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Immissioni a scuola: dichiarazioni di Francesco Scrima, Segretario CISL Scuola

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Ottenere l’ assunzione a tempo indeterminato per 67 mila lavoratori precari della scuola è stato in questi mesi l’obiettivo della nostra azione sindacale. Oggi, con la firma definitiva dell’accordo all’Aran, possiamo dire di averlo finalmente raggiunto, vincendo mille difficoltà e misurandoci fino all’ultimo anche con lo scetticismo di molti.
E’ un risultato davvero straordinario, a maggior ragione se si considera la gravità dei problemi che il Paese è chiamato ad affrontare in queste ore.
L’intesa di oggi era necessaria proprio per rendere sostenibile in questo contesto l’obiettivo a cui abbiamo dato assoluta priorità: dare certezza e stabilità al lavoro dei precari.
Era anche indispensabile agire in tempi brevi per avere, come volevamo, le assunzioni entro il mese di agosto. Senza l’intesa non ci sarebbero state le immissioni in ruolo.
Siamo assolutamente convinti che il “prezzo” pagato con l’accordo sottoscritto sia ampiamente compensato dal risultato raggiunto.


L’intesa prevede che per i neo assunti il primo avanzamento stipendiale (mediamente 50 euro lordi al mese) non avvenga al terzo anno di anzianità ma al nono, quando si sommerà al secondo scatto, quest’ultimo confermato nel suo valore attuale. Ma siccome la stragrande maggioranza dei precari ha molta anzianità di servizio pregressa, che viene recuperata perché non cambiano le regole per la ricostruzione di carriera, l’attesa per lo scatto sarà in tantissimi casi molto breve, se non addirittura inesistente. Nessun diritto dei lavoratori è stato violato: parliamo infatti di norme contrattuali, quelle sugli scatti, più volte modificate anche in passato nei contratti; l’accordo, del resto, prevede esplicitamente che tale modifica operi fino al prossimo rinnovo contrattuale. Il dato vero è che la CISL, ancora una volta, promuove un diritto fondamentale, quello al lavoro. Sono state tante in questi mesi le polemiche di cui siamo stati fatti oggetto, accusati di sparare cifre inverosimili sulle assunzioni (qualcuno le ha chiamate “spot elettorali per il governo”) o, al contrario, di aver fatto accordi al ribasso, dimenticando in questo caso che un numero di assunzioni così abbondantemente superiore al turn over non è stato mai ottenuto nella storia della scuola italiana. Oggi sono i numeri a dire chi aveva ragione, chi si è limitato a fare comizi e chi, invece, ha lavorato per tutelare davvero gli interessi dei lavoratori.