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Insegnamento della religione cattolica: va garantito il diritto all’ora alternativa

In merito all’ insegnamento della religione cattolica nelle scuole e al diritto all’ora alternativa riportiamo una nota della Flc Cgil.

Le scuole sono tenute per legge a garantire le attività d’insegnamento alternativo all’ insegnamento della religione cattolica a tutte le famiglie e agli alunni che lo hanno richiesto. Lo prevedono sia le circolari ministeriali riguardanti l’iscrizione degli alunni per l’anno scolastico 2010-2011, che la circolare n. 59 del 23 luglio 2010 riguardante le disposizioni per l’organico di fatto.

È inaccettabile che, da quanto risulta alla FLC CGIL, molte scuole non abbiano ancora provveduto a farlo.

Al fine di ricordare a tutti i Dirigenti scolastici che si tratta di un obbligo che è in capo alla loro responsabilità garantire e che, a tal fine, non serve né l’autorizzazione dell’Ufficio Scolastico Regionale né dell’Ufficio Scolastico Provinciale, pubblichiamo due note, rispettivamente dell’USR della Lombardia (leggi la nota) e dell’USR dell’Emilia-Romagna (leggi la nota) che lo ricordano.

Tale attività alternativa va assicurata:

•utilizzando prioritariamente tutti i docenti in soprannumero o con ore a disposizione presenti nella scuola
•poi affidandola (sulla base della delibera del collegio docenti) a docenti in servizio nella scuola (sia a tempo indeterminato che determinato) disponibili come ore eccedenti a pagamento oltre l’orario d’obbligo
•infine, in assenza delle due soluzioni sopra, nominando un supplente con contratto fino al 30 giugno.
Il pagamento sia delle ore eccedenti che del supplente è a carico del MEF, tramite le rispettive DPT.

Pubblicato il Regolamento sulla valutazione: confermati il pesante passo indietro e lo stato confusionale sull’intera questione

Via: www.flcgil.it

Pubblicato il Regolamento sulla valutazione: confermati il pesante passo indietro e lo stato confusionale sull’intera questione

Si conferma il ritorno al voto numerico nelle scuole di ogni ordine e grado e il peso determinante del voto di condotta per la promozione.

Il 19 agosto scorso è stato pubblicato il Decreto del Presidente della Repubblica n. 122 sul “Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni..” in attuazione della legge 169/08, che impone la valutazione numerica nella scuola del primo ciclo e attribuisce particolare rilevanza alla valutazione del comportamento sugli esiti degli apprendimenti degli studenti.

La pubblicazione del Regolamento 122/09 è avvenuta dopo mesi dall’approvazione (era infatti l’inizio del mese di aprile), in seconda lettura, da parte del Consiglio dei Ministri, dopo pareri decisamente negativi da parte degli esperti in materia ed i pareri del Consiglio Nazionale della P.I., di cui quello positivo, era subordinato all’accoglimento di emendamenti che non sono stati presi in considerazione nella versione definitiva pubblicata.


Anche in questo caso, inoltre, la pubblicazione è avvenuta fuori tempo massimo rispetto ai tempi previsti dalla normativa, ma tutto è stato salvato dall’artificio giuridico introdotto nel Decreto Anticrisi (DL 78/09) che ha stabilito che sia da considerare adottato un regolamento dopo la prima lettura in Consiglio dei Ministri.

Il testo pubblicato non contiene novità significative rispetto alla Bozza licenziata, in prima lettura, dal Consiglio dei Ministri, confermando in tal modo il ritorno ad un medio evo pedagogico, di cui non si sentiva certo l’esigenza.
Anzi, sarebbe stato e continua ad essere necessario affrontare le nuove complessità, sociali e culturali di questa nostra società, con una ricerca pedagogica verso soluzioni avanzate: esattamente il contrario di quanto questo Governo sta facendo sulla scuola pubblica del Paese!

In questo desolante e preoccupante quadro d’insieme sulla valutazione, si conferma lo stato confusionale sulla valutazione dell’ insegnamento della religione cattolica, cui dedichiamo un approfondimento apposito.

La valutazione dell’insegnamento della religione cattolica
Secondo il testo del Regolamento 122/09, appena pubblicato in G.U., (art. 2 comma 4; art. 4 comma 3), la valutazione dell’insegnamento della religione cattolica è disciplinata dall’art. 309 del T.U. in materia di istruzione che prevede:
“comma 3. I docenti incaricati dell’insegnamento della religione cattolica……..(omissis) partecipano alle valutazioni periodiche e finali solo per gli alunni che si sono avvalsi dell’insegnamento della religione cattolica.
comma 4. Per l’insegnamento della religione cattolica, in luogo di voti e di esami, viene redatta a cura del docente e comunicata alla famiglia, per gli alunni che di esso si sono avvalsi, una speciale nota, da consegnare unitamente alla scheda o alla pagella scolastica, riguardante l’interesse con il quale l’alunno segue l’insegnamento e il profitto che ne ritrae.”
In ogni caso, ribadiscono gli specifici articoli del Regolamento 122/09, la valutazione dell’insegnamento della religione cattolica “è comunque espressa senza attribuzione di voto numerico”, il che sta a significare che non determina la media dei voti da cui dipende il destino scolastico degli studenti.

