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Liceo delle scienze umane (analisi e proposte)

 

Alla cortese attenzione della redazione di “Scuola Magazine”

Apprezzando la vostra importante funzione nel campo della “informazione” su tematiche scolastiche, abbiamo deciso di inviarvi un documento relativo al nuovo liceo delle scienze umane composto da un ampio gruppo di docenti di scienze umane e sociali. Sperando possa essere pubblicato nel vostro portale o possa fornirvi alcuni spunti per un vostro prossimo articolo, vi salutiamo cordialmente.

Gruppo Docenti A036 – www.liceoscienzeumane.blogspot.com

Liceo delle scienze umane: analisi e proposte

In qualità di “tecnici” della formazione abbiamo esaminato in questi mesi le proposte di riforma avanzate dal ministro Gelmini. Siamo convinti che si tratti di un’imortante occasione di cambiamento; quindi ci è parso doveroso contribuire attivamente per una sua migliore riuscita. Dalla nostra analisi del nuovo liceo delle scienze umane sono emerse infatti alcune criticità che potrebbero essere facilmente corrette per garantire un miglior percorso formativo alle future generazioni nonché un più efficace utilizzo del denaro pubblico.

Le sperimentazioni negli istituti ex magistrali

La riforma cancellerà dal 2010 tutte le sperimentazioni attualmente presenti negli ex istituti magistrali.
Pur nella loro varietà esse sono riconducibili a tre grandi gruppi:

l’ indirizzo socio-psico-pedagogico, che rappresenta ancor oggi il percorso più ricco e completo tra quelli emersi nel campo degli ex-magistrali in quanto prevede lo studio di tutte le maggiori scienze umane (psicologia, sociologia, pedagogia, diritto ed economia), sia nella loro struttura teorica sia nella loro applicazione pratica di ricerca;
l’indirizzo sociale (la cui versione più diffusa è il liceo delle scienze sociali), che ha abbandonato latino e pedagogia per concentrarsi maggiormente su sociologia, antropologia e psicologia sociale;
l’ indirizzo psico-pedagogico (rappresentato dal liceo delle scienze umane e dal liceo della formazione), che si è concentrato sull’ambito complementare delle discipline psicologiche, integrate in alcuni casi con la pedagogia.

Il liceo delle scienze umane della riforma Gelmini

La riforma prevede la sostituzione di tutte le sperimentazioni esistenti negli ex istituti magistrali con due soli indirizzi:

un nuovo liceo delle scienze umane, che ripropone la struttura e i programmi della riforma Moratti (decreto 226/05), eliminando però le materie di indirizzo presenti nel biennio e concentrando l’insegnamento delle scienze umane sulla storia della pedagogia;
un’opzione economico-sociale, che nella sua struttura ricorda molto l’attuale liceo delle scienze sociali, poiché elimina l’insegnamento del latino per mantenere invece quello di diritto ed economia e sostituisce le “scienze umane” con le “scienze sociali”, presenti in tutti e cinque gli anni.
Mentre le sperimentazioni che hanno potenziato le discipline sociali (come il liceo delle scienze sociali) vengono comunque conservate attraverso l’opzione economico-sociale, quelle che hanno sviluppato invece con successo l’area psicologica (come il vecchio liceo delle scienze umane o il liceo della formazione) e quelle che garantivano una formazione più completa e ad ampio spettro (come il liceo socio-psico-pedagogico) vengono sostanzialmente cancellate.

Dovrebbero infatti confluire nel nuovo liceo delle scienze umane nel quale però: 1) sono state completamente eliminate le ore di introduzione alle discipline di indirizzo prima presenti nel biennio, 2) le scienze umane sono ridotte a sole 12 ore nell’intero quinquennio e 3) viene a mancare qualsiasi trattazione sistematica della psicologia o della sociologia.

Gli elementi critici del liceo delle scienze umane e le nostre proposte

L’opzione tradizionale del nuovo liceo delle scienze umane è senza dubbio quella che suscita maggiori perplessità dal punto di vista didattico. I nodi critici sono prevalentemente tre.

In primo luogo l’assenza, nel biennio, della disciplina caratterizzante; in questo modo si compromette l’identità dell’indirizzo, privandolo della sua specificità (sarebbe come eliminare latino e greco dal liceo classico o matematica e fisica dallo scientifico). Più che un liceo delle “scienze umane” rischia di diventare un generico corso di “discipline umanistiche” (latino, italiano, lingue straniere, storia dell’arte, etc.), cioè qualcosa di completamente diverso da tutte le sperimentazioni che dovrebbe sostituire.
Problematica è anche la riduzione delle scienze umane alla mera storia della pedagogia, in quanto essa rappresenta solo un aspetto marginale di tali discipline. Considerando il fatto che gran parte dei ragazzi si iscriveva al socio-psico-pedagogico e al vecchio liceo delle scienze umane animata da un forte interesse per la psicologia o la sociologia, ci chiediamo quanti iscritti possa riuscire ad attrarre un liceo incentrato prevalentemente sulla storia della pedagogia.
La mancanza di una trattazione sistematica di psicologia e sociologia, inoltre, priva lo studente di strumenti indispensabili per affrontare con competenza e serenità la complessità del mondo attuale, le relazioni sociali ed i legami affettivi. Dunque non consente proprio quella formazione umana interiore che tale liceo dovrebbe per eccellenza promuovere.
Per tutelare il valore dei nostri istituti ci sembra essenziale, quindi, avanzare alcune proposte.

