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Riflessioni Adida in merito al parere espresso dalla VII commessione al Senato in merito allo Schema di Regolamento sulla Formazione Iniziale Docenti in data 7 Luglio 2010

Parere favorevole con osservazioni.

La VII commissione Cultura al Senato Si è espressa in merito allo Schema di decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca recante regolamento concernente la definizione dei requisiti e delle modalità della formazione iniziale degli insegnanti.

Il direttivo e coordinamento Adida esprimono grande delusione e amarezza per il mancato riconoscimento delle richieste portate avanti non solo dall’associazione, ma da tutte le principali sigle sindacali e finanche dal Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione e dal Consiglio di Stato.

Due sono le principali motivazioni addotte dalla commissione che hanno portato alla mancata soddisfazione della richieste Adida di riconoscimento del servizio svolto dai precari non abilitati ai fini dell’ammissione diretta al TFA (Tirocinio Formativo Attivo), corsi abilitanti di durata annuale previsti dalla fase transitoria del decreto:

La necessità di ridurre il rapporto fra il numero di abilitati e i posti di lavoro effettivamente disponibili.

La necessità di garantire un elevato standard qualitativo nella preparazione del corpo docente e adducendo alla mancanza di selezione degli anni passati lo scarso livello di apprendimento degli alunni di questi anni.
Queste scuse non sono accettabili, ne tanto meno condivisibili: è la replica di Adida. L’associazione ha più volte ribadito che il conseguimento dell’abilitazione per i docenti di III fascia, non andrebbe ad alimentare ulteriormente le sacche del precariato, poiché si tratta di precariato già esistente da anni, fatto peraltro ampiamente dimostrato e dimostrabile dai numerosi contratti stipulati da questi docenti in anni e anni di insegnamento e dato oltretutto pienamente confermato dal Consiglio di Stato.

E non placa nemmeno gli animi l’affermazione del Sen. Asciutti (PDL), il quale in sede di discussione del decreto ha esortato i membri della commissione cultura a tenere a mente che nella già folta schiera del precariato, non devono essere inclusi anche i docenti delle graduatorie di istituto. Invitandoli quindi a fare chiarezza sui numeri e a dissociarsi da una concezione della scuola quale ufficio di collocamento, che non potrebbe non riflettersi negativamente sull’apprendimento dei giovani. ‘E’ lo Stato stesso che ci ha chiamato per anni a svolgere il nostro lavoro, e sempre istituzioni dello Stato hanno instituito le Graduatorie d’Istituto dalle quali siamo stati chiamati. Ci sono precari non abilitati anche con oltre un ventennio di esperienza, assunti a Settembre e licenziati a Giugno. Come si fa a non considerarli precari? Come può un membro del Governo fare un affermazione tanto offensiva ed insensata nei confronti di lavoratori che lo Stato ha sfruttato per anni per minimizzarne sul fatto che ora si voglia semplicemente gettarli via?’ L’Adida a tal proposito si appella a tutte le forze sindacali e politiche affinché chiedano chiarimenti e rettifiche da parte dal Senatore in questione per quest’affermazione ritenuta lesiva della dignità di migliaia di lavoratori e cittadini.

Altrettanto irragionevoli appaiono le considerazioni presentate dal Sen. De Eccher (PDL) il quale, pur avendo dimostrato di aver compreso le motivazioni di Adida, ha poi dichiarato che l’ammissione diretta di tutti i precari non abilitati con almeno 360gg. di servizio produrrebbe il timore di generare eccessive aspettative inevitabilmente destinate ad essere deluse. Eppure le richieste di Adida non sono mai state quelle di garantire per questi precari la possibilità di avere un posto fisso e l’unica aspettativa manifestata dai precari non abilitati è sempre stata quella di poter essere messi nelle condizioni di competere ad armi pari nell’assegnazione delle cattedre disponibili con chi è già abilitato, diritto fra l’altro sancito dall’art. 3 e dall’art. 51 comma 1 della Costituzione.

Non meno rassicuranti e condivisibili appaiono le ragioni mostrate dal Sottosegretario della Pubblica istruzione Pizza il quale ha affermato che gli 80.000 giovani docenti, abilitati attraverso le SSIS o le facoltà di scienze della formazione primaria, non possono vedere vanificati ancora una volta i loro sacrifici ed essere sorpassati da chi in questi anni ha provato più volte l’accesso ai percorsi, senza riuscire a superare la prova. A tal proposito crediamo sia doveroso citare quanto Adida aveva ricordato in Sede di Audizione al Senato in data 22 Giugno 2010, per comprendere quanto fuorvianti e lontane dalla realtà appaiono le affermazioni del sottosegretario.