Stante così le cose, essendo questo il regolamento che costituisce una sorta di testo unico sulla valutazione, sono incomprensibili le dichiarazioni del Ministro Gelmini del 12 agosto scorso sulla sentenza n. 7076 del 17 luglio 2009 del TAR Lazio che si è pronunciato sui ricorsi di alcune associazioni contro le due ordinanze dell’allora Ministro Fioroni sugli esami di stato, e che non ha alcuna attinenza con le argomentazioni, ideologiche e pretestuose, sviluppate dal Ministro in quella dichiarazione.

Con quella sentenza, infatti, il TAR, accogliendo le ragioni dei ricorrenti, annulla la O.M. 26/07 e la O.M. 30/08, sullo svolgimento degli esami di Stato per gli anni scolastici 2006/07 e 2007/08, nelle parti in cui si prevedeva che i docenti di religione cattolica partecipassero a pieno titolo agli scrutini per l’ammissione agli esami di stato, mentre quelli di attività alternativa solo per gli alunni che se ne avvalgono.

Contro cosa il Ministro intende ricorrere al Consiglio di Stato?

Il suo Regolamento 122/09 appena pubblicato, a proposito di credito scolastico ai fini dell’ammissione agli esami di stato del secondo ciclo di istruzione, all’art. 6 comma 3, stabilisce, diversamente da quelle ordinanze ora annullate, che l’insegnamento della religione cattolica attribuisce il punteggio per il credito scolastico “limitatamente agli alunni che si avvalgono di quest’ultimo insegnamento …” e nulla dice sulla partecipazione di quei docenti al Consiglio di classe, nel pieno rispetto delle norme vigenti in materia e richiamate dallo stesso regolamento.

A questo punto una domanda sorge spontanea: ma il Ministro conosce le norme da lei stessa prodotte?

Noi ribadiamo il nostro giudizio pesantemente negativo su quanto previsto e prodotto in materia di valutazione, aggravato dalla faciloneria, al limite del pressappochismo, con cui una così delicata e complessa materia è stata trattata-bistrattata dal Ministro in carica.

Nella fattispecie, ribadiamo che nel Regolamento 122/09 si prefigura una inaccettabile discriminazione nei confronti degli alunni che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, che non godono di alcun credito, diversamente dagli alunni avvalentesi.

Chiediamo che si chiuda con una chiara posizione questa querelle sulla valutazione, avviata a gennaio 2009, che tanta confusione ha prodotto e tanta rischia di produrne ancora, dentro le scuola, se il Ministro non assume un comportamento almeno coerente con se stessa!
Anche per queste ragioni confermiamo la nostra volontà di impugnare tale regolamento davanti al TAR del Lazio.

 

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La sentenza del TAR, contro le discriminazioni per chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica, e la nuova crociata unita PD-PDL

 

Via: www.cobas-scuola.it  

La sentenza del TAR, contro le discriminazioni per chi non si avvale dell’ insegnamento della religione cattolica, e la nuova crociata unita PD-PDL.

Al grido di “Bieco Illuminismo” (i vescovi) ed “è in atto un preoccupante processo laicista” (Binetti PD), continua l”attacco alla sentenza del Tar, con la quale i magistrati hanno difeso le ragioni di uno stato laico e, finalmente, hanno dichiarato discriminante il credito formativo rilasciato agli studenti che scelgono un insegnamento ‘facoltativo’ quale l’ ora di religione.

La ministra Gelmini ha inoltre seguito le indicazioni dettatele dal suo predecessore Giuseppe Fioroni a difesa dell’ordinanza emanata da lui stesso nel 2008 ed ha impugnato la sentenza del TAR al Consiglio di Stato. Nell’ordinanza in questione si disponeva l’attribuzione di uno specifico credito scolastico per l’esame di maturità, per gli studenti avvalentisi dell’ insegnamento della religione cattolica.

Il Partito Democratico, in tutto questo, invece di fare ciò che in questi giorni avrebbe dovuto fare per mettere in campo una seria opposizione a questo governo (tra l’altro rifiutare la possibilità dello studio di una confessione religiosa che non ha fondamento per essere considerata disciplina di insegnamento e denunciare lo scandalo dell’ immissione in ruolo di docenti di religione, scelti dalla curia e pagati dallo stato, che usurpano il posto di migliaia di precari che non potranno invece entrare mai più in ruolo e sono letteralmente buttati fuori dalla scuola), rivendica, al contrario, le ragioni dell’insegnamento della religione cattolica e i diritti degli insegnanti di religione.


Riteniamo gravissimo l’atteggiamento di chi si scaglia contro la cultura ‘laicista’, non solo dimenticando persino di essere ministro/a di uno stato laico, ma minandone le stesse basi costituzionali attraverso l’imposizione di un oscurantismo bipartisan.

Non è un caso infatti che in quest’ultimo anno siano maturati proprio nella scuola pesanti attacchi censori nei confronti di alcuni insegnanti (Cobas) che hanno ‘osato’ manifestare idee diverse da quelle imperanti.

E’ proprio per questi motivi che riteniamo indispensabile aprire un dibattito ed un serio confronto sul significato di laicità, dentro e fuori la scuola,rilanciando, come COBAS e come CESP (Centro Studi per la Scuola Pubblica) una campagna di informazione, che vedrà un primo, significativo, momento di incontro, nel Convegno Nazionale”LA LAICITA’ NELLA SCUOLA PUBBLICA: LA CROCE DELLA RELIGIONE CATTOLICA” che si terrà il 6 novembre prossimo presso il Centro Congressi Cavour di Roma.

L’Esecutivo nazionale Cobas Scuola.

 

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