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La maestra, racconto di Patrizia Esposito

Sono passati quasi cinquant’anni ma mi ricordo ancora della mia prima maestra, del suo modo di insegnare, delle cose belle che ci raccontava. Veniva sempre fuori il suo animo di poetessa che con poche parole era in grado di offrire ai nostri occhi vasti orizzonti di fantasia e dolcezza.

Sì la ricordo come se oggi l’avessi incontrata per strada con il suo grembiule nero e i capelli d’argento raccolti a crocchia sul capo.

Mi spiace solo di non riuscire a sentire il timbro della sua voce, quello no, proprio non riesco a ricordarlo.

Eppure nella nostra aula di fortuna, ricavata al secondo piano di un palazzo, con poca luce e la lavagna rotta, noi vivevamo felici la prima esperienza di conoscenza. Tutto ci appariva affascinante perché lei riusciva a mostrarci il mondo come una meravigliosa fonte di scoperte continue dove noi, protagonisti del futuro, avremmo dovuto trovare mille ragioni per migliorare la nostra vita.

Noi credevamo in questo vate che precorrendo i tempi, cercava di insegnarci che se agivamo male nei confronti dell’ambiente, molto male ce ne sarebbe tornato.

Ci incantava con le sue descrizioni della campagna, sconosciuta a noi figli della città, ci faceva viaggiare per tutta l’Italia anche se la geografia non era materia di insegnamento. Il nostro stivale, lungo e travagliato, da poco uscito da una guerra distruttrice di sogni e di speranze, era la nostra terra, la nostra patria, il nostro futuro.

Così quel giorno che le chiesi dove era Varese, la città nella quale avrei dovuto trasferirmi, lei mi prese per mano e mi portò innanzi alla cartina geografica appesa sulla parete vicino alla finestra e mi indicò il puntino rosso.

“Ma è lontana maestra?” le chiesi.

Lei mi rispose “Certo che è lontana bimba mia ma se tu lo vorrai sarà vicina e tu sempre nei nostri cuori perché noi non ti dimenticheremo mai”

Così non è stato purtroppo. Il tempo, la lontananza, la vita che andava avanti mi ha fatto dimenticare dai miei compagni che ho a mia volta dimenticato.

Solo la maestra è rimasta ben impressa nella mia mente e se chiudo gli occhi la ricordo ancora mentre nel buio dell’aula ci spiegava il moto di rotazione della terra intorno al sole con in mano un’arancia, un mandarino e una candela accesa.

Questa immagine è il ricordo più bello che io serbo della scuola elementare.

Patrizia Esposito

Avvocato, sposata con tre figlie scrivo per passione e ho ricevuto diversi riconoscimenti sia per opere di narrativa che di poesia.


Il voto è per il compito, non per l’autore! di Anne CIVARIO-BANO

“Tanto, al prof sono antipatico”, piuttosto che “Quella è la beniamina della maestra”… Quante volte abbiamo sentito frasi di questo genere per giustificare cattivi o al contrario ottimi voti? Probabilmente un infinità. Ma, se opinioni simili difficilmente corrispondono al vero, raramente l’insegnante succede a metterle a tacere in modo convincente e definitivo. E’ però precisamente quanto era riuscito a fare un nostro prof d’inglese, tanti anni fa, aiutandoci nello stesso momento a liberarci una volta per sempre dal timore paralizzante di “dire o fare male”.

“Questi”, aveva dichiarato solennemente, esibendo il mazzo dei primi compiti d’ingresso corretti da riconsegnarci, “sono dei fogli di carta e, sia ben chiaro per tutti, il voto da me assegnato si riferisce a quanto scritto sul foglio stesso; certamente non al rispettivo autore!” Ci eravamo guardati sorpresi. Mai un prof ci aveva detto una cosa del genere. A pensarci su, sembrava logico, ma sentirselo confermare a voce rendeva l’idea decisamente più densa di significato. “Tra di voi, qualcuno mi risulterà forse più simpatico, qualcuno meno, ma non influisce certo su quanto scritto sul suo foglio, e dunque sul relativo voto!”

