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Gli studenti minacciano di abbandonare l’Italia?

Una provocazione si sta realizzando in queste ore in più città Italiane, la prima è stata Bari, ieri sera, quando un folto gruppo di studenti in mobilitazione si sono recati presso l’areoporto del capoluogo pugliese con valigie, cartoni, e uno striscione “l’ultimo ad uscire spenga la luce”. Una provocazione che parla di una generazione ferita, che in questi giorni sta cambiando l’Italia, o almeno ci sta provando con una determinazione e un coraggio inediti.

Gli studenti hanno distribuito in quella sede una lettera ai cittadini e alle cittadine italiane, e per conoscenza al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si tratta di una lettera dal confine, di cui segue il testo che vi invitiamo a diffondere. Si tratta di una lettera che riassume il senso delle mobilitazioni di questi giorni.

Lettera dal confine

Alle cittadine e cittadini italiani

per conoscenza al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Buonanotte Italia,

Avete approvato il DDL Gelmini alla Camera, vi rimane il passaggio parlamentare al Senato e poi diventeranno legge la privatizzazione dell’università, lo smantellamento del diritto allo studio, la precarizzazione della ricerca. Lo avete approvato nonostante le nostre proteste, ma non ci sentiamo e non ci sentiremo sconfitti, sappiamo che in questi giorni abbiamo iniziato a cambiare l’Italia, e non siamo mai stati così forti, non ci siamo mai sentiti così vivi.

Vi scriviamo dall’aeroporto delle nostra città. Ci troviamo al varco delle partenze internazionali, abbiamo in mano una valigia, qualcuno di noi ha anche i cartoni con i propri libri e poco altro.
Questa notte decideremo cosa fare. Se restare o partire. Questa notte dormiremo all’aeroporto e decideremo insieme se lasciarvi affondare o affondarvi se decollare o continuare a volare alto, come abbiamo fatto in questi giorni.

Diciamo: “l’ultimo ad uscire spenga la luce”, anche se in questo Paese è già buio pesto. Forse ce ne andiamo, ci stiamo pensando, o forse resteremo, perché non amiamo rassegnarci.

In queste splendide giornate di lotta abbiamo riacceso la speranza, abbiamo costretto il Governo a temere noi studentesse e studenti, abbiamo costretto l’opposizione a svolgere il proprio ruolo senza ambiguità, abbiamo riempito le pagine dei giornali, abbiamo bloccato le strade, affollato le piazze, bloccato i binari, occupato i monumenti. La nostra è l’irruzione della politica e delle idee nei luoghi del potere che sanno di muffa ed interessi. Abbiamo fatto sperare l’Italia, abbiamo fatto tremare il governo.

La nostra generazione non è caratterizzata da un numero, un anno o un decennio, ma dalla cifra della precarietà, unica variabile certa che ci unisce. Combattiamo i “ladri di futuro” uomini del passato che occupano il presente, che vivono il loro panciuto benessere sulle nostre spalle sempre più fragili, garantiti dall’ipoteca posta sul nostro futuro, a nostra insaputa.
Vogliamo potere scegliere delle nostre vite, ma non vogliamo limitarci a liberare il futuro dai suoi sequestratori.
Rifiutiamo il futuro che la vostra generazione ha costruito per noi, vogliamo abbatterlo e ricostruirlo, costruire un mondo nuovo, tutto da inventare.
Oggi dichiariamo al Governo: questo Paese è troppo piccolo per entrambi. O noi o voi.
Noi ed il sogno di cambiare tutto, la nostra dea concreta di scuole e università pubbliche, di qualità, aperte a tutte e tutti, l’obiettivo di abolire la precarietà, di cambiare il modello di sviluppo a partire da questa Italia.
Voi e l’arroganza idiota, la vostra ostinazione nel rimanere sui vostri scranni, la vostra ingordigia nell’accumulare profitti, il vostro disprezzo per la cultura. Se volete affossare i nostri cervelli noi non vogliamo spegnerci. Abbiamo dinanzi due alternative: staccare la spina all’Italia e partire, andarcene, lasciandola morire lentamente mentre invecchia, oppure continuare a lottare per cambiarla.
Sappiamo che fuggire è semplice, basta salire su un aereo e non voltarsi a guardare. Sappiamo che è giusto restare, mettere in fuga voi, il vostro Governo, e costruire una concreta alternativa alla fuga.
Noi stessi, noi studentesse e studenti, siamo l’alternativa alla fuga.
Per cambiare basta scegliere. Oggi.