‘I docenti di III fascia non hanno potuto conseguire l’abilitazione per diverse ragioni: i più per il fatto che da tre anni manca l’oggettiva possibilità di farlo; per alcune classi di concorso poi, questa attesa sale addirittura a 10/15 anni; inoltre, anche quando le Ssis erano attive, l’esagerato costo e l’obbligo di frequenza in sedi ubicate spesso a centinaia di chilometri di distanza dalla propria residenza, ha impedito a moltissimi docenti, già alle dipendenze del Ministero con contratti a tempo determinato, di abilitarsi. Oltre a ciò, non va taciuto che nelle diverse regioni del Paese vi è stata una gestione di questi corsi anomala, creando molti squilibri. Nel Sud infatti, dove, o non vi era alcuna necessità di abilitare nuovi docenti, o ve n’era pochissima, se ne sono, di contro, abilitati un numero elevatissimo; nelle regioni del nord Italia, viceversa, la richiesta di docenti era rilevante, ma i posti banditi dalle Ssis sono stati sempre ampiamente al di sotto delle effettive necessità di quel territorio. Dall’istituzione delle Ssis, dunque, il Ministero anno dopo anno ha violato il fondamentale principio di uguaglianza, poiché la possibilità di potersi abilitare era legata a fattori contingenti e discriminanti […]. L’obbligo di frequenza, imposto a chiunque, non teneva conto del diritto alla salute del lavoratore, alla maternità e all’assistenza di parenti ammalati, poiché non era concesso alcun tipo di deroga a quest’obbligo’

La mancata abilitazione non è quindi da attribuirsi all’incapacità di questi docenti ad oltrepassare il test di ammissione ai corsi abilitanti, ma alla mancanza di percorsi formativi adeguati e alle sistematiche violazioni normative e costituzionali operate dall’istituzione delle SISS.

L’Adida non ritiene del tutto condivisibili nemmeno l’affermazione del Sen. De Eccher (PDL) secondo il quale ‘le difficoltà della Scuola Italiana testimoniate da numerose ricerche nazionali ed internazionali, nonché dall’esperienza diretta, riconducibili ai contenuti e alle modalità degli insegnamenti, nonché al livello di conoscenze e competenze degli insegnanti, sono da ricondurre al decadimento della preparazione dei docenti, che del resto hanno nel tempo dimostrato una crescente tolleranza nei confronti degli studenti, cui sono state consentite prestazioni via via più scadenti’. Se si condivide infatti l’idea che la preparazione globale raggiunta dagli studenti è il risultato di più fattori tra cui gli stimoli offerti ad essi da famiglia e società, l’importanza accordata da quest’ultimi all’istruzione e preparazione scolastica dei propri giovani e poi ancora l’organizzazione del sistema scolastico nel suo complesso, accettando quindi che la preparazione dei docenti è solo uno dei fattori che entrano in gioco, sebbene non trascurabile e riconoscendo inoltre che il rendimento dei docenti è fortemente legato alle motivazioni e gratificazioni personali, allora si potrebbe arrivare a sostenere che il docente, trascurato oggi, non controllato domani, offeso sempre, si arena e galleggia nella semplice ‘auto responsabilità’. I precari non abilitati esistono fin dai lontani anni 60’. Da sempre lo Stato ha riconosciuto loro il diritto alla formazione, sancito dall’art. 35 della Costituzione permettendo l’accesso a corsi abilitanti riservati. Se la responsabilità del decadimento dell’intero sistema scolastico fosse da attribuirsi a queste ‘sistematiche sanatorie’ concesse dallo Stato a questi docenti, allora non si spiega perché il grande il tracollo del sistema scolastico italiano menzionato dal senatore abbia avuto origine proprio negli ultimi anni, in coincidenza dell’avvio della laurea in Scienze della formazione primaria e delle SISS. La verità, è che il rispetto dei diritti, la valorizzazione dell’esperienza, non possono che portare risorse e ricchezza non solo al sistema scolastico in generale, ma all’intera società, mentre la negazione di questi principi può portare solo a demotivazione e povertà intellettuale e materiale. I precari non abilitati sono una ricchezza da sfruttare, gettare le loro competenze e professionalità non è solo illegittimo da un punto di vista giuridico, legislativo e costituzionale, ma è anche un danno che si fa all’intera società e alla scuola.

