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La formazione professionale dopo le scuole medie

A partire dall’anno scolastico 2010/2011, i ragazzi dopo le scuole medie possono decidere di iscriversi ad una scuola superiore oppure, grazie alla riforma del “secondo ciclo di istruzione e formazione”, di iscriversi a scuole di formazione professionali di durata triennale o quadriennale di competenza delle regioni.

Ciò significa iniziare fin da subito a “imparare un mestiere” e allo stesso tempo rispettare l’obbligo formativo imposto dalla legge.

Per quest’ultimo punto, infatti, coloro che si iscrivono a scuole professionali invece delle “classiche” scuole superiori, possono richiedere dopo 2 anni di frequenza (ovviamente obbligatoria) l’attestato di competenza di base che attesta, appunto, l’assolvimento dell’obbligo di istruzione.

Quindi, dopo la scuola media, coloro che desiderano “mettersi in gioco” imparando un mestiere per l’inserimento nel mondo del lavoro possono iscriversi a scuole/corsi di formazione professionale (sistema IeFP – Istruzione e Formazione Professionale).

Proprio imparare un mestiere il prima possibile sembra, esaminando i dati statistici, la soluzione reale al grave problema dell’occupazione giovanile.
Basti pensare che negli ultimi 10 anni, nella regione Lombardia il numero di allievi nelle scuole professionali è passato da circa 2.000 a circa 48.000: un boom oltre previsione che spiega il perché della nascita negli ultimi anni di tantissimi corsi di formazione professionali molto gettonati come i corsi per estetista piuttosto che i corsi oss per operatore socio sanitario e così via.


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Il Veneto del Governatore leghista Luca Zaia non paga gli stipendi della Formazione Professionale: oltre 80 milioni di fondi bloccati, insegnanti senza stipendio da mesi, tredicesime a rischio.

Due sono gli scandali che interessano la Regione del Veneto in questo scorcio di fine 2012. Il primo, a mio parere gravissimo, il mancato sblocco dei finaziamenti per oltre 80 milioni di euro alla Formazione Professionale. Sono 160 MILIARDI DELLE VECCHIE LIRE (talvolta ragiono ancora in lire, per sentirmi un po’ più ricco, o forse solo un po’ meno povero). Centinaia di operatori e migliaia di famiglie stanno pagando le conseguenze e probabilmente le pagheranno anche in futuro. Alla data odierna nonostante la manifestazione del 12 novembre a Venezia, nonostante i proclami, gli annunci e le promesse gli stipendi non arrivano.
Ho riflettuto a lungo su questa intollerabile situazione e sono giunto alla conclusione che le responsabilità sono equamente ripartite fra tutti.
Per primi siamo responsabili noi docenti della formazione professionale, che troppo a lungo abbiamo tollerato comportamenti da parte dei nostri amministratori indegni di un paese civile. Al primo ritardo dovevamo scendere subito in piazza e gridare a gran voce la nostra protesta. Invece sono passati mesi, anni…
In secondo luogo sono responsabili gli Enti di Formazione. Troppo tardiva la conferenza stampa di Forma Veneto a metà novembre al Gran Caffè Pedrocchi di Padova. Troppo a lungo hanno taciuto, aspettando che le cose si sistemassero da sole. Così facendo hanno tradito la fiducia dei loro dipendenti, che ormai non credono più a nessuno dei loro annunci e delle loro promesse. In teoria, ma qualche collega lo ha prospettato, qualcun altro l’ha minacciato, ma poi come al solito sono stati tutti zitti e buoni…, avremmo potuto chiedere una ingiunzione di pagamento agli enti contrattualmente inadempienti, perchè è vero che la regione non paga, ma gli stipendi sono erogati dagli enti…
In terzo luogo le famiglie degli allievi. E’ passato il messaggio, ed in questo qualche direttore è gravemente colpevole, che i docenti per un senso di alta responsabilità nei confronti degli allievi mai e poi mai avrebbero sospeso le lezioni. Intendiamoci bene: un simile comportamento altamente responsabilre presuppone un altrettanto responsabile atteggiamento da parte delle famiglie, che avrebbero dovuto innanzitutto ringraziarci per il sacrificio ( sì, è stato e continua a rimanere un sacrificio) per nulla scontato e gratuito, e poi sostenerci nella sacrosanta rivendicazione dei nostri diritti negati. Inaccettabili sono certe dichiarazioni di principio, secondo le quali il lavoro sarebbe quasi una missione attraverso la quale ci guadagneremmo il paradiso. Se decido di fare beneficenza lo faccio da solo, consapevolmente. Il lavoro è regolato ancora da un contratto che obbliga le parti a rispettare determinate regole.
Infine la cosiddetta Società Civile. Ma lo sai quanti sorrisetti, quante battute, quante intollerabili affermazioni siamo quasi