“In effetti”, aveva ripreso, “ho dato qualche ottimo voto, ma anche un cattivo voto non significa affatto che chi lo riceve non sia bravo in inglese. Significa solo che costui non ha prodotto quanto ci si attendeva da lui. Niente gli impedisce di fare bene la prossima volta. Anzi, è quello che mi aspetto da tutti voi e sono qui per aiutarvi.”

Sarà un caso se la media della classe era salita da ben due punti nell’arco dell’anno scolastico? Io non credo proprio!

Anne CIVARIO-BANO

Sono vissuta in Francia fino all’età di vent’anni. Dopo una Laurea triennale in Giurisprudenza, mi sono trasferita in Italia per sposarmi. Lavoro in Svizzera quale impiegata quadri-lingue. Ho vinto ad inizio anno il premio letterario “Intimità”.


Racconto sulla scuola di Lara Poma: La mia maestra

A volte ripenso alla mia maestra, quella delle scuole elementari, alla mia maestra “unica”.

Ricordo con piacere e un po’ di nostalgia il tempo passato alle elementari (un tempo si chiamavano così), forse perché è il primo ricordo di scuola che ho. Ricordo i miei compagni, la mia aula, la recita dove ho fatto la parte di Colombina, i cartelloni appesi ai muri con riportate le lettere dell’alfabeto, il suono della campanella, gli intervalli passati a giocare tutti insieme. Ma ricordo soprattutto lei, la mia maestra, che per cinque anni ha guidato me e i miei compagni, alla scoperta di tante cose nuove: abbiamo imparato a scrivere, a leggere, a “far di conto”, a disegnare e tanto ancora. Per me è stata una presenza rassicurante e andavo a scuola volentieri sapendo che c’era lei. Non che fosse perfetta, questo no! Rileggendo ora da adulta l’esperienza delle elementari, mi rendo conto che lei, la mia maestra, ha avuto la capacità (ma forse si trattava di saggezza?) di non riversare nevrosi e problemi su noi bambini, ma con dolcezza e fermezza, ci ha aiutato a scoprire la bellezza di leggere un libro, di scrivere un racconto, la gioia di imparare tante cose nuove. E ci sgridava pure, spronandoci però a dare il meglio!

Ogni tanto (raramente per verità) la incontro per strada: ancora mi riconosce (e sono passati circa 30 anni), mi saluta, si informa sulle mie novità, mi ha pure chiamato in un momento della mia vita molto doloroso.

In questo periodo si stanno facendo tante discussioni sul mondo della scuola: lasciando perdere ogni motivazione politica, economica o di altro genere, io voto per il maestro unico, almeno nelle scuole primarie.

Arrivando nelle medie (o come si chiamano oggi) è già scioccante cambiare compagni di classe, ma quello che mi ha forse più sconvolta è stato ritrovarsi con almeno 8 professori diversi, ognuno con i suoi tic, le sue idee, le sue abitudini. E tu, piccola ragazza che devi anche vivere e saper gestire il cambiamento esteriore ed interiore che proprio in questi anni si opera in ogni preadolescente, ti ritrovi a districarti tra i vari professori e le loro manie: nell’ora di italiano non puoi sottolineare il libro perché la prof vuole che, mentre lei spiega, tu la guardi in faccia; nell’ora di tecnica/disegno non puoi guardare l’orologio (solo per sapere l’ora) perché se il prof ti vede parte la ramanzina sulla noia, che nasconde un senso di insicurezza .. del professore! Nell’ora di matematica devi ricordarti che è sempre necessario alzare la mano per qualunque cosa altrimenti la prof ti mette una nota sul registro..è uno stress per una vuole solo studiare.

La cosa positiva del maestro unico è che questo rapporto esclusivo permette al docente una conoscenza globale dell’alunno e quindi può facilmente capire se e dove intervenire. Non sono conoscenze frammentarie e superficiali (chi se li ricorda più i prof delle medie!)

Almeno nella prima esperienza di scuola di uno scolaro lasciate il “maestro unico” e che sia preparato, comprensivo e umano.

E ci tengo a dire: grazie Maestra.

POMA LARA

Sono una “ex” studente del nord Italia, ho 39 anni e
lavoro come impiegata in un ufficio. Con parecchie persone ho una
corrispondenza epistolare (con tanto di buste e francobolli) e mi piace
scrivere. Mi è sempre piaciuto studiare ed andare a scuola… non
sempre però mi sono piaciuti i professori!