Lascia inoltre increduli la serenità con cui il Sottosegretario alla Pubblica Istruzione Giuseppe Pizza ha liquidato la vergognosa questione della abilitazioni a pagamento denunciata dall’associazione in sede di audizione presso la VII Commissione Cultura al Senato il 22 Giugno 2010, dichiarando semplicemente che al Ministero ne sono al corrente ormai da tempo. Ci si domanda come si possa in condizioni simili parlare di qualità e selezione, oltre che di parità e di uguaglianza, quando è chiaro e lampante che chi potrà permettersi di pagare 8.000 € potrà abilitarsi in un solo mese, con una tesi di massimo quindici pagine e nessuna preselezione.

Per chi come i docenti precari non abilitati, anche a causa delle discriminazioni operate dal Salvaprecari e dall’istituzione delle graduatorie di Coda che hanno letteralmente ridotto sul lastrico decine di migliaia di famiglie, non potrà permettersi il versamento di una simile somma non resterà che la ‘roulette dei TFA’, corsi abilitanti di durata annuale che prevedono una doppia selezione in ingresso e l’annullamento del titolo di studio nel caso non si sia in grado di oltrepassare tale test al primo tentativo. Viste le premesse, inoltre, non rassicurano nemmeno le intenzioni espresse dai membri della commissione che ritengono indispensabile un’azione a livello dell’Unione Europea volta ad armonizzare nei vari Paesi membri la formazione iniziale degli in modo da assicurare che la libera circolazione dei lavoratori del settore nell’Unione Europea garantisca omogeneità di qualità di prestazione. Le migliaia di precari che si sono già abilitati e si abiliteranno con iniqui “sistemi europei” quali quelli appena descritti, finiranno per scavalcare inevitabilmente chi ancora è privo di abilitazione ed è quindi scontato che tale intenzione non potrà cancellare le discriminazioni economiche del passato, a meno che, in armonia con quanto stabilito dall’Art. 35 della costituzione e D.lgs n. 165/2001 art 1, il Ministero non decidesse di rispettare il diritto alla formazione dei precari di III fascia concedendo libero accesso ai corsi abilitanti a tutti i docenti in possesso del requisito minimo di 360gg. di insegnamento.

L’Adida apprezza invece il buon senso mostrato dal Sen. Pittoni (Lega Nord) nel suo intervento. Egli ha sottolineato la necessità di attivare corsi abilitanti speciali per i docenti di terza fascia con 360 giorni di servizio oppure permettere loro di accedere al tirocinio formativo attivo senza la selezione iniziale. A tale proposito ha perciò ritenuto opportuno inserire nello schema di parere un riferimento alla possibilità di modifiche successive in occasione del riordino del reclutamento del personale, cogliendo al contempo l’occasione per evidenziare che l’istituzione delle graduatorie di Coda ha ridotto notevolmente le possibilità di supplenze per i docenti di terza fascia. Il Senatore ha terminato il discorso dunque auspicando che in un successivo intervento legislativo sia possibile eliminare il riferimento a detta disposizione e chiedendo inoltre l’inserimento nel D.L. 134/09 conosciuto come Salvaprecari anche anche ai docenti non abilitati che abbiano determinati requisiti di servizio.”

Altrettanto condivisibile appare l’intervento del Sen. Vita (PD) il quale ha sottolineato il carattere politico della questione, evidenziando il rischio che i precari corrono di essere estromessi dal nuovo percorso formativo, pur avendo per anni sostenuto le sorti della scuola italiana, come ben evidenziato nel corso delle audizioni svolte dall’Ufficio di Presidenza, rivolgendo quindi un accorato appello alla Commissione affinché governi tale processo, compiendo scelte ponderate, anche in termini di risorse economiche.

Apprezzamento si esprime anche per la richiesta di riconoscimento del servizio svolto dai precari non abilitati inserita nel parere contrario alternativo espresso da alcuni Senatori dell’opposizione. Si denota però tristemente a tal proposito come questo abbia contribuito ad una divisione politica tra le forze di opposizione e Lega (la quale ha invece preferito il voto di un parere favorevole) impegnatesi parimente nella difesa dei diritti dei precari non abilitati e contribuendo così all’epilogo che già conosciamo.

A tal proposito l’Adida vuole comunicare che non intende alimentare sterili polemiche dando alito a recriminazioni di sorta. I precari non abilitati ringraziano vivamente chi ci ha sostenuto fino ad ora, ma nel farlo vorrebbero sottolineare l’esigenza di instaurare un dialogo che porti ad una collaborazione politica fra le parti da parte di chi davvero vorrebbe aiutarci.