quotidianamente costretti a sentire? “Beato te che fai 3 mesi di ferie all’anno !”: contrattualmente io sono un IMPIEGATO di 5° livello, con 36 GIORNI DI FERIE SPETTANTI, ALL INCLUSIVE, Natale, Pasqua, Carnevale, Ferie estive. Inoltre una buona parte di queste ferie viene decisa dal datore di lavoro.
“Beati voi che lavorate solo 18 ore alla settimana”: questa settimana farò 25 ore di docenza frontale, alcune pomeridiane, tra lezioni e supplenze. Ho due rientri pomeridiani ed incontri extra quasi ogni settmana. La mia settimana lavorativa è di 36 ore. Talvolta anche la Domenica per le scuole aperte.
“Caspita, come vorrei poter tiranneggiare un po’ quei dannati ragazzi…”: per insuperati traumi infantili o adolescienziali, la maggior parte della popolazione italiana adulta crede ancora che in classe ci siano degli insegnanti tiranni che godono nel vessare una gioventù inerme. Probabilmente ai loro tempi è andata così, e quindi da un lato ci invidiano il potere di controllo, dall’altro vorrebbero farcela pagare cara, in quanto rappresentanti di quell’istituzione crudele che tanto fece patire e contro la quale covano ancora un mai sopito rancore ed un sordo desiderio di rivalsa. Chiedo scusa, non sono uno psicologo, eppure avverto, percepisco spesso quest’atteggiamento ambivalente nei miei interlocutori. A tutti costoro farebbe bene un ministage di un giorno in classe, quella di oggi. Il simpatico Attilio, ausiliario che lavora presso il mio centro, declina sempre l’invito scherzoso che gli rivolgo ogni lunedì di sostituirsi a me nelle lezioni pomeridiane ai primi anni. Prefersce di gran lunga pulire i cessi…

Il secondo scadalo riguarda l’arresto del responsabile Ragioneria e Tributi della Regione. Chissà se proprio in quei giorni si stava anche occupando dello sblocco dei nostri soldi. Non lo sapremo mai. Per inquadrare meglio il problema in un orizzonte di più vasto respiro ho varcato gli italici confini ed ho richiesto l’aiuto dei nostri amici Austriaci, futuri coinquilini della “macroregione delle meraviglie”.
Mi sono permesso di mandare una mail al Governatore della Carinzia ed al suo staff per chiedergli un suo parere in merito, visti i roboanti proclami di Euregio senza confini. L’ho informato che un alto dirigente della Regione del Veneto è finito in manette, chiedendogli alcuni pareri in merito ( la lettera è sul blog). Ma quel che più mi premeva chiedergli era il destino di tutti noi lavoratori del Veneto, in particolare se in Euregio senza confini i benefici saranno riservati solo agli imprenditori che vedono nella Carinzia il paradiso perduto, oppure anche per i professori e gli operai del veneto, che aspirano legittimamente ad un trattamento economico “europeo”.

Forse è il momento, prima della chiusura del bilancio 2012, di fare un po’ di luce su quanto sta accadendo globalmente all’interno della Regione del Veneto, tra operatori della Formazione Professionale non pagati da mesi, buchi nel bilancio riportati sui giornali, alti funzionari finiti in manette.
Sono davvero curioso di leggere la risposta del dott.Dörfer, se mai avrà la cortesia di rispondermi (sarebbe interessante aprire un dibattito di ampio respiro in proposito).
In ogni caso se per Natale non arriverà quanto promesso ed annunciato, se per assurdo non dovesse arrivare la tredicesima, sono intenzionato ad iniziative anche mediaticamente clamorose, in Italia, Carinzia, a Strasburgo, a Roma, ovunque mi porterà la fantasia e la rabbia di un ProfessoreSenzaStipendio che intende rivendicare ad alta voce e a chiare lettere il rispetto di diritti fondamentali troppo a lungo negati da questo goveno veneto ormai giunto al capolinea.

