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Guerra in Libia: anche gli studenti in piazza

La Rete della Conoscenza aderisce alla manifestazioni di oggi contro la guerra in Libia. “La vicenda libica dimostra il fallimento della diplomazia e l’inesistenza dell’Europa politica”, sostengono gli studenti della Rete. “Gli appelli Onu all’iniziativa diplomatica sono stati ignorati, così come l’invito a soccorrere i profughi. I grandi amici di Gheddafi, colleghi in affari, nelle banche, nel petrolio, nell’edilizia, preoccupati dall’incertezza sugli esiti della rivolta, hanno preferito scaricare il proprio socio e prendersi direttamente il bottino.” Gli studenti considerano la guerra come “la sconfitta della politica” e ritengono che l’ intervento in Libia, “seppur nato come finalizzato a difendere i ribelli da uno scontato sterminio, apre delle contraddizioni che non si scioglieranno in tempi brevi, e che rischia di segnare una stagione di grossa instabilità di quell’area, nonché una possibile fase neocoloniale tesa a rafforzare gli interessi dell’occidente presenti sul territorio.” “Continuiamo a sostenere tutte le rivolte democratiche del Mediterraneo – prosegue la Rete della Conoscenza – e ribadiamo la necessità di garantire il diritto d’asilo a tutti e crediamo che l’Italia e l’Europa debbano assumere la responsabilità di sostenere lo sviluppo dei diritti umani in questi Paesi nordafricani.” “Auspichiamo – conclude la Rete – che la mobilitazione di oggi possa risvegliare le coscienze, per ribadire che l’Italia ripudia la guerra e che le rivolte democratiche non devono essere strozzate né dai tiranni africani né dai bombardieri europei.”


No ad un altra guerra per il petrolio

Per anni Gheddafi ha rappresentato un muro di contenimento dei migranti africani che tentavano di entrare nella fortezza Europa, ora siamo sul bordo di un altro conflitto per il petrolio dopo i baciamani di Berlusconi e l’harem romano che ha suggellato il patto di amicizia Italia-Libia , dopo che il capitale libico ha acquisito azioni dell’Eni, dell’Enel, della Fiat, di Mediobanca e dell’Unicredit, cinque aziende che insieme fanno più del 30% del PIL italiano annuo.
In palese violazione dell’art. 11 della Costituzione che afferma “l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti internazionali” il Governo ed il Parlamento con voto bipartisan dei guerrafondai del PDL e del PD (già sponsor della guerra contro la Serbia) ha messo a disposizione 7 basi militari per bombardare la Libia: Amendola, Gioia del Colle, Sigonella, Aviano, Trapani, Decimomannu e Pantelleria. Il ministro fascista LaRussa già delira di interventi diretti della nostra aviazione mentre Sarkozy, interessato al petrolio libico annuncia l’intervento militare, spalleggiato da Gran Bretagna e USA. La scusa umanitaria è solo un’ennesima ipocrita menzogna, come dimostra il fatto che in queste stesse ore assistiamo al massacro della popolazione del Bahrein e dello Yemen nel silenzio dell’ONU e della Nato che invece hanno costruito un percorso per legittimarsi l’intervento militare per il controllo del petrolio libico.
Alla notizia dell’intervento francese alcune decine di cittadini ternani si sono ritrovati spontaneamente sotto la Prefettura per manifestare la totale condanna di questa ulteriore guerra di rapina.
Dal presidio è partita la proposta di una pubblica assemblea che si terrà Lunedì alle ore 21 presso la Sala Laura in via Carrara 2, per organizzare e coordinare iniziative contro la guerra.

Comitato spontaneo contro la guerra- Terni