornasole

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Valeria Bruccola, insegnante precaria, candidata di Rivoluzione Civile per il Consiglio regionale del Lazio a Roma e Viterbo, candidata per la Camera dei Deputati nella provincia di Viterbo.
La VII Commissione Cultura della Camera non ha ancora espresso il proprio parere sulla proposta di modifica del DM 249/2010, quella che introdurrebbe i TFA speciali per i docenti con almeno tre anni di servizio, che impazzano le polemiche. A leggere bene, sono tante le motivazioni alla base dello scontento, affatto legate alla tardività del provvedimento, al suo incomprensibile slittamento, alla costatazione che, alla base della modifica, vi sia un palese travisamento della normativa europea che prevede il riconoscimento professionale per chi ha svolto una data professione per anni, non l’accesso a corsi riservati o a “sconti” sulla formazione. Nonostante le insidie che la proposta di modifica stessa contiene, invece, accanto ad una comprensibile aria di attesa, registriamo una totale assenza di giudizio rispetto ai partiti che, manifestando una coerenza “mirabile” unita ad una impostazione politica miope e inaccettabile, hanno proposto di far slittare ulteriormente la discussione sulla proposta di modifica, in barba alle promesse del Ministro Profumo che ha demagogicamente “spacciato” anche i TFA speciali tra le sue trovate rivoluzionarie per risolvere i problemi del precariato scolastico. Ma guardiamo “in faccia” la realtà: le straordinarie soluzioni, dal concorsone truffa ai TFA speciali, non sono altro che l’ennesimo strumento di mortificazione per migliaia di docenti italiani per i quali, unici nel panorama lavorativo nazionale ed europeo, l’esperienza maturata ed il servizio, non contano niente. Meglio favorire in questo i colleghi europei, che sulla base dello stesso requisito, il servizio svolto appunto, sono “abilitati” per decreto, senza ‘ma’ e senza ‘se’, in virtù della stessa normativa che, per i docenti italiani è carta straccia. Dall’amministrazione in mano al PDL a quella congiunta PDL-PD a sostegno governo dei tecnici,quindi, abbiamo avuto una poco sorprendente continuità e i docenti precari con servizio hanno ricevuto lo stesso trattamento sprezzante e cinico, trattati solo come numeri da contenere o se possibile azzerare, da nascondere sotto al tappeto di una vergogna tutta italiana, lo sfruttamento del lavoro precario. E adesso, invece di approfittare di una discussione parlamentare per trattare un tema tanto delicato con la dovuta considerazione e il rispetto che meritano, preferiscono lavarsene le mani, o forse non sporcarsele, proponendo di rimandare alle calende greche il dibattito su qualcosa che riguarda migliaia di precari della scuola, senza neanche sfruttare l’occasione per sottolineare gli aspetti più controversi della proposta di modifica. L’ennesima dimostrazione di arroganza, l’ennesimo atto di disprezzo che, dopo anni di sfruttamento i precari di III fascia di certo non meritano.

Valeria Bruccola, insegnante precaria, candidata di Rivoluzione Civile per il Consiglio regionale del Lazio a Roma e Viterbo, candidata per la Camera dei Deputati nella provincia di Viterbo.

Di Menna (Uil Scuola): immissioni in ruolo su tutti i posti disponibili in organico di diritto

Le proposte Uil per affrontare la questione del personale precario
Sono più di 600 mila (600.839) i posti in organico di diritto. Di questi 591 mila sono coperti da insegnanti con contratto a tempo indeterminato. Nell’anno scolastico 2012/2013 sono ben 9.465 gli insegnanti precari assunti con contratti di durata annuale per coprire posti stabilmente disponibili.
Partire dall’organico di diritto nell’anno in corso – sottolinea Massimo Di Menna, nell’analizzare la tabella di sintesi della Uil Scuola – significa prendere a riferimento un numero di posti di insegnamento che servono ‘stabilmente’ alla scuola, al netto dei tagli che sono stati fatti.

L’accordo sottoscritto all’Aran lo scorso anno prevede un piano pluriennale di assunzioni. Un piano che nei tre anni deve portare alla copertura di tutti i posti in organico di diritto. Non c’è alcuna motivazione per non procedere con le nomine in ruolo. Il nuovo Governo – precisa il segretario generale della Uil Scuola – deve prevedere su tali posti le assunzioni a tempo indeterminato.
Stessa logica, seppur in una situazione diversa perché in questo anno scolastico non ci sono state nomine in ruolo, riguarda il personale Ata. Vanno fatte già nell’anno in corso – ribadisce Di Menna – le assunzioni dei 5 mila collaboratori scolastici impegnati nelle scuole con contratti a tempo determinato su posti di organico di diritto e su tutti i posti vacanti per le altre categorie.
Il prossimo anno scolastico, conclusivo del piano triennale, oltre alla piena copertura dei posti disponibili in organico di diritto con immissioni in ruolo, si potrà affrontare con il nuovo Governo la migliore soluzione per la copertura delle supplenze in relazione all’organico di fatto, che di determina a seguito di condizioni temporanee.
Sono due le direttrici a cui vogliamo fare riferimento – spiega Di Menna:
Organico funzionale di rete
Può consentire di inserire nel piano dell’offerta formativa la copertura delle ore di insegnamento in caso di assenza breve (le attuali supplenze)
Incarichi pluriennali
Mantenere gli incarichi annuali sullo stesso posto, evitando che ci siano cambiamenti di insegnanti in corso d’anno.
Ovviamente, per le supplenze lunghe, è ineliminabile il ricorso a supplenti con contratto a termine.
Va considerato – fa notare Di Menna – che l’attuale reiterazione dei contratti annuali sui posti in organico di diritto risulta illegittima perché non legata alle esigenze della scuola. E’ un atto unilaterale dell’amministrazione che penalizza scuole e personale. Su questo punto la Uil scuola ha avuto sentenze favorevoli ai ricorsi promossi in materia.
In assenza di una decisione politica – continua il segretario generale della Uil Scuola – che riporti a normalità la questione, le inadempienze e gli abusi dello Stato italiano saranno sottoposti alla verifica della Corte Europea di Strasburgo.