Hai usato il plurale, “organizziate”. Purtroppo tra noi colleghi prevale la capacità di parlare, declamare, minacciare, su quella di agire concretamente. Tutti apettano i Godot della RSU che mai arrivano, ma che stanno sempre per arrivare.
Le manifestazioni, le occupazioni e gli scioperi hanno lasciato un segno che col tempo è destinato a sbiadire.
E’ il momento di aprire un dibattito forte per mantenere vivo il problema, coinvolgendo personaggi della cultura e (sic!) dello spettacolo che si facciano portavoci e promotori della rinascita della Scuola. In breve ho pensato a questo:

contrattacco su tutti i fronti per annichilire tutti i tentativi di presentarci come fannulloni, inutili e retrogradi
promozione a 360° della scuola nella società. La società civile ed i suoi rappresentanti devono entrare nelle scuole
invito a tutti i codissetti “professori” ( alla Monti per intenderci ) a provare il brivido dell’insegnamento in classe per qualche ora
scambio costante di esperienze con professori degli altri paesi europei. Gemellaggi, anni sabbatici, progetti a respiro EUROPEO. Il nostro interlocutore deve essere l’Europa, che ogni anno elargisce miliardi di euro col Fondo Sociale.
lotta all’ultimo sangue alle GABBIE SALARIALI. Un prof di Padova deve guadagnare come uno di Bolzano, Trieste o Palermo. E quindi come uno di Vienna, Parigi, Berlino.
Se ci sganciamo dalla miserabile situazione italiana abbiamo ancora qualche speranza.
Nel frattempo scrivo a San Gabibbo (lo faccio davvero) per segnalare ancora una volta la situazione scandalosa nella quale versa la Formazione Professionale nel Veneto. Se avete qualche suggerimento sono (stavo per dire siamo..) pronto a qualsiasi iniziativa.

Paolo De Luca

http://ilprofsenzastipendio.comoj.com/


Formazione professionale: lettera da un professore

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Sono un prof. della Formazione Professionale senza stipendio da mesi.
Ho manifestato a Venezia il 12 novembre, insieme a centinaia di altri colleghi, per protestare contro la sospensione in atto da mesi dei pagamenti da parte della Regione del Veneto e contro i tagli previsti nel prossimo triennio di 5, 10, 15 milioni in progressione alla Formazione Professionale. Questi provvedimenti di “spending review “, consumati nel nome del patto di stabilità, saranno la causa del taglio di migliaia di studenti che non potranno più frequentare i corsi della Formazione Professionale e di centinaia di operatori che non avranno più un impiego. Abbiamo sollecitato il Governatore Luca Zaia a prendere una posizione decisa in materia, visto che quando era ancora un giovane ministro dell’Agricoltura ha dichiarato apertamente l’importanza della Formazione Professionale nel Veneto, parlando proprio nel mio istituto a Padova ( ho conservato l’articolo del giornale locale…).
Per coinvolgere un numero maggiore di persone e far conoscere la situazione in cui si trovano gli operatori della Formazione Professionale ho aperto un blog, http://ilprofsenzastipendio.blogspot.it/ , nel quale ho cercato di stimolare tutti gli attori del problema anche con gli strumenti dell’ironia più tagliente (consiglio il mio post su “Zaia Pitagorico ed il federalismo a geometria variabile del Veneto”…anche se in molti hanno faticato a comprenderlo…).
Nonostante i nostri sforzi nulla è ancora cambiato.
Con la presente Vi chiedo gentilmente di portare all’attenzione dei vostri lettori il problema, a nostro avviso molto grave, perché la Formazione professionale è un corridoio privilegiato di accesso al mondo del lavoro che nella nostra regione raggiunge vette del 60-70% di occupazione già dopo un anno dal termine del percorso di studi triennale, nonostante la crisi in atto.
Ci eravamo illusi, leggendo l’articolo del 15 novembre sul Fatto on line, che per le scuole non statali il governo Monti avesse previsto una deroga al patto di stabilità. Ma ci eravamo sbagliati. In realtà sarebbero coinvolti solo i comuni per tenere aperti gli asili nido e le scuole dell’infanzia (o così almeno riferisce il sindacato…).
Un cordiale saluto

