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Canalescuola: Impariamo il futuro

Canalescuola è una cooperativa di formatori ed educatori impegnati nel sostenere progetti d’innovazione didattica e attenti all’uso critico, creativo e consapevole della tecnologia in ambito scolastico ed educativo.
Nel nostro paese Canalescuola, agenzia accreditata dal Ministero dell’ Istruzione dell’Università e Ricerca e dalla Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige, si impegna fattivamente attraverso ricerche, sperimentazioni e attività didattiche a sostenere le Istituzioni Scolastiche che credono e investono nell’innovazione. L’impegno di Canalescuola è di coniugare il mondo delle tecnologie e della ricerca universitaria alla scuola attraverso i valori della didattica, della pedagogia e dell’educazione con un’ottica di passione rivolta esclusivamente alla valorizzazione professionale degli insegnanti e al “bene-essere” delle giovani generazioni.
Tra i vari progetti che hanno visto il coinvolgimento attivo di Canalescuola c’è “Impariamo al futuro“, realizzato presso l’IC di Spotorno (Savona), un progetto di one-to-one computing nato con l’intento di portare innovazione in una scuola che aveva difficoltà ad avere iscritti confluenti nelle più grandi scuole del capoluogo. Si è quindi scommesso sulle tecnologie quali strumenti per un nuovo modo di “fare scuola” e per una più attenta inclusione degli alunni con DSA.
Il progetto non si è limitato a fornire la scuola di tecnologia, ma ha previsto attività di formazione degli insegnanti e di tutoraggio in classe. La formazione ha coinvolto i docenti dell’Istituto a livello operativo-laboratoriale. Le attività hanno riguardato la didattica e la tecnica passando dall’uso del Classmate PC ABACO (adottato per la sperimentazione), l’installazione di software, la navigazione in Internet, l’ uso del web 2.0, l’uso del microscopio elettronico QX3, fino alla costruzione di mappe concettuali multimediali con Supermappe, il fare Scienze con gli strumenti web 2.0, la matematica con il digitale, arrivando fino agli strumenti compensativi per gli alunni con DSA (Superquaderno e Carlo Mobile).
Canalescuola ha seguito inoltre il tutoraggio nelle classi quarte delle scuole Primarie e le prime della scuola secondaria di 1° grado seguendo la normale programmazione didattica degli insegnanti. Tutti i bambini hanno recepito e “fatto propria” la tecnologia apprendendo velocemente con un alto grado di interesse e coinvolgimento, in una prospettiva non solo creativa e di contenuti, ma ogni disciplina affrontata ha permesso un’apertura a nuovi campi del saper fare e del saper essere di ogni singolo alunno.
Si è avviato un processo educativo di alto valore che ha dato, anche ai formatori di Canalescuola, grandi soddisfazioni in una prospettiva di scuola più moderna e vicina alla società contemporanea.
Riportiamo al seguente link un video realizzato a scuola nella primavera 2011: http://www.canalescuola.it/classi2.0.html


“Ancora sull’innovazione nella scuola” di Loretta Ugulini

Sono fiera di appartenere al gruppo dei docenti della “Marie Curie”, anzi, in questi tempi bui per la scuola, lo sono sempre di più. Appartenere ad un gruppo così pieno di forza d’ innovazione e così profetico in tante scelte didattiche e strutturali mi dà tanta ragione d’orgoglio. Nella mia scuola in sostanza ci sono i mezzi e le persone che permettono ad ogni docente, ammesso che lo voglia, di concorrere al progresso materiale e spirituale della società (cito dall’art. 4 della Costituzione non perché è di moda in questi giorni, ma perché ci credo davvero).
Quando nel 2002 scelsi sulla pianta di Como la scuola dove trasferirmi, mi colpì subito il sito già innovativo e ben organizzato. Da notare che era raro 9 anni fa trovare scuole con un luogo virtuale dove costruire la propria identità, invece la Marie Curie aveva già iniziato.
Al quadro storico così ben articolato dal collega, vorrei mettere in rilievo come oltre ai mezzi indispensabili che rendono tecnologica ed innovativa una scuola ci sono sempre le persone che fanno la differenza. Mi sembra che, sia rispetto alla nostra professionalità sia rispetto alla dimensione umana in cui ci muoviamo insieme, si stia lavorando nella maniera giusta: c’è disponibilità a trasferire competenze, a supportare nelle difficoltà, a incoraggiarsi a vicenda, a prendere parte alle discussioni, a emozionarsi e anche a scontrarsi. Ricordo i corsi di formazione sulla piattaforma INDIRE svolti nella nostra scuola qualche anno fa che sono stati per me utilissimi, ma anche tante altre esperienze, incontri e momenti di dibattito in presenza o virtuali che ci fanno crescere verso nuove frontiere della professione docente.
Mi sta molto a cuore il problema della comunicazione e sono convinta che ormai la strada digitale nel campo della comunicazione scritta sia inesorabilmente segnata, quindi ho provato a proporre il giornalino on-line. Mi sono lanciata in un’esperienza per me pionieristica perché io non l’avevo mai fatta prima e, come in ogni sperimentazione, si procede per tentativi ed errori e si cerca di provare strade diverse per testare quelle che possono essere valide, così sto procedendo io. Nello stesso modo procedo nel progetto sopra citato Un netbook per ogni studente, al quale lavoro da un anno.
Procedere con il metodo sperimentale, testare, non vuol dire andare a tentoni, procedere a casaccio, assolutamente no, perché mi sto costruendo il bagaglio di nuovi attrezzi di lavoro, di competenze necessarie partecipando a conferenze, dibattiti, leggendo libri sull’argomento e confrontandomi e scontrandomi con i miei colleghi.
Sicuramente il collega ha ragione quando dice che bisogna maturare competenze di gestione delle discussioni virtuali, infatti si deve imparare a fare il moderatore rispetto al prodotto e alle persone da moderare.
In questo caso la discussione è tra alunni, genitori, insegnanti e qualche esperto che ci fa l’onore di intervenire nel giornalino del laboratorio scolastico. Mi sembra che quando le discussioni si sono accese, l’anima del “Garibaldino” (non a caso gli ho dato un nome battagliero) abbia toccato le punte più alte non di “flame” intesa nel senso di scorrettezza e colpi bassi, bensì di grande costruzione del sapere. Finalmente qualcosa s’accende, finalmente si esce dal sopore e dall’indifferenza, finalmente ci si appassiona, finalmente i ragazzi sentono che ci siamo davvero, mi sono detta.
Credo in un nuovo umanesimo, quello digitale, in cui la passione per le macchine deve accende la passione per ciò che c’è di tanto prezioso nell’uomo: la voglia di conoscersi e di conoscere.

Prof.ssa Loretta Ugulini