Chiediamo di reinserire le discipline di indirizzo anche nel biennio, affrontando nei primi due anni un programma simile a quello previsto dai progetti brocca del socio-pscio-pedagogico (“Elementi di psicologia e sociologia”), già testato con successo da quasi un ventennio; permette infatti di introdurre le scienze umane attraverso temi molto vicini ai vissuti quotidiani degli studenti, stimolando il loro interesse e quindi l’apprendimento.
Chiediamo di assegnare le ore di scienze umane del triennio allo studio sistematico di psicologia e sociologia, dedicando eventualmente il quinto anno ad attività laboratoriali di ricerca attiva, che permettano di esercitare ed applicare le conoscenze apprese trasformandole in solide competenze pratiche (esattamente come avveniva con la disciplina di “Metodologie della ricerca” nel socio-psico-pedagogico).
Proponiamo, infine, di associare l’insegnamento di pedagogia a quello di filosofia. La distinzione delle due discipline ha creato in passato notevoli problemi quando erano assegnate a docenti differenti; risultava difficile, infatti, mantenere la sincronia e la coerenza tra i due programmi, che dovrebbero procedere invece in parallelo poiché vengono esaminati, soprattutto in terza e quarta, gli stessi identici autori. L’accorpamento delle due materie consente di gestire in modo più lineare il programma, affrontando, rispetto ad ogni autore, prima i fondamenti filosofici e poi le teorie pedagogiche. Eventualmente si potrebbe creare un’unica disciplina denominata appunto “filosofia e storia della pedagogia”.

Gli elementi critici dell’opzione economico-sociale e le nostre proposte

L’opzione economico-sociale riprende ampiamente il liceo delle scienze sociali, dunque un curricolo ormai solido e ben sviluppato. Rispetto alle sperimentazioni attuali la disciplina che risulta più penalizzata è senza alcun dubbio quella delle scienze sociali, che perde quasi metà delle ore finora assegnatele. Colpire in questo modo proprio la disciplina caratterizzante toglie sicuramente forza a questo indirizzo e mina la sua efficacia formativa.

Perciò chiediamo di incrementare nell’opzione economico-sociale le ore di scienze sociali, soprattutto al biennio nel momento cioè in cui si formano le abilità di base dello studente.
Ci sembra poi necessario mantenere una stretta correlazione tra filosofia e scienze sociali assegnando entrambe le discipline al medesimo docente, in modo da legare l’insegnamento della filosofia ai temi fondamentali di tale indirizzo piuttosto che a storia.

Osservazioni generali sul monteore del biennio

Dal punto di vista strettamente pedagogico suggeriamo, infine, di elevare nuovamente il monteore settimanale del biennio a 30. La riduzione del tempo scuola rischia di generare effetti negativi in studenti che non hanno ancora acquisito la necessaria autonomia di studio; per questo non ci sembra adeguato ridurre l’orario scolastico a ragazzi di età inferiore ai 16 anni.

Limitare gli esuberi nella classe di concorso A036 per razionalizzare la spesa

Il pesante taglio nelle discipline di indirizzo previsto dalla riforma Gelmini e l’assegnazione dell’insegnamento di filosofia nel liceo delle scienze umane ai soli docenti della A037 comportano una drastica riduzione del personale della classe di concorso A036 (filosofia, psicologia e scienze umane). Dal 40 al 50% di questi docenti perderà il suo posto di lavoro; molti di loro, essendo ormai assunti in ruolo, non potranno essere licenziati.

Le nostre proposte, oltre a migliorare l’efficacia didattica e formativa del liceo delle scienze umane, consentono anche, dal punto di vista del mero calcolo finanziario, di limitare il numero di docenti in esubero nella classe di concorso A036, traducendosi immediatamente in una maggior razionalizzazione della spesa pubblica.

Sintesi delle richieste per creare un migliore liceo delle scienze umane

reinserire le discipline di indirizzo (le scienze umane) nel biennio
associare l’insegnamento di filosofia a quello di storia della pedagogia (liceo delle scienze umane) o a quello di scienze sociali (opzione economico-sociale), affidandoli al medesimo docente
incrementare, sia nel liceo delle scienze umane tradizionale sia nell’opzione economico-sociale, le ore dedicate alle discipline di indirizzo (scienze umane e sociali)
reintrodurre nei programmi del triennio del liceo delle scienze umane lo studio sistematico di psicologia e sociologia

Gruppo “Docenti A036” – docentia036@gmail.com  – www.liceoscienzeumane.blogspot.com