Paolo De Luca

Comitato per il monitoraggio e la valutazione dell’alternanza scuola lavoro

Dopo un lungo periodo di inattività si è riunito ieri il comitato in oggetto, per dare corso agli impegni connessi alla diffusione ed al potenziamento della modalità di realizzazione dei corsi in alternanza nel secondo ciclo di istruzione e nella formazione professionale. In apertura il consigliere del Miur ha esplicitato la volontà del ministro rilanciare un tavolo specifico sulla formazione e la occupabilità con il ministero del lavoro, al fine di promuovere sinergie tra il mondo del lavoro e sistemi di istruzione e formazione, come definito dal Piano Italia 2020; il rappresentante del ministro del lavoro ha focalizzato l’esigenza di rilanciare le diverse tipologie di apprendistato e favorire l’elaborazione di linee guida condivise con le regioni e le parti sociali, e per la parte specifica con il MIUR (la bozza è già disponibile sul sito istituzionale).
Tutti hanno condiviso l’importanza del ruolo rappresentato in tale ambito dai percorsi in alternanza. Nel merito degli aspetti specifici la dott.ssa Nardiello ha evidenziato l’esigenza di un raccordo tra l’attuazione del decreto istitutivo 77/2005, con i percorsi di orientamento alle professioni e al lavoro del decreto 22/2008, anche nell’ambito dell’apprendistato, in riferimento ad un utenza tra 15 ed 18 anni, coerente con meccanismi di individuazione dei fabbisogni professionali e formativi; altra questione attiene i finanziamenti utilizzati anche per la terza area degli istituti professionali.
Noemi Ranieri componente per la UIL Scuola ha sottolineato la disponibilità ad istruire nell’ambito del comitato tutte le questioni attinenti il concreto avvio del sistema in considerazione del ritardo con cui si dà attuazione ad un decreto che nel 2005 intendeva raggiungere obiettivi definiti nella strategia di Lisbona per il 2010. I percorsi in alternanza vanno collocati nel quadro dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e di istituti formativi, per l’alto livello di differenziazione dei percorsi, dalla forte personalizzazione, anche attraverso la valorizzazione delle diverse funzioni professionali, ad esempio del tutor di scuola, nell’ambito di nuovi profili contrattuali che rendano effettivamente esercitabili tali funzioni; utili indicazioni in tal senso saranno fornite dalle organizzazioni sindacali con il contributo delle RSU delle scuole che hanno già realizzato percorsi.
Occorre valorizzare il ruolo sinergico tra scuola e aziende, attraverso condizioni che favoriscano l’accoglienza di giovani in alternanza; a ciò può contribuire la previsione di un comitato tecnico scientifico che in ogni scuola di secondo grado favorisca attraverso le rappresentanze dell’impresa e della parti sociali le sinergie richiamate; un ruolo rilevante potrebbe essere a tale fine ricoperto dalla possibilità di costituire reti, sia tra scuole di uno stesso territorio, che tra scuole, istituzioni formative e imprese in apposite convenzioni.
Altra importante questione attiene alla certificazione delle competenze da definire nel quadro dell’EQF ma capace di marcare la specificità, anche in termini di spendibilità nel mercato del lavoro. Il prossimo incontro è fissato per la prima settimana di marzo.

Via: www.uil.it/uilscuola


Cgil: elevamento dell’obbligo di istruzione, prime risposte alle nostre sollecitazioni

 

Via: www.flcgil.it

 

Cgil: Elevamento dell’obbligo di istruzione, prime risposte alle nostre sollecitazioni

Il Consiglio regionale della Lombardia impegna la Giunta a garantire parità di trattamento agli studenti in obbligo di istruzione.

Il Consiglio regionale della Lombardia, a fine luglio, ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che impegna la Giunta regionale a garantire la stessa certezza dei tempi di avvio dell’anno formativo che hanno gli studenti che hanno optato per il sistema pubblico dell’istruzione.

E’ questa la prima risposta formale alla lettera che la CGIL le la FLC hanno scritto nei mesi scorsi al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome Vasco Errani .

In essa, confermando il giudizio negativo sulla possibilità di assolvimento di tale obbligo anche nei percorsi di formazione professionale regionali, prevista dall’art. 64 della legge 133/08, e fermo restando la nostra netta contrarietà all’intesa tra la Regione Lombardia e Miur sugli Istituti Tecnici e Professionali, si chiedeva di garantire lo stesso trattamento a tutti gli studenti assoggettati all’obbligo elevato, pena una inaccettabile situazione di discriminazione sul piano dei diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti.

 

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Formazione Professionale. Stato di crisi delle sedi nazionali degli enti di formazione

Formazione Professionale. Stato di crisi delle sedi nazionali degli enti di formazione

Le OO.SS. incontrano FORMA per discutere del rischio occupazionale che potrebbe derivare dal tardivo finanziamento della legge 40/87.

Il 6 agosto, proseguendo il confronto iniziato anche con le confederazioni il 15 luglio scorso, la FLC e le altre OO.SS. si sono incontrate con i rappresentanti di Forma per discutere del provvedimento recentemente approvato dal Governo in seno alla trasformazione in legge del decreto anticrisi (legge 102/2009).

