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Pensieri di una sognatrice, di Maria Pia De Robertis

Sono una ragazza di 27 anni appena compiuti che, da circa un anno e mezzo, si è trasferita da Bari a Torino per svolgere la professione di docente precario di lettere nelle scuole medie. Un lavoro che ho da sempre inseguito con passione e che, pur di raggiungere, mi ha spinta a laurearmi in fretta e con il massimo dei voti e ad abilitarmi alla SSIS.

Sono una ragazza che non ha mai amato l’ambiente scolastico da alunna e che si impegna giornalmente a renderlo migliore da docente. Sono una donna che ha seguito le orme di un nonno scomparso troppo precocemente per vedermi seguire la sua scia, un nonno che è stato prima Preside e poi Provveditore degli studi di Bari. Sono una figlia che ha avuto un padre docente di matematica e che l’ha visto amare i suoi alunni sopra ogni cosa. E, in fine, sono una drogata delle mie materie: italiano, storia e geografia, la mia poesia, il mio respiro e la mia passione.

Inutile che stia qui ad elencarvi la sofferenza quotidiana che si vive nell’aver lasciato parenti ed amici a mille chilometri perché suppongo possiate facilmente immaginarla da soli, superfluo anche dirvi che con lo stipendio da insegnante è difficile mantenersi in una città cara come Torino, ridicolo spiegarvi che a 25 anni ho dovuto costruire la mia vita da zero.

E tutto questo per cosa? Per inseguire quel sogno che al Sud non avrei mai potuto avere a causa di graduatorie zeppe di gente. Perché non si parla di questo? Perché non si parla di chi è precario da 30 anni? Perché non si parla di genitori che l’anno scorso, pur di tenermi in una certa scuola, hanno provato a smuovere mari e monti inutilmente? Perché nessuno ribadisce che il ruolo dell’insegnante è la base del futuro dei nostri ragazzi?

Ogni giorno entro nelle mie classi, guardo i miei ragazzi muoversi e crescere curiosi, spesso impertinenti, ma pur sempre con una vita ancora da costruire. E l’idea di poter lasciare nella loro vita anche solo una piccola traccia della mia passione, del mio entusiasmo e della mia dedizione a loro ed alle mie discipline, mi riempie il cuore di speranza e voglia di fare. Perché, diciamocelo, se dovessimo lavorare per la “gloria popolare”, non riceveremmo indietro granchè… tanto meno se lo facessimo solo per denaro… Ecco perché ogni mattina la mia spinta ad andare avanti mi arriva dai miei ragazzi e da quel rapporto quotidiano di dare e ricevere che non si spezza mai.

Gli alunni imparano da noi, ma noi impariamo da loro. Io insegno a quelle piccole pesti a non arrendersi, a non mollare mai, a non aver paura e, soprattutto, a sperare. Questo è anche l’augurio che voglio fare a me stessa ed a tutti i miei colleghi, precari e non, che ogni giorno vivono la quotidianità di quelle aule pulsanti di vita. Confido in una scuola migliore che, per essere tale, non necessita solo di tagli o di voti in condotta ma che, prima di tutto, merita gente competente e vogliosa di trasmettere le proprie conoscenze. Sarò anche una sognatrice ma, credetemi, se non fossi tale, non sarei dove sono adesso, ovvero ad un punto che per molti può essere poco, ma che per me è la vita.

Maria Pia De Robertis

Insegnante precaria di lettere nella scuola media, “emigrata” in Piemonte dalla lontana Puglia.

Sono anche una pubblicitaria, ma non lascerei la scuola pubblica per nulla al mondo.

Amo scrivere, perciò non ho voluto fare polemica, solo raccontarvi la mia storia.