Nonostante il duro colpo subito l’Adida non si arrende. Sappiamo di avere il sostegno della maggior parte delle forze politiche e che sarebbe sufficiente una maggior armonizzazione fra di loro al fine di ottenere il conseguimento di tutti gli obiettivi che l’ente si è preposto. Nei prossimi mesi l’associazione si attiverà per vedere l’approvazione di un emendamento apposito che soddisfi la richiesta di accesso diretto ai TFA per tutti i precari non abilitati con almeno 360gg. di servizio e preannuncia inoltre la volontà di voler ricorrere qualora le richieste avanzate non verranno accolte.

L’Adida si appella inoltre alle forze sindacali, affinché ai precari di III fascia non venga a mancare il sostegno di cui ora più che mai hanno bisogno e agli stessi precari non abilitati.

Abbiamo tutti competenze disciplinari certificate dalle Università italiane e sul campo in anni di servizio (e non in un anno di tirocinio) eppure continuiamo ad essere ignorati, fraintesi, scanzonati, dimenticando che le scuole si sono serviti di noi, considerati idonei all’insegnamento e autorizzati dallo stesso Ministero. Vogliono sottoporci a prove selettive in ingresso, come se questo potesse garantire la qualità dell’insegnamento! Tacendo che qualunque competenza si potrebbe verificare durante il percorso del tirocinio e soprattutto nell’esame finale di stato. La verità è che dietro al termine selezione si nasconde la volontà politica di volerci sistematicamente eliminare perché scomodi.

In un Paese colmo di incertezze dove il principio regnante sembra essere la legge del più forte e non un ideale diffuso di democrazia e uguaglianza, sembra scontato che se questi docenti vorranno far valere i loro diritti dovranno unirsi e diventare più forti. Oggi il governo potrà anche buttarci per strada impedendoci di acquisire il titolo necessario al completamento della propria formazione, ma non potrà di certo dimenticare che siamo elettori il cui numero influirà di certo nelle future scelte politiche di questo Paese, ormai divenuto, o forse lo è sempre stato, dei balocchi!

L’Adida fa inoltre sapere che è suo diritto ed intenzione prendere parte in futuro ai lavori della Commissione Europea qualora si stabilisse la creazione di una piattaforma comune per il riconoscimento dei titoli e competenze necessari allo svolgimento della professione docente ed invita anche i precari non abilitati privi di servizio a prendere parte alle attività dell’associazione, essendo che tra le violazioni rilevate, molte riguardano la loro questione e non solo i lavoratori con esperienza.

Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)

Formazione iniziale degli insegnanti

Parere favorevole della VII commissione del Senato con osservazioni sulla Formazione iniziale degli insegnanti.

Anche la VII commissione del Senato della Repubblica, dopo quella della Camera, ha espresso, il 7 luglio 2010, parere favorevole sullo schema di regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti con numerose osservazioni.

Vengono solo in parte accolte le osservazioni che avevamo presentato nel corso dell’audizione del 23 giugno scorso, in particolare quelle relative alla necessità di un maggiore protagonismo delle scuole e all’esigenza di prevedere meccanismi certi e rigorosi per la selezione dei Tutor.

Non è stato invece approvato il parere alternativo dell’opposizione.

Nel parere si sottolinea l’esigenza di indicare con chiarezza l’anno accademico di attivazione dei vari percorsi, in modo da rendere più chiaro il quadro normativo.

Viene anche chiesto di garantire la spendibilità delle attuali lauree specialistiche/magistrali al fine di accedere al Tirocinio Formativo Attivo.

Per quanto riguarda l’ammissione del personale precario al Tirocinio Attivo Formativo e/o alle lauree magistrali, la Commissione non si esprime nel merito, adducendo la “totale assenza di dati in qualche misura definiti e certi”, anche se sottolinea l’esigenza di “ridurre per via selettiva il numero degli abilitati realizzando un rapporto più giusto e compatibile con i posti di lavoro effettivamente disponibili”.

Ribadiamo che, per un completo assorbimento del personale precario privo di abilitazione, che in questi anni ha garantito il funzionamento delle scuole, andrebbe previsto un piano pluriennale degli accessi e quindi un allungamento, definito nel tempo, della fase transitoria, in modo da dare risposta a tutte le legittime aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori precari.