Il comma 4 bis dell’art. 1, infatti, ripristina per il 2009 e per gli anni a venire il finanziamento della L. 40/87, a valere delle sedi nazionali degli enti di formazione professionale.

Tale provvedimento, tuttavia, per la procedura da esso indicata, non chiarisce se le risorse stanziate saranno realmente disponibili, e in quanto tempo.

D’altra parte, Forma, in rappresentanza degli enti associati, teme che ulteriori ritardi possano aggravare le già compromesse situazioni finanziarie delle sedi nazionali, con grave rischio per la stabilita’ stessa degli enti, e per l’occupazione.

La FLC ha sostenuto che le sorti di tutti i lavoratori sono importanti e che la salvaguardia occupazionale è un obiettivo da perseguire, ma che la crisi degli enti nazionali va affrontata insieme alla crisi dei sistemi della formazione professionale, in un quadro organico che non deve lasciare indietro nessun lavoratore, e deve dare centralità al contratto di lavoro della formazione professionale, che in questo momento è uno degli elementi unificanti del sistema.

Per questo, insieme con le altre OO.SS. si è determinato di chiedere un incontro al Ministero del Lavoro, per avere chiarimenti sui tempi previsti dalle procedure, e per eventualmente identificare le forme più opportune per tutelare l’occupazione dei lavoratori impegnati nelle sedi nazionali degli enti.

Al termine dell’incontro le Parti si sono aggiornate al mese di settembre, per proseguire nel confronto, dopo avere acquisito le necessarie informazioni dal ministero del lavoro, ed avere avviato il confronto anche con i lavoratori delle sedi nazionali degli enti.

In allegato il comunicato unitario.

Roma, 7 agosto 2009


COMUNICATO UNITARIO
Incontri OO.SS. Confederali e di Categoria – FORMA del 15 luglio e del 6 agosto 2009
Le Organizzazioni Sindacali FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e SNALS-Confsal, e le rispettive Confederazioni, riunite con l’Associazione degli enti gestori di formazione professionale Forma il 15 luglio ed il 6 agosto uu.ss., hanno preso atto del quadro preoccupante complessivamente rappresentato da Forma, che pone a grave rischio l’occupazione nelle sedi nazionali degli enti aderenti.

In particolare, le sedi nazionali di questi enti paventano, in relazione al mancato finanziamento della legge 40/87 così come modificata dalla 51/2006, ed al ritardo della promulgazione dei bandi di gara per le azioni di sistema, il concreto rischio di un grave e generalizzato dissesto finanziario.

Secondo Forma, gli enti, qualora dovesse verificarsi quanto si preannuncia, sarebbero posti nella condizione di dichiarare lo stato di crisi e, conseguentemente, di dover ricorrere agli ammortizzatori in deroga, ai contratti di solidarietà difensivi e, se inevitabile, alle procedure di riduzione collettiva del personale dipendente in esubero.

Pertanto le OO. SS., nel respingere fermamente l’ipotesi del ricorso alla riduzione di personale, auspicano la tempestiva emanazione dei provvedimenti successivi alla approvazione degli emendamenti ai provvedimenti alla Camera, a garanzia della occupazione e dei servizi che tali enti svolgono a favore del sistema formativo che, in questa fase di cambiamento, necessita di riferimenti unitari e nazionali.

In tal senso, le OO SS ritengono che, pur nella attuale pluralità dei contratti applicati nelle sedi nazionali degli enti, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della Formazione Professionale rappresenta, nell’attuale quadro di rapido cambiamento, un essenziale riferimento strategico anche per la stessa sopravvivenza delle sedi nazionali degli enti.

Per questo, le Confederazioni e le Organizzazioni sindacali di categoria, impegnate alla verifica di ogni possibile soluzione da ricercare insieme ai singoli enti nazionali interessati, nel quadro di quanto discusso con Forma, procederanno localmente agli esami congiunti con i singoli enti, avente come fine il mantenimento della occupazione ed il sostegno al reddito di tutti i lavoratori delle sedi nazionali degli enti e, qualora necessario, avvieranno le procedure di accesso a forme di ammortizzazione e tutela sociale.

Le OO.SS. si rendono sin d’ora disponibili alla identificazione delle migliori soluzioni praticabili per superare questa fase di crisi transitoria.

Roma 6 agosto 2009

CGIL – FLC CGIL
CISL-CISL SCUOLA
UIL-UIL SCUOLA
SNALS CONFASAL